Rubrica - I miei Monti Sibillini

Parete nord di Punta Bambucerta: via dell’Abbandonata (estiva e invernale)

La Punta Bambucerta si trova nel settore nord dei Monti Sibillini, di fronte al versante nord del Monte Rotondo da cui è diviso dalla Val di Tela, in una zona selvaggia, scomoda e scarsamente frequentata perfino d’estate, non a caso è localmente chiamata “L’abbandonata”.La salita invernale si svolge in un ambiente grandioso ed in totale isolamento. Itinerario di raggiungimento per la via invernale: molto lungo, si risale in torrente Fiastrone come descritto per la via invernale alla parete nord di M. Acuto, fino ad arrivare alle sorgenti del torrente da dove si sale verso Forcella Cucciolara per un ampio canale sulla destra.Da qui scendere tutta la Val di Tela tenendosi sulla sponda destra fino a raggiungere la cresta che scende dalla cima di Punta Bambucerta verso la Forra dell’Acquasanta.Si scende la cresta fino ad un ripiano (l’unico) a quota 1500 m dove essa diminuisce di pendenza (ore 3 dall’auto). Descrizione via invernale: dal ripiano ci si immette nel ripido versante nord e lo si attraversa mantenendo la stessa quota; si supera dapprima un ampio canale e dopo altri 50 metri si raggiunge un nucleo di piccoli alberi all’interno del canale centrale che scende direttamente dalla cima.Si risale in circa un’ora il canale innevato su pendenze di 40 – 50° ed uscita finale di misto molto ripido in corrispondenza della vetta (1869 m).La presenza di grossi arbusti in tutto il versante permette buone soste sia nella traversata che nella salita del canale.La salita va fatta con innevamento non eccessivo e con ottime condizioni di stabilità del manto nevoso poiché il versante è estremamente valangoso. Descrizione via estiva: Salita di esclusivo interesse estivo, si raggiunge come per l’itinerario precedente oppure più facilmente salendo in auto fino alla Forcella del Farnio e proseguendo a piedi per tracce di sentiero fino alla Forcella Cucciolara quindi si segue l’itinerario invernale, si raggiunge il canale centrale che scende dalla vetta (via invernale), si prosegue la traversata in piano fino a raggiungere un secondo canale meno inciso.Superato il canale ci si trova in un prato molto ripido a cotica erbosa chiusa (non scalettata) che si attraversa con molta cautela in quanto molto scivoloso e senza arbusti intermedi per fare assicurazione, fino a raggiungere il fondo di un canalino roccioso molto inciso.Si risale completamente il canalino roccioso che presenta una successione di saltini arrampicabili di 2°, in circa un’ora, fino ad uscire sulla cresta nord-ovest di Punta Bambucerta, che scende verso la valle dell’Acquasanta. Dalla cresta per facili ma ripidi pendii erbosi fino alla cima. Discesa: dalla Punta Bambucerta si risale la cresta in direzione della Forcella Cucciolara da cui si riprende l’itinerario di avvicinamento sia estivo che invernale. Salita alla cima di Punta Bambucerta versante nord Itinerario di avvicinamento: Salita invernale (in azzurro): da Bolognola salire per la pintura per la carrozzabile, al primo tornante prendere indicazioni per Valle del Fiastrone (area pic nic attrezzata) sentiero n. 17 fino alle sorgenti del Fiastrone quindi risalire la valle a destra fino alla Forcella Cucciolara.Salita estiva (in rosso): pintura di Bolognola – strada del Farnio fino al rifugio del Farnio prendere il sentiero n. 1g per Monte Rotondo fino alla deviazione a destra non numerata che raggiunge la Forcella Cucciolara; dalla Forcella Cucciolara scendere nella Valle Tela sottostante fino a quota 1600 m. circa quindi traversare verso la cresta nord di Punta Bambucerta da dove iniziano i tratti di salita invernale (in giallo) ed estiva (in viola). Itinerario di ritorno (in verde): Da Punta Bambucerta prendere la cresta in direzione della Forcella Cucciolara quindi riprendere l’itinerario di avvicinamento segnato in rosso per la salita estiva o in azzurro per la salita invernale.  

Scritto il 18 Aprile 2018 da Gianluca Carradorini

Traversata del fosso La Foce: parte alta e parte bassa (o cengia dei Fiumarelli)

