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Monte Cardosa

Percorso Monte Cardosa   Località: Visso KM: 26.07 Difficoltà: Medio Durata: 04:02:46 Dislivello: 1032   Partenza dal parcheggio del laghetto di Visso, appena partiti si sale dal borgo vicino al parcheggio,  subito in la salita per piu’ di 10 km sempre costante, ma pedalabile, solo in alcuni tratti più’ impegnativa.Giunti alle pendici del Monte Cardosa iniziate a girare il monte fino all’incrocio che porta a Monastero di S. Eustacchio ma in questo giro non faremo questo tratto, ci dirigeremo verso la vallata che porta direttamente al parcheggio dove siamo partiti con una stradina di oltre 10 km.Se si considera che siamo a dicembre direi che fare una merenda a 1500 metri di altezza è davvero una gran cosa.Giro di media difficoltà che non presenta particolari tratti hard.bello e panoramico.   Per la mappa clicca qui!

Scritto il 11 Luglio 2018 da #occhionascosto deisibillini

La Cengia delle Ammoniti, il Tempio della Sibilla e la Cascata Dimenticata del Fosso il Rio

L’itinerario proposto, nonostante sia uno dei più spettacolari del Monti Sibillini insieme alla traversata del Fosso la Foce, descritto nella mia prima pubblicazione e alla portata di tutti gli escursionisti, non è riportato nelle principali guide ufficiali in commercio ma solo in una pubblicazione minore a distribuzione limitata e descritto in modo poco dettagliato. Del tutto ignorata da qualsiasi guida invece la cosiddetta “cascata dimenticata” del Fosso Il Rio, per questo con i miei amici l’ho chiamata così, che si trova più in alto della più conosciuta e frequentatissima “cascata nascosta”. L’itinerario è consigliato anche in inverno con condizioni di neve assestata, quando acquista un fascino ancora maggiore per l’imponente panorama che si può osservare nel primo tratto e per la bellezza tutta particolare di una cascata ghiacciata nel secondo tratto, ma è necessario considerare tempi di percorrenza più lunghi e la disponibilità di un minimo di attrezzatura invernale (piccozza e ramponi). Cengia delle Ammoniti e il Tempio della Sibilla Accesso: da Rubbiano si raggiunge con l’auto il parcheggio di Valleria quindi a piedi per l’ampio stradone per le Pisciarelle e la gola dell’Infernaccio si raggiunge l’eremo di S. Leonardo per il classico itinerario (sentiero n.229). Descrizione: Dall’eremo di S. Leonardo si sale verso monte. Nei pressi della fontana il sentiero si biforca: a destra si tralascia il tracciato per la cosiddetta Cascata nascosta del Fosso del Rio (sentiero n.223), prendendo invece a sinistra in direzione nord-ovest si entra nel bosco dove il sentiero si fa netto. Con tornanti si sale fino ad uscire in circa 30 minuti in corrispondenza di un ampio prato con una valletta erbosa (358625 E – 4753797 N, 1300 m.) dove a destra parte il sentiero per il Casale il Rio e la cascata dimenticata del Rio, da visitare anch’essa in quanto ancora più spettacolare della prima e descritta di seguito. Continuando sempre per ampio sentiero su prato in direzione ovest si risale un ampio vallone che piega verso sud. Si ignora sulla destra il sentiero che sale al Casale della Priora (358121 E – 4753569 N, 1540 m.), quindi in direzione sud-ovest si prosegue fino a raggiungere la sommità del primo torrione dei “Grottoni”. Qui si incontra una fontana diroccata (357947 E – 4753243 N, 1530 m.) e poco più avanti, in un avvallamento erboso, si nota il vecchio casale dei Grottoni. Si raggiunge il casale (357808 E – 4753337 N, 1615 m) e si continua in direzione ovest in piano dapprima su ampio pendio erboso che poi man mano si restringe fino a diventare una esile cengia che corre sotto ad una continua fascia di rocce. Si percorre tutta la cengia sotto alla fascia di rocce che formano anche delle cavità dove si possono trovare delle ammoniti fossili, fino a raggiungere, in circa un chilometro o 30 minuti di cammino, la sommità del penultimo torrione dove, poche decine