Rubrica - I miei Monti Sibillini

La Cengia delle Ammoniti, il Tempio della Sibilla e la Cascata Dimenticata del Fosso il Rio

L’itinerario proposto, nonostante sia uno dei più spettacolari del Monti Sibillini insieme alla traversata del Fosso la Foce, descritto nella mia prima pubblicazione e alla portata di tutti gli escursionisti, non è riportato nelle principali guide ufficiali in commercio ma solo in una pubblicazione minore a distribuzione limitata e descritto in modo poco dettagliato. Del tutto ignorata da qualsiasi guida invece la cosiddetta “cascata dimenticata” del Fosso Il Rio, per questo con i miei amici l’ho chiamata così, che si trova più in alto della più conosciuta e frequentatissima “cascata nascosta”. L’itinerario è consigliato anche in inverno con condizioni di neve assestata, quando acquista un fascino ancora maggiore per l’imponente panorama che si può osservare nel primo tratto e per la bellezza tutta particolare di una cascata ghiacciata nel secondo tratto, ma è necessario considerare tempi di percorrenza più lunghi e la disponibilità di un minimo di attrezzatura invernale (piccozza e ramponi). Cengia delle Ammoniti e il Tempio della Sibilla Accesso: da Rubbiano si raggiunge con l’auto il parcheggio di Valleria quindi a piedi per l’ampio stradone per le Pisciarelle e la gola dell’Infernaccio si raggiunge l’eremo di S. Leonardo per il classico itinerario (sentiero n.229). Descrizione: Dall’eremo di S. Leonardo si sale verso monte. Nei pressi della fontana il sentiero si biforca: a destra si tralascia il tracciato per la cosiddetta Cascata nascosta del Fosso del Rio (sentiero n.223), prendendo invece a sinistra in direzione nord-ovest si entra nel bosco dove il sentiero si fa netto. Con tornanti si sale fino ad uscire in circa 30 minuti in corrispondenza di un ampio prato con una valletta erbosa (358625 E – 4753797 N, 1300 m.) dove a destra parte il sentiero per il Casale il Rio e la cascata dimenticata del Rio, da visitare anch’essa in quanto ancora più spettacolare della prima e descritta di seguito. Continuando sempre per ampio sentiero su prato in direzione ovest si risale un ampio vallone che piega verso sud. Si ignora sulla destra il sentiero che sale al Casale della Priora (358121 E – 4753569 N, 1540 m.), quindi in direzione sud-ovest si prosegue fino a raggiungere la sommità del primo torrione dei “Grottoni”. Qui si incontra una fontana diroccata (357947 E – 4753243 N, 1530 m.) e poco più avanti, in un avvallamento erboso, si nota il vecchio casale dei Grottoni. Si raggiunge il casale (357808 E – 4753337 N, 1615 m) e si continua in direzione ovest in piano dapprima su ampio pendio erboso che poi man mano si restringe fino a diventare una esile cengia che corre sotto ad una continua fascia di rocce. Si percorre tutta la cengia sotto alla fascia di rocce che formano anche delle cavità dove si possono trovare delle ammoniti fossili, fino a raggiungere, in circa un chilometro o 30 minuti di cammino, la sommità del penultimo torrione dove, poche decine di metri sotto, si apre un arco naturale alto alcuni metri, a forma di tempio, denominato appunto “il tempio della Sibilla” (357121 E – 4753330 N, 1550 m.). Il panorama sul Monte Sibilla con i suoi fossi e canyon (Le Vene, La Corona) posto di fronte e sulla valle del Tenna posta sotto ai vostri piedi è davvero spettacolare. Al ritorno si consiglia di portarsi con molta attenzione sopra a qualche cima dei torrioni de “i grottoni”, sopra i quali state camminando, sporgersi magari mettendosi distesi a terra in modo da osservare l’incredibile verticale panorama che si aprirà sotto ai vostri piedi a picco sulla valle del Tenna. Discesa: ripercorrere lo stesso itinerario per poter visitare anche la “Cascata dimenticata” del Fosso del Rio oppure per chi ha voglia di camminare, dal tempio della Sibilla, proseguire la cengia fino all’ultimo torrione quindi salire faticosamente in verticale verso nord-est il pendio posto a sinistra del costone soprastante la fascia di rocce per circa 400 metri fino a intercettare il sentiero (357240 E – 4753897 N, 1880 m.) che porta al Casale Pantanelli (355979 E -4754002 N, 1800 m.), da cui scendere per comodo sentiero verso la base del Pizzo Berro fino a Capotenna e da qui fino all’Infernaccio (considerare almeno ore 3 dal tempio della Sibilla). La Cascata Dimenticata Questo itinerario è consigliato da aprile a giugno, specialmente dopo inverni molto nevosi o primavere piovose in grado di generare la massima portata della cascata dimenticata, oppure in inverno con temperature molto basse, quando si presenta nel suo effimero splendore di ghiaccio. La cascata non è descritta in alcuna guida nonostante sia ben più alta e spettacolare della seconda cascata del Rio, la cosiddetta “cascata nascosta” posta più a valle e ben conosciuta, il cui itinerario di raggiungimento è riportato sulle guide ufficiali. Descrizione: Usciti dal bosco 30-40 minuti oltre l’eremo di S. Leonardo, ci si trova su un ampio prato con una valletta erbosa dove si scopre il versante del Rio (358625 E – 4753797 N, 1300 m.). Anziché proseguire per l’evidente sentiero che porta al cengia delle Ammoniti descritta precedentemente ci si inoltra nel prato sulla destra in direzione nord per lievi tracce di sentiero fino a raggiungere il bosco. All’interno del bosco il sentiero si fa netto e ben evidente, si prosegue in piano fino ad addentrarsi nel vallone del Rio. Dopo circa 30 minuti si esce dal bosco e si incontra una deviazione in discesa che porta al nascosto Casale del Rio che può essere raggiunto al ritorno dalla cascata. Si prosegue nel sentiero in alto fino a raggiungere, con alcuni passaggi rocciosi, il fondo del Fosso del Rio dove scende un ruscello. Se guardate il ruscello a monte noterete che la maggiore quantità di acqua non proviene dall’imbuto superiore che scende direttamente dalla cima del Monte Priora ma da un lato del fosso. Salendo il greto del ruscello per altri 150 metri si arriva ad una grande lama rocciosa sulla sinistra oltre la quale improvvisamente si apre il fosso della cascata dimenticata, una cascata alta circa 30 metri e con ampia portata primaverile davvero molto spettacolare che non si vede e non si sente fino a che non si è giunti sotto di essa (358045 E – 4754971N). Superando alcune facili roccette si può arrivare fino a sotto il suo salto principale. Generalmente d’estate la cascata si trasforma in una semplice parete bagnata in quanto le sorgenti che la alimentano sono poste un centinaio di metri sopra di essa e quindi perde la sua spettacolarità. Se si prosegue la risalita del ruscello verso monte si può arrivare sotto ad un grande salto roccioso al centro del fosso. Salendo il pendio con attenzione verso destra costeggiando una liscissima parete rocciosa, si può ammirare tutta la successione di salti della cascata a partire dalle sue sorgenti. Discesa: ripercorrere lo stesso itinerario di salita per l’Eremo di S. Leonardo (2.5 ore fino all’auto).  