La traversata del fosso La Foce si può effettuare a due altezze diverse, in quota 1700 metri si trova una traccia di sentiero esile che dai pressi dell’edicola di S. Nicola traversa il fosso in corrispondenza della sorgente del ramo sinistro orografico mentre la traversata bassa a quota di circa 1100 metri, detta anche localmente “cengia dei fiumarelli” è segnata da un sentiero più marcato ma anch’esso adatto a chi non soffre di vertigini.Entrambe sono dei bellissimi itinerari che si compiono all’interno di una vera e propria piega del versante sud del Monte Rotondo da maggio a luglio, a seconda dell’eventuale innevamento in quota quando le varie cascate che si incontrano sono nel pieno della loro portata. L’itinerario alto è riportato in parte su vecchie carte, permette di visitare anche la piccolissima edicola di S. Antonio costruita nel versante sud del Monte Rotondo, poco al di sotto della strada che collega Casali con la Forcella del Farnio. Descrizione: da Casali di Ussita si prende la strada che porta fino alla Forcella del Farnio, si oltrepassa la verticale della cima della Croce di Monte Rotondo e qui si hanno due possibilità: o si lascia l’auto sotto alla forcella tra il Monte Rotondo e la Croce di Monte Rotondo per scendere sottostrada su un evidente sentiero che in lieve discesa verso sinistra porta all’edicola di S. Antonio, oppure si prosegue fino ad un Casale di pastori realizzato in metallo posto circa 500 metri prima del rifugio del Farnio dove si lascia l’auto.Qui sporgendosi sottostrada si nota un sentiero che scende verso destra e che porta dapprima ad una presa di un acquedotto e successivamente in lieve salita ci conduce all’edicola di S. Antonio; il punto di partenza. Qui si scende la cresta sottostante per circa 100 metri fino a raggiungere un intaglio roccioso da cui parte verso sinistra una traccia di sentiero in quota. Tale punto si raggiunge direttamente anche dalla presa dell’acquedotto seguendo da quest’ultima, in discesa, l’esile tracciato della tubazione dell’acqua che si intravede in più punti.Si percorre con attenzione la traccia che supera il primo dosso per portarsi nella verticale della presa dell’acquedotto già incontrata. Si continua in direzione est verso la sorgente del ramo sinistro del Fosso la Foce, caratterizzato da uno stretto canalino nascosto da alcuni grossi salici, gli unici alberi che crescono a quella quota. Si raggiunge la sorgente al di sotto della quale iniziano già le prime cascate e si esce dalla parte opposta su traccia di sentiero. Dopo qualche metro la traccia di sentiero scompare dando modo all’escursionista di impegnarsi con le proprie capacità di orientamento e di pratica su un terreno molto scosceso, tra rocce ed erba, ci si innalza lievemente traversando tutto l’ampio pendio della sinistra orografica del fosso facendo attenzione nell’attraversamento del fondo di alcuni canali rocciosi. Ci si porta così, faticosamente e facendo molta attenzione, alla cresta erbosa che sale verso la strada che porta alla Forcella del Farnio (ore 2 dall’auto).Dalla strada si ritorna in direzione della Croce di Monte Rotondo a prendere l’auto. La parte bassa dell’itinerario, è riportato come traccia di sentiero su alcune carte topografiche e descritto su altra guida, ma considerata la bellezza e la grandiosità dell’ambiente che si osserva e la visita finale alla cascata più alta del fosso, non riportata in altre guide, ho ritenuto opportuno inserirla in questo libro. Descrizione: da Casali di Ussita si prende la strada che sale verso la Val di Panico. Dopo circa 800 m. si incontra una deviazione a sinistra che sale nel bosco, si raggiunge così un ampio pianoro con dei campi coltivati e un fontanile.Oppure partendo sempre da Casali si prende un tratturo che inizia proprio in prossimità della fontana al centro del paesino e sempre in salita porta al pianoro con fontana indicato sopra. Qui parte un tratturo verso la cima del Monte Rotondo, che va percorso per un centinaio di metri per poi deviare nettamente verso destra per tracce di sentiero in direzione del fosso La Foce.Terminati i campi ci si dirige in lieve salita verso un nucleo boschivo al di sotto del rimboschimento, in corrispondenza di un canale, quindi ancora per prati si raggiunge una barriera rocciosa di vaga forma triangolare che rappresenta il primo gendarme del Fosso La Foce.Si può superare la barriera rocciosa passando sopra per ripidi pendii erbosi o più spettacolarmente alla sua base su cengia erbosa. Scavalcato lo scoglio si individua su ghiaione una traccia di sentiero che sale ancora per 50 metri sopra a delle rocce per poi girare all’interno del ramo destro del fosso La Foce fino a raggiungere una seconda barriera rocciosa.Qui si attraversa con attenzione alla base delle rocce su esile cengia fino ad un aereo sperone roccioso a strapiombo sul fosso sottostante. Da qui la traccia di sentiero si fa davvero piccola e su terreno molto ripido: occorre fare molta attenzione all’erba scivolosa. Si entra così all’interno del magico e impressionante fosso de La Foce in cui confluiscono numerose cascate.Il sentiero percorre in piano tutto il fosso e continua sul versante opposto fino ad uno spettacolare torrione (foto) con sfondo sulla dolomitica parete nord di Monte Bove.Per fare delle spettacolari fotografie si consiglia di far raggiungere da qualche persona la cima del torrione mentre il fotografo rimane all’interno del fosso in prossimità delle cascate in modo da poter avere un’idea delle dimensioni che la natura offre in questa piega della montagna.Usciti dal Fosso si prosegue il sentiero per tracce in piano fino a raggiungere l’ampio vallone della Costa d’Asino in corrispondenza del Rifugio del Farnio posto alcune centinaia di metri sopra.Si continua sempre per tracce di sentiero e si scende nel canalone ovest del Pizzo Tre Vescovi da cui brevemente verso le sorgenti del torrente Ussita (ore 3 da Casali) dove si incontra la strada del ritorno verso Casali. Variante di ritorno: al ritorno è possibile raggiungere la base dell’alta cascata finale del ramo sinistro del Fosso la Foce risalendo il Fosso che si incrocia sulla strada, la salita prevede delle brevi difficoltà alpinistiche.Ripresa la strada che scende verso Casali si incrocia il rumoroso fosso che scende dal “La Foce” e ci si inoltra nel canale risalendo alcuni saltini rocciosi bagnati. Si raggiunge così la confluenza del ramo destro e del sinistro in corrispondenza di un grosso faggio aderente alle rocce risparmiato dalle slavine che cadono abbondanti nel fosso.Qui si prende a destra fino a raggiungere un caratteristico passaggio roccioso largo poco più di 50 centimetri, si devia a destra risalendo un pendio erboso e si rientra nel fosso poco più in alto. Segue un saltino roccioso bagnato di circa tre metri che si consiglia di scavalcare con chiodo e staffa per facilitare la discesa.Dopo pochi metri, superando un ultimo saltino roccioso alla destra del fosso, si giunge sotto alla grande cascata di oltre settanta metri che scivola dietro ad un costone roccioso che la copre fino all’ ultimo tratto della salita. Per la discesa si segue lo stesso itinerario facendo attenzione alle rocce scivolose. Traversata del fosso La Foce Itinerario basso o cengia dei Fiumarelli (in rosso):Dalla fontana di Casali di Ussita si prende un tratturo che si addentra nel fosso limitrofo e sempre in salita porta ai prati sopra al paese dove è presente un fontanile. Dal fontanile salire lievemente verso destra in direzione del fosso La Foce prendendo come riferimento la base del primo scoglio che delimita il fosso. Sotto allo scoglio, in corrispondenza di un grande albero secco inizia l’esile tracciato del sentiero che attraversa il fosso.Usciti dal fosso, in corrispondenza di un alto scoglio dove si gode di una visione aerea dell’intero fosso si segue una traccia in lieve discesa, si raggiunge il fosso della Costa dell’Asino in corrispondenza della verticale del rifugio del Farnio e qui, più evidente si interseca un sentiero che porta in breve alle sorgenti di panico da cui si riprende la strada. Itinerario alto (in azzurro):Dalla strada del Farnio, poco dopo il rifugio, in corrispondenza di uno stazzo di pastori con casetta metallica si scende il pendio sottostante fino ad intercettare un sentiero che porta all’edicola di S. Antonio (raggiungibile anche dalla strada, in corrispondenza della croce di Monte Rotondo, al di sotto della quale parte un evidente sentiero verso sinistra.Dall’edicola si scende la cresta sottostante per un centinaio di metri fino ad incontrare sulla sinistra una traccia di sentiero che traversa il fosso sottostante.Si continua la traversata in direzione delle sorgenti del ramo sinistro del fosso la foce caratterizzate da dei grossi salici, si superano e si continua su terreno ripidissimo verso la cresta che delimita ad est il Fosso, in direzione del rifugio del Farnio che si raggiunge risalendo la cresta stessa. Variante di ritorno: salita alla base della grande cascata: itinerario in viola.  