di metri sotto, si apre un arco naturale alto alcuni metri, a forma di tempio, denominato appunto “il tempio della Sibilla” (357121 E – 4753330 N, 1550 m.). Il panorama sul Monte Sibilla con i suoi fossi e canyon (Le Vene, La Corona) posto di fronte e sulla valle del Tenna posta sotto ai vostri piedi è davvero spettacolare. Al ritorno si consiglia di portarsi con molta attenzione sopra a qualche cima dei torrioni de “i grottoni”, sopra i quali state camminando, sporgersi magari mettendosi distesi a terra in modo da osservare l’incredibile verticale panorama che si aprirà sotto ai vostri piedi a picco sulla valle del Tenna. Discesa: ripercorrere lo stesso itinerario per poter visitare anche la “Cascata dimenticata” del Fosso del Rio oppure per chi ha voglia di camminare, dal tempio della Sibilla, proseguire la cengia fino all’ultimo torrione quindi salire faticosamente in verticale verso nord-est il pendio posto a sinistra del costone soprastante la fascia di rocce per circa 400 metri fino a intercettare il sentiero (357240 E – 4753897 N, 1880 m.) che porta al Casale Pantanelli (355979 E -4754002 N, 1800 m.), da cui scendere per comodo sentiero verso la base del Pizzo Berro fino a Capotenna e da qui fino all’Infernaccio (considerare almeno ore 3 dal tempio della Sibilla). La Cascata Dimenticata Questo itinerario è consigliato da aprile a giugno, specialmente dopo inverni molto nevosi o primavere piovose in grado di generare la massima portata della cascata dimenticata, oppure in inverno con temperature molto basse, quando si presenta nel suo effimero splendore di ghiaccio. La cascata non è descritta in alcuna guida nonostante sia ben più alta e spettacolare della seconda cascata del Rio, la cosiddetta “cascata nascosta” posta più a valle e ben conosciuta, il cui itinerario di raggiungimento è riportato sulle guide ufficiali. Descrizione: Usciti dal bosco 30-40 minuti oltre l’eremo di S. Leonardo, ci si trova su un ampio prato con una valletta erbosa dove si scopre il versante del Rio (358625 E – 4753797 N, 1300 m.). Anziché proseguire per l’evidente sentiero che porta al cengia delle Ammoniti descritta precedentemente ci si inoltra nel prato sulla destra in direzione nord per lievi tracce di sentiero fino a raggiungere il bosco. All’interno del bosco il sentiero si fa netto e ben evidente, si prosegue in piano fino ad addentrarsi nel vallone del Rio. Dopo circa 30 minuti si esce dal bosco e si incontra una deviazione in discesa che porta al nascosto Casale del Rio che può essere raggiunto al ritorno dalla cascata. Si prosegue nel sentiero in alto fino a raggiungere, con alcuni passaggi rocciosi, il fondo del Fosso del Rio dove scende un ruscello. Se guardate il ruscello a monte noterete che la maggiore quantità di acqua non proviene dall’imbuto superiore che scende direttamente dalla cima del Monte Priora ma da un lato del fosso. Salendo il greto del ruscello per altri 150 metri si arriva ad una grande lama rocciosa sulla sinistra oltre la quale improvvisamente si apre il fosso della cascata dimenticata, una cascata alta circa 30 metri e con ampia portata primaverile davvero molto spettacolare che non si vede e non si sente fino a che non si è giunti sotto di essa (358045 E – 4754971N). Superando alcune facili roccette si può arrivare fino a sotto il suo salto principale. Generalmente d’estate la cascata si trasforma in una semplice parete bagnata in quanto le sorgenti che la alimentano sono poste un centinaio di metri sopra di essa e quindi perde la sua spettacolarità. Se si prosegue la risalita del ruscello verso monte si può arrivare sotto ad un grande salto roccioso al centro del fosso. Salendo il pendio con attenzione verso destra costeggiando una liscissima parete rocciosa, si può ammirare tutta la successione di salti della cascata a partire dalle sue sorgenti. Discesa: ripercorrere lo stesso itinerario di salita per l’Eremo di S. Leonardo (2.5 ore fino all’auto).  