Scritto il 11 Luglio 2018 da Gianluca Carradorini

I cani da pastore dei Monti Sibillini

Altro incontro che si fa spesso andando in giro d’estate nei Monti Sibillini sono i cani da pastore. L’incontro potrebbe essere non molto piacevole perché se ci si avvicina ad un gregge al pascolo, i cani da guardia compiono bene il loro mestiere e si avventano contro i malcapitati passanti facendo loro cambiare percorso. In realtà non è mai successo che i cani da pastore abbiano attaccato delle persone, forse perché rimane più semplice andare verso la direzione opposta. Può capitare invece di dover comunque passare vicino ad un gregge o, come è successo a me diversi anni fa, di dover attraversare proprio il gregge al pascolo, perché era impossibile passare altrove. In quella occasione, sapendo come comportarci, abbiamo superato il gregge indenni, durante l’avvicinamento al gregge diversi pastori maremmani, ci vennero incontro, cercando di farci cambiare strada. Noi andavamo avanti con decisione ma senza correre, in fila indiana, cercando di rimanere a monte del gregge, in posizione più favorevole, senza distogliere lo sguardo dalla nostra strada, facendo rumore sul terreno con i bastoni che avevamo, in modo da far capire ai cani che i bastoni erano pesanti e che potevamo difenderci. I cani si misero in cerchio intorno a noi abbaiando all’impazzata, noi andavamo dritti senza neppure guardarli, senza correre o parlare, in modo del tutto tranquillo. Arrivati nei pressi del gregge ci venne incontro un vecchio cane con una pietra in bocca, si mise vicino a me che guidavo il gruppo e mi accompagnò fuori dal gregge, poco dopo si fermò e si fermarono anche tutti gli altri 5-6 cani che ci seguivano, attraversammo così il gregge, non senza un pò di timore, ma indenni. Successivamente, parlando con un pastore del comportamento dei cani ci spiegò che quello che ci venne incontro con la pietra in bocca era il capo branco, e finché teneva la pietra in bocca gli altri cani non avrebbero attaccato. Se avessimo dato fastidio alle pecore o avessimo corso o urlato, il capobranco avrebbe lasciato la pietra e non so cosa sarebbe successo. Quindi quando incontrate i cani da pastore non correte, non urlate ed è consigliabile portare sempre almeno un bastone con cui battere il terreno e non li guardate mai negli occhi ma tirate dritti con calma per la vostra strada. Prima dell’istituzione del Parco Nazionale alla Pintura di Bolognola era consuetudine che qualche pastore lasciasse liberi d’inverno dei cani che trovavano rifugio e cibo nella zona grazie alle strutture alberghiere presenti. Al mattino presto, quando arrivavamo per fare qualche escursione sulla neve, questi cani ci venivano incontro esprimendo una gioia incontenibile, saltandoci letteralmente addosso. Quindi si incamminavano con noi in montagna nonostante le prime volte avessimo cercato di allontanarli. Addirittura un anno due cani arrivarono con noi fino alla cima di Pizzo Regina, passando per tutta la strada del Fargno, forcella Angagnola e Pizzo Berro, una escursione di oltre 20 chilometri andata e ritorno, interamente su neve. Arrivati in cima erano talmente stanchi che si misero distesi sulla neve e salutarono alcuni miei compagni ritardatari battendo la coda a terra senza neppure alzarsi, dalla fame mangiarono perfino le bucce della frutta!! La cosa che mi sorprendeva era la loro abilità e conoscenza della montagna. Una volta salimmo per un canalone con neve ghiacciata alla cima Acquario (descritta di seguito) su pendenze di 45 – 50° con ramponi e piccozze. Ovviamente i cani non poterono salire sul canalone ghiacciato ma tanta era la voglia di venire con noi in montagna che salirono con grande maestria e senza alcun timore sulle rocce ed erba che costeggiavano il canalone innevato ed arrivarono con noi fino a Monte Acuto. Un’altra volta avevamo intenzione di percorrere la strada del Fargno nel tratto sotto alla parete nord di Monte Acuto, dove attualmente ci sono ben due lapidi di escursionisti morti in questi ultimi anni cadendo mentre cercavano di attraversare la strada riempita di neve. La strada era completamente riempita di neve e formava un pendio uniforme molto insidioso, i cani si misero davanti a noi abbaiando ed impedendoci di camminare e capimmo che non era il caso di proseguire per quella strada, dopo aver girato e percorso qualche centinaio di metri un sordo rumore ci fece girare, una slavina si era staccata proprio dove avremmo dovuto passare noi. Erano una bellissima compagnia, durante il tragitto ogni tanto si avvicinavano a noi facendosi accarezzare, arrivati su qualche cima di solito noi ci soffermavamo per diversi minuti, i cani si mettevano seduti, gli davamo dei bocconi presi dalla nostra colazione e poi si mettevano per lungo tempo ad osservare le montagne. Non avevo mai visto dei cani osservare il panorama, talvolta pensavo che avessero un’anima... li ricordo con immensa gioia... ci mancano molto.  

