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Caldarola - Pizzo Meta - Fargno - Rio Sacro - Monte Fiegni

Percorso Caldarola - Pizzo Meta - Fargno - Rio Sacro - Monte Fiegni   Località: Caldarola KM: 75.16 Difficoltà: Difficile Durata: 08:13:06 Dislivello: 3022   Bellissimo giro con partenza da Caldarola, passando per Frz Croce verso Villa Di Montalto. Prendiamo la strada per Monastero, super salitone fino al Fargno(1800 mslm) senza dimenticare che siamo solo a metà giro… Ci aspetta il Sentiero di “Rio Sacro” che mette alla prova anche il biker’s più esperto, veramente una discesa emozionante! Finita la discesa, arrivati a Fiastra, ecco l’ ultimo “ostacolo”, che dopo quello che abbiamo passato non è da meno….Monte Fiegni,  su in salita fino ai prati… Da qui comunque possiamo dire che è finalmente finita perchè ci aspetta tutta discesa fino a Caldarola! Vista la durata del giro non sottovalutare l’equipaggiamento…   Per la mappa clicca qui!

Scritto il 28 Marzo 2018 da #occhionascosto deisibillini

Via Calcara - Poggio Paradiso – Croce di Monte Bove nord per il versante nord

L’itinerario si svolge nel versante nord tra il Monte Bove nord e la Croce di Monte Bove; per chi ha un elevato spirito di osservazione può notarlo addirittura segnato in alcune cartine in commercio con una piccolissima puntinatura nera o rossa. Non esiste però alcuna descrizione nelle varie guide, ne tantomeno ci sono riferimenti sul posto (bolli rossi, ometti di sassi o altro). È pertanto un itinerario tutto da scoprire ed è necessaria un'adeguata conoscenza del versante nord del massiccio del Monte Bove.Si consiglia di cercare il percorso con un binocolo ad esempio da Casali di Ussita, osservando bene il punto chiave di salita di tale versante, caratterizzato da una quasi continua barriera di rocce, e memorizzare bene tutti i passaggi in modo da godersi poi la salita. Descrizione: da Calcara di Ussita prendere la strada (chiusa con sbarra) che porta a Poggio Paradiso, passando sotto ai canali nord della Croce di Monte Bove, si supera la verticale del torrione della Grotta del Diavolo e il suo relativo canale che scende alla sua sinistra quindi si giunge all’altezza del grande canale che scende direttamente dalla cima della Croce di Monte Bove, chiuso a sua volta in alto da una barriera rocciosa strapiombante sormontata da un bosco. Qui ci si innalza faticosamente nel bosco senza alcun sentiero, fino a raggiungere le prime rocce poste alla destra del canalone stesso. Si individua una cengia che corre sotto alle rocce e nel bosco in salita verso destra e che scavalca la barriera rocciosa fino ad incontrare un canale erboso che si risale fino ad un nucleo di grossi faggi .