Scritto il 11 Luglio 2018 da Gianluca Carradorini

1┬░ TRAIL DEI CASTELLI CALDAROLESI

Percorso 1° TRAIL DEI CASTELLI CALDAROLESI   Località: Caldarola KM: 33 Difficoltà: Difficile Durata: 07:00:00 Dislivello: 2100   traccia del 1° trail dei castelli che si terra a Caldarola il 19 aprile 2015 partendo da piazza Vittorio Emanueleci si dirige verso Frz. Croce, passando per contrada colcù con direzione Pievefavera passando per la strada che in passato la collegava e che diventerà un tratto del sentiero francescano che va da Ascoli(ap) ad Assisi(pg).Giunti a Pievefavera si passa per il borgo e si va in direzione del lago, da dove poi risalire fino a continuare il sentiero francescano che ci porta direttamente a Frz. Valicimarra Alta.La prima vera salita , lunga e dura fino alla Croce di Valcimarra, dove, poco dopo la croce, riprende un tratto in discesa per poi risalire fino ai prati alti e prendere il’ sentiero della “Storta”, un sentiero ripido con tratti con fondo sconnesso e presenza di pietraia.Arrivati alla strada che collega Vestignano a Villa di Montalto si va fino al Tribbio(Castello di Montalto)e qui si ricomincia la salita che, a parte un piccolo tratto in discesa, sarà il secondo tratto davvero duro, ripido e lungo tutto in salita…la scalata del Monte Pietrella seguendo già sentieri segnalati dal CAI e il sentiero dell’Asinovia giungerete fino al Monte Fiegni e qui dovete andare ad intersecare l’ingresso del ‘sentiero della Storta ma stavolta scendendo fino a prendere il ‘Sentiero del Tesoro’ e ‘il sentiero De Magistris‘ tutti in discesa e a tratti anch’essi impegnativi per la presenza di sassi e solchi scavati dell’acqua.Arrivati al cimitero di Caldarola altro strappo il salita fino a riprendere e incrociare il primo tratto di salita per andare a fare un altro pezzo in discesa, il boschetto di Mariotti poi altro tratto in discesa fino ad arrivare al contrada Bozzolone, ultimo passaggio al castello per tornare in piazza Vittorio Emanuele avete completato il percorsocomplimenti! tempi di percorrenza stima ti medi :tra le 5-6 ore richiede esperienza e ottima preparazione fisica materiale obbligatorio da portare con se:-zainetto o portaborracce con riserva idrica-riserva alimentare adeguata all’impegno fisico da affrontare-scarpe da trail running-giacca a vento o giacca impermeabile a seconda della stagione, delle previsioni e del tempo impiegato-fischietto (in situazione di emergenza può essere l’unico modo per segnalare la propria presenza)telefonino-telo termico (utilissimo in caso di infortunio che obblighi a restare immobilizzati in attesa di soccorso e per prevenire ipotermia)-pila frontale (specie in inverno)-cerotti / banda elastica per fasciature Per la mappa clicca qui!    

