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Ambiente: il mondo riparte dai ragazzi

Conoscete Greta Thunberg? Era il 20 agosto 2018 Greta Thunberg e lei, che frequentava il nono anno di una scuola di Stoccolma, decise di non andare a scuola fino alle elezioni legislative per protestare contro le emissioni di anidride carbonica del suo paese. Ogni giorno si sedette davanti al Parlamento per tutto l’orario scolastico.   Meno di un anno dopo, centinaia di migliaia di persone hanno manifestato oggi per sostenerla, per dire che i giovani hanno diritto ad avere un mondo in cui vivere: e noi adulti questo mondo ce lo stiamo mangiando.   Lo scorso 14 dicembre, Greta a pronunciato queste parole davanti a leader mondiali riuniti: “Voi parlate soltanto di un'eterna crescita economica verde poiché avete troppa paura di essere impopolari. Voi parlate soltanto di proseguire con le stesse cattive idee che ci hanno condotto a questo casino, anche quando l'unica cosa sensata da fare sarebbe tirare il freno d'emergenza. Non siete abbastanza maturi da dire le cose come stanno. Lasciate persino questo fardello a noi bambini. [...] La biosfera è sacrificata perché alcuni possano vivere in maniera lussuosa. La sofferenza di molte persone paga il lusso di pochi. Se è impossibile trovare soluzioni all'interno di questo sistema, allora dobbiamo cambiare sistema”   Oggi tanti ragazzi stanno manifestando per riprendersi il futuro.   Io guardo i miei figli e penso ai sacrifici che faccio (che poi sono quelli che facciamo tutti) per rendere la loro vita migliore e più semplice, eppure penso a quanto sottovaluto la situazione del mondo in cui si troveranno a vivere. Mi preoccupo di avere i soldi per mandarli all’università, di lasciare loro una bella casa: ma cosa respireranno? E cosa mangeranno? Ecco, oggi il mondo riparte dai più giovani: e noi dobbiamo essere con loro!

Scritto il 15 Marzo 2019 da Daniela Zepponi

E' ora di andare a pranzo. Il DNA è sul fornello

Studi recenti  condotti sulle proteine e sugli acidi nucleici hanno dimostrato che scimpanzè e gorilla assomigliano molto più all’uomo che all’ orangutan o al gibbone. Come si fa a sapere ciò? Attraverso  gli studi dell’antropologia molecolare che si sono concentrati  sulle strutture del DNA. Ogni specie vivente ha un proprio DNA che lo caratterizza ,quindi 2 specie diverse hanno DNA diversi e sono sempre più diversi quanto più le  2 specie sono lontane nella scala evolutiva. Un cavallo e un asino sono molto simili anche nell’aspetto esteriore e ed hanno i rispettivi DNA molto simili ;questo significa che si sono differenziati da un antenato comune in tempi recenti, invece quegli animali che hanno un codice genetico molto diverso, è perché si sono differenziati dall’ antenato comune in tempi molto lontani. Oggi la tecnica usata per confrontare i DNA di due specie diverse si chiama IBRIDAZIONE: es, nell’ uomo e nel gorilla viene riscaldata la doppia elica di DNA di tutti e due e vengono separati i filamenti. Successivamente un filamento di DNA dell’ uomo viene unito ad un filamento di DNA di gorilla, così da questa operazione si ottiene una doppia elica ibrida, ossia per metà umana e per metà scimmiesca. Ora  i due filamenti ,a freddo, si riavvolgono abbastanza bene, ma non in modo perfetto perché vi sono alcuni nucleotidi che non combaciano e quindi non si legano. Riscaldando questo DNA ibrido si nota che la temperatura necessaria alla separazione dei 2 filamenti ibridi è minore a quella che era servita a separare i 2 DNA puri. Perché ? Poiché ora è minore il numero di legami che tengono unite le due catene nucleotidiche, così si ottengono una serie di temperature di rottura dei legami di DNA ibridi che ci informano di quanto le due specie sono imparentate. Da queste ricerche appare evidente che uomo, scimpanzè e gorilla sono differenti solo per l’ aspetto esteriore ma la differenza è minima nel DNA. Un esempio  di differenza  è la  brachiazione, che comporta una clavicola molto lunga la quale permette alla spalla di compiere ogni tipo di movimento ,come appunto star appesi ad un ramo con le braccia ed oscillare. Le scimmie non antropomorfe non ne sono capaci. Questa tecnica di ibridazione è la stessa che ci permette ovviamente di capire le differenze tra i nostri amati cani ed i nostri affascinanti lupi ed è certo che la differenza tra i rispettivi DNA è minima come appunto è molto recente la loro divergenza evolutiva.  