Scritto il 04 Luglio 2018 da Gianluca Carradorini

Andar per volpi, lupi, cervi, camosci ed altre piccole creature

In questi ultimi anni il mio girovagare nei Monti Sibillini mi ha portato ad incontri particolari con animali che erano scomparsi, come il lupo, o che non erano presenti a memoria d’uomo, come il camoscio d’Abruzzo, reintrodotto da pochi anni, o addirittura a poter quasi toccare una volpe, solitamente schiva all’uomo.Ebbene, se andate verso il tramonto, d’estate alla fontana della Forca di Gualdo o Madonna della Cona, nei pressi del Pian Perduto di Castelluccio o al parcheggio di Valleria dove si lascia l’auto per raggiungere le gole dell’Infernaccio, quando ormai tutti gli escursionisti se ne sono andati ed inizia a regnare il silenzio, usciranno dal bosco delle dapprima timide ma poi sempre più socievoli e bellissime volpi, in cerca di qualche residuo di cibo.Ormai questi animali si sono abituati alla confusione ed alla presenza dell’uomo che, come si sa purtroppo per l’ambiente ma per la fortuna delle volpi, lascia in giro sempre qualcosa da mangiare. Potrete addirittura dargli a mangiare direttamente dalle vostre mani purché abbiate pazienza e soprattutto non fate movimenti bruschi. Sarà veramente un incontro straordinario. L’incontro con il lupo è sempre straordinario, perché in genere avviene per un tempo brevissimo senza alcun preavviso. Ti sfreccia davanti e non fai in tempo neppure a fotografarlo perché rimani estasiato dalla sua visione, oppure lo vedi da lontano ma non si fa certo avvicinare .L’ho incontrato più volte, soprattutto d’inverno principalmente nella zona compresa tra il Monte Prata e la Valle delle Fonti nella zona di Castelluccio, anche in coppia ed addirittura in pieno inverno che girovagavano con oltre un metro di neve all’interno dell’isolata Valle lunga. Un giorno ero andato a fare un giro da solo nel versante est del Pizzo di Méta quando al ritorno, attraversando un lembo di bosco sento un belare piuttosto strano, mi giro e a venti metri da me, come una saetta ha attraversato un bellissimo lupo con un agnello tra i denti. Non ho fatto in tempo ne a fotografarlo ne ad urlare per fargli lasciare la preda. Mi sono goduto quel rapido passaggio ammirando la bellezza di quell’animale. Mio nonno mi ha raccontato spesso di vicende di lupi che negli anni prima della seconda guerra mondiale abbondavano nei nostri monti. Li ha incontrati più volte da vicino d’inverno con la neve quando andava a lavorare con gli sci da Acquacanina alla centrale di Bolognola e addirittura una volta uno sgozzò una pecora proprio in un casolare nei pressi della sua casa tirandola fuori da una buca della porta, dove un pastore ricoverava le pecore quando c’era la neve. Attualmente sono stimati circa 50 esemplari sparsi in gruppi territorialmente separati per tutto il territorio dei Monti Sibillini.D’inverno è facile vedere e riconoscere le tracce del lupo con il suo tipico andamento “filante” e regolare, una dietro l’altra, lunghe circa 10 centimetri, con quattro dita nelle zampe posteriori e cinque in quelle anteriori di cui il pollice sospeso verso l’alto. Alcune coppie di Cervi sono state reintrodotte di recente nei Monti Sibillini, non mi risulta che il cervo sia stato mai presente allo stato selvatico nel gruppo montuoso. Non è facile incontrarlo, io ho avuto modo di osservarlo alcune volte a primavera all’alba quando va a bere nelle sponde del Lago di Fiastra ed in particolare nei pressi del ponte che da S. Lorenzo attraversa la parte iniziale del lago per raggiungere il capoluogo. Il camoscio d’Abruzzo o dell’Appennino è anch’esso di recente reintroduzione in quanto, da resti fossili trovati su una grotta del Monte Argentella, sembra essere stato presente nei Monti Sibillini qualche migliaio di anni fa e poi a causa della limitata estensione del territorio e della crescente antropizzazione si è estinto.Attualmente il gruppo di ripopolamento si trova nella zona protetta del Monte Bove, interdetta agli escursionisti, ma talvolta, con molta fortuna, è possibile incontrarli fuori del limite della zona mentre pascolano nei ripidi pendii della val di Bove, come mi è capitato anni fa. Quel giorno stavamo salendo dal Monte Cornaccione al Monte Bove Sud, fuori l’area interdetta e come siamo giunti alla cresta tra il Monte Bicco e Monte Bove Sud. Ci siamo affacciati verso la Val di Bove e ci siamo trovati quasi faccia a faccia con il gruppo di camosci che avevano anche dei cuccioli e che stavano pascolando ed addirittura saltellando su pendii erbosi di oltre 60 gradi di pendenza, pendii che noi saliamo solo d’inverno, con la neve gelata e con due piccozze e ramponi!! L’incontro è stato emozionante e la foto d’obbligo! Poi chi vuole scoprire una vasta popolazione di piccoli esseri viventi, talvolta vere e proprie meraviglie della natura in miniatura, come coleotteri, farfalle, imenotteri, ortotteri ed altri insetti e ragni, deve frequentare i prati di media montagna, oltre i 1500 metri, d’estate da luglio ad agosto, gettando lo sguardo in particolare su fiori di ombrellifere o di composite o tra l’erba. Si potranno osservare farfalle del genere Lycaena dalle ali di un colore azzurro splendente che sono una versione in miniatura delle grandi Morpho brasiliane e che d’estate si ammassano a centinaia a bere nelle pozze d’acqua.Oppure coleotteri tipicamente alpini, che si trovano solo nelle cime più alte dell’Appennino, con colori mimetici come il Trichius fasciatus o metallizzati come la bellissima e rarissima Rosalia Alpina. Ho avuto la fortuna di fotografarla con molta comodità in quanto si era posata spontaneamente sul mio zaino in una pausa pranzo nell’alta Valle dell’Infernaccio, prima di quest’incontro l’avevo più volte rincorsa nel prato del versante nord-est del Pizzo Berro per anni senza poterla mai fotografare da vicino.Se avete l’occasione di passeggiare per il Piano Grande di Castelluccio in piena estate, ed in particolare dopo il tramonto, non potete non ascoltare l’enorme chiasso che fanno i grilli. Ce ne sono di tantissime specie, quelli neri sono difficili da osservare perché si nascondono in buche sul terreno, gli altri sono di colore verde o marrone e si mimetizzano tra l’erba quindi ci vogliono buoni occhi per scovarli ma vedrete che sono delle creature meravigliose.Perfino i bruchi di farfalle, nonostante la loro fama ed il loro aspetto, sono anch’essi delle meraviglie della natura, nei loro colori ma soprattutto nella loro magia che li fa trasformare dapprima in crisalidi e poi in splendide farfalle, li potrete ammirare in particolare mentre si cibano delle foglie di ombrellifere. Oppure nelle perfezioni delle tele tessute dai ragni (aracnidi), che si possono osservare specialmente al mattino presto d’estate nei pendii intorno al Piano Grande quando la rugiada notturna le trasforma in incantevoli meraviglie della natura. Per godersi questa “piccola” ma incantevole natura è necessario procurarsi un buon libro sugli insetti di montagna e una buona macchina fotografica assemblata per macro.Ogni volta che vado nei Monti Sibillini, che posso godermi la visione dall’alto, la flora e la fauna, ogni volta che posso godermi questo meraviglioso pezzo di mondo (che non tutti possono godersi) che sento mio, mi rendo conto quanto sono stato fortunato a riuscire ad apprezzarlo, anche se talvolta ciò significa fatica e sacrificio.