Scritto il 11 Aprile 2018 da Gianluca Carradorini

Variante all’itinerario n.4: finestra della Via Maurizi-Taddei

Raggiunto l’ampio canalone che scende nel versante nord dalla cima della Croce di Monte Bove è possibile traversare verso gli “spalti” per raggiungere, senza alcun bisogno di arrampicare, il passaggio più caratteristico delle vie di roccia del Monte Bove nord e cioè la cosiddetta “finestra” della via Maurizi-Taddei, un enorme arco di roccia naturale.Dall’itinerario 4, raggiunte le caratteristiche formazioni rocciose alla vostra destra, si sale ancora la sponda destra del canalone roccioso fino a deviare nettamente a sinistra a cercare il miglior punto di attraversata quindi, in lieve discesa, ci si porta nell’ampio ripiano ghiaioso denominato localmente “il campo sportivo”.Si traversa tutto il pendio dirigendosi verso lo spalto occidentale, in corrispondenza di un nucleo di faggi posto quasi sul margine inferiore del pendio. Avvicinandosi alle rocce si nota anche una traccia di sentiero che scende dalla ripidissima forcella posta tra la cima di Monte Bove Nord e la Croce di Monte Bove. Tale itinerario infatti è anche effettuabile da altro punto di partenza, ma contempla prima la salita da Frontignano per la val di Bove fino alla forcella, poi la discesa al “campo sportivo”, il raggiungimento della finestra, la successiva massacrante salita di ritorno alla forcella e la discesa finale in Val di Bove con ritorno a Frontignano. Tale percorso, oltre ad essere faticoso è anche piuttosto banale. Si costeggia quindi la barriera rocciosa dello spalto occidentale per una cengia piuttosto larga, intervallata da boschetti di faggi, fino a raggiungere uno spigolo.Aggirato lo spigolo si scende con attenzione nel canale della via “Maurizi-Taddei”. Dopo pochi metri si nota in alto, nel canale, la bellissima architettura della natura nota appunto come la “finestra”; un arco di roccia naturale alto oltre dieci metri.Si risale in facile arrampicata il ripido canalino facendo attenzione all’erba scivolosa. Si passa sotto all’arco di roccia e si scopre un'altra piccola finestra da cui ci si affaccia con vista verso l’abitato di Casali di Ussita.Per la discesa si percorre lo stesso itinerario oppure, come già indicato, dal “campo sportivo” si può salire alla forcella di Monte Bove per discendere a Calcara dalla Val di Bove per l’ampio tratturo segnato su carte e guide.