Scritto il 04 Marzo 2019 da Margherita Buresta

Ma il cane fu domesticato a partire dal lupo?

La somiglianza tra lupi e cani è fortissima.   Esteriormente molti cani hanno un aspetto totalmente differente da quello dei lupi: prendiamo un barboncino, un chihuahua, un pastore tedesco o un siberian husky. Secondo voi chi si avvicina di più al lupo? Se avete optato per gli ultimi due la risposta non è del tutto corretta perché in realtà tutti i cani derivano dal lupo. Dal punto di vista genetico tra un lupo e un cane domestico è cambiato pochissimo, cioè il loro DNA è molto simile. Gli scienziati per tale motivo hanno modificato il nome latino del cane riducendolo a quello del lupo, infatti esso si definisce “Canis lupus familiaris”per spiegare chi fossero prima che li adottassimo.    La fedeltà, le posture comunicative dei cani sono tutti comportamenti lupini che sopravvivono anche nei “lupi domesticati” con i quali conviviamo.   Il termine “domesticato” significa “modificato geneticamente” rispetto agli antenati selvatici, mediante il controllo della selezione e alimentazione da parte dell’uomo. Un esempio pratico per spiegare questo concetto è il seguente: i giardini zoologici ospitano animali in cattività a differenza delle fattorie che ospitano animali domestici. Un lupo allevato in cattività si dice addomesticato perché reso mansueto ed è l’unico soggetto di tutta la sua specie ad esserlo. Gli animali domestici invece sono stati creati da noi a partire dai selvatici e riguarda tutti coloro che appartengono a quella specie perdendo quindi la loro selvaticità.   Ma allora il cane fu domesticato a partire dal lupo grigio che viveva in natura?   Questo è un concetto da sfatare perché i primi cani adottati non sono stati lupi ma simil-cani che si erano già differenziati spontaneamente prima di incontrare l’uomo.   Sicuramente si avvicinarono all’ uomo perché divenuti meno selvatici, meno aggressivi e meno diffidenti rispetto al lupo.   Attraverso il DNA-mitocondriale si può stabilire da quanto tempo una specie diverge dall’antenato comune perché il mitocondrio è un organulo cellulare dotato di un proprio DNA ed è ereditato solo dalla madre di generazione in generazione. Il cane inizia a divergere dal lupo circa 135 mila anni fa.  

Scritto il 11 Febbraio 2019 da Margherita Buresta

In bocca al lupo: il luogo più sicuro del mondo!

La prima volta che ho raccontato la favola di Cappuccetto Rosso a Tommaso, lui ha protestato vivamente per la sorte del lupo. Sì, era stato un po’ cattivello, perché le persone non si mangiano, ma nessuno meritava di morire in fondo ad un fiume. E così insieme abbiamo deciso di cambiare la fine della favola: il lupo arrivava davanti all’acqua, ma invece di affogare riusciva a sputare le pietre e da quella volta si comportava in maniera impeccabile.   Eppure anche questo non era sufficiente. Affamati di documentari sulla vita degli animali, come eravamo, non potevamo contemporaneamente tifare per la leonessa predatrice che doveva sfamare i suoi cuccioli e per la piccola antilope che doveva tornare dalla sua mamma. E nel tempo Tommy ha iniziato a prendere consapevolezza del fatto che non esistono animali buoni o cattivi, ma esistono animali che cercano di sopravvivere con quello che la natura ha messo loro a disposizione.Che il piccolo morbidissimo pinguino, diventerà il sostentamento della piccola, tenerissima e morbidissima foca.   All’uomo è sempre piaciuto inventare storie miti e leggende, talora tanto apprezzate da essere riprese e perfezionate così tante volte da dimenticarsi che si tratta solo di una favola. Racconti, fiabe, ammonizioni per bambini, raccomandazioni e persino funebri auspici di fortuna vedono ad esempio protagonista il progenitore del migliore amico dell’uomo.   Eppure non tutti conoscono il vero significato di un detto che tutti hanno utilizzato almeno una volta come “In bocca al lupo”: questo augurio infatti riassume l’amore della mamma lupo per i suoi piccoli, quando li prende uno alla volta per la collottola per spostarli verso un luogo più sicuro. Dire quindi “In bocca al lupo” ad una persona significa augurarsi che possa essere protetta da ogni pericolo, al sicuro come solo nella bocca di un lupo si può stare.   E Tommaso ha imparato a rispondere “Viva Il Lupo”: apprezzando la vera natura di questa animali, al di là delle favole e delle iconografie classiche, non potremmo che desiderare sempre più di proteggerli e vederli liberi e rispettati nel loro ambiente.

