Scritto il 26 Novembre 2020 da Marco Colombo
Non avrei voluto fare questo post anzitempo, ma siccome continuo a ricevere email, messaggi, incubi nel cuore della notte e nel frattempo il caso è diventato famoso, ho deciso di mettere sul tavolo ciò che si sa per ora in modo da evitare che circolino notizie errate.

Alcune settimane fa sono state postate su Facebook delle immagini di un curioso animale, in corsa nella nebbia, fotografato sulle montagne del Piemonte.
(https://www.facebook.com/groups/584995211605339/permalink/3083869115051257).

La gara all’identificazione si è scatenata, con persone che propendevano per una pecora da carne tosata (tipo Berrichon du Cher https://www.agraria.org/ovini/berrichonneducher.htm ), una capra da carne tosata (tipo Saanen http://www.allevamentisaanen.it/vendita-3-Vendita-Maschi...), uno stambecco albino senza corna, un fotomontaggio o addirittura il leggendario Dahu (https://it.wikipedia.org/wiki/Dahu). Mancavano all’appello solo il sarchiapone ed il minollo.

Le foto della prima sequenza mostravano alcuni tratti (probabilmente legati alla corsa) che facevano propendere per un caprino (non un ovino) più che per uno stambecco anomalo. Avevo analizzato gli scatti con il software Forensically (https://29a.ch/photo-forensics/#forensic-magnifier), che rilevava alcune anomalie (timbroclone) su groppa e posteriore, ma non essendo sempre affidabile non ci ho dato molto peso. Dalla prima serie di foto, a me pareva qualche tipo di capra o di incrocio tra razze di capre.

L’animale è diventato famosissimo da quando è approdato su Facebook, perché avendo pare circa 5-6 anni, è difficile pensare non sia mai stato notato prima. E infatti i guardiaparco lo conoscono da 2-3 stagioni almeno (http://www.piemonteparchi.it/.../4213-e-di-nuovo-lui-lo...) e lo stesso individuo, probabilmente, appare già da tempo sulla piattaforma iNaturalist (https://www.inaturalist.org/observations/38755691...).

Comunque, dicevo, la corsa all’identificazione è continuata, finché non sono uscite altre immagini, da cui si poteva dedurre che… niente, solo che il bianco caprino si accompagna a maschi di stambecco standard (https://m.facebook.com/groups/1703222333300036/permalink/2813822768906648/).

In queste fotografie di pose statiche si nota una maggior somiglianza con la morfologia dello stambecco, seppur permangano alcune alterazioni nella conformazione del corpo e nella muscolatura.
Perché il fatto che sembri uno stambecco e stia tra gli stambecchi non ci assicura sia esso stesso uno stambecco acorne e leucistico? Nella zona sono segnalate numerose capre vaganti e rinselvatichite, anche di razza Saanen come si legge in un comunicato del Parco Alpi Cozie (https://www.parchialpicozie.it/.../24-11-2020.../...), e in questo album potete osservare diverse foto delle capre a spasso sui versanti (https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=3536684736423874&id=100002471474819&_rdr).

Sono noti in letteratura casi di ibridazione tra stambecco delle Alpi e capre vaganti, e si tratta di individui fertili, perché appartengono entrambi allo stesso genere Capra. Usualmente, l’ibridazione dà origine ad individui che somigliano un po’ agli stambecchi ma hanno bandeggio nero sulle zampe e corna di diversa sezione, curvatura e nodosità (es. https://bioone.org/.../Alpin.../10.2981/wlb.2004.018.full...).

In natura sono noti anche individui di colore bianco (es. https://www.lastampa.it/.../un-mistero-sul-gran-paradiso...), a causa di una mutazione genetica. Animali bianchi sono definiti leucistici (se con occhi di pigmentazione normale) o albini (se con occhi rossi).

Sinceramente, ritengo che la probabilità che questo individuo sia contemporaneamente leucistico e acorne sia remota (doppie mutazioni molto rare, e in teoria non connesse tra loro), ma si tratta di mia pura opinione personale. L’aspetto di un ibrido dipenderà certamente dalla capra con cui si incrocia lo stambecco, e purtroppo non sono ancora riuscito a capire se il gene hornless sia dominante o recessivo (cambia in base alle fonti, es. https://americangoatsociety.com/polled-genetics.php). Attualmente, alla luce di tutti gli elementi emersi, non penso più sia un incrocio tra varietà domestiche, ma propendo maggiormente per un ibrido (solo gli imbecilli non cambiano mai idea).