Scritto il 04 Aprile 2018 da Gianluca Carradorini

Via Calcara - Poggio Paradiso – Croce di Monte Bove nord per il versante nord

L’itinerario si svolge nel versante nord tra il Monte Bove nord e la Croce di Monte Bove; per chi ha un elevato spirito di osservazione può notarlo addirittura segnato in alcune cartine in commercio con una piccolissima puntinatura nera o rossa. Non esiste però alcuna descrizione nelle varie guide, ne tantomeno ci sono riferimenti sul posto (bolli rossi, ometti di sassi o altro). È pertanto un itinerario tutto da scoprire ed è necessaria un'adeguata conoscenza del versante nord del massiccio del Monte Bove.Si consiglia di cercare il percorso con un binocolo ad esempio da Casali di Ussita, osservando bene il punto chiave di salita di tale versante, caratterizzato da una quasi continua barriera di rocce, e memorizzare bene tutti i passaggi in modo da godersi poi la salita. Descrizione: da Calcara di Ussita prendere la strada (chiusa con sbarra) che porta a Poggio Paradiso, passando sotto ai canali nord della Croce di Monte Bove, si supera la verticale del torrione della Grotta del Diavolo e il suo relativo canale che scende alla sua sinistra quindi si giunge all’altezza del grande canale che scende direttamente dalla cima della Croce di Monte Bove, chiuso a sua volta in alto da una barriera rocciosa strapiombante sormontata da un bosco. Qui ci si innalza faticosamente nel bosco senza alcun sentiero, fino a raggiungere le prime rocce poste alla destra del canalone stesso. Si individua una cengia che corre sotto alle rocce e nel bosco in salita verso destra e che scavalca la barriera rocciosa fino ad incontrare un canale erboso che si risale fino ad un nucleo di grossi faggi .È questo il passaggio chiave che occorre aver individuato prima di iniziare la salita, altrimenti si rischia di trovarsi in difficoltà.Sempre in ripida salita per pendio erboso ci si porta verso sinistra su una cresta posta nel bordo destro dell’ampio canalone che scende direttamente dalla Croce. Si sale la cresta fino a che il pendio non si fa più lieve, caratterizzato sulla destra da particolari formazioni rocciose (vedi foto). Da qui si può raggiungere la cima della Croce di Monte Bove proseguendo verso nord (in direzione di Ussita) per poi risalire i canali erbosi del versante ovest oppure si può effettuare l’itinerario n.5, molto più entusiasmante. Per raggiungere la cima della Croce di Monte Bove si scavalcano le particolari formazioni rocciose incontrate al termine del canale e si inizia una traversata in quota verso la sommità del torrione della Grotta del Diavolo che si raggiunge in pochi minuti. Dal torrione si nota una traccia di sentiero che sale verso sinistra e che scavalca lo spigolo nord per portarsi su cenge nel versante ovest.Con almeno 3 ore di salita si raggiunge così la cresta ovest, che è percorsa da un itinerario che porta direttamente alla cima della Croce di Monte Bove, salendo per l’ultimo ripido canalino erboso dal quale si esce proprio in corrispondenza della grande croce metallica. Discesa: Dalla cima si prende la cresta in direzione del Monte Bove Nord fino alla sella erbosa in cui un sentiero porta verso la fonte della Val di Bove; da qui si scende su tratturo fino a Calcara. Via Calcara – Poggio Paradiso – Croce di Monte Bove nord variante finestra della via Maurizi-Taddei Itinerario di avvicinamento (in rosso):Da Calcara di Ussita prendere la strada che porta a Poggio Paradiso. Percorrere altri 200 metri superando la verticale del Torrione della Grotta del Diavolo e l’ampio canalone che scende dal versante nord della croce. Salita (in giallo): innalzarsi faticosamente nel bosco fino alla base delle pareti della croce di Monte Bove, a destra del canalone stesso, individuare la cengia di salita tra rocce e nuclei di alberi di faggio. Si risale la cresta a destra del canale che scende direttamente dalla croce fino ad arrivare ad un plateau caratterizzato da curiose formazioni rocciose. Per raggiungere la cima della Croce di Monte Bove salire in direzione nord sopra al torrione della Grotta del Diavolo quindi proseguire per cenge fino alla cresta ovest dove sale un itinerario riportato in altre guide. Oppure (variante in colore azzurro ) dal plateau deviare a sinistra, attraversare il canale e portarsi nell’ampio anfiteatro sottostante le pareti nord della Croce di Monte Bove (denominato campo sportivo), proseguire in direzione della base della grande parete nord del Monte Bove per raggiungere un nucleo boschivo da dove parte la cengia che permette di raggiungere la “finestra” della via Maurizi-Taddei. Itinerario di ritorno (in verde):Dalla cima della croce di Monte Bove si prende la cresta in direzione del Monte Bove nord fino alla sella erbosa in cui un sentiero porta verso la fonte della Val di Bove, da qui si scende su tratturo fino a Calcara. Dalla finestra ripercorrere l’itinerario di avvicinamento costeggiando la parete nord del Monte Bove fino al “campo sportivo” quindi risalire il canale che separa la croce dalle pareti nord del Monte Bove fino alla sella tra le due cime dove tramite comodo sentiero si scende alla fonte di Val di Bove.

