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Cima del Redentore, salita diretta dai piani di Castelluccio attraversando la zona della leggenda dell’impatto ufo

La salita proposta, adatta a tutti gli escursionisti con buon allenamento, presenta un dislivello complessivo di 1100 metri con pendenza da 30 gradi fino a 45 gradi nella parte superiore del “cordone del Vettore” ma senza difficoltà alpinistiche. Permette di salire alla Cima del Redentore direttamente dalla strada Castelluccio-Forca di Presta, senza percorso tracciato ma salendo per prati e canaloni attraversando una zona nella quale si ritrovano strani frammenti metallici attribuiti dalla leggenda popolare all’impatto di un velivolo, (UFO o OVNI in Italiano?) verificatosi nel maggio del 1993. Nello stesso periodo si verificarono avvistamenti, completi di fotografie, di uno strano essere, che girovagava nella zona di Pretare, posta sul versante opposto della montagna, riportati anche dai mass-media e successivamente ridimensionati come uno scherzo di cattivo gusto, che ancora si possono vedere su internet. Non approfondisco l’argomento ne faccio commenti su queste vicende. So soltanto che la zona ed in particolare la strada , fu interdetta al pubblico per alcuni giorni dai militari. C’è invece chi ipotizza che tali frammenti siano schegge di proiettili di artiglieria militare sparati sulla montagna per esercitazioni durante la seconda guerra mondiale. La particolarità di questi frammenti è che, nonostante siano stati esposti agli agenti atmosferici per tutti questi anni , sono ricoperti da un sottilissimo strato di ruggine che grattato con della semplice carta vetrata o con una lama evidenzia il lucente metallo ferroso sottostante, inoltre presentano uno spessore notevole, anche di diversi centimetri. In genere gli aerei sono costruiti in alluminio, metallo molto leggero, i proiettili di artiglieria e quindi le schegge derivanti sono di spessore ridotto, generalmente di ottone, bronzo o talvolta di ghisa, sono facilmente corrodibile dagli agenti atmosferici specialmente dopo anni di permanenza all’esterno. L’itinerario è vivamente consigliato a luglio quando potete ammirare la “fioritura” di Castelluccio dall’alto e anche in inverno con condizioni di neve assestata ma è necessaria attrezzatura specifica (piccozza e ramponi) e un minimo di esperienza alpinistica su ghiaccio ma ovviamente niente frammenti metallici!! Accesso: da Castelluccio si scende con l’auto per il piano grande quindi si prende la deviazione a destra per Forca di Presta. Dall’incrocio parte una diretta lunga circa un chilometro al termine della quale con una netta curva inizia la salita verso Forca di Presta. Descrizione: Si lascia l’auto in corrispondenza della curva (355329 E – 4742192 N, 1304 m.), nella zona denominata “il sassone” per la presenza sulla destra della strada di un grande masso caduto dalla montagna e si inizia la salita senza tracciato verso est prendendo un canalone che sale proprio a monte della curva. Si segue il canalone che devia gradatamente verso sinistra fino a raggiungere, in circa 1,5 ore, quota 1700 metri (356200 E – 4742465 N), la zona denominata “costa del