MA SENZA ANALISI GENETICHE NESSUNO PUÓ DIRE DI COSA SI TRATTI CON CERTEZZA, PERCHÉ È TROPPO ANOMALO. NIENTE OCCHIOMETRO!
Ma la saga continua: accompagnato dalle guardie, un esperto veterinario si è recato sul posto per condurre delle osservazioni a distanza.
Il giorno dopo numerose testate hanno riportato che la sua diagnosi SAREBBE stata “stambecco leucista acorne”
(https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=3750083048364685&id=136199543086405&fs=0&focus_composer=0).

Non ha tardato ad arrivare la precisazione dal Comprensorio Alpino TO3, in cui viene specificato che “desideriamo raccontare il reale andamento della vicenda smentendo la superficiale informazione, farcita anche di un clamoroso e ripetuto errore tecnico (il termine “leucista” non esiste, quello corretto è “leucistico”) che è stata divulgata. Innanzitutto, nessuno ha mai confermato che l’animale di cui si è parlato nelle ultime settimane sia uno stambecco; anzi, come ha ripetutamente ipotizzato il Prof. Rossi nel corso delle due uscite di monitoraggio organizzate in collaborazione col Comprensorio Alpino TO3 e la Città Metropolitana, è molto verosimile che si tratti di un ibrido tra stambecco e capra domestica” (https://cato3.it/precisazione-sul-presunto-stambecco.../...).

Difatti il veterinario, essendo esperto, ha in realtà detto testualmente “l’ipotesi più probabile è che sia un ibrido tra una capra e uno stambecco” (qui intervista video https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=3481075995262608&id=100000807255484), e non ha parlato di certezza di doppia mutazione in stambecco puro, come ribadito anche in intervista successiva (https://torino.repubblica.it/.../stambecco_bianco_gli.../...).

Cosa ne penserà Francesco Nuti, che dello stambecco bianco ha fatto il punto cardine nel film “Tutta colpa del Paradiso”? (https://www.youtube.com/watch?v=LdBsnbPHV9c).
Niente, neanche lui può pensare niente, perché ripeto SENZA ANALISI GENETICHE NESSUNO PUÓ DIRE DI COSA SI TRATTI CON CERTEZZA.

Le analisi genetiche possono essere effettuate con campioni di sangue e pelo (previa sedazione) ma anche banalmente con le feci. Certo, devi stare lì a controllare quando caga proprio lui, ma ne vale la pena.

Perché? Perché se si rivelasse un animale ibrido, sicuramente verrebbero presi dei provvedimenti al fine di tutelare gli stambecchi, già minacciati anche da altri fattori, come i cambiamenti climatici (es. https://www.nature.com/articles/s41598-019-39450-5). Vista la facile contattabilità e la grande risonanza mediatica, secondo me la soluzione migliore per tutti potrebbe essere sterilizzazione e reimmissione nel gruppo, anche se il problema potrebbe essere più ampio (qui un giovane di un anno con caratteristiche analoghe, fonte non verificata https://m.facebook.com/groups/584995211605339/permalink/3124132187691616/?fs=1&focus_composer=0).

Ovviamente, bisognerebbe impedire che le capre abbiano la possibilità di girare indisturbate e imbrancarsi con gli stambecchi, altrimenti sei al punto di partenza. La salvaguardia degli stambecchi è importante quanto la prevenzione della polarizzazione dell’opinione pubblica (ne ho parlato qui https://www.facebook.com/photo.php?fbid=204847881007040&set=pb.100044454878711.-2207520000..&type=3).

Ormai questo animale, capra, ibrido o stambecco anomalo che sia, è diventato talmente fashion da meritarsi un posto come logo in una pochette della Ferragni. Intanto, attendiamo le analisi genetiche, ed io sarò qui ad aggiornarvi come sempre.

PS: qualora siate interessati, terrò un corso online sulla biologia, etologia, ecologia e identificazione di tutti gli ungulati italiani. Qui info: https://www.radicediunopercento.it/.../corso-di-biologia.../
PS2: spero abbiate letto tutto perché cercare ogni fonte è un lavoro molto lungo e delicato, che ho fatto solo per il mio interesse nella divulgazione

Marco Colombo

Nato nel 1988, mi interesso, da quando i miei sensi me lo permettono, di natura. Dopo aver trascorso un’infanzia a cercare bisce, ragni, insetti di ogni genere, toccare cortecce, pedinare cinghiali e volpi, scrutare il Mare ed i suoi variopinti...
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