Rubrica - La voce della natura

Amichevolezza e aspetto fisico sono collegati?

Studi scientifici hanno dimostrato che gli animali possessori di geni per la predisposizione amichevole hanno un aspetto diverso dagli altri. In altre parole possiamo dire che gli stessi geni che producono il desiderio di un contatto amichevole con gli altri esseri umani, si portano dietro una gran quantità di tratti fisici: questo spiegherebbe il lento processo della domesticazione. Darwin nel capitolo 1 de “L’origine della specie” osserva che stranamente in diversi mammiferi i geni che producono gli ormoni responsabili di smorzare la paura e l’aggressività sono gli stessi che producono orecchie cadenti, coda arricciata, pelo chiazzato, muso più schiacciato, cranio arrotondato(neotenia). Come facciamo a sapere che orecchie cadenti, coda arricciata, e propensione all’amicizia sono tutti collegati? Per spiegarlo dobbiamo introdurre le famose volpi russe. Nel 1959 alcuni scienziati, tra cui il più importante Dmitrji Beljaev, che lavoravano in Siberia, avviarono un esperimento sulla base genetica del comportamento che sarebbe durato decenni. Per capire se la propensione all’amicizia ha origini genetiche, allevò in cattività 2 popolazioni di volpi. I membri di una delle 2 popolazioni si riproducevano casualmente. Nell’ altra popolazione invece potevano riprodursi solo le volpi che si comportavano in modo meno aggressivo nei confronti dell’essere umano. Gli scienziati erano interessati solo all’aggressività e non ai tratti esteriori ma ottennero di più di quello che si aspettavano: la linea delle volpi più amichevoli, di generazione in generazione, iniziava ad avere un aspetto diverso, cioè orecchie cadenti, mantelli chiazzati, diversa consistenza di pelo, code scodinzolanti, zampe più corte, teste più piccole con cervelli anch’essi più ridotti, e mostravano anche un comportamento sessuale non riproduttivo e fuori stagione.  Non sorprende che le volpi con maggiore disponibilità all’amicizia avessero un’attività chimica cerebrale diversa da quelle paurose e aggressive verso gli esseri umani, perciò nelle volpi i geni che a livello cerebrale danno luogo a cambiamenti invisibili promuovendo un comportamento amichevole, sono anche responsabili di modificazioni dell’aspetto fisico molto visibile.   Ciò dimostra che aspetto esteriore e amichevolezza sono collegati ma allo stesso tempo è sbagliato giustificare l’intero processo della domesticazione perché ha un andamento molto lungo e complesso che dura secoli, a differenza di quest’esperimento che tratta solo qualche decennio; oltretutto non tutte le volpi riuscivano con un carattere così amichevole, anzi mantenevano una certa selvaticità. Dal punto di vista etico, come afferma la dott.Grasso, non è nemmeno giusto che l’uomo si erga a padrone del mondo in grado di modificare qualsiasi cosa abbia sotto mano. Gli animali selvatici non si sono evoluti per vivere con l’uomo: la nostra vicinanza crea loro malessere per cui dovremmo rispettarli per ciò che sono.  