È questo il passaggio chiave che occorre aver individuato prima di iniziare la salita, altrimenti si rischia di trovarsi in difficoltà.Sempre in ripida salita per pendio erboso ci si porta verso sinistra su una cresta posta nel bordo destro dell’ampio canalone che scende direttamente dalla Croce. Si sale la cresta fino a che il pendio non si fa più lieve, caratterizzato sulla destra da particolari formazioni rocciose (vedi foto). Da qui si può raggiungere la cima della Croce di Monte Bove proseguendo verso nord (in direzione di Ussita) per poi risalire i canali erbosi del versante ovest oppure si può effettuare l’itinerario n.5, molto più entusiasmante. Per raggiungere la cima della Croce di Monte Bove si scavalcano le particolari formazioni rocciose incontrate al termine del canale e si inizia una traversata in quota verso la sommità del torrione della Grotta del Diavolo che si raggiunge in pochi minuti. Dal torrione si nota una traccia di sentiero che sale verso sinistra e che scavalca lo spigolo nord per portarsi su cenge nel versante ovest.Con almeno 3 ore di salita si raggiunge così la cresta ovest, che è percorsa da un itinerario che porta direttamente alla cima della Croce di Monte Bove, salendo per l’ultimo ripido canalino erboso dal quale si esce proprio in corrispondenza della grande croce metallica. Discesa: Dalla cima si prende la cresta in direzione del Monte Bove Nord fino alla sella erbosa in cui un sentiero porta verso la fonte della Val di Bove; da qui si scende su tratturo fino a Calcara. Via Calcara – Poggio Paradiso – Croce di Monte Bove nord variante finestra della via Maurizi-Taddei Itinerario di avvicinamento (in rosso):Da Calcara di Ussita prendere la strada che porta a Poggio Paradiso. Percorrere altri 200 metri superando la verticale del Torrione della Grotta del Diavolo e l’ampio canalone che scende dal versante nord della croce. Salita (in giallo): innalzarsi faticosamente nel bosco fino alla base delle pareti della croce di Monte Bove, a destra del canalone stesso, individuare la cengia di salita tra rocce e nuclei di alberi di faggio. Si risale la cresta a destra del canale che scende direttamente dalla croce fino ad arrivare ad un plateau caratterizzato da curiose formazioni rocciose. Per raggiungere la cima della Croce di Monte Bove salire in direzione nord sopra al torrione della Grotta del Diavolo quindi proseguire per cenge fino alla cresta ovest dove sale un itinerario riportato in altre guide. Oppure (variante in colore azzurro ) dal plateau deviare a sinistra, attraversare il canale e portarsi nell’ampio anfiteatro sottostante le pareti nord della Croce di Monte Bove (denominato campo sportivo), proseguire in direzione della base della grande parete nord del Monte Bove per raggiungere un nucleo boschivo da dove parte la cengia che permette di raggiungere la “finestra” della via Maurizi-Taddei. Itinerario di ritorno (in verde):Dalla cima della croce di Monte Bove si prende la cresta in direzione del Monte Bove nord fino alla sella erbosa in cui un sentiero porta verso la fonte della Val di Bove, da qui si scende su tratturo fino a Calcara. Dalla finestra ripercorrere l’itinerario di avvicinamento costeggiando la parete nord del Monte Bove fino al “campo sportivo” quindi risalire il canale che separa la croce dalle pareti nord del Monte Bove fino alla sella tra le due cime dove tramite comodo sentiero si scende alla fonte di Val di Bove.

