Un incesto davanti ai nostri occhi

Scritto il 05 Settembre 2019 da Margherita Buresta

Il grande biologo ottocentesco sir Richard Owen fu famoso perché inventò il nome di “Dinosauro”, e successivamente, quasi sembrerebbe per ironia della sorte, ideò quello di “Demodex”, che significa “verme del lardo”, quindi passò dal gigante Golia ormai estinto al vincitore Davide, tutt’oggi trionfante.

Gli acari sono microscopici membri a 8 zampe del clan dei ragni, ma sono talmente tanto piccoli che non possiamo vederli.

Dopo gli insetti, sono il più variegato gruppo di animali del pianeta  e possono vivere ovunque: sulla terra o in mare, nelle profondità degli oceani alle bollenti sorgenti termali la cui temperatura  lesserebbe  la maggioranza degli altri organismi. Solo i batteri sono i più adattabili.

Gli acari possono mettere su famiglia nella trachea di un’ ape o salire a bordo sul becco di un colibrì per chiedere un passaggio da un fiore ad un altro.

Meno di un metro quadrato di foresta brulica di un milione di acari appartenente a oltre 200 specie diverse ma non ci dobbiamo allontanare così tanto per incontrarli , infatti mentre leggete queste righe, il “Demodex folliculorum” sta usando le sue mascelle aghiformi per rimpinzarsi dell’ olio secreto dalle ghiandole sebacee alla base delle vostre ciglia. Questi acari sembrano spazzolini da denti paffutelli , con l’addome allungato e 4 paia di zampe con tanto di artigli. La poesia si perde un po' quando essi sembrano compiere “un vero e proprio incesto davanti ai nostri occhi!” La femmina di demodecio del follicolo mette al mondo la prima cucciolata senza accoppiarsi. Si accoppia coi figli una settimana dopo per deporre altre 25 uova. A sua volta, la nuova generazione nasce di notte e cerca i propri follicoli. Nella pelle intorno al ciglio si annidano fino a 10 acari posizionati a testa in giù che hanno un apparato digerente così efficiente da non produrre nessun materiale di scarto. Quando muoiono, si dissolvono in situ.

Le nostre case sono vasti contenitori di acari: acari della farina, del formaggio e così via, e ogni specie si nutre e si riproduce nel proprio microhabitat. Probabilmente il più infame è l’acaro della polvere(Dermatophagoides Pteroryssus o “pugnalatore di piume mangiapelle”). Non si nutre dell’ uomo ma dei fiocchi di pelle che cadono dai corpi. 

L’odore di muffa che ci colpisce mentre svuotiamo l’aspirapolvere è causato dagli enzimi digestivi degli acari della polvere: mezzo cucchiaino di polvere contiene circa mille acari 250.000 palline dei loro escrementi.  Gli escrementi possono sì aggravare l’ asma, ma gli acari della polvere liberano il nostro ambiente da scaglie e fiocchi di pelle. Inoltre gli acari sono impossibili da rimuovere. Passare ossessivamente l’ aspirapolvere, li ridistribuisce per casa insieme alle uova, e peggio ancora, risucchia il loro predatore principale: il grosso acaro Cheleytus, il quale aiuta a mantenere stabile la popolazione.

Pulire moquette e tappeti li rende ancora più felici perché si creano le condizioni ideali di calore e umidità. Ecco perché vanno pazzi per i nostri materassi. A questo punto, non vi dannate con le pulizie ossessive e rilassatevi!

 

Margherita Buresta

La mia passione per la natura è nata fin da quand’ero piccolina. I colori del bosco, i suoi profumi ed i suoi abitanti selvatici hanno sempre suscitato in me quel senso di magia che poi si è trasformato anche in curiosità di conoscerne i meccanismi dal punto di vista scientifico. Questi ingredienti hanno contribuito alla stesura del mio libro di zooantropologia didattica “Il mio cuore di orso”, che ha un duplice scopo: uno educativo, poiché attraverso la parte narrativa vorrei sensibilizzare la nuova generazione verso queste tematiche ancora poco trattate stimolandone la sfera cognitiva, emozionale, sociale e dell’immaginazione, e uno scientifico perché getta le basi della conoscenza della fauna selvatica e flora boschiva. Questo libro racchiude il mio percorso di studi, a partire da quelli socio-psico-pedagogici, che mi hanno portato ad intraprendere la strada dell’insegnamento, fino a quelli scientifici durante i quali subii talmente tanto il fascino dell’etologia da decidere di virare drasticamente verso la cinofilia e lo studio del comportamento del cane al fine di educare i proprietari al raggiungimento di una corretta interazione con un essere diverso da noi e che ha un proprio linguaggio(metalinguistica), utilizzando il metodo cognitivo-zooantropologico. “Non puoi conoscere il cane se non conosci il lupo”, mi disse la mia insegnante, così dal domestico iniziai ad interessarmi al selvatico, sia facendo osservazioni dirette in natura, che formandomi ulteriormente in “Basi di Etologia, Comportamento e Benessere Animale”, successivamente in “Etologia Etica” e “Comunicazione e divulgazione scientifica”, certificati direttamente dal prestigioso comitato scientifico di Eticoscienza. Presso l’Università di Scienze Fisiche e Geologiche di Perugia ho Frequentato la Scuola di Paleoantropologia perché il mio studio del comportamento animale non può non riguardare anche noi in quanto Homo Sapiens, visto che siamo animali e coinquilini della terra esattamente come tutte le altre specie, e non i padroni. Quello che vorrei comunicare attraverso i miei progetti è proprio questa visione biocentrica del mondo, che si contrappone a quella antropocentrica e specista in cui tutto viene “umanizzato”. Ci tengo a specificare, in quanto Guardia eco-zoofila dell’Organizzazione Internazionale della Protezione Animali, che essi sono tutelati dal punto di vista giuridico e questo fatto fa ben sperare perché significa che, se pur lentamente, la sensibilità verso gli animali aumenta.