Scritto il 12 Settembre 2019 da Margherita Buresta

Un incesto davanti ai nostri occhi

Il grande biologo ottocentesco sir Richard Owen fu famoso perché inventò il nome di “Dinosauro”, e successivamente, quasi sembrerebbe per ironia della sorte, ideò quello di “Demodex”, che significa “verme del lardo”, quindi passò dal gigante Golia ormai estinto al vincitore Davide, tutt’oggi trionfante. Gli acari sono microscopici membri a 8 zampe del clan dei ragni, ma sono talmente tanto piccoli che non possiamo vederli. Dopo gli insetti, sono il più variegato gruppo di animali del pianeta  e possono vivere ovunque: sulla terra o in mare, nelle profondità degli oceani alle bollenti sorgenti termali la cui temperatura  lesserebbe  la maggioranza degli altri organismi. Solo i batteri sono i più adattabili. Gli acari possono mettere su famiglia nella trachea di un’ ape o salire a bordo sul becco di un colibrì per chiedere un passaggio da un fiore ad un altro. Meno di un metro quadrato di foresta brulica di un milione di acari appartenente a oltre 200 specie diverse ma non ci dobbiamo allontanare così tanto per incontrarli , infatti mentre leggete queste righe, il “Demodex folliculorum” sta usando le sue mascelle aghiformi per rimpinzarsi dell’ olio secreto dalle ghiandole sebacee alla base delle vostre ciglia. Questi acari sembrano spazzolini da denti paffutelli , con l’addome allungato e 4 paia di zampe con tanto di artigli. La poesia si perde un po' quando essi sembrano compiere “un vero e proprio incesto davanti ai nostri occhi!” La femmina di demodecio del follicolo mette al mondo la prima cucciolata senza accoppiarsi. Si accoppia coi figli una settimana dopo per deporre altre 25 uova. A sua volta, la nuova generazione nasce di notte e cerca i propri follicoli. Nella pelle intorno al ciglio si annidano fino a 10 acari posizionati a testa in giù che hanno un apparato digerente così efficiente da non produrre nessun materiale di scarto. Quando muoiono, si dissolvono in situ. Le nostre case sono vasti contenitori di acari: acari della farina, del formaggio e così via, e ogni specie si nutre e si riproduce nel proprio microhabitat. Probabilmente il più infame è l’acaro della polvere(Dermatophagoides Pteroryssus o “pugnalatore di piume mangiapelle”). Non si nutre dell’ uomo ma dei fiocchi di pelle che cadono dai corpi.  L’odore di muffa che ci colpisce mentre svuotiamo l’aspirapolvere è causato dagli enzimi digestivi degli acari della polvere: mezzo cucchiaino di polvere contiene circa mille acari 250.000 palline dei loro escrementi.  Gli escrementi possono sì aggravare l’ asma, ma gli acari della polvere liberano il nostro ambiente da scaglie e fiocchi di pelle. Inoltre gli acari sono impossibili da rimuovere. Passare ossessivamente l’ aspirapolvere, li ridistribuisce per casa insieme alle uova, e peggio ancora, risucchia il loro predatore principale: il grosso acaro Cheleytus, il quale aiuta a mantenere stabile la popolazione. Pulire moquette e tappeti li rende ancora più felici perché si creano le condizioni ideali di calore e umidità. Ecco perché vanno pazzi per i nostri materassi. A questo punto, non vi dannate con le pulizie ossessive e rilassatevi!  

Scritto il 05 Settembre 2019 da Margherita Buresta

"Le mosche dell'uomo bianco"