Scritto il 27 Giugno 2018 da Gianluca Carradorini

Secondo itinerario floristico: Lago di Pilato e Monte Vettore

Il secondo itinerario del gruppo sud è anch’esso un classico, la salita al lago di Pilato partendo da Forca di Presta. Questo itinerario va effettuato dalla seconda metà di luglio ai primi di agosto e permette di osservare le principali specie floristiche di montagna a fioritura prettamente estiva.Da Forca di Presta si prende il sentiero per il Monte Vettore quindi raggiunto il rifugio Zilioli alla Forca delle Ciaule si scende nel prato sottostante, quindi ci si dirige verso il canalone di fondo valle che termina nella parte più esposta dell’itinerario denominata le “roccette”, ed infine per ghiaione si scende fino al lago di Pilato. La ricerca delle specie floristiche alpine ed artiche inizia subito sotto al Rifugio Zilioli, dove il vasto prato che si attraversa, a cotica erbosa chiusa, è ricco di specie floristiche protette.Nei canaloni in cui la neve si è sciolta da poco si possono ammirare la Silene acaulis, le Gentianae verna, nivalis, dinarica e lutea, la Pulsatilla alpina ssp.millefoliata, l’Androsace villosa, l’Artemisia umbelliformis ssp. eriantha, la Potentilla appennina ssp appennina, l’Aster alpinus, la felce Botrichium lunaria, la Saxifraga oppositifolia, precedentemente descritte. Nei prati si possono ammirare inoltre piante tipicamente artiche come la famosa Stella alpina dell’Appennino o Leontopodium alpinum ssp.nivale, lo Gnaphalium supinum, piccolissima pianta, alta 2-4 centimetri, con foglioline lanceolate color grigio argenteo lanuginose e fiori giallini riuniti in spighe, la simile Antennaria dioica, con foglie più larghe a rosetta e alta fino a 5-6 centimetri ed il Polygonum viviparum, piccola spiga con fiori bianchi che non produce semi ma cosiddetti bulbilli che si staccano dalla spiga e sono in grado di germogliare subito da cui il nome “viviparum”. Arrivati nel fondo del canalone, nei pressi delle “roccette” ed in vista del Lago di Pilato osservate attentamente il bordo sinistro del canale e si ammireranno grandi Salici nani quali Salix retusa già descritto ed il Salix herbacea, con foglie più rotonde e piccole ed un altro arbusto strisciante, anch’esso di origine artica, la Driade (Dryas octopetala) dalle foglioline seghettate e con la parte inferiore grigia e fiori bianchi con otto petali come indica il nome scientifico.Facendo attenzione alla zona delle “roccette” si scende nei ghiaioni del Lago di Pilato, sicuramente il luogo più magico dei Monti Sibillini. Nel ghiaione di discesa si possono ammirare subito l’Isatis allioni dai fiori gialli e foglie verde grigio coriacee, nei canali più riparati l’Adenostyles glabra alta fino a 50-70 centimetri che forma grandi ciuffi di larghe foglie e fiori riuniti in ombrelli di colore porpora. Giunti sulle rive del Lago di Pilato, oltre ad osservare il Chirocefalo del Marchesoni si consiglia di raggiungere i grandi massi posti nella testata della valle sotto alla Cima del Lago; nelle fessure di queste rocce si possono ammirare molte specie di sassifraghe quali la Saxifraga paniculata e la callosa già descritte ed inoltre la saxifraga exarata e sedoides che formano dei densi cuscinetti verde chiaro con fiorellini rosati la prima e giallastri la seconda, sui prati tra i massi si può ammirare il Ranunculus seguierii alto pochi centimetri, con fiori bianchi e foglie seghettate. Portandosi invece nei ghiaioni sotto al Pizzo del Diavolo ed in particolare nei ghiaioni sotto al Gran Gendarme si osservano grandi ciuffi di papaveri gialli (Papaver pyrenaicum ssp.degenii), la Linaria alpina strisciante, dai piccoli fiori violetti e l’Edraianthus graminifolius dai fiori campanulati azzurri ed ancora l’Isati allioni. A chi vuole risalire le cime intorno si consiglia di raggiungere la cima del Monte Vettore dove lungo la cresta che sale dalla Forca delle Ciaole si può osservare, tra le piante già descritte, anche la Gentiana brachiphylla simile alla più comune gentiana verna ma con la corolla di colore azzurro intenso e dalle foglie arrotondate riunite in rosette, cresciute sovente direttamente dentro ai cuscinetti di silene acaulis e il ranunculus brevifolius dai fiori gialli e foglie coriacee verde chiaro presente solo nelle zone più sassose.Scendendo dalla cima del M. Vettore verso il Pizzo o Cima di Pretare si incontrano delle grandi piante aderenti al terreno di Drias octopetala in piena fioritura dal mese di luglio. Scendendo invece la cresta dalla cima del M. Vettore verso il M. Torrone è possibile osservare, nelle rocce del versante nord-est, la rara Saxifraga italica, confondibile con la Saxifraga exarata ma caratterizzata da fiori bianchi.Nelle ghiaie del versante su-ovest si possono osservare dei grandi cuscinetti pluricentenari di Silene acaulis, Stelle alpine e la rarissima Viola Maggelense dai fiori celesti che cresce tra le pietre. Se invece si sale fino alla Cima del Redentore è possibile ammirare una intensa fioritura di Ranunculus alpestre, dai fiori bianchi, nel ripido prato a cotica erbosa chiusa del versante nord. Mentre lungo la cresta rocciosa che porta verso la Cima dell’Osservatorio, nel versante verso il lago di Pilato, è possibile ammirare la bellissima e rara Adonis distorta, dai grandi fiori gialli che sembrano sbocciare direttamente dai sassi. Per chi volesse scoprire ancora altre piante si consiglia di portarsi in questa escursione un buon libro di flora alpina o dei Sibillini (in commercio) che consentirà di identificare decine e decine di specie alpine e polari in quanto l’alta valle del Lago di Pilato è una delle zone più ricche di specie botaniche dei Monti Sibillini, anche per la notevole quantità di ambienti diversi, ognuno dei quali ospita piante specifiche.Noterete infatti ad esempio che l’Isatis allionii, il Papaver pyrenaicum ssp. Degenii e la Linaria alpina crescono solo e soltanto sui ripidi ghiaioni sotto al Pizzo del Diavolo, non ritroverete neppure una di queste piante nei più comodi prati intorno al Lago di Pilato come non troverete alcuna sassifraga tra la ghiaia ma soltanto sulle fessure dei massi più solidi.