Scritto il 08 Luglio 2018 da #occhionascosto deisibillini

Discesa della ruspa - Saxi Latronis

Percorso Discesa della ruspa - Saxi Latronis   Località: Caldarola KM: 29.21 Difficoltà: Medio Durata: 04:16:25 Dislivello: 983   Partenza da Caldarola, Piazza Vittorio Emanuele, direzione “ripetitore”.Si sale fino alla “cavetta” dirigendosi verso il rifugio della forestale dove poco più avanti si arriva al bivio per prendere la discesa detta “discesa della ruspa” per via di un mezzo rottosi e abbandonato in questo tratto.La discesa richiede mezzi idonei e abilità nella guida, è veramente divertente per via della scorrevolezza e dei tratti davvero veloci sicuramente non da sottovalutare…Si arriva ai “prati di Micozzi”, sopra Fiungo, proseguendo per Valcimarra. Arrivati alla Madonna del Sasso preparatevi a spingere la bici perchè un tratto dove solo per pochi da fare in sella… non molto, con 20 minuti siete arrivati al bivio dove proseguire a piedi per 5 minuti e arrivare al Saxi Latronis, che sono i resti di una struttura visibile dalla superstrada nei tratti tra le gallerie che davvero poche persone sanno come arrivarci…Godetevi lo scenario e immaginate come hanno fatto a fare questa struttura molti molti anni fa…Giro di boa e via verso la base..con 20 min. sarete di nuovo in piazza.. Avrete passato qualche ora in compagnia della vostra mtb o dei vostri amici e visto luoghi fantastici. Per la mappa clicca qui!

Scritto il 05 Luglio 2018 da #occhionascosto deisibillini

I cani da pastore dei Monti Sibillini

Altro incontro che si fa spesso andando in giro d’estate nei Monti Sibillini sono i cani da pastore. L’incontro potrebbe essere non molto piacevole perché se ci si avvicina ad un gregge al pascolo, i cani da guardia compiono bene il loro mestiere e si avventano contro i malcapitati passanti facendo loro cambiare percorso. In realtà non è mai successo che i cani da pastore abbiano attaccato delle persone, forse perché rimane più semplice andare verso la direzione opposta. Può capitare invece di dover comunque passare vicino ad un gregge o, come è successo a me diversi anni fa, di dover attraversare proprio il gregge al pascolo, perché era impossibile passare altrove. In quella occasione, sapendo come comportarci, abbiamo superato il gregge indenni, durante l’avvicinamento al gregge diversi pastori maremmani, ci vennero incontro, cercando di farci cambiare strada. Noi andavamo avanti con decisione ma senza correre, in fila indiana, cercando di rimanere a monte del gregge, in posizione più favorevole, senza distogliere lo sguardo dalla nostra strada, facendo rumore sul terreno con i bastoni che avevamo, in modo da far capire ai cani che i bastoni erano pesanti e che potevamo difenderci. I cani si misero in cerchio intorno a noi abbaiando all’impazzata, noi andavamo dritti senza neppure guardarli, senza correre o parlare, in modo del tutto tranquillo. Arrivati nei pressi del gregge ci venne incontro un vecchio cane con una pietra in bocca, si mise vicino a me che guidavo il gruppo e mi accompagnò fuori dal gregge, poco dopo si fermò e si fermarono anche tutti gli altri 5-6 cani che ci seguivano, attraversammo così il gregge, non senza un pò di timore, ma indenni. Successivamente, parlando con un pastore del comportamento dei cani ci spiegò che quello che ci venne incontro con la pietra in bocca era il capo branco, e finché teneva la pietra in bocca gli altri cani non avrebbero attaccato. Se avessimo dato fastidio alle pecore o avessimo corso o urlato, il capobranco avrebbe lasciato la pietra e non so cosa sarebbe successo. Quindi quando incontrate i cani da pastore non correte, non urlate ed è consigliabile portare sempre almeno un bastone con cui battere il terreno e non li guardate mai negli occhi ma tirate dritti con calma per la vostra strada. Prima dell’istituzione del Parco Nazionale alla Pintura di Bolognola era consuetudine che qualche pastore lasciasse liberi d’inverno dei cani che trovavano rifugio e cibo nella zona grazie alle strutture alberghiere presenti. Al mattino presto, quando arrivavamo per fare qualche escursione sulla neve, questi cani ci venivano incontro esprimendo una gioia incontenibile, saltandoci letteralmente addosso. Quindi si incamminavano con noi in montagna nonostante le prime volte avessimo cercato di allontanarli. Addirittura un anno due cani arrivarono con noi fino alla cima di Pizzo Regina, passando per tutta la strada del Fargno, forcella Angagnola e Pizzo Berro, una escursione di oltre 20 chilometri andata e ritorno, interamente su neve. Arrivati in cima erano talmente stanchi che si misero distesi sulla neve e salutarono alcuni miei compagni ritardatari battendo la coda a terra senza neppure alzarsi, dalla fame mangiarono perfino le bucce della frutta!! La cosa che mi sorprendeva era la loro abilità e conoscenza della montagna. Una volta salimmo per un canalone con neve ghiacciata alla cima Acquario (descritta di seguito) su pendenze di 45 – 50° con ramponi e piccozze. Ovviamente i cani non poterono salire sul canalone ghiacciato ma tanta era la voglia di venire con noi in montagna che salirono con grande maestria e senza alcun timore sulle rocce ed erba che costeggiavano il canalone innevato ed arrivarono con noi fino a Monte Acuto. Un’altra volta avevamo intenzione di percorrere la strada del Fargno nel tratto sotto alla parete nord di Monte Acuto, dove attualmente ci sono ben due lapidi di escursionisti morti in questi ultimi anni cadendo mentre cercavano di attraversare la strada riempita di neve. La strada era completamente riempita di neve e formava un pendio uniforme molto insidioso, i cani si misero davanti a noi abbaiando ed impedendoci di camminare e capimmo che non era il caso di proseguire per quella strada, dopo aver girato e percorso qualche centinaio di metri un sordo rumore ci fece girare, una slavina si era staccata proprio dove avremmo dovuto passare noi. Erano una bellissima compagnia, durante il tragitto ogni tanto si avvicinavano a noi facendosi accarezzare, arrivati su qualche cima di solito noi ci soffermavamo per diversi minuti, i cani si mettevano seduti, gli davamo dei bocconi presi dalla nostra colazione e poi si mettevano per lungo tempo ad osservare le montagne. Non avevo mai visto dei cani osservare il panorama, talvolta pensavo che avessero un’anima... li ricordo con immensa gioia... ci mancano molto.  

