Rubrica - La voce della natura

Ma il cane fu domesticato a partire dal lupo?

La somiglianza tra lupi e cani è fortissima.   Esteriormente molti cani hanno un aspetto totalmente differente da quello dei lupi: prendiamo un barboncino, un chihuahua, un pastore tedesco o un siberian husky. Secondo voi chi si avvicina di più al lupo? Se avete optato per gli ultimi due la risposta non è del tutto corretta perché in realtà tutti i cani derivano dal lupo. Dal punto di vista genetico tra un lupo e un cane domestico è cambiato pochissimo, cioè il loro DNA è molto simile. Gli scienziati per tale motivo hanno modificato il nome latino del cane riducendolo a quello del lupo, infatti esso si definisce “Canis lupus familiaris”per spiegare chi fossero prima che li adottassimo.    La fedeltà, le posture comunicative dei cani sono tutti comportamenti lupini che sopravvivono anche nei “lupi domesticati” con i quali conviviamo.   Il termine “domesticato” significa “modificato geneticamente” rispetto agli antenati selvatici, mediante il controllo della selezione e alimentazione da parte dell’uomo. Un esempio pratico per spiegare questo concetto è il seguente: i giardini zoologici ospitano animali in cattività a differenza delle fattorie che ospitano animali domestici. Un lupo allevato in cattività si dice addomesticato perché reso mansueto ed è l’unico soggetto di tutta la sua specie ad esserlo. Gli animali domestici invece sono stati creati da noi a partire dai selvatici e riguarda tutti coloro che appartengono a quella specie perdendo quindi la loro selvaticità.   Ma allora il cane fu domesticato a partire dal lupo grigio che viveva in natura?   Questo è un concetto da sfatare perché i primi cani adottati non sono stati lupi ma simil-cani che si erano già differenziati spontaneamente prima di incontrare l’uomo.   Sicuramente si avvicinarono all’ uomo perché divenuti meno selvatici, meno aggressivi e meno diffidenti rispetto al lupo.   Attraverso il DNA-mitocondriale si può stabilire da quanto tempo una specie diverge dall’antenato comune perché il mitocondrio è un organulo cellulare dotato di un proprio DNA ed è ereditato solo dalla madre di generazione in generazione. Il cane inizia a divergere dal lupo circa 135 mila anni fa.  

Scritto il 11 Febbraio 2019 da Margherita Buresta

Amichevolezza e aspetto fisico sono collegati?

Studi scientifici hanno dimostrato che gli animali possessori di geni per la predisposizione amichevole hanno un aspetto diverso dagli altri. In altre parole possiamo dire che gli stessi geni che producono il desiderio di un contatto amichevole con gli altri esseri umani, si portano dietro una gran quantità di tratti fisici: questo spiegherebbe il lento processo della domesticazione.Darwin nel capitolo 1 de “L’origine della specie” osserva che stranamente in diversi mammiferi i geni che producono gli ormoni responsabili di smorzare la paura e l’aggressività sono gli stessi che producono orecchie cadenti, coda arricciata, pelo chiazzato, muso più schiacciato, cranio arrotondato (neotenia). Come facciamo a sapere che orecchie cadenti, coda arricciata, e propensione all’amicizia sono tutti collegati?Per spiegarlo dobbiamo introdurre le famose volpi russe. Nel 1959 alcuni scienziati, tra cui il più importante Dmitrji Beljaev, che lavoravano in Siberia, avviarono un esperimento sulla base genetica del comportamento che sarebbe durato decenni.   Per capire se la propensione all’amicizia ha origini genetiche, allevò in cattività 2 popolazioni di volpi. I membri di una delle 2 popolazioni si riproducevano casualmente. Nell’ altra popolazione invece potevano riprodursi solo le volpi che si comportavano in modo meno aggressivo nei confronti dell’essere umano. Gli scienziati erano interessati solo all’aggressività e non ai tratti esteriori ma ottennero di più di quello che si aspettavano: la linea delle volpi più amichevoli, di generazione in generazione, iniziava ad avere un aspetto diverso, cioè orecchie cadenti, mantelli chiazzati, diversa consistenza di pelo, code scodinzolanti, zampe piùcorte, teste più piccole con cervelli anch’essi più ridotti, e mostravano anche un comportamento sessuale non riproduttivo e fuori stagione. Non sorprende che le volpi con maggiore disponibilità all’amicizia avessero un’attività chimica cerebrale diversa da quelle paurose e aggressive verso gli esseri umani, perciò nelle volpi i geni che a livello cerebrale danno luogo a cambiamenti invisibili promuovendo un comportamento amichevole, sono anche responsabili di modificazioni dell’aspetto fisico molto visibile. Ciò dimostra che aspetto esteriore e amichevolezza sono collegati ma allo stesso tempo è sbagliato giustificare l’intero processo della domesticazione perché ha un andamento molto lungo e complesso che dura secoli, a differenza di quest’esperimento che tratta solo qualche decennio; oltretutto non tutte le volpi riuscivano con un carattere così amichevole, anzi mantenevano una certa selvaticità. Dal punto di vista etico, come afferma la dott.Grasso, non è nemmeno giusto che l’uomo si erga a padrone del mondo in grado di modificare qualsiasi cosa abbia sotto mano.Gli animali selvatici non si sono evoluti per vivere con l’uomo: la nostra vicinanza crea loro malessere per cui dovremmo rispettarli per ciò che sono.   Fonti:Carl Safina- Aldilà delle paroleLorenz-E l’uomo incontrò il caneAngelo Gazzano-Manuale di etologia del cane   Foto:Photo by Bruce Jastrow on UnsplashPhoto by Scott Walsh

Scritto il 28 Gennaio 2019 da Margherita Buresta

Il mio cuore di Orso

Il mio libro “il mio cuore di orso” nasce come una protesta verso un comportamento inadeguato che l’uomo ha tenuto nei confronti delle due orse Daniza e kj2, la cui fine è stata alquanto tragica.   Questo testo di zooantropologia didattica da un lato vuole insegnare ai bambini il rispetto per la Natura in modo da formare adulti più educati circa le tematiche ambientali, e dall’altro vuole dare un’infarinatura scientifica circa la flora e la fauna di ambienti tanto diversi da quelli in cui viviamo, come appunto i boschi.    In questo modo il bambino viene inserito in un concetto più ampio di biodiversità attraverso il quale apprende che il mondo non è proprietà esclusiva dell’essere umano (visione antropocentrica e specista) ma dovrà condividerlo pacificamente con altre creature (visione biocentrica e antispecista).   Il libro è strutturato in due parti: una narrativa e avventurosa in cui il lettore si ritrova a vivere nei panni di un orso, e una scientifica dove spiego alcune curiosità sugli animali.   Oltre al rispetto per la Natura sono inclusi altri temi altrettanto attuali da debellare come la paura del diverso, il dramma del pregiudizio o altri valori più positivi come l’amicizia ed il senso di famiglia, per cui durante la lettura credo che il bambino possa apprendere altri concetti costruttivi oltre a quello principale che è la giusta interazione con gli animali.  

Scritto il 19 Gennaio 2019 da Margherita Buresta
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