Scritto il 08 Febbraio 2019 da Daniela Zepponi

Amichevolezza e aspetto fisico sono collegati?

Studi scientifici hanno dimostrato che gli animali possessori di geni per la predisposizione amichevole hanno un aspetto diverso dagli altri. In altre parole possiamo dire che gli stessi geni che producono il desiderio di un contatto amichevole con gli altri esseri umani, si portano dietro una gran quantità di tratti fisici: questo spiegherebbe il lento processo della domesticazione.Darwin nel capitolo 1 de “L’origine della specie” osserva che stranamente in diversi mammiferi i geni che producono gli ormoni responsabili di smorzare la paura e l’aggressività sono gli stessi che producono orecchie cadenti, coda arricciata, pelo chiazzato, muso più schiacciato, cranio arrotondato (neotenia). Come facciamo a sapere che orecchie cadenti, coda arricciata, e propensione all’amicizia sono tutti collegati?Per spiegarlo dobbiamo introdurre le famose volpi russe. Nel 1959 alcuni scienziati, tra cui il più importante Dmitrji Beljaev, che lavoravano in Siberia, avviarono un esperimento sulla base genetica del comportamento che sarebbe durato decenni.   Per capire se la propensione all’amicizia ha origini genetiche, allevò in cattività 2 popolazioni di volpi. I membri di una delle 2 popolazioni si riproducevano casualmente. Nell’ altra popolazione invece potevano riprodursi solo le volpi che si comportavano in modo meno aggressivo nei confronti dell’essere umano. Gli scienziati erano interessati solo all’aggressività e non ai tratti esteriori ma ottennero di più di quello che si aspettavano: la linea delle volpi più amichevoli, di generazione in generazione, iniziava ad avere un aspetto diverso, cioè orecchie cadenti, mantelli chiazzati, diversa consistenza di pelo, code scodinzolanti, zampe piùcorte, teste più piccole con cervelli anch’essi più ridotti, e mostravano anche un comportamento sessuale non riproduttivo e fuori stagione. Non sorprende che le volpi con maggiore disponibilità all’amicizia avessero un’attività chimica cerebrale diversa da quelle paurose e aggressive verso gli esseri umani, perciò nelle volpi i geni che a livello cerebrale danno luogo a cambiamenti invisibili promuovendo un comportamento amichevole, sono anche responsabili di modificazioni dell’aspetto fisico molto visibile. Ciò dimostra che aspetto esteriore e amichevolezza sono collegati ma allo stesso tempo è sbagliato giustificare l’intero processo della domesticazione perché ha un andamento molto lungo e complesso che dura secoli, a differenza di quest’esperimento che tratta solo qualche decennio; oltretutto non tutte le volpi riuscivano con un carattere così amichevole, anzi mantenevano una certa selvaticità. Dal punto di vista etico, come afferma la dott.Grasso, non è nemmeno giusto che l’uomo si erga a padrone del mondo in grado di modificare qualsiasi cosa abbia sotto mano.Gli animali selvatici non si sono evoluti per vivere con l’uomo: la nostra vicinanza crea loro malessere per cui dovremmo rispettarli per ciò che sono.   Fonti:Carl Safina- Aldilà delle paroleLorenz-E l’uomo incontrò il caneAngelo Gazzano-Manuale di etologia del cane   Foto:Photo by Bruce Jastrow on UnsplashPhoto by Scott Walsh