Scritto il 04 Luglio 2018 da Gianluca Carradorini

Sottacqua - Lapide Antenucci - Parr├▓

Percorso Sottacqua - Lapide Antenucci - Parrò   Località: Caldarola KM: 27.6 Difficoltà: Medio Durata: 04:28:58 Dislivello: 1109   Giretto che comprende salita costante fino a Monte Fiegni per poi affrontare belle discese a tratti anche tecniche e veloci.Passaggio alla lapide di Desiderio Antenucci, luogo dove purtroppo si perse e vene trovato mesi dopo da alcuni biker’s che avevano perso la strada anche loro.Si scende fino a Montalto e ultima discesa il “Parrò”Un bel giro per mettere alla prova tutte le proprie capacità   Per la mappa clicca qui!    

Scritto il 02 Luglio 2018 da #occhionascosto deisibillini

Pintura Bolognola - Fargno - Rifugio Amandola

Percorso Pintura Bolognola - Fargno - Rifugio Amandola   Località: Bolognola KM: 26.29 Difficoltà: Medio Durata: 04:22:21 Dislivello: 1163   Si parte da Pintura, si fa subito la salita che porta al Fargno, appena giunti al rifugio si apprezzano panorami e montagne, uno su tutti il Monte Bove.Dal rifugio si fa il sentiero che porta alla “forcella” del Fargno(Ancagnola)costeggiando Pizzo 3 Vescovi, scendendo fino ad arrivare a Castel Manardo troverete per un paio di rifugidal bivio Campolungo avrete tratti impegnativi sia in salita che in discesa ma niente di off limits.Appena preso il sentiero di Campoluogo, nel primo tratto conviene scendere per la troppa presenza di pietrame ma poi  avrete un bel single track fino al Rifugio Amandola per poi risalire tramite la strada della Garulla fino a Pintura, Giro non impossibile e senza il bisogno di un grande allenamento però richiede una certa esperienza di guida, ma bisogna valutare bene le condizioni meteo perchè spesso potrebbero influire sulla riuscita dell’ anello.bel giro!   Per la mappa clicca qui!

