Rubrica - A occhio nudo

GRETA THUNBERG: LA RAGAZZA DAGLI OCCHI DI PESCA

Una storia disarmante: Greta Thunberg: La ragazza dagli occhi di pesca

Scritto il 24 Ottobre 2018 da Simona Carmenati

LA SCIMMIA È SOLA

Dall’Antropocene all’Eremocene, passando per l’ideologia del “natalismo”. Una nuova prospettiva nell’approccio alla demografia che rifletta sulle implicazioni sulle altre specie:  Cassandra’s Legacy: Why so Many People on Earth? The Ideology of Natalism 

Scritto il 17 Ottobre 2018 da Simona Carmenati

GABBIE DORATE

Il concetto di “arricchimento ambientale” in etologia ci spiega se si possa parlare di benessere animale in cattività e ci fornisce la chiave per capire come rapportarci – o meno – al mondo selvatico. L’articolo di Chiara Grasso: IL BENESSERE ANIMALE IN CATTIVITA’ – ETICOSCIENZA

Scritto il 10 Ottobre 2018 da Simona Carmenati

RINATO IL 4 LUGLIO. LA STORIA DEL FENICOTTERO FUGGITO DA UNO ZOO DEL KANSAS NEL 2005

Una storia che apre il cuore. E’ il 2005 quando due fenicotteri riescono a fuggire da uno zoo nel Kansas e a riguadagnare la libertà. Di uno in particolare si sono poi susseguiti gli avvistamenti, il più recente lo scorso maggio, che confermano come sia felicemente tornato alla vita libera in natura, a cui era stato strappato nel 2003 per essere rinchiuso. L’articolo completo qui: 492 è ancora vivo, la storia del fenicottero fuggito da uno zoo del Kansas nel 2005 | LifeGate

Scritto il 03 Ottobre 2018 da Simona Carmenati

SAPERNE UNA PIÙ DEL CEBO

Osservazioni su un curioso comportamento di una scimmietta arboricola ne mettono in luce le sorprendenti  capacità cognitive. Le ipotesi dell’etologa Chiara Grasso nell’articolo “Il cebo e il millepiedi: droga o insetticida?” contemplano comportamenti di auto-medicazione o la possibilità di induzione volontaria di uno stato psicotropo. E’ proprio come si attribuisce abbia espresso Einstein, “ogni cosa che puoi immaginare, la natura l’ha già creata“.

Scritto il 26 Settembre 2018 da Simona Carmenati

SIAMO TUTTI LADYHAWKE

Come sfuggire all’impatto dell’uomo sull’ambiente? Gli altri animali devono modificare il proprio comportamento per ovviare alla pervasività umana. Bisogna interrompere un maleficio per incontrarci all’alba?  L’invasività dell’uomo costringe gli altri animali a diventare notturni – Marchesini Etologia

Scritto il 19 Settembre 2018 da Simona Carmenati

QUANDO POSSIAMO DIRE CHE UN ANIMALE “STA BENE”?

“Benessere animale” è un’espressione molto usata negli ultimi tempi. Da un lato riflette in positivo la maggiore attenzione alla sensibilità in senso ampio degli animali non umani, dall’altro diventa ossimoro o contraddizione in termini quando contestualizzata agli allevamenti, dove se un’attenzione all’animale esiste è nella sostanza solo in termini di migliorarne la resa e produttività e dove per quanto si curino gli aspetti più basici dell’essere in vita degli animali certo non si garantisce loro una vita di dignità e libertà. Ma quando possiamo dire che un animale stia bene? Questo articolo chiarisce in maniera neutrale i due interessanti  concetti di Welfare e Welbeing: QUANDO POSSIAMO DIRE CHE UN ANIMALE “STA BENE”? Differenze tra Welfare e Welbeing – ETICOSCIENZA (Chiara Grasso)

Scritto il 12 Settembre 2018 da Simona Carmenati

Un airone, tanti pesci e io

Ho un laghetto in giardino popolato da pesci rossi, bianchi, bronzo… e tutte le loro possibili combinazioni. In un laghetto le mezze stagioni esistono eccome, in primavera e in autunno infatti mancano le fioriture d’acqua e il loro protettivo fogliame, e i pesci sono attivi, non sul fondo a svernare né al sicuro sotto le foglie estive di loti e ninfee. Sono questi i periodi in cui ricevo la visita dell’airone. Questo longilineo pennuto mi mette di fronte a tante considerazioni circa il rapporto tra uomo e altri animali, selvatici e domestici. Questa più o meno una sintesi dell’accavallarsi dei miei pensieri: Oh un airone qui in giardino! Quanto è bello! Mi sembra incredibile averlo qui. Ma aspetta un momento… Nooooo vuole mangiare i pesci lo devo mandare via! Spero basti farmi vedere perché non voglio stressarlo o spaventarlo si potrebbe fare del male… Un momento però… avrà fame anche lui… eh si guardalo, mi sembra un po’ sciupato, chissà che fatica farà a trovare qualcosa… Ma non è giusto! Ho la responsabilità di questi poveri piccoli pesci, fosse per loro mica si sarebbero fatti vendere e tenere da chissà chi, io qui li ho messi, io devo proteggerli! Ci fosse almeno una foglia per nascondersi sarebbero astuzie ad armi pari e la loro vita di predatore e preda, ma così c’è la mia mano umana che altera il corso della natura! Forse… potrei prendere del pesce per l’airone? Ma sono dissociata?!? Nutrire un selvatico e interferire? Peggio ancora pagando perché qualcuno uccida degli animali perché lui non lo faccia con ben altra ragione qui davanti ai miei occhi? Che poi si fa in fretta a dire “è solo un pesce”… io a loro sono affezionata… E quindi, mettiamo una rete sul laghetto, con trame non troppo strette per evitare che bisce, uccellini o ricci restino impigliati, che sia ben visibile perché lui ne sia dissuaso ma che non gli risulti pericolosa, e resto a osservare con ammirazione come l’airone scende a distanza di sicurezza studiando la situazione… ha uno sguardo così acuto e preciso e intelligente… e capisce che è meglio spostarsi qualche centinaio di metri più in là, al fiume, into the wild… del resto qui sarebbe stato un giochetto da principianti… e forse questi pesci domestici non sarebbero stati poi così gustosi.

Scritto il 26 Aprile 2018 da Simona Carmenati