Vettore” dove inizia la zona dei ritrovamenti dei frammenti metallici. La zona dei ritrovamenti è compresa tra 1700 e 1850 metri di quota e si estende dal canalone di salita fino a circa 300 metri verso destra (356405 E – 4741970 N) ed in altezza fin quasi fino alla verticale dello Scoglio dell’Aquila che a questa quota inizia a mostrare la sua imponenza. Proseguendo invece sempre il canalone di salita, in altri 60 minuti si arriva a quota 2000 metri (356744 E – 4742756 N), al cosiddetto “Cordone del Vettore”, fascia rocciosa che corre dallo Scoglio dell’Aquila fino alla verticale della Cima dell’Osservatorio. Qui si supera la barriera rocciosa prendendo la sponda sinistra del canale che scende diretto dalla Cima del Redentore, facendo attenzione alle roccette presenti ed ai pendii superiori che, oltre ad essere più ripidi, possono essere scivolosi, pertanto la salita non va fatta con pioggia o tempo incerto. Quindi con molta pazienza, salendo sui ripidi pendii erbosi a 45° di pendenza, in almeno altri 60 minuti di salita si raggiunge la Cima del Redentore a 2448 m. godendo dell’aereo panorama che offre sui Piani di Castelluccio. Discesa: la discesa all’auto può essere effettuata proseguendo la cresta dalla Cima del Redentore per la Cima dell’Osservatorio quindi scendendo al Quarto S. Lorenzo e a Forca Viola. Dal centro della valletta di Forca Viola scendere in direzione di Castelluccio per il sentiero per la Valle delle Fonti (vedi itinerario 9). Non farsi ingannare dai due più ampi e comodi sentieri che partono a destra in successione e che portano al Casale dell’Argentella e più in basso alla Capanna Ghezzi, ma scendere il pendio ghiaioso sottostante per poi raggiungere il fondo della valle delle Fonti. Quindi percorrendo il sentiero di fondo valle, si raggiunge un pianoro con una fontana e costeggiando la base dei canaloni che scendono da Quarto S. Lorenzo e dalla Cima dell’Osservatorio, per prati e campi coltivati, senza tracciato in direzione del Sassone, si raggiunge l’auto da dove siete partiti. Per la discesa considerare almeno 3 ore dalla Cima del Redentore. Oppure, più impegnativa ma molto più panoramica è la discesa del canalone sinistro dello Scoglio dell’Aquila (itinerario B). Dalla Cima del Redentore prendere la cresta per la Cima del Lago, raggiunta la Forcella del Lago, il punto più basso della cresta oltre la quale inizia la ripida salita per la Cima del Lago, scendere il pendio ghiaioso che costeggia le pareti sud dello Scoglio dell’Aquila, la cui cima è visibile (e raggiungibile per chi non soffre di vertigini) circa 100 metri sotto la cresta. Si scende tutto il canalone arrivando a contatto con le imponenti e liscissime pareti dello Scoglio dell’Aquila fino alla sua base dove è presente un pianoro caratterizzato da grandi massi caduti dallo scoglio e da antichi ripari in pietra di pastori. Da qui si osserva l’imponenza dello Scoglio dell’Aquila con le sue lisce e scanalate pareti di calcare massiccio. Per pendii senza tracciato si scende verso sinistra in direzione della curva della strada Castelluccio-Forca di Presta dove avete lasciato l’auto, ben visibile, che avete quasi sotto i vostri piedi.