Scritto il 29 Giugno 2018 da #occhionascosto deisibillini

Andar per volpi, lupi, cervi, camosci ed altre piccole creature

In questi ultimi anni il mio girovagare nei Monti Sibillini mi ha portato ad incontri particolari con animali che erano scomparsi, come il lupo, o che non erano presenti a memoria d’uomo, come il camoscio d’Abruzzo, reintrodotto da pochi anni, o addirittura a poter quasi toccare una volpe, solitamente schiva all’uomo.Ebbene, se andate verso il tramonto, d’estate alla fontana della Forca di Gualdo o Madonna della Cona, nei pressi del Pian Perduto di Castelluccio o al parcheggio di Valleria dove si lascia l’auto per raggiungere le gole dell’Infernaccio, quando ormai tutti gli escursionisti se ne sono andati ed inizia a regnare il silenzio, usciranno dal bosco delle dapprima timide ma poi sempre più socievoli e bellissime volpi, in cerca di qualche residuo di cibo.Ormai questi animali si sono abituati alla confusione ed alla presenza dell’uomo che, come si sa purtroppo per l’ambiente ma per la fortuna delle volpi, lascia in giro sempre qualcosa da mangiare. Potrete addirittura dargli a mangiare direttamente dalle vostre mani purché abbiate pazienza e soprattutto non fate movimenti bruschi. Sarà veramente un incontro straordinario. L’incontro con il lupo è sempre straordinario, perché in genere avviene per un tempo brevissimo senza alcun preavviso. Ti sfreccia davanti e non fai in tempo neppure a fotografarlo perché rimani estasiato dalla sua visione, oppure lo vedi da lontano ma non si fa certo avvicinare .L’ho incontrato più volte, soprattutto d’inverno principalmente nella zona compresa tra il Monte Prata e la Valle delle Fonti nella zona di Castelluccio, anche in coppia ed addirittura in pieno inverno che girovagavano con oltre un metro di neve all’interno dell’isolata Valle lunga. Un giorno ero andato a fare un giro da solo nel versante est del Pizzo di Méta quando al ritorno, attraversando un lembo di bosco sento un belare piuttosto strano, mi giro e a venti metri da me, come una saetta ha attraversato un bellissimo lupo con un agnello tra i denti. Non ho fatto in tempo ne a fotografarlo ne ad urlare per fargli lasciare la preda. Mi sono goduto quel rapido passaggio ammirando la bellezza di quell’animale. Mio nonno mi ha raccontato spesso di vicende di lupi che negli anni prima della seconda guerra mondiale abbondavano nei nostri monti. Li ha incontrati più volte da vicino d’inverno con la neve quando andava a lavorare con gli sci da Acquacanina alla centrale di Bolognola e addirittura una volta uno sgozzò una pecora proprio in un casolare nei pressi della sua casa tirandola fuori da una buca della porta, dove un pastore ricoverava le pecore quando c’era la neve. Attualmente sono stimati circa 50 esemplari sparsi in gruppi territorialmente separati per tutto il territorio dei Monti Sibillini.D’inverno è facile vedere e riconoscere le tracce del lupo con il suo tipico andamento “filante” e regolare, una dietro l’altra, lunghe circa 10 centimetri, con quattro dita nelle zampe posteriori e cinque in quelle anteriori di cui il pollice sospeso verso l’alto. Alcune coppie di Cervi sono state reintrodotte di recente nei Monti Sibillini, non mi risulta che il cervo sia stato mai presente allo stato selvatico nel gruppo montuoso. Non è facile incontrarlo, io ho avuto modo di osservarlo alcune volte a primavera all’alba quando va a bere nelle sponde del Lago di Fiastra ed in particolare nei pressi del ponte che da S. Lorenzo attraversa la parte iniziale del lago per raggiungere il capoluogo. Il camoscio d’Abruzzo o dell’Appennino è anch’esso di recente reintroduzione in quanto, da resti fossili trovati su una grotta del Monte Argentella, sembra