Amichevolezza e aspetto fisico sono collegati?

Scritto il 12 Settembre 2019 da Margherita Buresta

Studi scientifici hanno dimostrato che gli animali possessori di geni per la predisposizione amichevole hanno un aspetto diverso dagli altri. In altre parole possiamo dire che gli stessi geni che producono il desiderio di un contatto amichevole con gli altri esseri umani, si portano dietro una gran quantità di tratti fisici: questo spiegherebbe il lento processo della domesticazione.

Darwin nel capitolo 1 de “L’origine della specie” osserva che stranamente in diversi mammiferi i geni che producono gli ormoni responsabili di smorzare la paura e l’aggressività sono gli stessi che producono orecchie cadenti, coda arricciata, pelo chiazzato, muso più schiacciato, cranio arrotondato(neotenia).

Come facciamo a sapere che orecchie cadenti, coda arricciata, e propensione all’amicizia sono tutti collegati?

Per spiegarlo dobbiamo introdurre le famose volpi russe. Nel 1959 alcuni scienziati, tra cui il più importante Dmitrji Beljaev, che lavoravano in Siberia, avviarono un esperimento sulla base genetica del comportamento che sarebbe durato decenni.

Per capire se la propensione all’amicizia ha origini genetiche, allevò in cattività 2 popolazioni di volpi. I membri di una delle 2 popolazioni si riproducevano casualmente. Nell’ altra popolazione invece potevano riprodursi solo le volpi che si comportavano in modo meno aggressivo nei confronti dell’essere umano. Gli scienziati erano interessati solo all’aggressività e non ai tratti esteriori ma ottennero di più di quello che si aspettavano: la linea delle volpi più amichevoli, di generazione in generazione, iniziava ad avere un aspetto diverso, cioè orecchie cadenti, mantelli chiazzati, diversa consistenza di pelo, code scodinzolanti, zampe più corte, teste più piccole con cervelli anch’essi più ridotti, e mostravano anche un comportamento sessuale non riproduttivo e fuori stagione. 

Non sorprende che le volpi con maggiore disponibilità all’amicizia avessero un’attività chimica cerebrale diversa da quelle paurose e aggressive verso gli esseri umani, perciò nelle volpi i geni che a livello cerebrale danno luogo a cambiamenti invisibili promuovendo un comportamento amichevole, sono anche responsabili di modificazioni dell’aspetto fisico molto visibile.  

Ciò dimostra che aspetto esteriore e amichevolezza sono collegati ma allo stesso tempo è sbagliato giustificare l’intero processo della domesticazione perché ha un andamento molto lungo e complesso che dura secoli, a differenza di quest’esperimento che tratta solo qualche decennio; oltretutto non tutte le volpi riuscivano con un carattere così amichevole, anzi mantenevano una certa selvaticità.

Dal punto di vista etico, come afferma la dott.Grasso, non è nemmeno giusto che l’uomo si erga a padrone del mondo in grado di modificare qualsiasi cosa abbia sotto mano.

Gli animali selvatici non si sono evoluti per vivere con l’uomo: la nostra vicinanza crea loro malessere per cui dovremmo rispettarli per ciò che sono.

 

Margherita Buresta

La mia passione per la natura è nata fin da quand’ero piccolina. I colori del bosco, i suoi profumi ed i suoi abitanti selvatici hanno sempre suscitato in me quel senso di magia che poi si è trasformato anche in curiosità di conoscerne i meccanismi dal punto di vista scientifico. Questi ingredienti hanno contribuito alla stesura del mio libro di zooantropologia didattica “Il mio cuore di orso”, che ha un duplice scopo: uno educativo, poiché attraverso la parte narrativa vorrei sensibilizzare la nuova generazione verso queste tematiche ancora poco trattate stimolandone la sfera cognitiva, emozionale, sociale e dell’immaginazione, e uno scientifico perché getta le basi della conoscenza della fauna selvatica e flora boschiva. Questo libro racchiude il mio percorso di studi, a partire da quelli socio-psico-pedagogici, che mi hanno portato ad intraprendere la strada dell’insegnamento, fino a quelli scientifici durante i quali subii talmente tanto il fascino dell’etologia da decidere di virare drasticamente verso la cinofilia e lo studio del comportamento del cane al fine di educare i proprietari al raggiungimento di una corretta interazione con un essere diverso da noi e che ha un proprio linguaggio(metalinguistica), utilizzando il metodo cognitivo-zooantropologico. “Non puoi conoscere il cane se non conosci il lupo”, mi disse la mia insegnante, così dal domestico iniziai ad interessarmi al selvatico, sia facendo osservazioni dirette in natura, che formandomi ulteriormente in “Basi di Etologia, Comportamento e Benessere Animale”, successivamente in “Etologia Etica” e “Comunicazione e divulgazione scientifica”, certificati direttamente dal prestigioso comitato scientifico di Eticoscienza. Presso l’Università di Scienze Fisiche e Geologiche di Perugia ho Frequentato la Scuola di Paleoantropologia perché il mio studio del comportamento animale non può non riguardare anche noi in quanto Homo Sapiens, visto che siamo animali e coinquilini della terra esattamente come tutte le altre specie, e non i padroni. Quello che vorrei comunicare attraverso i miei progetti è proprio questa visione biocentrica del mondo, che si contrappone a quella antropocentrica e specista in cui tutto viene “umanizzato”. Ci tengo a specificare, in quanto Guardia eco-zoofila dell’Organizzazione Internazionale della Protezione Animali, che essi sono tutelati dal punto di vista giuridico e questo fatto fa ben sperare perché significa che, se pur lentamente, la sensibilità verso gli animali aumenta.