Scritto il 25 Luglio 2018 da Gianluca Carradorini

Raduno del 28-12-2014

Percorso del Raduno del 28-12-2014   Località: Caldarola KM: 20.43 Difficoltà: Medio Durata: 03:35:25 Dislivello: 990   Traccia del raduno del 28 dicembre a CaldarolaIn questa traccia il primo tratto viene ripetuto due volte, ma in realtà va fatto una volta sola.Si affronta il Sentiero del Capriolo un tratto del CFM(cammino francescano della marca) poi Bozzolone proseguendo per Boschetto Mariotti arrivando in fine al Castello Pallotta di Caldarola.Con questa traccia L’ ASD Monti Azzurri Bike Team vi da appuntamento al prossimo anno…..Buon inizio 2015   Per la mappa clicca qui!    

Scritto il 23 Luglio 2018 da #occhionascosto deisibillini

Sentiero Raje - Good Bye 2014

Percorso Sentiero Raje - Good Bye 2014   Località: Caldarola KM: 17.86 Difficoltà: Medio  Durata: 02:08:43 Dislivello: 850   Giro con partenza sempre dal nostro covo, Piazza Vittorio Emanuele, fatto salendo fino alla “cavetta” sopra al ripetitore di Caldarola nel modo più’ semplice e comodo facendo una parte della salita su asfaltoGiunti in quota si fà una parte del sentiero delle Raje da poco riaperto, che richiede una dose di tecnica e prudenza in discesa per poi fare un collegamento e andare a fare il sentiero del capriolo.Arrivati a Frz. Pievefavera altro piccolo tratto di asfalto e per chiudere il giro un altro tratto di discesa dentro un boschetto per giungere poi a Caldarola con passaggio al castello PallotaI tratti di asfalto possono essere evitati aumentando il grado di difficoltà, ma a giro fatto con tutta la discesa direi che è proprio un bel giro…un paio di ore di pure divertimento!Giretto fatto in occasione del classico raduno locale di fine anno…good bye 2014 e buon 2015!   Per la mappa clicca qui!  

Scritto il 20 Luglio 2018 da #occhionascosto deisibillini

Il sentiero del Ramatico

Anche questo spettacolare itinerario non viene riportato sulle principali guide ufficiali dei Monti Sibillini. Esso permette di raggiungere Cima Vallelunga (2221 m.) direttamente da Foce (945 m.) con ben oltre 1200 metri di dislivello, salendo al fianco degli speroni rocciosi che caratterizzano il versante est della montagna. L’itinerario è consigliato ad escursionisti ben allenati ed in grado di attraversare ripidi pendii erbosi, ma non presenta difficoltà alpinistiche.L’itinerario è consigliato anche in inverno con condizioni di neve assestata, ma è necessaria attrezzatura specifica (piccozza e ramponi) e un minimo di esperienza alpinistica su ghiaccio. Accesso: da Montemonaco si prende la carrozzabile per Foce, si lascia l’auto 300 m prima del paese in corrispondenza di un prato attrezzato per pic-nic. Descrizione: Dal prato attrezzato sale un ripido sentiero (n.154) in salita verso destra in direzione nord del Fosso Zappacenere. Seguendo il sentiero che con ripidi tornanti attraversa il bosco della Frondosa, dopo circa 45 minuti si esce dal bosco in corrispondenza della Fontana di S. Maria (357936 E – 4749715 N, 1360 m.) quindi proseguendo sempre in salita verso ovest si attraversa un ultimo frammento di bosco, nella zona denominata “i campi” oltre il quale si interseca un visibile sentiero (357152 E – 4749262 N, 1550 m.) che scende dal M. Lieto (M. Sibilla). Proseguendo verso sinistra in direzione sud in circa 30 minuti si raggiunge una ampia pietraia al di sopra della quale si osserva già, sul ghiaione di sinistra, una traccia di sentiero che lo attraversa in salita, da sinistra verso destra. Per pendii erbosi, evitando di raggiungere la fonte dell’Acero che si nota ancora più a sinistra, ci si porta in direzione ovest alla base del ghiaione quindi, in altri 30 minuti, si sale sul suo bordo sinistro fino a prendere l’inizio del sentiero (356376 E – 4749264 N, 1900 m.).Su tracce di sentiero si taglia il vasto ghiaione in salita in direzione nord di Cima Vallelunga quindi attraversando con attenzione ripidi canali ghiaiosi e pendii erbosi, passando sotto alle verticali pareti che caratterizzano il versante est di tutte le “cime” di Cima Vallelunga, si raggiunge un pendio erboso posto sopra a degli spuntoni rocciosi denominati i “tre vescovi”, di fronte al Monte Sibilla, oltre il quale la traccia di sentiero si perde (1 ora). Qui ci si innalza liberamente per prati, sempre verso destra in direzione nord-ovest, fino a raggiungere in circa 20 minuti la Cima Vallelunga (2221 m.). Discesa: da Cima Vallelunga dirigersi verso il Monte Sibilla fino a raggiungere il termine della strada, qui scendere nel canalone sottostante verso il secondo tornante della strada sottostante fino a raggiungere la piccola Fonte del Meschino (357299 E – 4750839 N, 2010 m.) da cui parte un sentiero in direzione est che scende lungo il versante del Monte Sibilla in direzione della Banditella. Dopo circa 300 metri una traccia a destra cambia direzione (357985 E – 4750776 N) scendendo nettamente verso il Monte Lieto, il cui termine avete intersecato durante la salita. Percorrere il sentiero sempre in discesa, attraversando canali ghiaiosi fino a raggiungere i prati sopra alla Fonte di S. Maria, dove si intercetta l’itinerario di salita (1.5 ore). Con almeno un’altra ora e mezzo di cammino si giunge all’auto.  