Scritto il 28 Marzo 2018 da Gianluca Carradorini

Grotte di Angilino sulla testata della valle dell’Acquasanta

Nella testata della valle dell’Acquasanta, tra il Monte Rotondo ed il M. Pietralata, il 6 agosto 2005 sono state riscoperte quattro ampie cavità, non riportate in alcuna guida e conosciute soltanto dai vecchi pastori. Le cavità sono paragonabili come ampiezza alle ben più note Grotte dei Frati situate più a valle nella Gola del Fiastrone di cui il torrente Acquasanta, che nasce proprio sotto a queste grotte, è un affluente. Descrizione: dalla Forcella del Farnio che si raggiunge in auto, si prende in direzione N, per l’evidente cresta che conduce al Monte Rotondo (10 minuti) per poi tagliare a destra il versante E passando sotto ad uno sperone di rocce bianche e proseguire per sentiero poco evidente fino alla Forcella Cucciolara. Ora scendere nella selvaggia Val di Tela per sentiero a tornanti per poi proseguire lungo il fondovalle fino quasi al termine. Da qui, per tracce di sentiero, deviare nettamente a sinistra verso il primo nucleo di faggi al di sotto di una fascia di rocce stratificate che si supera per sentiero esposto. Superare in salita il bosco e per tracce attraversare orizzontalmente verso la testata della valle dell’Acquasanta. Lasciare il sentiero (segnato su carte e guide) che attraversa il ripidissimo versante est del Monte Pietralata e dirigersi verso il ripiano erboso situato alla base del plateau ghiaioso della testata della valle. Percorrere l’intero ripiano verso il Monte Pietralata, fino ad arrivare al termine, in corrispondenza di un canalino ghiaioso lungo il quale si scende nella cengia sottostante la fascia rocciosa che delimita il ripiano stesso verso valle. Percorrere tutta la cengia erbosa in senso inverso, cioè verso la Val di Tela, fino a raggiungere una fascia rocciosa strapiombante dalla quale ha inizio un boschetto che precipita verso la forra dell’acquasanta. Nel bosco, sotto alla fascia rocciosa, si aprono le suddette cavità, (ore 2,30 dalla Forcella del Farnio) in un ambiente selvaggio e totalmente isolato. Itinerario di ritorno: Stesso dell’avvicinamento oppure dal pianoro sopra alle grotte proseguire con attenzione per il M. Pietralata e per cresta fino alla cima del M. Rotondo quindi scendere la cresta sud fino alla Forcella del Farnio. Grotte di Angilino  Itinerario di avvicinamento: Salita estiva (in rosso): pintura di Bolognola – strada del Farnio fino al rifugio del Farnio prendere la cresta sud di Monte Rotondo (sentiero n. 1g) fino alla deviazione a destra non numerata, in corrispondenza di uno scoglio bianco a destra sotto alla cresta, che raggiunge la Forcella Cucciolara. Dalla Forcella Cucciolara scendere nella valle Tela sottostante fino a quota 1600 m. circa fino ad individuare delle tracce di sentiero che salgono verso sinistra. Proseguire il sentiero che sale verso un boschetto di faggi e seguita in direzione del Monte Pietralata fino a raggiungere l’anfiteatro della testata della valle dell’Acquasanta da dove inizia l’itinerario di discesa alle grotte (in giallo).  Itinerario di ritorno: stesso dell’avvicinamento, oppure (in azzurro) dall’anfiteatro dell’Acquasanta proseguire per sentiero molto esposto verso il M. Pietralata quindi per cresta fino alla cima del M. Rotondo, da qui per la cresta sud scendere fino alla Forcella del Farnio. 

Scritto il 21 Marzo 2018 da Gianluca Carradorini

Traversata della parete nord di Monte Acuto (estiva e invernale)

Il Monte Acuto, 2035 m. di altezza, riportato in alcune carte come Pizzo Senza Nome, è una piccola cima posta nella cresta che collega in Monte Castel Manardo al Pizzo Tre Vescovi passando per Forcella Bassete. Esso presenta una delle più ardite creste dei Monti Sibillini.E’ una cima poco frequentata non perché banale o fuori dalle classiche salite ma semplicemente perché è difficile da raggiungere dai normali escursionisti.La cresta nord-est che sale da Forcella Bassette è ripida e faticosa ma è fantastica, con il versante nord praticamente verticale che precipita fino al letto del fiume Fiastrone, posto 1000 metri più in basso. La cresta nord-ovest è risalibile solo alpinisticamente, il versante sud-est e sud-ovest sono più facili ma presentano ripidi pendii; per risalirlo da quest’ultimo versante, in prossimità della cima, c’è un passaggio di I° grado che obbliga all’uso delle mani.Eppure dalla sua cima si ammira di uno dei più bei panorami dei Monti Sibillini; ci si trova su un terrazzo lungo 20 metri e largo 3 metri sospeso in aria tra le valli del Fiastrone (Versante del Farnio) e dell’Ambro. Accesso per la via invernale: da Bolognola in auto si prende la strada per la Pintura fino al primo tornante dove si incontra la deviazione a destra per la Valle del Farnio dove è segnata un’area pic nic. Se possibile si prosegue con la macchina fino ad un ampio piazzale di parcheggio con fontana quindi si continua a piedi nella strada che percorre il fondovalle e che risale il torrente. Dopo circa 3.5 km la strada si trasforma in sentiero che risale il torrente Fiastrone e che si percorre fino all’ampio anfiteatro (1375 m) posto alla base della parete nord di Monte Acuto (1 ora dall’auto). Si continua a risalire il letto del fiume fino ad attraversare il restringimento della valle in corrispondenza di alte pareti rocciose rossastre, poco prima delle sorgenti. Appena usciti da questo tratto inizia la salita (ore 1.30). Descrizione: si risale il pendio di 30° subito a sinistra delle pareti rocciose che rappresentano la parte finale della cresta nord di Monte Acuto fino a raggiungere la strada che collega la Pintura di Bolognola alla Forcella del Farnio (transitabile con auto da giugno ad ottobre e d’inverno sommersa di neve). Superata la strada ci si porta verso la sella della cresta ovest del M. Acuto facilmente riconoscibile perché è l’unico tratto non roccioso che diminuisce di pendenza. Raggiunta la cresta ci si immette nella parete nord dapprima traversando in leggera discesa il ripido pendio (45°) in direzione di una conca posta al centro della parete nord. Raggiunta la conca si risale il pendio in direzione di una fascia di rocce rosse della cresta est, che permette anche di assicurarsi in più punti. Si esce quindi sulla cresta est che sale dalla Forcella Bassete facendo attenzione alla cornice finale e quindi facilmente si raggiunge la cima a quota 2035 m (ore 2 dal fondovalle).Si consiglia di effettuare la traversata in cordata, con poco innevamento e comunque perfettamente stabile, in quanto il pendio è estremamente valangoso.La stessa via è percorribile anche d’estate, da escursionisti esperti, partendo direttamente dalla strada del Farnio, prendendo come riferimento la conca al centro della parete N che rimane innevata fino a primavera inoltrata (prima estiva il 17.09.1991). Accesso per la via estiva: dalla Pintura di Bolognola si percorre a piedi o in auto la strada del Farnio che raggiunge il Rifugio omonimo, fino alla curva che divide la parete nord dalla ovest di M.Acuto, percorrere altri 150 metri di strada quindi iniziare la salita che da qui è in comune con la via invernale. Discesa: dalla cima di Monte Acuto si scende per la cresta est fino a Forcella Bassete e quindi alla strada del Farnio in direzione della Pintura di Bolognola, fino a raggiungere lo sperone roccioso prima del primo nucleo di bosco. Scendere il ghiaione sottostrada fino ad incontrare un ampio sentiero che scende (strada delle catene) in direzione di Bolognola, fino al torrente Fiastrone da cui si incontra la strada di salita. Oppure scendere dai canaloni del versante nord di Pizzo Tre Vescovi fino alle sorgenti del Fiastrone quindi riprendere l’itinerario fatto in salita. Traversata della parete nord di Monte Acuto Itinerario di avvicinamento:Salita invernale (in azzurro): da Bolognola salite per la pintura per la carrozzabile, al primo tornante prendere indicazioni per valle del Fiastrone (area pic nic attezzata) sentiero n. 17 fino alle sorgenti del Fiastrone quindi poco dopo aver superato il restringimento della valle caratterizzato da alte pareti rocciose rossastre risalire la valle a sinistra fino a raggiungere la strada del Farnio (d'inverno coperta di neve).Salita estiva (in rosso): pintura di Bolognola - strada del Farnio fino alla ampia curva della cresta nord di Monte Acuto, continuare sulla strada per altri 100 metri. Itinerario di salita (in giallo): dalla strada salire in verticale nei ripidi prati in direzione della sella della cresta nord quindi scavalcare la cresta nel punto di minor pendenza ed entrare nella parete nord in direzione di una conca e quindi salire verso la cresta est in direzione di una fascia di rocce rosse per uscire direttamente in cresta. Itinerario di ritorno (in verde): dalla cima di Monte Acuto scendere la ripida cresta est fino alla Forcella Bassete, quindi raggiungere la strada del Farnio e da questa la pintura di Bolognola.  D'inverno è inconveniente percorrere la strada del Farnio fino ad arrivare all'inizio del bosco dove nel pendio sotto al grande scoglio che lo delimita inizia un ampio sentiero (Strada delle catene) che riporta al fiume Fiastrone.