Scritto il 20 Giugno 2018 da Gianluca Carradorini

Primo itinerario floristico: Pizzo Berro e Monte Priora

Il primo itinerario del gruppo nord è un classico, dalla Forcella del Farnio al Pizzo Tre Vescovi, quindi alla Forcella Angagnola, Pizzo Berro e Monte Priora. Questo itinerario va effettuato a maggio per le specie primaverili e quindi dalla metà di giugno ai primi di luglio a seconda dell’innevamento residuo e comunque quando la neve rimane solo nei canaloni più riparati.Lungo questo percorso si possono osservare le principali specie floristiche primaverili ed estive di montagna. Dalla Forcella del Farnio, che può capitare che sia necessario raggiungerla a piedi dalla Pintura di Bolognola in quanto la strada potrebbe essere ancora chiusa, si prende il sentiero in diagonale verso Monte Acuto, nel versante nord del Pizzo Tre vescovi.Si raggiunge poco dopo la sella tra il Monte Acuto ed il Pizzo Tre vescovi, dove si osservano numerosi e grandi cuscinetti di Saxifraga oppositifolia a fioritura primaverile , nella cresta che sale verso la croce, nelle parti sassose battute dal vento.Si raggiunge la cima del Pizzo Tre vescovi con la croce, quindi si prosegue lungo la cresta sud-ovest.Si inizia la discesa in direzione della Forcella Angagnola e si supera un tratto caratterizzato da formazioni rocciose.Portandosi sul versante ovest di tali rocce e nelle fessure quasi a contatto con il terreno si può osservare una numerosa colonia della rara Saxifraga porophilla a fioritura estiva.Quindi si raggiunge la Forcella Angagnola e, appena sulla sella si possono osservare a primavera numerose piantine di Androsace villosa dai piccoli fiori bianchi con centro rosso e nelle vallette nivali o vicino alle chiazze di neve anche qualche pianta fiorita di Draba Aizoides dai piccoli fiori gialli, forse ancora qualche comunissimo croco violetto, le azzurre ma velenose scille e le corolle gialle o viola della Viola di Eugenia.Proseguendo per il Pizzo Berro, lungo la ripida salita si ammirano moltissimi cuscinetti di Saxifraga oppositifolia dai fiori rosa, la comunissima Genziana di primavera (Gentiana Verna), Genziana Dinarica (Gentiana Dinarica) dai grandi imbuti azzurri rivolti verso il sole a fioritura un pò più tardiva, la Silene acaulis dai compatti cuscinetti con piccolissimi fiorellini rosa, l’Anemone alpina (pulsatilla alpina ssp.millefoliata) dai grandi fiori bianchi e di nuovo l’Androsace Villosa. Tra le rocce della cresta si possono osservare anche numerosi cuscinetti di Saxifraga paniculata e di Saxifraga Callosa che si distinguono soprattutto dalle foglie, di cui qualcuna forse già in fiore, e che crescono fino alla cima del Pizzo Berro. Se si decide di andare alla cima del M. Priora o Pizzo Regina si attraversa il versante nord est del Pizzo Berro su un bellissimo prato a cotica erbosa chiusa dove si possono notare ancora la Genziana verna e dinarica e l’Anemone alpina. Nella cresta che ci porta al Pizzo Regina si ritrovano le stesse specie floreali già incontrate e in più si può notare la Potentilla apennina ssp. apennina dalle foglioline argentate e la Artemisia umbelliformis ssp. eriantha dalle foglie lanceolate lanuginose non ancora in fiore in quanto queste due specie fioriscono ad estate inoltrata. Sulla cima di Pizzo Regina, specialmente sul versante nord è possibile osservare numerose Anemoni Alpine e dei grandi cuscinetti pluricentenari di Silene acaulis in fiore. Soprattutto, scendendo di alcune decine di metri verso le sorgenti dell’Ambro, si notano numerosi salici nani (Salix Retusa) striscianti sul terreno e larghi anche fino ad un metro, con piccoli ma lunghi rami e foglie appena spuntate. Una pianta di Salix retusa può impiegare anche diverse centinaia di anni per raggiungere tali dimensioni. Scendendo ancora di alcune decine di metri si arriva all’inizio del prato a cotica erbosa chiusa dove è presente una rarissima genziana, la Gentiana pumila, con i petali azzurri più piccoli ed allungati della Gentiana verna e dalle foglie lanceolate piuttosto corte riunite a cuscinetto. Se si effettua questo itinerario verso i primi di luglio si possono osservare specie più vistose scendendo nel verdissimo prato sottostante la Forcella Angagnola quali i bellissimi Giglio rosso (Lilium Croceum) dalle grandi corolle arancio e Giglio Martagone (Lilium Martagon) con fiori più piccoli ma una vera miniatura della natura e la comune Genziana gialla (Gentiana Lutea), pianta officinale dalle grandi spighe gialle. Se si scende ancora verso il Casale Rinaldi, in alcune vallette si può osservare anche la Peonia (Peonia Officinalis) che forma dei piccoli arbusti con vistosi fiori rossi. Sulla cresta che da Forcella Angagnola va verso il Pizzo Berro si osservano bellissime fioriture di Saxifraga paniculata e di Saxifraga callosa dalle lunghe spighe piene di fiori bianchi, diverse specie di campanule dai fiori ad imbuto rivolti verso il basso, di colore azzurro più o meno intenso, e un’altra campanulacea endemica, l’Edraianto (Edraianthus graminifolius), dai fiori riuniti in grappolo e di colore blu-violetto. Il prato del versante nord-est del Pizzo Berro in piena estate è davvero uno scrigno di piccole meraviglie. Si può notare una rara specie di felce, il Botrichium Lunaria alta circa 10 centimetri, provvista di una fronda fertile recante delle “palline” giallastre ed una fronda sterile con delle foglioline alternate cuoriformi, la piccolissima Genziana delle nevi (Genziana Nivalis) dalle corolle azzurre ma larghe non più di un centimetro (occorre una buona vista per osservarla) e numerosi garofani di diversi tipi, con fiori grandi rosa e sfrangiati o più piccoli rosso intenso (Dianthus barbatus ssp.compactus), l’Astro alpino (Aster Alpinus), una bassa margherita dai fiori di colore violetto, due piccole e rare orchidee, la Nigritella Widderi dalle infiorescenze di colore rosato molto profumata e il Coeloglossum viride molto difficile da notare in quanto produce delle infiorescenze alte non più di 5 centimetri di colore verde e di nuovo la Genziana Lutea oltre a diverse decine di altri fiori di tutti i colori anche vistosi quali il Lino di colore celeste o giallo, le Pediculari di colore giallo o rosso, Potentille di colore giallo, Anthyllis montana di colore rosso, l’Armeria dai fiori rosa, le scabiose dai fiori celesti ecc.. Sulla cresta che porta fino alla cima di Pizzo Regina si osserva ormai in piena fioritura, la Potentilla apennina ssp. apennina con piccoli fiori bianchi che si distaccano dalle foglie argentate e le spighe con piccoli fiori gialli dell’Artemisia umbelliformis ssp. Eriantha oltre alle altre campanulacee e sassifraghe già incontrate. Effettuate questo itinerario nei due periodi dell’anno consigliati e vedrete che lo stesso percorso, seppure fatto a breve distanza di tempo, può dare sensazioni diverse, vedrete dei bellissimi fiori diversi da una volta all’altra e capirete che la montagna non è mai banale.