Scritto il 18 Luglio 2018 da Gianluca Carradorini

1° TRAIL DEI CASTELLI CALDAROLESI Giro corto

Percorso 1° TRAIL DEI CASTELLI CALDAROLESI Giro corto   Località: Caldarola KM: 15 Difficoltà: Difficile Durata: 06:00:00 Dislivello: 826   Partenza da P.zza Vittorio Emanuele, fino a C.da Bozzolone  il sentiero è lo stesso del giro lungo, a Frz Croce invece le strade si dividono e qui ci si dirige prima verso Frz Pievefavera per poi tornare di nuovo a Croce, dove ci si dirige verso il Sentiero del Tesoro passando per una vecchia strada abbastanza ripida usata per portare la legna a valle abbastanza ripida, poi giunti in quota si scende affrontando i due sentieri: Del Tesoro e il  De Magistris. Si risalire per ritornare in Piazza passando per un sigle track che porta al Castello Pallotta. Molto meno impegnativo del lungo ma anch’esso difficile, non del tutto adatto a principianti!   Per la mappa clicca qui!

Scritto il 17 Luglio 2018 da #occhionascosto deisibillini

CFM - Asinovia - Sentiero del Tesoro

Percorso CFM - Asinovia - Sentiero del Tesoro   Località: Caldarola KM: 30.91 Difficoltà: Medio Durata: 04:52:53 Dislivello: 1247   Appena partiti da Caldarola e raggiunto Frz. Croce iniziamo a seguire il CFM(Cammino Francescano della Marca, da Assisi ad Ascoli Piceno) che conduce in sequenza Frz.Pievefavera, Valcimarra, Valdiea e San Maroto.Questo primo tratto è reso abbastanza impegnativo colpa dei frequenti sali e scendi… nonostante il poco dislivello..A questo punto si inizia a seguire l’asinovia fino a raggiungere Santa Maria Maddalena con tratti di salita molto duri, dove si affronta  gran parte del dislivello di questo giro.Giunti alla chiesa di S.M. Maddalena troviamo l’ultimo “strappo” in salita poi tutta discesa con i due sentieri: “Sentiero del Tesoro” che che esce a Frz.Vestignanoe il “Sentiero De Magistris” che vi porterà al cimitero di Caldarola e quindi alla fine di questo giro.Questo percorso richiede un minimo di allenamento e di preparazione di guida nei tratti dei due sentieri in discesa.   Per la mappa clicca qui!  

Scritto il 14 Luglio 2018 da #occhionascosto deisibillini

Monte Cardosa

Percorso Monte Cardosa   Località: Visso KM: 26.07 Difficoltà: Medio Durata: 04:02:46 Dislivello: 1032   Partenza dal parcheggio del laghetto di Visso, appena partiti si sale dal borgo vicino al parcheggio,  subito in la salita per piu’ di 10 km sempre costante, ma pedalabile, solo in alcuni tratti più’ impegnativa.Giunti alle pendici del Monte Cardosa iniziate a girare il monte fino all’incrocio che porta a Monastero di S. Eustacchio ma in questo giro non faremo questo tratto, ci dirigeremo verso la vallata che porta direttamente al parcheggio dove siamo partiti con una stradina di oltre 10 km.Se si considera che siamo a dicembre direi che fare una merenda a 1500 metri di altezza è davvero una gran cosa.Giro di media difficoltà che non presenta particolari tratti hard.bello e panoramico.   Per la mappa clicca qui!