Scritto il 14 Marzo 2018 da Gianluca Carradorini

Cengia della parete sud di Sasso di Palazzo Borghese

Nell’articolato versante sud di Sasso di Palazzo Borghese, in data 11 giugno 2005, è stata percorsa una cengia in salita che permette di raggiungere lo spigolo sud ed il cuore della parete est che precipita verso il sottostante “laghetto”. Accesso: Si raggiunge la parete sud di Sasso Borghese raggiungendo con l’auto il parcheggio di M. Prata quindi a piedi si continua la strada per la Fonte della Giumenta e si sale verso il M. Porche. Giunti alla cresta che divide M. Porche da M. Palazzo Borghese dirigersi in piano verso il Sasso Borghese e la omonima sella.Dal passo di Sasso Borghese scendere di poco nel ripido ghiaione sottostante che costeggia la parete est di Sasso Borghese e dirigersi verso la parete fino all’imbocco della ampia cengia ben visibile.Percorrere in lieve salita la cengia dapprima alquanto larga fino ad uno spigolo, salire quindi il canalino roccioso verso un grande masso isolato sulla destra, (cerchio rosso nella foto) staccato dalla parete (passaggi di II°).Dal masso continuare lungo la cengia che si restringe sempre di più fino ad obbligare ad un passaggio largo appena 40 centimetri, alquanto esposto, fino ad arrivare al filo della cresta rocciosa che sale fino in cima.In questo tratto è consigliabile procedere in cordata, facendo sicura sul masso staccato. Abbiamo lasciato anche dei chiodi in loco ma occorre verificarli. Dal terrazzino finale si gode della verticale ed impressionante visione della parete est e del sottostante “laghetto” posto 300 metri a picco sotto ai piedi.Da qui si può salire con attenzione la cresta sovrastante fino alla cima di Sasso Borghese (passaggi di III° su roccia friabile) oppure ripercorrere la cengia in senso inverso.Per la traversata della cengia stimare 1 ora di tempo mentre per l’avvicinamento circa 2 ore da Monte Prata fino all’attacco della cengia. Cengia parte sud di Sasso di Palazzo Borghese Itinerario di avvicinamento (in rosso):Dal parcheggio di Monte Prata continuare a piedi per la strada per la fonte della Giumenta (sentiero n.6) quindi salire per il Monte Porche fino ad incrociare il sentiero n.1 in direzione di Monte Palazzo Borghese. Non salire in cima al M. Palazzo Borghese ma dirigersi verso la sella omonima in direzione di Sasso Borghese. Alla sella scendere il canalone sud di Sasso Borghese fino all'inizio della cengia di salita (in giallo, vedi foto). Itinerario di ritorno: stesso dell'avvicinamento.