Scritto il 13 Giugno 2018 da Gianluca Carradorini

Alla scoperta di piccoli crostacei: Chirocefali e company

I Monti Sibillini sono anche noti per ospitare delle specie animali, in particolare dei piccoli crostacei, unici al mondo; il famoso Chirocefalo del Marchesoni, che vive nelle acque del Lago di Pilato, ed il meno conosciuto Chirocefalo della Sibilla, che vive nelle acque del Laghetto di Monte Palazzo Borghese.Inoltre nei dintorni sono presenti altri due crostacei praticamente sconosciuti, il Tanimastix stagnalis ed il Chirocephalus diaphanus nelle acqua dei laghetti dei Pantani di Forca Canapine e del Piano Grande. In questo libro non voglio portare alla conoscenza dei frequentatori dei monti Sibillini solo le creste, le cime, le vie e le immagini, ma anche queste specie animali uniche e pertanto assolutamente da proteggere. Propongo pertanto tre escursioni tra primavera ed estate che permettono di osservare questi rari crostacei.La prima escursione può essere effettuata già dalla fine di aprile – primi di maggio mentre la seconda dai primi di giugno in poi fino alla fine del mese, a seconda dell’innevamento e la terza può essere effettuata dalla metà di luglio per tutto il mese di agosto. Il primo itinerario, da fare da fine aprile ai primi di maggio, a seconda dell’innevamento, permette di scoprire due specie di crostacei quali il Chirocefalo diafano ed il Tanimastix stagnalis presente nei laghetti dei Pantani di Forca Canapine. Il Chirocephalus diaphani, più grande e molto più veloce degli altri Chirocefali, è lungo circa 2-3 centimetri, con maschio di colore verde pallido e femmina di colore verde-bruno, con evidente dimorfismo sessuale mentre il Tanimastix stagnalis è più piccolo e più chiaro, quasi inosservabile, entrambi vivono nei tanti laghetti dei Pantani di Forca Canapine.Occorre osservare molto attentamente le acque dei laghetti più grandi in cui essi vivono che generalmente sono torbide e i crostacei si mimetizzano con il fondale. Mia figlia Beatrice ha scoperto queste specie il 25 aprile 2007 proprio mentre passeggiavo con la mia famiglia ai bordi dei laghetti dei Pantani. Successivamente l’Università di Camerino, a cui mi sono rivolto per la curiosità di conoscere questi crostacei, ha confermato entrambe le specie.I Pantani sono facilmente raggiungibili da tutti da Forca Canapine da dove parte un tratturo praticamente pianeggiante che in 20-30 minuti permette di raggiungere la splendida conca, che a primavera ospita spettacolari fioriture di piante montane, in cui si trovano tali laghetti. I laghetti dei Pantani di Forca Canapine Itinerario di avvicinamento (in rosso): si raggiunge Forca Canapine da Castelluccio o da Norcia quindi si lascia l’auto in corrispondenza di un ampio tratturo che parte sulla destra poco dopo del nucleo abitato. Il tratturo porta comodamente alla Conca dei Pantani. Itinerario di ritorno (in verde): stesso di avvicinamento. Verso i primi di giugno e generalmente fino a fine mese, anche in questo caso a seconda dell’innevamento, è possibile osservare il Chirocefalo della Sibilla che pullula nelle acque del Laghetto di Monte Palazzo Borghese.Talvolta questa specie, unica al mondo, è così numerosa che le piccole pozze d’acqua laterali che si formano man mano che il Laghetto si prosciuga, sono un vero e proprio concentrato di Chirocefali.Il 5 giugno 2007 il Laghetto si stava già prosciugando proprio per la scarsità di precipitazioni nevose dell’inverno 2006-2007 e da alcune pozze laterali abbiamo trasferito nel Laghetto più grande, con un bicchiere, centinaia e centinaia di Chirocefali rimasti intrappolati e che non riuscivano più a nuotare. Questo crostaceo è di colore giallastro leggermente più grande del Chirocefalo del Marchesoni e con capo e mandibole piuttosto pronunciate.Osservare questa specie nuotare nelle acque del Laghetto a primavera è un vero e proprio piacere della vita.L’ambiente tipicamente alpino è meraviglioso, con l’enorme parete est del Sasso di Palazzo Borghese che incombe sulla valle, i prati pieni di fiori di diverse specie botaniche prettamente alpine. Questo piccolo crostaceo è presente qui sicuramente da prima della comparsa dell’uomo sulla terra.Resiste alla temperatura dell’acqua è sempre sotto ai 10°C, le sue uova resistono al caldo estivo (il laghetto si prosciuga d’estate) ed al freddo invernale sotto la neve, e ogni anno, da migliaia di anni, è possibile osservarlo mentre nuota beatamente in queste acque gelide. A mio giudizio questo posto è uno dei più belli dei Monti Sibillini, sicuramente meno frequentato e molto diverso dal Lago di Pilato e permette di trascorrere davvero una stupenda giornata di pace in mezzo alla natura. Per raggiungere il Laghetto di Monte Palazzo Borghese si può salire da Foce per il cosiddetto “Canale” oppure dal Monte Prata dove si lascia l’auto si prosegue per la Fonte della Giumenta.Dalla fonte si prende il sentiero in salita che permette di raggiungere la sella tra il Monte Porche ed il Monte Palazzo Borghese. Non salire in cima al M. Palazzo Borghese ma dirigersi verso la sella omonima in direzione dello scoglio di Sasso Borghese. Alla sella scendere il canalone posto alla sinistra della parete, in direzione della valle dell’Aso per traccia di sentiero.Alle due deviazioni successive prendere sempre verso destra scendendo di nuovo verso la base della parete est di Sasso Borghese dove si è già in vista del laghetto. Il laghetto di Monte Palazzo Borghese Itinerario di avvicinamento (in rosso): dal parcheggio di Monte Prata continuare a piedi la strada per la Fonte della Giumenta (sentiero n.6) quindi salire per il Monte Porche fino ad incrociare il sentiero N.1 in direzione di Monte Palazzo Borghese.Non salire in cima al M. Palazzo Borghese ma dirigersi verso la sella omonima in direzione di Sasso Borghese.Alla sella scendere il canalone posto alla sinistra della parete, in direzione della Valle dell’Aso per traccia di sentiero.Alle due deviazioni successive prendere sempre verso destra scendendo di nuovo verso la base della parete est di Sasso Borghese dove si è già in vista del laghetto. Itinerario di ritorno: stesso dell’avvicinamento.Infine dalla metà di luglio in poi, generalmente fino a settembre, si può osservare il famoso, ed anch’esso unico al mondo, Chirocefalo del Marchesoni che nuota nelle acque del frequentatissimo Lago di Pilato.Questo terzo Chirocefalo è il più piccolo, lungo poco più di un centimetro, di colore arancio e talvolta è presente in numero di esemplari talmente elevato da alterare la colorazione verde delle acque del lago.L’escursione nell’alta valle del Lago di Pilato alla scoperta del Chirocefalo del Marchesoni può essere effettuata anche per osservare le numerose specie floristiche alpine presenti nella zona, come descritto nell’itinerario n.14. Il lago di Pilato si può raggiungere da Foce o da Forca di Presta o direttamente da Castelluccio per Capanna Ghezzi e Forca Viola, tutti e tre gli itinerari sono molto belli ed ampliamente descritti in altre guide. Chiaramente si deve assolutamente evitare di prelevare i quattro crostacei descritti e portarli fuori dalle acque in cui vivono, in quanto morirebbero in pochi minuti. Come altresì si deve evitare di sporcare questi ambienti incontaminati, anche se magari ai Laghetti dei Pantani si vedono scorrazzare liberi cavalli o pecore.Questo fa parte dell’ambiente da centinaia o forse migliaia di anni e non crea alcun inquinamento o disturbo a tali specie (come qualcuno potrebbe pensare) perché fa tutto parte di un ecosistema ormai consolidato.