Scritto il 11 Luglio 2018 da #occhionascosto deisibillini

La Cengia delle Ammoniti, il Tempio della Sibilla e la Cascata Dimenticata del Fosso il Rio

L’itinerario proposto, nonostante sia uno dei più spettacolari del Monti Sibillini insieme alla traversata del Fosso la Foce, descritto nella mia prima pubblicazione e alla portata di tutti gli escursionisti, non è riportato nelle principali guide ufficiali in commercio ma solo in una pubblicazione minore a distribuzione limitata e descritto in modo poco dettagliato. Del tutto ignorata da qualsiasi guida invece la cosiddetta “cascata dimenticata” del Fosso Il Rio, per questo con i miei amici l’ho chiamata così, che si trova più in alto della più conosciuta e frequentatissima “cascata nascosta”. L’itinerario è consigliato anche in inverno con condizioni di neve assestata, quando acquista un fascino ancora maggiore per l’imponente panorama che si può osservare nel primo tratto e per la bellezza tutta particolare di una cascata ghiacciata nel secondo tratto, ma è necessario considerare tempi di percorrenza più lunghi e la disponibilità di un minimo di attrezzatura invernale (piccozza e ramponi). Cengia delle Ammoniti e il Tempio della Sibilla Accesso: da Rubbiano si raggiunge con l’auto il parcheggio di Valleria quindi a piedi per l’ampio stradone per le Pisciarelle e la gola dell’Infernaccio si raggiunge l’eremo di S. Leonardo per il classico itinerario (sentiero n.229). Descrizione: Dall’eremo di S. Leonardo si sale verso monte. Nei pressi della fontana il sentiero si biforca: a destra si tralascia il tracciato per la cosiddetta Cascata nascosta del Fosso del Rio (sentiero n.223), prendendo invece a sinistra in direzione nord-ovest si entra nel bosco dove il sentiero si fa netto. Con tornanti si sale fino ad uscire in circa 30 minuti in corrispondenza di un ampio prato con una valletta erbosa (358625 E – 4753797 N, 1300 m.) dove a destra parte il sentiero per il Casale il Rio e la cascata dimenticata del Rio, da visitare anch’essa in quanto ancora più spettacolare della prima e descritta di seguito. Continuando sempre per ampio sentiero su prato in direzione ovest si risale un ampio vallone che piega verso sud. Si ignora sulla destra il sentiero che sale al Casale della Priora (358121 E – 4753569 N, 1540 m.), quindi in direzione sud-ovest si prosegue fino a raggiungere la sommità del primo torrione dei “Grottoni”. Qui si incontra una fontana diroccata (357947 E – 4753243 N, 1530 m.) e poco più avanti, in un avvallamento erboso, si nota il vecchio casale dei Grottoni. Si raggiunge il casale (357808 E – 4753337 N, 1615 m) e si continua in direzione ovest in piano dapprima su ampio pendio erboso che poi man mano si restringe fino a diventare una esile cengia che corre sotto ad una continua fascia di rocce. Si percorre tutta la cengia sotto alla fascia di rocce che formano anche delle cavità dove si possono trovare delle ammoniti fossili, fino a raggiungere, in circa un chilometro o 30 minuti di cammino, la sommità del penultimo torrione dove, poche decine di metri sotto, si apre un arco naturale alto alcuni metri, a forma di tempio, denominato appunto “il tempio della Sibilla” (357121 E – 4753330 N, 1550 m.). Il panorama sul Monte Sibilla con i suoi fossi e canyon (Le Vene, La Corona) posto di fronte e sulla valle del Tenna posta sotto ai vostri piedi è davvero spettacolare. Al ritorno si consiglia di portarsi con molta attenzione sopra a qualche cima dei torrioni de “i grottoni”, sopra i quali state camminando, sporgersi