Così chiamarono le api domestiche i nativi americani. Eh si, perché esse non si sono evolute nel Nuovo Mondo ma ve le portarono i coloni inglesi. Quindi parlano Inglese? Scherzi a parte, tolto il linguaggio umano, la forma di comunicazione più sofisticata non è opera di una scimmia antropomorfa, ma di un insetto. Le api domestiche sanno dirsi la qualità, la distanza e l’ubicazione precisa di una fonte di cibo grazie a una complessa sequenza di movimenti e vibrazioni detta “Waggle dance” o “danza scodinzolante”.    Ogni scodinzolio ha un preciso significato, cioè il fatto di trovarsi a circa 45 metri dall‘alveare. Questa scoperta, nel 1945, fece assegnare l’ unico premio Nobel che sia mai stato assegnato sul comportamento animale a Karl von Frisch.   Ultimamente altre ricerche hanno contribuito a completare il quadro. Le api hanno il senso del tempo; la capacità di vedere nella gamma della radiazione ultravioletta fa sì che siano più attratte dal calore e dalla forma di alcuni fiori che da altri; imparano dall’esperienza. Sono perfino in grado di riconoscere le facce umane: che creaturine con un cervello grosso quanto la capocchia di uno spillo siano in grado di farlo è notevolissimo. Le api che vengono ricompensate con il nettare quando si mostrano loro le foto di certe facce, e non di altre, imparano in fretta a riconoscere la differenza. Ma non sopravvalutiamola questa capacità.  Le api non “pensano” in modo significativo, cioè comunicano sempre su due argomenti: il cibo e il sito del prossimo alveare. Chiaramente, le “facce” dell’esperimento funzionarono in quanto fiori stravaganti, non in quanto persone con cui fare conoscenza. Diciamo che l’ape non potrà mai diventare animale da salotto!!!   Le api erano sacre ai Greci, agli Egizi e ai Babilonesi. L’alveare è indice di una società ordinatissima, ma è anche un luogo di grande drammaticità. Appena ammazzate le sorelle, una nuova regina compie “il volo nunziale” e si accoppia a mezz’aria con quindici fuchi, i quali muoiono tutti (il pene esplode con un udibile “PLOP”, e l’ estremità resta dentro la regina come un tappo). La regina successivamente torna a bordo con abbastanza sperma da approvvigionare l’ intera colonia da sola, ed è capace di deporre fino a 15.000 uova al giorno, nel corso della sua vita triennale. Essa viene costantemente nutrita e tolettata  da alcune operaie femmine dette “ancelle”. Ogni tanto però l’equilibrio vacilla e le operaie femmine iniziano a deporre anche loro ma puntualmente tutte le loro uova vengono mangiate in un batter d’occhio dalle altre operaie.   L’ape europea (Apis millifera) inoltre ci fornisce una famose secrezione detta MIELE. Sigillato e conservato come si deve, esso è il solo cibo che non si deteriora. Gli archeologi hanno  trovato e assaggiato del miele rinvenuto nelle tombe dei faraoni egizi. Il miele è “igroscopico”, cioè può assorbire e trattenere l’ umidità in modo che qualsiasi muffa  e batterio lo tocchi perda in fretta la propria ,di umidità, e muoia. Senza api non ci sarebbe agricoltura: un boccone di cibo su tre lo dobbiamo a loro.   Ne approfitto per fare un monito contro i pesticidi.  Impariamo a rispettare il gigantesco valore di questo piccolo insettino.  

Scritto il 05 Giugno 2019 da Margherita Buresta

Sono proprio un verme, e me ne vanto!

Perché non parlare mai dei vermi? Solo il nome fa ribrezzo, quindi assume subito un’accezione negativa. E’ un’ingiustizia, quindi oggi mi sento di difenderli un po', per lo meno parlandone, anche perché molti non sanno che il regno animale è costituito da 34 phyla circa, e più della metà sono formati da diversi generi di vermi! In soldoni…al mondo esistono più vermi che qualsiasi altro tipo di creatura. I nematodi, o vermi cilindrici, sono parassiti presenti praticamente ovunque: dal letto della terra fino all’intestino umano. Sono gli animali più numerosi del pianeta, in una gamma che va da 0,2 millimetri fino a 8 metri. Il loro DNA è identico al nostro per il 75%.  La maggior parte di essi sono bestiole benefiche, umilmente a servizio dell’ecosistema, ma alcuni sono parassiti pericolosi. Poi ci sono vermi piatti (platelminti),e vermi segmentati(anellidi), vermi cucchiaio(echiuroidei) e vermi arachide(sipunculidi), vermi a nastro(nemertini) e vermi crine di cavallo( nematomorfi). I vermi di velluto(onicofori) abitano nelle foglie secche e nelle assi di legno marce. Paralizzano gli animali e li liquefanno con la saliva. I vermi ghianda(enteropneusta) vivono in tane a forma di U sul fondale marino. Mangiano ed espellono fango.  Tutti i vermi, eccetto quelli Pagaia(policheti),sono ermafroditi. I nemertini arrivano a mangiare il proprio corpo se le scorte di cibo si esauriscono. Possono mangiare fino al 95% di se stessi e comunque sopravvivere.  Esistono 3000 specie di lombrico, con lunghezze che vanno dai 5 cm ai 3 metri. Un buon terreno contiene  un milione di lombrichi per acro. Un lombrico-tipo non ha polmoni, occhi o denti, però ha 10 cuori a coppie di cinque. Sebbene privi di occhi, la loro pelle rivela i cambiamenti di luce. Il loro semplice cervello serve a dire al corpo come reagire a questi cambiamenti. Se si toglie il cervello a un lombrico, non si notano chissà quali mutamenti nel suo comportamento. I lombrichi sono essenziali alla vita perché arieggiano il terreno, permettendo così alle piante di crescere: senza di loro, moriremmo tutti di fame in quattro e quattr’otto. Cleopatra li dichiarò sacri: portarne via uno dall’ Egitto era punibile con la pena di morte.  “Si può mettere in dubbio se vi siano molti altri animali i quali abbiano avuto una parte tanto importante nella storia del mondo quanto quella avuta da questi esseri dall’ organismo tanto basso.” Charles Darwin  