Scritto il 06 Giugno 2018 da Gianluca Carradorini

Monte Priora: via diretta Casale Rinaldi – Casale delle Murette

Vecchio tracciato riscoperto che anticamente, attraversando tutto il versante nord di questa montagna, poneva in collegamento il Casale Rinaldi, nell’alta valle del’Ambro, al Casale delle Murette situato nel versante del Rio (affluente del Tenna) del Monte Priora. Il sentiero era frequentato fino ad una decina di anni fa dai pastori, che con le loro greggi di pecore trascorrevano l’estate nei due casali.Il Casale Rinaldi è raggiungibile mediante uno dei tanti itinerari descritti sulle guide in commercio tra cui il più breve parte dalla Forcella del Farnio per la Forcella Angagnola quindi scende nel prato sottostante fino a prendere un sentiero a tornanti che porta al Casale.Dal casale parte sulla destra un evidente sentiero che prima attraversa l’ampio canalone che scende dalla cima di Pizzo Berro poi con tornanti va verso i Pianelli della Regina.Si attraversano i ripidi canaloni del versante nord del Monte Priora per raggiungere gli ampi prati dei Pianelli della Regina, caratterizzati da erba molto alta.Qui il sentiero si perde e si inizia una lunga traversata in quota, mantenendosi a circa 1850 metri fino a raggiungere una fascia erbosa in salita, caratterizzata da numerose sorgenti.Si percorre la fascia erbosa in netta salita in direzione di uno spuntone roccioso, che rappresenta la parte più alta della barriera delle “roccacce”, dove si intravede l’esile tracciato di un vecchio sentiero.Si raggiunge dapprima il dosso roccioso da dove si scopre il resto del versante dell’Ambro del Monte Priora ed il Pizzo e poi si prosegue sul sentiero già più evidente, raggiungendo la cresta che collega Il Pizzo con la cima del Monte Priora (Pizzo Regina) dalla quale facilmente si scende al Casale delle Murette sottostante. Per il ritorno si percorre lo stesso itinerario oppure con itinerario molto più lungo e faticoso ma più panoramico, si sale in cima al Pizzo Regina per scendere alla sella del Pizzo Berro e quindi liberamente per prati a cotica erbosa chiusa, d’estate pieni di fiori e farfalle, si prende il canale che scende dal versante nord-est della cima del Pizzo Berro e che brevemente ma con alcuni tratti rocciosi che richiedono attenzione, riporta al casale Rinaldi per poi risalire alla Forcella Angagnola e in piano alla Forcella del Farnio.Oppure più semplicemente dal Pizzo Berro si scende per ampio e degradato sentiero alla Forcella Angagnola e quindi per tracciato pianeggiante fino alla Forcella del Farnio. Via diretta Casale Rinaldi – Casale delle Murette Itinerario di salita (in rosso):Raggiunto il Rifugio del Farnio con l’auto si prosegue a piedi in direzione della Forcella Angagnola. Alla Forcella si individua un sentiero che scende, con ripidi tornanti, al Casale Rinaldi.Di fronte al Casale si individua un sentiero che attraversa alcuni canali e sale verso i Pianelli della Regina, grande pianoro erboso sulla verticale della cima del M. Priora.Qui la traccia si perde ci si innalza lentamente in direzione di una fascia erbosa in salita fino ad un ripiano sopra ad uno scoglio che rappresenta la parte più alta delle “roccacce” sottostanti.Dal ripiano si scopre il versante dell’Ambro e qui si ritrova il sentiero che porta sulla sella tra il Pizzo e il M. Priora. Da qui in breve si scende al casale delle murette sottostante. Itinerario di ritorno: stesso itinerario di salitaVariante molto più faticosa ma molto panoramica (in verde): dal casale delle murette si può salire alla cima del M. Priora, scendere alla Forcella sotto al Pizzo Berro, scendere liberamente nel canale nord fino al Casale Rinaldi quindi risalire alla Forcella Angagnola ed in piano fino alla Forcella del Farnio.

