Rubriche

Le parole per dirlo

Un punto di vista nuovo e interessante quello espresso da George Monbiot. Per essere noi stessi il cambiamento che vogliamo vedere nel mondo, secondo l’insegnamento di Gandhi, iniziamo dalle parole che utilizziamo. Le parole sono per definizione “significanti” e hanno un potere fortissimo nel dare forma al mondo, a partire dalla nostra percezione, e da qui alle nostre azioni. Una nuova responsabilità anche per gli operatori della tutela ambientale e naturalistica: se definiamo le aree protette come “luoghi di meraviglia naturale”, suggerisce Monbiot,  trasmettiamo anche un’aspirazione, un “qualcosa in più”; parliamo di “pianeta vivente” e di “mondo naturale” piuttosto che genericamente di ambiente; e un’estinzione sembrerà forse meno ineluttabile se viene chiamata “ecocidio”. Questo l’articolo completo su The Guardian: Forget ‘the environment’: we need new words to convey life’s wonders | George Monbiot | Opinion

Scritto il 29 Novembre 2017 da Simona Carmenati

L’occhio di Martino. Racconto molto breve (per ora)

Qualche giorno fa, in una bella mattina soleggiata di novembre dai colori nitidi, passeggiavo lungo-fiume. A un tratto qualcosa ha richiamato la mia attenzione. Mi sono fermata di scatto perché ho avvertito di aver incrociato uno sguardo rivolto a me. Ma ci sono voluti non pochi secondi per mettere a fuoco e decifrare di cosa si trattasse: a circa 2 metri da me, posato su un tronco d’albero reclinato sull’acqua e seminascosto dalle foglie rosso fuoco, c’era un Martin Pescatore. Mi ha guardato, mi ha lasciato il tempo di riconoscerlo, e poi via, si è lanciato percorrendo il fiume a pelo d’acqua fino a scomparire alla mia vista. Che lampo turchese! Rimango sempre a bocca aperta di fronte all’intensità e alla gioiosità dei suoi colori. Ora, la prima riflessione per me è questa: cosa è successo in quei secondi di messa a fuoco? Io già sapevo di stare vedendo qualcosa prima ancora di avere capito cosa. C’è una parte fisiologica ancestrale in noi, il cervelletto per esempio ipotizzo, che vede prima ancora della parte “discorsiva” di noi? Io mi spiego questa lentezza, questo scarto, anche con il minore equipaggiamento sensoriale dell’uomo rispetto agli altri animali. Penso sia capitato spesso non solo a me di notare che il nostro cane o gatto per esempio individuano qualcosa o qualcuno ben prima di noi. Poi ho pensato anche questo: possibile che io non abbia mai trovato una di quelle meravigliose piume azzurre? Ho raccolto piume di gheppio, di gazza, di upupa, di cigno, di airone, di tortora… ma il martin pescatore non perde mai piume? E quindi ho una nuova missione: andare alla ricerca della piuma blu. Stay tuned! ????

Scritto il 23 Novembre 2017 da Simona Carmenati

Perchè devo definirmi animalista?