Scritto il 06 Maggio 2019 da Margherita Buresta

Un'antica palla spinosa: il riccio

Tra una passeggiata al buio e una scorpacciata d’ insetti, il riccio non è cambiato granchè negli ultimi 15 milioni di anni: esso presenta caratteristiche morfologiche arcaiche come ad esempio la formula dentaria ed il cervello, che lo accomuna ai primi mammiferi comparsi sulla terra al termine del Cretaceo. Purtroppo molti di loro muoiono prima di festeggiare il proprio compleanno, tra quelli che vengono schiacciati ogni anno sulle strade, altri che assumono pesticidi sempre più potenti, o a causa della distruzione dei margini erbosi dei campi, dove i ricci amano farsi la tana. La sorte non è migliore nemmeno per i “ricci urbani” che vengono triturati dalle falciatrici, o infilano la testa in contenitori di alimenti e muoiono di fame; altri muoiono di diarrea per colpa dei benintenzionati che lasciano loro pane e latte. Il miglior modo di aiutare i ricci non è dar loro da mangiare ma lasciarli liberi di scorrazzare nell’orto. Un solo adulto è in grado di trangugiare 50 lumache in una sera. Grazie alla “palla spinosa” che formano per difesa, i ricci hanno pochissimi predatori naturali. Il tasso è l’unico animale con mascelle abbastanza forti da aprire un riccio appallottolato, anche se è vero che alcune volpi ci urinano sopra per costringerli a srotolarsi. Il riccio inoltre è estremamente immune al veleno: può sopravvivere al morso di una vipera che ucciderebbe una cavia in cinque minuti. La tanta resistenza può essere spiegata attraverso un comportamento particolare: l’ “AUTOSPUTO”, per cui il riccio si contorce fino a ricoprire il proprio dorso di cumuletti di saliva dopo aver masticato la pelle velenosa di un rospo, creando così una mousse tossica sugli aculei. In questo modo i predatori sono meno attratti. Un riccio adulto ha più di 5000 aculei, che altro non sono che peli cavi con un rinforzo di cheratina, la stessa sostanza di cui sono fatte le nostre unghie.  