Scritto il 07 Marzo 2018 da Gianluca Carradorini

Il vecchio nido dell’aquila di Rio Sacro, la Grotta dello Scortico e la Fonte della Pernice

Il primo itinerario proposto, facile, alla portata di tutti, è situato nella Valle di Rio Sacro nel gruppo nord dei Monti Sibillini e permette di raggiungere la base di una parete di roccia sulla quale è presente un vecchio grande nido di aquila, ormai abbandonato da decenni dal grande rapace ma ancora integro e ben visibile. Una volta tale valle era più popolata, sia dagli uomini che dagli animali. Già mio nonno, classe 1906, fin da bambino raccontava di salire sopra alla parete per osservare di nascosto i pulcini dell’aquila che si preparavano al volo. Ormai la presenza del nido nella Valle di Rio Sacro è stata dimenticata nel tempo anche dai valligiani, di recente ho avuto occasione di rivedere l’aquila volteggiare alta nella valle di Bolognola in quanto nidifica in una zona limitrofa di cui, per la salvaguardia della specie, non posso indicare l’ubicazione. Il vecchio nido si trova a circa 30 metri di altezza su una cengia di una parete di scaglia rossa ed è davvero enorme, è rimasto pressoché intatto proprio perché costruito in una cavità della parete che lo protegge dalle intemperie. È costituito da un cumulo di rami intrecciati alto più di un metro e dalla base della parete rocciosa dove è stato costruito forse centinaia di anni fa è ben visibile anche a occhio nudo, con un binocolo sicuramente potrete apprezzare meglio le sue fattezze. Prima di giungere alla parete dove c’è il nido dell’aquila potete visitare la Grotta dello Scortico, una bella cavità profonda qualche metro, prodotta da impressionanti pieghe della roccia all’ interno della quale è presente anche una piccola sorgente. La grotta deve il suo nome ad un vecchio pastore di Acquacanina, detto appunto “lo Scortico” che aveva abitudine di rifugiarsi in questa grotta quando portava al pascolo il suo gregge. Vi lascio immaginare che tipo fosse, non certo un modello da sfilata di moda!! La valle di Rio Sacro deve il suo nome alla presenza di un antico monastero Benedettino, realizzato sembra addirittura intorno al 1100, di cui sono rimaste ancora tracce di ruderi a monte della zona denominata “I cascinali”. La leggenda narra che nel monastero ormai abbandonato da anni, era rimasto ancora un crocifisso intagliato nel legno dagli stessi monaci. Quando i valligiani tentarono di staccare dalla parete il crocifisso per portarlo nella Chiesa di Acquacanina, non ci fu verso di toglierlo fino a che non arrivò il pretea dire messa e così in processione si riuscì a portarlo nella Badia di S. Maria di Meriggio di Acquacanina, dove qualche decennio fa fu rubato e mai più ritrovato. Rimane a testimonianza qualche vecchia foto che ho avuto la fortuna di trovare tra gli oggetti di mio nonno. Grotta dello scortico e nido dell’aquila Accesso: Lungo la carrozzabile che congiunge Acquacanina a Bolognola, superata la fontana pubblica e la frazione Vallecanto di Acquacanina, dopo circa un chilometro (351966 E – 4764315 N, 780 m.) si incontra a destra la deviazione in discesa per la Valle di Rio Sacro, indicata con cartello (sentiero n.321), chiusa ai veicoli con una sbarra presso la quale si lascia l’auto. Descrizione: Dal parcheggio si percorre a piedi la strada in discesa, si sorpassa su un ponte il fiume Fiastrone e ci si inoltra nella Valle di Rio Sacro per circa 2,3 km dall’auto, per circa 40 minuti, fino ad intercettare il greto del torrente. Si continua la strada di fondovalle sconvolta dall’alluvione del novembre 2013 che costeggia il torrente, per altri 150 metri, fino a che non si incontra in alto sulla destra, oltre una fascia di bosco, una lunga barriera di rocce rosse, le uniche della zona, con un ampio vallone sottostante che scende verso il fiume (351496 E – 4762644 N, 785 m., vecchio segnale per la grotta e bolli rossi scoloriti su alberi). Si lascia la strada e si risale faticosamente il boschetto e un tratto ghiaioso, incontrando tracce di un vecchio sentiero che sale a tornanti per il vallone, indicato con vecchi omini di pietra e bolli rossi su alberi. Superata la fascia boscosa si nota già la scura apertura della Grotta dello Scortico (351318 E – 4762747 N, 890 m.,) sotto a rocce rosse fortemente piegate, che si raggiunge in breve (20 minuti dalla strada). Prima di raggiungere la grotta si nota, ancora più in alto, una grande parete di roccia rossa (vedi foto n. 6), dove è presente il vecchio nido dell’aquila che, con un binocolo, già è visibile nella sua imponenza. Intorno alla grotta si notano ancora dei vecchi ripari di rocce fatti dal pastore che la frequentava. Aggirando il costone roccioso che forma la grotta, verso destra, ci si addentra in un ampio canalone detritico delimitato ai lati dal bosco. Si sale nel canalone per tracce di sentiero, segnalato con ometti di pietra e bolli rossi negli alberi di difficile individuazione in quanto degradati dal tempo, fino a raggiungere, in 30 minuti, una ampia radura dove finisce il bosco, circa 100 metri prima della barriera di roccia sovrastante, in essa si nota una deviazione verso sinistra (freccia gialla) in corrispondenza di un grosso masso. Ci si addentra faticosamente nel bosco in piano fino a raggiungere una cresta rocciosa che si supera tramite un caratteristico passaggio scavato nella roccia, (351232 E – 4762884 N). Salendo nella cresta rocciosa sovrastante è presente un terrazzino, da cui si può