Scritto il 28 Marzo 2018 da Gianluca Carradorini

Sentiero Verde n2

Percorso Sentiero Verde n2   Località: Caldarola KM: 17.26 Difficoltà: Facile Durata: 02:07:50 Dislivello: 642   Questo è il secondo sentierotracciato e tabellato dalla nostra Associazione, bel giro tra le “nostre” montagne, media difficoltà con un finale tutto da guidare…facendo il Sentiero del Tesoro si incrocia il sentiero De Magistris..veramente divertente. Giro nel complesso facile con discesa però abbastanza impegnativa..   Per la mappa clicca qui!

Scritto il 25 Marzo 2018 da #occhionascosto deisibillini

Monastero - Prati di Ragnolo

Percorso Monastero - Prati di Ragnolo   Località: Caldarola KM: 57.17 Difficoltà: Difficile Durata: 06:00:17 Dislivello: 1626   Partenza da Caldarola con direzione Prati di Ragnolo passando per la Frazione Monastero..giro tosto ma ne vale la pena solo per il panorama.. Ritorno su strada passando da Pian di Pieca verso casa passando per Morichella e Frazione Tribbio di Montalto.   Per la mappa clicca qui!    

Scritto il 22 Marzo 2018 da #occhionascosto deisibillini

Solo per i tuoi occhi – Animali e altruismo

C’è un aspetto del comportamento animale che affascina molto l’osservatore umano: tutto quello che possiamo definire “altruismo”, azioni compiute da un individuo con costi a proprie spese e che portano benefici a un altro individuo. Aiutare, soccorrere, avvisare, adottare, collaborare sono azioni ampiamente osservate nell’etologia di specie differenti. In una chiave di lettura corrente spesso per descrivere comportamenti di questo tipo si parla di azioni disinteressate. Gli studi evoluzionistici, penso alla sintesi di Dawkins, rivisitano questa caratteristica nelle motivazioni più profonde ed epigenetiche dei comportamenti animali altruistici. Qui sta una delle prime spiegazioni che la biologia dà a questo tipo di azioni: si osserva altruismo principalmente all’interno di gruppi e colonie definite eusociali (con alto grado di organizzazione sociale) e maggiormente tra individui con rapporti di parentela, perché l’azione è volta a garantire possibilità di sopravvivenza al proprio patrimonio genetico “diffuso”, riscontrabile cioè in tutti i parenti o individui di una colonia, andando oltre al singolo. Le spiegazioni superano il concetto di sopravvivenza della specie (i comportamenti altruistici sono spesso a scapito della possibilità riproduttiva dell’attore stesso), e vedono nella conservazione, trasmissione e discendenza dei geni il motore principale. La reciprocità è una chiave di lettura: comportamenti altruistici rientrano nelle regole sociali inscritte nel gruppo (colonia, o specie, o comunità). Credo che la diffusione virale di filmati che circolano in rete ormai, suscitando grande successo di visualizzazioni, che mostrano comportamenti di aiuto e soccorso altruistico tra animali porrà dei nuovi interrogativi e amplierà il campo di studi sull’argomento. Allo stato attuale, la comunità scientifica considera rilevanti e realmente documentati solo determinati esempi di comportamenti animali definibili altruistici: il caso di delfini che soccorrono compagni in difficoltà, il caso di elefanti che aiutano i piccoli o altri individui intrappolati, il caso degli usignoli che sviano i predatori dalla propria nidiata attirandoli verso di sé… C’è poi un case study trentennale sugli scimpanzé, che mostra in particolare un comportamento molto dispendioso per un singolo individuo a favore di un altro: l’adozione. Che sia intraspecifica o eterospecifica, questa attitudine trova una spiegazione interessante e innovativa in una lettura “epimeletica”, cioè della tendenza a offrire cure parentali a soggetti di cui si intravedano caratteristiche infantili e segnali propri di un cucciolo. Si possono inserire in questo filone anche le osservazioni più recenti sui lupi in natura che tendono a integrare la teoria dell’individuo alfa, spiegando il ruolo di leader di alcuni individui non come pura gerarchia fissa, ma con un ruolo contingente e con la capacità del leader di prendersi cura di individui più giovani e bisognosi e di somministrare cure parentali a cuccioli che diventeranno poi autonomi e creeranno un nuovo branco. Un’osservazione in più: le cure parentali e l’attenzione per il benessere di un altro individuo generano un profondo senso di gratificazione innescato a livello neocorticale e strettamente correlato allo sviluppo di comportamenti pro-sociali. La neocorteccia in particolare è molto sviluppata nell’uomo e nei primati e pertanto può spiegare l’esempio degli scimpanzé e delle loro adozioni, sia da parte di maschi che di femmine, verso orfani la cui sopravvivenza sia a rischio. Ogni azione nel mondo animale discende sempre da spiegazioni molto, molto lontane… La biologia e l’etologia studiano da tempo il fenomeno dell’altruismo nel modo animale. La mia domanda conclusiva è se non sia da riscrivere completamente il concetto di disinteresse, senza dimenticare che parlare di altruismo animale non può che includere, anziché distinguere, il comportamento umano. Ma senza dimenticare altrettanto che c’è una dimensione di sentimento e emozione in tutti gli animali irriducibile, insondabile, e che possiamo tuttavia percepire. Alcuni approfondimenti in rete: 1) Marchesini etologia 2) N. Patelli – I. Stradi, “Socialità e altruismo nel mondo animale” 3) S.I.S.C.A. Società Italiana di Scienze del Comportamento Animale 4) Scienze naturali.it (Immagine tratta dal Web)