Scritto il 28 Gennaio 2019 da Margherita Buresta

Il mio cuore di Orso

Il mio libro “il mio cuore di orso” nasce come una protesta verso un comportamento inadeguato che l’uomo ha tenuto nei confronti delle due orse Daniza e kj2, la cui fine è stata alquanto tragica.   Questo testo di zooantropologia didattica da un lato vuole insegnare ai bambini il rispetto per la Natura in modo da formare adulti più educati circa le tematiche ambientali, e dall’altro vuole dare un’infarinatura scientifica circa la flora e la fauna di ambienti tanto diversi da quelli in cui viviamo, come appunto i boschi.    In questo modo il bambino viene inserito in un concetto più ampio di biodiversità attraverso il quale apprende che il mondo non è proprietà esclusiva dell’essere umano (visione antropocentrica e specista) ma dovrà condividerlo pacificamente con altre creature (visione biocentrica e antispecista).   Il libro è strutturato in due parti: una narrativa e avventurosa in cui il lettore si ritrova a vivere nei panni di un orso, e una scientifica dove spiego alcune curiosità sugli animali.   Oltre al rispetto per la Natura sono inclusi altri temi altrettanto attuali da debellare come la paura del diverso, il dramma del pregiudizio o altri valori più positivi come l’amicizia ed il senso di famiglia, per cui durante la lettura credo che il bambino possa apprendere altri concetti costruttivi oltre a quello principale che è la giusta interazione con gli animali.  

Scritto il 19 Gennaio 2019 da Margherita Buresta

Il mio cuore di orso

  Leggere insieme ai nostri bimbi è un dono sia per loro che per noi: significa piantare semi che cresceranno quando saranno diventati adulti, quando ricorderanno con affetto i momenti trascorsi insieme. E ancora più preziosi sono i libri in grado di trasmettere messaggi ricchi di significato come quelli contenuti nel libro “Il mio cuore d’Orso” di Margerita Buresta edito da Giaconi.   Il volumetto, illustrato in maniera deliziosa dalla stessa autrice, è l’avventura di un bambino che improvvisamente si ritrova trasformato in un piccolo orso. Dopo alcuni momenti di smarrimento incontra una mamma orsa con altri due cuccioli e viene da loro adottato: questo gli permette di iniziare a scoprire il bosco con un punto di vista completamente nuovo, grazie alla saggezza di mamma orsa, e di innamorarsi di quella vita che prima temeva e disprezzava. E in particolar modo il suo grande affetto va proprio agli orsi, da cui prima era terrorizzato.   Oltre alla piacevole narrazione e ai bei disegni, il tocco da maestro del libro sono le informazioni precise e puntuali contenute in esso. Infatti Margherita Buresta è una giovane zooantropologa ed esperta di comportamento animale, che ha trascorso molto tempo nel Parco Nazionale degli Abruzzi, e queste montagne hanno ispirato l’autrice attraverso i suoi incontri e i suoi studi degli orsi.   “Il mio cuore di orso” è un piccolo gioiello da leggere con i propri bambini, per scoprire insieme a loro la bellezza di un ambiente che spesso resta per noi misterioso e che si rivela splendido e da tutelare.

Scritto il 20 Dicembre 2018 da Daniela Zepponi

Galleria Fotografica - Autunno

Mentre sfogliate questa galleria di immagini insolite dei Monti Sibillini, perché riprese in posizioni o situazioni particolari della montagna, cercate di captare anche quello che nella foto c’è ma purtroppo non si vede e soprattutto non si sente. Dietro ad una foto c’è solo la visione del momento immortalato, ma tutto ciò che gli altri nostri sensi possono percepire, udito, olfatto, tatto, sentimenti, rimangono legati al ricordo del momento. Viaggiate con l’immaginazione e sentirete i suoni, i rumori, i profumi e soprattutto le sensazioni che sono comunque lì, all’interno della foto ma che solo stando sul posto o con l’immaginazione si riescono a sentire e talvolta sono più intensi e meravigliosi di ciò che i nostri occhi ci fanno vedere. D’autunno immaginate la luce limpida delle giornate terse che vi fa vedere cose lontanissime che la fotocamera non riesce ad immortalare, di innalzarvi dalle valli ed emergere da quegli immensi mari di nebbia che ci fanno sentire sul tetto del mondo, sopra ogni altra cosa e momentaneamente sopra ad ogni difficoltà della vita.Immaginate di aspettare in una cima l’arrivo del tramonto autunnale o con la prima neve, guardare le migliaia di luci che si accendono nelle valli, ascoltare il silenzio ed il freddo che si riappropria delle montagne, sentirvi padroni della montagna che ormai è solo vostra, non ci sarà più nessuno vicino a voi e sarete lontani da tutti e da tutto nella immensa felicità che avrete la fortuna di sentire dentro di voi. Già anche la felicità è un sentimento che non si può osservare in una foto ma che sentite solo dentro di voi vivendo quel momento, talvolta quell’attimo fuggente.Andate nei Monti Sibillini e godeteveli fino in fondo con tutti i vostri sensi, con tutto il vostro cuore.

Scritto il 05 Dicembre 2018 da Gianluca Carradorini