essere stato presente nei Monti Sibillini qualche migliaio di anni fa e poi a causa della limitata estensione del territorio e della crescente antropizzazione si è estinto.Attualmente il gruppo di ripopolamento si trova nella zona protetta del Monte Bove, interdetta agli escursionisti, ma talvolta, con molta fortuna, è possibile incontrarli fuori del limite della zona mentre pascolano nei ripidi pendii della val di Bove, come mi è capitato anni fa. Quel giorno stavamo salendo dal Monte Cornaccione al Monte Bove Sud, fuori l’area interdetta e come siamo giunti alla cresta tra il Monte Bicco e Monte Bove Sud. Ci siamo affacciati verso la Val di Bove e ci siamo trovati quasi faccia a faccia con il gruppo di camosci che avevano anche dei cuccioli e che stavano pascolando ed addirittura saltellando su pendii erbosi di oltre 60 gradi di pendenza, pendii che noi saliamo solo d’inverno, con la neve gelata e con due piccozze e ramponi!! L’incontro è stato emozionante e la foto d’obbligo! Poi chi vuole scoprire una vasta popolazione di piccoli esseri viventi, talvolta vere e proprie meraviglie della natura in miniatura, come coleotteri, farfalle, imenotteri, ortotteri ed altri insetti e ragni, deve frequentare i prati di media montagna, oltre i 1500 metri, d’estate da luglio ad agosto, gettando lo sguardo in particolare su fiori di ombrellifere o di composite o tra l’erba. Si potranno osservare farfalle del genere Lycaena dalle ali di un colore azzurro splendente che sono una versione in miniatura delle grandi Morpho brasiliane e che d’estate si ammassano a centinaia a bere nelle pozze d’acqua.Oppure coleotteri tipicamente alpini, che si trovano solo nelle cime più alte dell’Appennino, con colori mimetici come il Trichius fasciatus o metallizzati come la bellissima e rarissima Rosalia Alpina. Ho avuto la fortuna di fotografarla con molta comodità in quanto si era posata spontaneamente sul mio zaino in una pausa pranzo nell’alta Valle dell’Infernaccio, prima di quest’incontro l’avevo più volte rincorsa nel prato del versante nord-est del Pizzo Berro per anni senza poterla mai fotografare da vicino.Se avete l’occasione di passeggiare per il Piano Grande di Castelluccio in piena estate, ed in particolare dopo il tramonto, non potete non ascoltare l’enorme chiasso che fanno i grilli. Ce ne sono di tantissime specie, quelli neri sono difficili da osservare perché si nascondono in buche sul terreno, gli altri sono di colore verde o marrone e si mimetizzano tra l’erba quindi ci vogliono buoni occhi per scovarli ma vedrete che sono delle creature meravigliose.Perfino i bruchi di farfalle, nonostante la loro fama ed il loro aspetto, sono anch’essi delle meraviglie della natura, nei loro colori ma soprattutto nella loro magia che li fa trasformare dapprima in crisalidi e poi in splendide farfalle, li potrete ammirare in particolare mentre si cibano delle foglie di ombrellifere. Oppure nelle perfezioni delle tele tessute dai ragni (aracnidi), che si possono osservare specialmente al mattino presto d’estate nei pendii intorno al Piano Grande quando la rugiada notturna le trasforma in incantevoli meraviglie della natura. Per godersi questa “piccola” ma incantevole natura è necessario procurarsi un buon libro sugli insetti di montagna e una buona macchina fotografica assemblata per macro.Ogni volta che vado nei Monti Sibillini, che posso godermi la visione dall’alto, la flora e la fauna, ogni volta che posso godermi questo meraviglioso pezzo di mondo (che non tutti possono godersi) che sento mio, mi rendo conto quanto sono stato fortunato a riuscire ad apprezzarlo, anche se talvolta ciò significa fatica e sacrificio.

Scritto il 27 Giugno 2018 da Gianluca Carradorini