ammirare l’imponenza della parete rocciosa di fronte ed il nido dell’aquila, posto in una nicchia sopra ad una grande pianta di edera rampicante che si innalza sulla parete. Volendo si continua e ci si addentra nel bosco oltre la barriera di roccia ed in lieve salita si raggiunge la base del grande scoglio di rosso calcare che ospita il nido. Attualmente l’itinerario non è di facile individuazione perché il bosco presente nel fondo valle nasconde la grotta e le segnalazioni sono degradate. Qualche decina di anni fa quando i valligiani pulivano il greto del fiume dalle sterpaglie ed arbusti la grotta e la barriera rocciosa si vedevano dalla strada. Nonostante il nido sia abbandonato da tempo si raccomanda il massimo rispetto del luogo evitando gruppi di escursionisti molto numerosi e rumori molesti e di non avvicinarsi troppo alla base delle rocce ma mantenendosi a distanza per il pericolo di cadute di pietre. Per chi ama l’avventura e vuole cimentarsi con le proprie capacità di orientamento (per questo non indico le coordinate GPS !!!), dalla base dalla radura dell’itinerario per il nido dell’aquila si può arrivare addirittura alla frazione di Meriggio di Acquacanina, dove conviene aver lasciato preventivamente una seconda auto. Costeggiando la fascia di roccia in salita verso destra in direzione nord si incontrano tracce di un vecchio sentiero, anch’esso ormai dimenticato, che per tratti boschivi porta dapprima a superare un secondo vallone quindi sempre in salita fino ad un grande prato per scavalcare l’ampio crestone denominato Cocorozzo nel versante sud di Monte Coglia. Scendendo poi verso l’ampio vallone opposto, del versante est, denominato Costa Acquarda, sempre passando alla base di rocce stillicidiose (le lame) si può raggiungere un più comodo sentiero del Colle di Meriggio che scende fino alla frazione omonima, nei pressi del cimitero del comune.  Fonte della Pernice Al ritorno della visita al nido dell’aquila è possibile raggiungere la Fonte della Pernice, vecchissima fonte completamente ricoperta da residui di calcare, la cosiddetta “pietra spugna”. La sua denominazione è legata alla presenza nella zona della Coturnice, detta localmente soltanto “pernice”, facilmente osservabile, specie in primavera, mentre spicca il volo con il classico rumore del battito delle ali buttandosi in picchiata verso il fondo valle, nei prati intorno ed a valle dell’itinerario proposto. La fonte, ormai dimenticata anche dai valligiani, si raggiunge dalla strada per un ampio sentiero che ancora conserva verso valle degli straordinari muretti a secco di protezione costruiti centinaia di anni fa. Noi l’abbiamo trovata alcuni anni fa, osservando la montagna con la prima poca neve dell’autunno che rivela i sentieri perduti delle montagne. Descrizione: Per imboccare il sentiero che porta alla fontana si consiglia di osservare bene la foto n.9 perché il primo tratto a tornanti sopra strada e difficilmente visibile ma poi diventa ben evidente dentro al bosco. In altre parole, durante l’avvicinamento alla grotta dello Scortico, dopo aver superato il ponte e prima di scendere al livello del torrente di Rio Sacro, si supera sulla strada un curvone molto panoramico posto su un dirupo a picco sul torrente. La strada presenta una rientranza a destra sovrastata da alte pareti rosse a tratti anche stillicidiose, terminate le rocce della strada, a circa 1,4 Km dall’auto in 30 minuti (351840 E– 4763263 N, 770 m.) si incontra un tratto di bosco che arriva fino alla strada, (vecchio segnale per fonte e bolli rossi scoloriti su alberi) si sale il pendio soprastante fino ad intercettare il sentiero netto che con ripidi tornanti sale dapprima in verticale per poi dirigersi nettamente verso destra in direzione nord all’interno del profondo vallone che incide la montagna. In altri 40 minuti raggiunge la fonte della Pernice posta nel versante opposto del canalone, dalla fonte in circa un’ora proseguendo il sentiero si arriva a Meriggio.   I cascinali In alternativa, dal punto di salita alla Grotta dello Scortico, seguendo la strada verso monte, risalendo il fiume anziché ritornare verso l’auto si raggiunge in circa 1,5 ore dall’auto, una zona più aperta denominata “I cascinali” (350848 E – 4762124 N, 855 m.) dove sono presenti delle piccole costruzioni in pietra, utilizzate anticamente come ricoveri estivi dai pastori della valle. Anticamente questo luogo era frequentato dai pastori valligiani e dalle loro greggi che sicuramente lo rendevano rumoroso e vivo ma ora è un luogo di desolazione, le costruzioni sono quasi sommerse dalla vegetazione e non si può notare, a meno che abbiate non visitato il luogo almeno 20 anni fa, la bellezza di questo piccolo paesino disperso in questa selvaggia valle. Sopra uno sperone di roccia posto a sinistra dei cascinali si possono osservare ancora i ruderi dell’antichissimo monastero di Rio Sacro. L’itinerario è molto suggestivo in inverno, magari con la neve in quanto d’estate la vegetazione ricopre interamente i cascinali che sono quindi difficilmente osservabili, anche qui è facile avvistare cinghiali e caprioli. Nonostante la zona ricada all’interno del Parco Nazionale nessuno si è mai impegnato per il restauro e la conservazione di questa testimonianza storica della valle in cui anticamente i pastori del luogo trascorrevano la loro difficile vita estiva.

Scritto il 28 Dicembre 2017 da Gianluca Carradorini
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