magari mettendosi distesi a terra in modo da osservare l’incredibile verticale panorama che si aprirà sotto ai vostri piedi a picco sulla valle del Tenna. Discesa: ripercorrere lo stesso itinerario per poter visitare anche la “Cascata dimenticata” del Fosso del Rio oppure per chi ha voglia di camminare, dal tempio della Sibilla, proseguire la cengia fino all’ultimo torrione quindi salire faticosamente in verticale verso nord-est il pendio posto a sinistra del costone soprastante la fascia di rocce per circa 400 metri fino a intercettare il sentiero (357240 E – 4753897 N, 1880 m.) che porta al Casale Pantanelli (355979 E -4754002 N, 1800 m.), da cui scendere per comodo sentiero verso la base del Pizzo Berro fino a Capotenna e da qui fino all’Infernaccio (considerare almeno ore 3 dal tempio della Sibilla). La Cascata Dimenticata Questo itinerario è consigliato da aprile a giugno, specialmente dopo inverni molto nevosi o primavere piovose in grado di generare la massima portata della cascata dimenticata, oppure in inverno con temperature molto basse, quando si presenta nel suo effimero splendore di ghiaccio. La cascata non è descritta in alcuna guida nonostante sia ben più alta e spettacolare della seconda cascata del Rio, la cosiddetta “cascata nascosta” posta più a valle e ben conosciuta, il cui itinerario di raggiungimento è riportato sulle guide ufficiali. Descrizione: Usciti dal bosco 30-40 minuti oltre l’eremo di S. Leonardo, ci si trova su un ampio prato con una valletta erbosa dove si scopre il versante del Rio (358625 E – 4753797 N, 1300 m.). Anziché proseguire per l’evidente sentiero che porta al cengia delle Ammoniti descritta precedentemente ci si inoltra nel prato sulla destra in direzione nord per lievi tracce di sentiero fino a raggiungere il bosco. All’interno del bosco il sentiero si fa netto e ben evidente, si prosegue in piano fino ad addentrarsi nel vallone del Rio. Dopo circa 30 minuti si esce dal bosco e si incontra una deviazione in discesa che porta al nascosto Casale del Rio che può essere raggiunto al ritorno dalla cascata. Si prosegue nel sentiero in alto fino a raggiungere, con alcuni passaggi rocciosi, il fondo del Fosso del Rio dove scende un ruscello. Se guardate il ruscello a monte noterete che la maggiore quantità di acqua non proviene dall’imbuto superiore che scende direttamente dalla cima del Monte Priora ma da un lato del fosso. Salendo il greto del ruscello per altri 150 metri si arriva ad una grande lama rocciosa sulla sinistra oltre la quale improvvisamente si apre il fosso della cascata dimenticata, una cascata alta circa 30 metri e con ampia portata primaverile davvero molto spettacolare che non si vede e non si sente fino a che non si è giunti sotto di essa (358045 E – 4754971N). Superando alcune facili roccette si può arrivare fino a sotto il suo salto principale. Generalmente d’estate la cascata si trasforma in una semplice parete bagnata in quanto le sorgenti che la alimentano sono poste un centinaio di metri sopra di essa e quindi perde la sua spettacolarità. Se si prosegue la risalita del ruscello verso monte si può arrivare sotto ad un grande salto roccioso al centro del fosso. Salendo il pendio con attenzione verso destra costeggiando una liscissima parete rocciosa, si può ammirare tutta la successione di salti della cascata a partire dalle sue sorgenti. Discesa: ripercorrere lo stesso itinerario di salita per l’Eremo di S. Leonardo (2.5 ore fino all’auto).  

Scritto il 11 Luglio 2018 da Gianluca Carradorini