Scritto il 04 Aprile 2019 da Margherita Buresta

E' ora di andare a pranzo. Il DNA รจ sul fornello

Studi recenti  condotti sulle proteine e sugli acidi nucleici hanno dimostrato che scimpanzè e gorilla assomigliano molto più all’uomo che all’ orangutan o al gibbone. Come si fa a sapere ciò? Attraverso  gli studi dell’antropologia molecolare che si sono concentrati  sulle strutture del DNA. Ogni specie vivente ha un proprio DNA che lo caratterizza ,quindi 2 specie diverse hanno DNA diversi e sono sempre più diversi quanto più le  2 specie sono lontane nella scala evolutiva. Un cavallo e un asino sono molto simili anche nell’aspetto esteriore e ed hanno i rispettivi DNA molto simili ;questo significa che si sono differenziati da un antenato comune in tempi recenti, invece quegli animali che hanno un codice genetico molto diverso, è perché si sono differenziati dall’ antenato comune in tempi molto lontani. Oggi la tecnica usata per confrontare i DNA di due specie diverse si chiama IBRIDAZIONE: es, nell’ uomo e nel gorilla viene riscaldata la doppia elica di DNA di tutti e due e vengono separati i filamenti. Successivamente un filamento di DNA dell’ uomo viene unito ad un filamento di DNA di gorilla, così da questa operazione si ottiene una doppia elica ibrida, ossia per metà umana e per metà scimmiesca. Ora  i due filamenti ,a freddo, si riavvolgono abbastanza bene, ma non in modo perfetto perché vi sono alcuni nucleotidi che non combaciano e quindi non si legano. Riscaldando questo DNA ibrido si nota che la temperatura necessaria alla separazione dei 2 filamenti ibridi è minore a quella che era servita a separare i 2 DNA puri. Perché ? Poiché ora è minore il numero di legami che tengono unite le due catene nucleotidiche, così si ottengono una serie di temperature di rottura dei legami di DNA ibridi che ci informano di quanto le due specie sono imparentate. Da queste ricerche appare evidente che uomo, scimpanzè e gorilla sono differenti solo per l’ aspetto esteriore ma la differenza è minima nel DNA. Un esempio  di differenza  è la  brachiazione, che comporta una clavicola molto lunga la quale permette alla spalla di compiere ogni tipo di movimento ,come appunto star appesi ad un ramo con le braccia ed oscillare. Le scimmie non antropomorfe non ne sono capaci. Questa tecnica di ibridazione è la stessa che ci permette ovviamente di capire le differenze tra i nostri amati cani ed i nostri affascinanti lupi ed è certo che la differenza tra i rispettivi DNA è minima come appunto è molto recente la loro divergenza evolutiva.  

Scritto il 04 Marzo 2019 da Margherita Buresta

Ma il cane fu domesticato a partire dal lupo?

La somiglianza tra lupi e cani è fortissima.   Esteriormente molti cani hanno un aspetto totalmente differente da quello dei lupi: prendiamo un barboncino, un chihuahua, un pastore tedesco o un siberian husky. Secondo voi chi si avvicina di più al lupo? Se avete optato per gli ultimi due la risposta non è del tutto corretta perché in realtà tutti i cani derivano dal lupo. Dal punto di vista genetico tra un lupo e un cane domestico è cambiato pochissimo, cioè il loro DNA è molto simile. Gli scienziati per tale motivo hanno modificato il nome latino del cane riducendolo a quello del lupo, infatti esso si definisce “Canis lupus familiaris”per spiegare chi fossero prima che li adottassimo.    La fedeltà, le posture comunicative dei cani sono tutti comportamenti lupini che sopravvivono anche nei “lupi domesticati” con i quali conviviamo.   Il termine “domesticato” significa “modificato geneticamente” rispetto agli antenati selvatici, mediante il controllo della selezione e alimentazione da parte dell’uomo. Un esempio pratico per spiegare questo concetto è il seguente: i giardini zoologici ospitano animali in cattività a differenza delle fattorie che ospitano animali domestici. Un lupo allevato in cattività si dice addomesticato perché reso mansueto ed è l’unico soggetto di tutta la sua specie ad esserlo. Gli animali domestici invece sono stati creati da noi a partire dai selvatici e riguarda tutti coloro che appartengono a quella specie perdendo quindi la loro selvaticità.   Ma allora il cane fu domesticato a partire dal lupo grigio che viveva in natura?   Questo è un concetto da sfatare perché i primi cani adottati non sono stati lupi ma simil-cani che si erano già differenziati spontaneamente prima di incontrare l’uomo.   Sicuramente si avvicinarono all’ uomo perché divenuti meno selvatici, meno aggressivi e meno diffidenti rispetto al lupo.   Attraverso il DNA-mitocondriale si può stabilire da quanto tempo una specie diverge dall’antenato comune perché il mitocondrio è un organulo cellulare dotato di un proprio DNA ed è ereditato solo dalla madre di generazione in generazione. Il cane inizia a divergere dal lupo circa 135 mila anni fa.  