“Animalista” è un termine che non mi piace un granchè.  Definisce correntemente una persona che si dedica attivamente alla cura e alla difesa degli animali, e ha sicuramente il merito di indicare, oltre a una attitudine assolutamente condivisibile, anche un riflesso della società, in cui è ormai maturata la consapevolezza della necessità di una ridefinizione del rapporto uomo/animali. L’”animalista” infatti rivendica istanze etiche e giuridiche nella tutela degli animali. Quello che non mi piace è una chiusura sottilmente celata nell’utilizzo della parola, con cui mi sono scontrata appena entrata nel mondo dell’attivismo. Mi è stata sbattuta in faccia subito, quando piena della mia passione per il mondo della natura e degli animali e mossa esclusivamente dal desiderio di fare concretamente qualcosa a loro difesa, ho iniziato a lavorare presso un’associazione con scopo la salvaguardia di natura e ambiente. In particolare, si lavorava su un progetto di tutela e ripopolamento di rapaci notturni e su un servizio di soccorso e cura di animali in difficoltà. Di fronte al mio interesse prioritario per il benessere dell’animale, è piovuta lapidaria questa frase “qui si fa ambientalismo, non animalismo”. Ovvero, semplificando, ma sintetizzando nella sostanza, non interessa salvare la vita o la salute di un animale, interessa guardare a maggiori possibilità future. Solo un esempio (reale) indicativo: se per avviare un progetto che tuteli i bacini idrici e la nidificazione di uccelli acquatici è vantaggioso, in termini di appoggio nella fattibilità della cosa, stringere accordi con i cacciatori che beneficeranno, quindi, di un maggior numero di volatili a cui sparare, viene privilegiato questo accordo. Perché ne beneficerebbe l’ambiente nel complesso, quelle vite saranno vittime necessarie. Davvero? Solo questo chiedo: davvero? Ma perché mai la tutela della vita animale deve essere separata, anzi entrare in conflitto con la tutela dell’ambiente – del suo ambiente? Non è un controsenso pazzesco? Non si può amare l’uno senza l’altro, non può esistere l’uno senza l’altro. Perché mai deve esistere questa puntualizzazione nel definirsi “ambientalisti” piuttosto che “animalisti”? Senza voler essere irrealistica, sono convinta che un senso e un uso più dignitoso e più produttivo della politica possa esistere. Come dicevo, non mi piace particolarmente il termine “animalista”. Perché trovo assurdo dover fare questa differenza, questa separazione. Citando dal web (mi scuso ma non ho trovato riportata la paternità di questa frase), non amo definirmi “animalista” più di quanto non mi definirei per esempio “bambinista”: perché dovrebbe risultare normale mettersi sempre e comunque a protezione di chi è più indifeso, di chi lo necessiti; perché dovrebbe essere normale amare la purezza e la bellezza. Essere “animalista” dovrebbe essere la normalità, non una distinzione.

Scritto il 15 Novembre 2017 da Simona Carmenati

5 Cose belle da fare con i bambini in inverno!

Chi lo dice che durante l'inverno dobbiamo stare sempre chiusi in casa? Anzi: questo è il modo per far ammalare di più i nostri piccoli! Invece anche con il freddo è importante portarli fuori, in mezzo alla natura, e dar loro la possibilità di respirare la frizzante aria autunnale e invernale. Ma cosa possiamo fare per impegnare in maniera divertente i nostri figli nei brevi momenti di luce dei prossimi mesi? Ecco 10 attività imperdibili! 1.      Camminare in un bosco E sì: in autunno e in inverno i boschi sono bellissimi! Organizzate una gita vicino casa e portateli a scoprire le meraviglie della natura di questo periodo! 2.      Fare un picnic (e magari bere pure una bella cioccolata calda) Insegniamo ai nostri figli che non sempre comodità e divertimento fanno rima. Appoggiare le manine (ben protette dai guanti) intorno ad una tazza di cioccolata fumante ascoltando gli animali dei boschi è un'esperienza davvero stupenda! 3.      Fare un pupazzo di neve. Per questo bisognare vedere cosa dice la sorte. Se siete fortunati e arriva un po' di neve (magari non troppa) i bambini saranno stra-felici di costruire e decorare un bel pupazzo di neve. E forse vi divertirete anche più di loro! 4.      Pattinare sul ghiaccio. Anche nei nostri piccoli centri ormai sono arrivate le piste di pattinaggio: non c'è posto migliore per fare divertire i bambini e mettere alla prova il proprio equilibrio. 5.      Scattare tante foto. Insegnate ai vostri figli come cogliere ricordi bellissimi: magari un fungo nascosto dietro un albero, oppure un paesaggio innevato dove ancora non ha camminato nessuno. Poi stampate le più belle e create un piccolo album...potreste ripeterlo ogni anno. E da grande lui o lei potranno mostrarlo ai propri figli. E voi, cosa fate di solito per fare passare il tempo ai vostri bambini durante i fine settimana invernali? Raccontatemelo!