Scritto il 30 Maggio 2018 da Gianluca Carradorini

Monte Cacamillo - Salita diretta della “Costa dei Frati”

Nell’alta valle del Fiastrone, a metà strada tra Acquacanina e Bolognola, si erge il Monte Cacamillo che separa le valli di Rio Sacro e dell’Acquasanta.Monte Cacamillo è caratterizzato da una linea di cresta piuttosto ardita, denominata Costa dei Frati, che dal Puntone Piemà, dove è presente il canale di accumulo della piccola centrale idroelettrica di Bolognola, delimita l’imbuto detto localmente “Buggero” dove durante l’inverno si accumulano decine di metri di neve trascinata a valle dalle slavine che si staccano dal ripido versante nord della montagna.La cima è pochissimo frequentata anche perché la salita che proponiamo, nel suo piccolo, presenta ben 1000 metri di dislivello, di tutto rispetto. Descrizione: dalla strada che collega Acquacanina e Bolognola si supera l’incrocio per la Valle di Rio Sacro.Poco dopo si incontra una strada a destra che scende verso la piccola centrale idroelettrica di Bolognola, costruita negli anni ’20 e diventata ormai una testimonianza storica della valle.Si raggiunge con l’auto uno spiazzo prima della centrale completamente automatizzata e si prosegue a piedi.Seguendo il recinto della centrale ci si porta faticosamente nella parte posteriore dell’edificio dove, in corrispondenza di cancello metallico, parte un largo sentiero che con numerosi tornanti dentro al bosco, risale al lato della condotta forzata e permette in circa 40 minuti di raggiungere la casetta Piemà posta al termine del canale di accumulo dell’acqua della condotta forzata della centrale idroelettrica. Il canale non è visibile dal fondo valle ed è una vera e propria sorpresa.Dalla casetta si risale direttamente il ripido pendio erboso sovrastante fino a raggiungere il Puntone Piemà, bellissimo terrazzo panoramico che permette di osservare tutta l’alta valle del Fiastrone.Da qui parte una cresta rocciosa ed a tratti molto sottile, denominata la Costa dei Frati, che dapprima in lieve e poi in netta salita si innalza verso la cima del Monte Cacamillo.In corrispondenza di un salto di rocce rosse si consiglia di dirigersi nell’imbutino erboso sulla destra per poi riprendere la cresta sopra al salto stesso.Quindi tenendo il filo di cresta, si raggiungono gli ultimi arbusti di sorbo montano e quindi faticosamente si raggiunge la cima, dopo ben mille metri di dislivello ed almeno 3 ore di salita.Dalla cima si osserva la val di Tela, il versante nord di Punta Bambucerta descritta nell’itinerario 7 e il versante nord ed est del Monte Rotondo con le grotte di Angilino descritte precedentemente (itinerario 3), dalla cima di Monte Cacamillo si può proseguire fino al Monte Pietralata e quindi al Monte Rotondo. Discesa, stesso itinerario. Se si effettua la salita in tarda primavera, una volta arrivati al canale di accumulo dell’acqua, si consiglia di percorrerlo interamente fino al suo termine, proseguire nell’ampio sentiero fino ad arrivare all’imbuto di “Buggero” sulla verticale nord della cima di Monte Cacamillo. Al centro dell’imbuto le slavine invernali si scaricano dai ripidi pendii soprastanti accumulando decine di metri di neve, d’estate coperta da uno spesso strato di terra ed erba secca e talvolta spaventosamente scavata o rotta dalle cascate d’acqua presenti nel fondo dell’imbuto fino a formare una galleria. Si può così osservare un affascinante spettacolo della natura fino all’inizio dell’estate, negli anni particolarmente nevosi si mantiene fino all’autunno. Per questo motivo l’itinerario è assolutamente sconsigliato d’inverno. Monte Cacamillo, salita diretta della Costa dei Frati Itinerario di salita (in rosso):Dalla strada che collega Acquacanina a Bolognola si supera l’incrocio per la Valle di Rio Sacro, poco dopo si incontra una strada a destra che scende verso la piccola centrale idroelettrica di Bolognola. Si raggiunge con l’auto uno spiazzo prima della centrale e si prosegue a piedi.Seguendo il recinto della centrale ci si porta nella parte posteriore dell’edificio dove, in corrispondenza di un cancello metallico, parte un largo sentiero che con numerosi tornanti dentro al bosco, risale al fianco della condotta forzata e permette di raggiungere la casetta Piemà posta al termine del canale di accumulo della centrale idroelettrica.Dalla casetta si risale direttamente il ripido pendio erboso sovrastante fino a raggiungere il puntone Piemà.Da qui parte una cresta rocciosa ed a tratti molto sottile che dapprima in lieve e poi in netta salita si innalza verso la cima del Monte Cacamillo.In corrispondenza di un salto di rocce rosse si consiglia di dirigersi nell’imbutino erboso sulla destra per poi riprendere la cresta sopra al salto stesso. Quindi tenendo il filo di cresta, si raggiunge la cima. Variante (in viola): dalla casetta Piema’ si costeggia il canale idrico fino a raggiungere l’imbuto nel versante nord di Monte Cacamillo (detto localmente Buggero) dove fino a tarda primavera è presente un nevaio di accumulo prodotto dalle slavine invernali. Itinerario di ritorno: stesso di salita.

Scritto il 23 Maggio 2018 da Gianluca Carradorini