Scritto il 11 Febbraio 2019 da Margherita Buresta

Amichevolezza e aspetto fisico sono collegati?

Studi scientifici hanno dimostrato che gli animali possessori di geni per la predisposizione amichevole hanno un aspetto diverso dagli altri. In altre parole possiamo dire che gli stessi geni che producono il desiderio di un contatto amichevole con gli altri esseri umani, si portano dietro una gran quantità di tratti fisici: questo spiegherebbe il lento processo della domesticazione.Darwin nel capitolo 1 de “L’origine della specie” osserva che stranamente in diversi mammiferi i geni che producono gli ormoni responsabili di smorzare la paura e l’aggressività sono gli stessi che producono orecchie cadenti, coda arricciata, pelo chiazzato, muso più schiacciato, cranio arrotondato (neotenia). Come facciamo a sapere che orecchie cadenti, coda arricciata, e propensione all’amicizia sono tutti collegati?Per spiegarlo dobbiamo introdurre le famose volpi russe. Nel 1959 alcuni scienziati, tra cui il più importante Dmitrji Beljaev, che lavoravano in Siberia, avviarono un esperimento sulla base genetica del comportamento che sarebbe durato decenni.   Per capire se la propensione all’amicizia ha origini genetiche, allevò in cattività 2 popolazioni di volpi. I membri di una delle 2 popolazioni si riproducevano casualmente. Nell’ altra popolazione invece potevano riprodursi solo le volpi che si comportavano in modo meno aggressivo nei confronti dell’essere umano. Gli scienziati erano interessati solo all’aggressività e non ai tratti esteriori ma ottennero di più di quello che si aspettavano: la linea delle volpi più amichevoli, di generazione in generazione, iniziava ad avere un aspetto diverso, cioè orecchie cadenti, mantelli chiazzati, diversa consistenza di pelo, code scodinzolanti, zampe piùcorte, teste più piccole con cervelli anch’essi più ridotti, e mostravano anche un comportamento sessuale non riproduttivo e fuori stagione. Non sorprende che le volpi con maggiore disponibilità all’amicizia avessero un’attività chimica cerebrale diversa da quelle paurose e aggressive verso gli esseri umani, perciò nelle volpi i geni che a livello cerebrale danno luogo a cambiamenti invisibili promuovendo un comportamento amichevole, sono anche responsabili di modificazioni dell’aspetto fisico molto visibile. Ciò dimostra che aspetto esteriore e amichevolezza sono collegati ma allo stesso tempo è sbagliato giustificare l’intero processo della domesticazione perché ha un andamento molto lungo e complesso che dura secoli, a differenza di quest’esperimento che tratta solo qualche decennio; oltretutto non tutte le volpi riuscivano con un carattere così amichevole, anzi mantenevano una certa selvaticità. Dal punto di vista etico, come afferma la dott.Grasso, non è nemmeno giusto che l’uomo si erga a padrone del mondo in grado di modificare qualsiasi cosa abbia sotto mano.Gli animali selvatici non si sono evoluti per vivere con l’uomo: la nostra vicinanza crea loro malessere per cui dovremmo rispettarli per ciò che sono.   Fonti:Carl Safina- Aldilà delle paroleLorenz-E l’uomo incontrò il caneAngelo Gazzano-Manuale di etologia del cane   Foto:Photo by Bruce Jastrow on UnsplashPhoto by Scott Walsh

Scritto il 28 Gennaio 2019 da Margherita Buresta