Scritto il 13 Novembre 2017 da Daniela Zepponi

Terremoto: quali effetti sugli animali?

Sono stati giorni terribili, ma piano piano si cerca di ripartire. Però, soprattutto per i più piccoli l’esperienza del terremoto non si cancellerà facilmente e sono tante le domande che continuano a fare a noi adulti. Tra le più frequenti ci sono quelle legate agli animali: cosa fanno i cani, i gatti e gli animali dei boschi quando sta per avvicinarsi un terremoto? Possono sapere che sta per arrivare un terremoto? E in effetti anche gli adulti se lo chiedono: gli animali lo sanno? Secondo una ricerca dell'Università di Cambridge effettivamente qualcosa accade. Lo studio in quel caso è stato effettuato sul comportamento dei roditori in Perù e gli studiosi hanno visto come gli animali percepiscono in anticipo gli ioni positivi rilasciati nell'aria dalle rocce poste sotto stress dall’arrivo di un terremoto. E sembrano confermare questa teoria anche i radio astronomi che hanno registrato dopo i terremoti che hanno individuato significative modifiche nella ionosfera nella zona del sisma. Sarebbe questo quello che nel parlare popolare viene chiamato il sesto senso degli animali, ed è quello che abbiamo potuto vedere anche nelle nostre case nelle scorse settimane con il comportamento di gatti e cani. Ora, speriamo, di poter tornare ad osservare in serenità i nostri amici animali, alla scoperta della vita segreta dei Sibillini: non perdete i prossimi video, e fateli vedere anche ai vostri bimbi!!  

Scritto il 02 Dicembre 2016 da Daniela Zepponi

Il bosco: dallo schermo alla realtà

C'è qualcosa di magico nell'attraversare un bosco tenendo per mano il proprio figlio. Le cose da vedere sono tante, e le domande a cui rispondere sono tantissime: e si finisce per stare in silenzio occhieggiando la luce che filtra dai rami e indicando di tanto in tanto le cose più interessanti da vedere.   Tutti noi guardiamo i documentari insieme ai bambini. Osserviamo affascinati le megattere, le migrazioni dei pinguini, la vita tragica e avventurosa dei leoni. Difficilmente però, (parlo per la maggior parte di noi, non per tutti, eh) potremo mai portarli a visitare di persona gli habitat che tanto ci interessano. Eppure sarebbe così speciale passeggiare insieme ai piccoli laddove abbiamo visto muoversi furtivi quegli animali. Ed in questo risiede la magia dell'Occhio nascosto dei Sibillini: farci scoprire come anche praticamente dietro l'angolo ci sono meraviglie naturali che aspettano solo di essere conosciute. E questa volta, dopo aver osservato l'incedere guardingo del lupo, la volpe curiosa, e il bellissimo cerbiatto, possiamo davvero andare a visitare i boschi che anche loro frequentano. Possiamo ritrovare un contatto con la natura che l'occhio della telecamera invoglia ad avere, e farlo nel massimo rispetto di chi in quei boschi non è ospite di passaggio, come noi, ma ci vive sul serio. L'Occhio nascosto dei Sibillini ci racconta che anche se non li vediamo, gli animali hanno un'esistenza attivissima e interessante e attraverso il lavoro dei nostri fotografi possiamo imparare tanto su di loro. Credo che si tratti di un'esperienza speciale, e per questo sono orgogliosa procedere insieme a loro lungo il cammino, parlando in questa rubrica del rapporto tra bimbi e Natura.   Grazie all'Occhio nascosto dei Sibillini il bosco è più vicino: e non vediamo l'ora di conoscere tutti i suoi abitanti!

Scritto il 21 Settembre 2016 da Daniela Zepponi