Scritto il 21 Marzo 2018 da Simona Carmenati

Grotte di Angilino sulla testata della valle dell’Acquasanta

Nella testata della valle dell’Acquasanta, tra il Monte Rotondo ed il M. Pietralata, il 6 agosto 2005 sono state riscoperte quattro ampie cavità, non riportate in alcuna guida e conosciute soltanto dai vecchi pastori. Le cavità sono paragonabili come ampiezza alle ben più note Grotte dei Frati situate più a valle nella Gola del Fiastrone di cui il torrente Acquasanta, che nasce proprio sotto a queste grotte, è un affluente. Descrizione: dalla Forcella del Farnio che si raggiunge in auto, si prende in direzione N, per l’evidente cresta che conduce al Monte Rotondo (10 minuti) per poi tagliare a destra il versante E passando sotto ad uno sperone di rocce bianche e proseguire per sentiero poco evidente fino alla Forcella Cucciolara. Ora scendere nella selvaggia Val di Tela per sentiero a tornanti per poi proseguire lungo il fondovalle fino quasi al termine. Da qui, per tracce di sentiero, deviare nettamente a sinistra verso il primo nucleo di faggi al di sotto di una fascia di rocce stratificate che si supera per sentiero esposto. Superare in salita il bosco e per tracce attraversare orizzontalmente verso la testata della valle dell’Acquasanta. Lasciare il sentiero (segnato su carte e guide) che attraversa il ripidissimo versante est del Monte Pietralata e dirigersi verso il ripiano erboso situato alla base del plateau ghiaioso della testata della valle. Percorrere l’intero ripiano verso il Monte Pietralata, fino ad arrivare al termine, in corrispondenza di un canalino ghiaioso lungo il quale si scende nella cengia sottostante la fascia rocciosa che delimita il ripiano stesso verso valle. Percorrere tutta la cengia erbosa in senso inverso, cioè verso la Val di Tela, fino a raggiungere una fascia rocciosa strapiombante dalla quale ha inizio un boschetto che precipita verso la forra dell’acquasanta. Nel bosco, sotto alla fascia rocciosa, si aprono le suddette cavità, (ore 2,30 dalla Forcella del Farnio) in un ambiente selvaggio e totalmente isolato. Itinerario di ritorno: Stesso dell’avvicinamento oppure dal pianoro sopra alle grotte proseguire con attenzione per il M. Pietralata e per cresta fino alla cima del M. Rotondo quindi scendere la cresta sud fino alla Forcella del Farnio. Grotte di Angilino  Itinerario di avvicinamento: Salita estiva (in rosso): pintura di Bolognola – strada del Farnio fino al rifugio del Farnio prendere la cresta sud di Monte Rotondo (sentiero n. 1g) fino alla deviazione a destra non numerata, in corrispondenza di uno scoglio bianco a destra sotto alla cresta, che raggiunge la Forcella Cucciolara. Dalla Forcella Cucciolara scendere nella valle Tela sottostante fino a quota 1600 m. circa fino ad individuare delle tracce di sentiero che salgono verso sinistra. Proseguire il sentiero che sale verso un boschetto di faggi e seguita in direzione del Monte Pietralata fino a raggiungere l’anfiteatro della testata della valle dell’Acquasanta da dove inizia l’itinerario di discesa alle grotte (in giallo).  Itinerario di ritorno: stesso dell’avvicinamento, oppure (in azzurro) dall’anfiteatro dell’Acquasanta proseguire per sentiero molto esposto verso il M. Pietralata quindi per cresta fino alla cima del M. Rotondo, da qui per la cresta sud scendere fino alla Forcella del Farnio. 

Scritto il 21 Marzo 2018 da Gianluca Carradorini

Sentiero Blu N3

Percorso Sentiero Blu N3   Località: Caldarola KM: 32.92 Difficoltà: Medio Durata: 04:04:14 Dislivello: 624   Sentiero ufficialmente dell ASD Monti Azzurri, tracciato, aperto e contrassegnato ad ogni incrocio con le Tabelle Blu   Per la mappa clicca qui!

Scritto il 19 Marzo 2018 da #occhionascosto deisibillini

Terribili - Collemese

Percorso Terribili - Collemese   Località:  Caldarola KM: 35.47 Difficoltà: Difficile Durata: 05:03:22 Dislivello: 1458   Partenza e ritorno,come di consueto, a Piazza Vittorio Emanuele II si sale per la montagna di Croce(Caldarola), oltrepassato il ripetitore si va ad affrontare la discesa detta Terribili, chiamata così non a caso infatti… se ancora tutti interi si risale da Collemese direzione S.M.Maddalena a questo punto direzione “casa” facendo un passaggio per trocchi di Pievefavera …bel giro con discesce impegnative..!   Per la mappa clicca qui!

Scritto il 16 Marzo 2018 da #occhionascosto deisibillini