Rubrica - I miei Monti Sibillini

Il vecchio nido dell’aquila di Rio Sacro, la Grotta dello Scortico e la Fonte della Pernice

Il primo itinerario proposto, facile, alla portata di tutti, è situato nella Valle di Rio Sacro nel gruppo nord dei Monti Sibillini e permette di raggiungere la base di una parete di roccia sulla quale è presente un vecchio grande nido di aquila, ormai abbandonato da decenni dal grande rapace ma ancora integro e ben visibile. Una volta tale valle era più popolata, sia dagli uomini che dagli animali. Già mio nonno, classe 1906, fin da bambino raccontava di salire sopra alla parete per osservare di nascosto i pulcini dell’aquila che si preparavano al volo. Ormai la presenza del nido nella Valle di Rio Sacro è stata dimenticata nel tempo anche dai valligiani, di recente ho avuto occasione di rivedere l’aquila volteggiare alta nella valle di Bolognola in quanto nidifica in una zona limitrofa di cui, per la salvaguardia della specie, non posso indicare l’ubicazione. Il vecchio nido si trova a circa 30 metri di altezza su una cengia di una parete di scaglia rossa ed è davvero enorme, è rimasto pressoché intatto proprio perché costruito in una cavità della parete che lo protegge dalle intemperie. È costituito da un cumulo di rami intrecciati alto più di un metro e dalla base della parete rocciosa dove è stato costruito forse centinaia di anni fa è ben visibile anche a occhio nudo, con un binocolo sicuramente potrete apprezzare meglio le sue fattezze. Prima di giungere alla parete dove c’è il nido dell’aquila potete visitare la Grotta dello Scortico, una bella cavità profonda qualche metro, prodotta da impressionanti pieghe della roccia all’ interno della quale è presente anche una piccola sorgente. La grotta deve il suo nome ad un vecchio pastore di Acquacanina, detto appunto “lo Scortico” che aveva abitudine di rifugiarsi in questa grotta quando portava al pascolo il suo gregge. Vi lascio immaginare che tipo fosse, non certo un modello da sfilata di moda!! La valle di Rio Sacro deve il suo nome alla presenza di un antico monastero Benedettino, realizzato sembra addirittura intorno al 1100, di cui sono rimaste ancora tracce di ruderi a monte della zona denominata “I cascinali”. La leggenda narra che nel monastero ormai abbandonato da anni, era rimasto ancora un crocifisso intagliato nel legno dagli stessi monaci. Quando i valligiani tentarono di staccare dalla parete il crocifisso per portarlo nella Chiesa di Acquacanina, non ci fu verso di toglierlo fino a che non arrivò il pretea dire messa e così in processione si riuscì a portarlo nella Badia di S. Maria di Meriggio di Acquacanina, dove qualche decennio fa fu rubato e mai più ritrovato. Rimane a testimonianza qualche vecchia foto che ho avuto la fortuna di trovare tra gli oggetti di mio nonno. Grotta dello scortico e nido dell’aquila Accesso: Lungo la carrozzabile che congiunge Acquacanina a Bolognola, superata la fontana pubblica e la frazione Vallecanto di Acquacanina, dopo circa un chilometro (351966 E – 4764315 N, 780 m.) si incontra a destra la deviazione in discesa per la Valle di Rio Sacro, indicata con cartello (sentiero n.321), chiusa ai veicoli con una sbarra presso la quale si lascia l’auto. Descrizione: Dal parcheggio si percorre a piedi la strada in discesa, si sorpassa su un ponte il fiume Fiastrone e ci si inoltra nella Valle di Rio Sacro per circa 2,3 km dall’auto, per circa 40 minuti, fino ad intercettare il greto del torrente. Si continua la strada di fondovalle sconvolta dall’alluvione del novembre 2013 che costeggia il torrente, per altri 150 metri, fino a che non si incontra in alto sulla destra, oltre una fascia di bosco, una lunga barriera di rocce rosse, le uniche della zona, con un ampio vallone sottostante che scende verso il fiume (351496 E – 4762644 N, 785 m., vecchio segnale per la grotta e bolli rossi scoloriti su alberi). Si lascia la strada e si risale faticosamente il boschetto e un tratto ghiaioso, incontrando tracce di un vecchio sentiero che sale a tornanti per il vallone, indicato con vecchi omini di pietra e bolli rossi su alberi. Superata la fascia boscosa si nota già la scura apertura della Grotta dello Scortico (351318 E – 4762747 N, 890 m.,) sotto a rocce rosse fortemente piegate, che si raggiunge in breve (20 minuti dalla strada). Prima di raggiungere la grotta si nota, ancora più in alto, una grande parete di roccia rossa (vedi foto n. 6), dove è presente il vecchio nido dell’aquila che, con un binocolo, già è visibile nella sua imponenza. Intorno alla grotta si notano ancora dei vecchi ripari di rocce fatti dal pastore che la frequentava. Aggirando il costone roccioso che forma la grotta, verso destra, ci si addentra in un ampio canalone detritico delimitato ai lati dal bosco. Si sale nel canalone per tracce di sentiero, segnalato con ometti di pietra e bolli rossi negli alberi di difficile individuazione in quanto degradati dal tempo, fino a raggiungere, in 30 minuti, una ampia radura dove finisce il bosco, circa 100 metri prima della barriera di roccia sovrastante, in essa si nota una deviazione verso sinistra (freccia gialla) in corrispondenza di un grosso masso. Ci si addentra faticosamente nel bosco in piano fino a raggiungere una cresta rocciosa che si supera tramite un caratteristico passaggio scavato nella roccia, (351232 E – 4762884 N). Salendo nella cresta rocciosa sovrastante è presente un terrazzino, da cui si può ammirare l’imponenza della parete rocciosa di fronte ed il nido dell’aquila, posto in una nicchia sopra ad una grande pianta di edera rampicante che si innalza sulla parete. Volendo si continua e ci si addentra nel bosco oltre la barriera di roccia ed in lieve salita si raggiunge la base del grande scoglio di rosso calcare che ospita il nido. Attualmente l’itinerario non è di facile individuazione perché il bosco presente nel fondo valle nasconde la grotta e le segnalazioni sono degradate. Qualche decina di anni fa quando i valligiani pulivano il greto del fiume dalle sterpaglie ed arbusti la grotta e la barriera rocciosa si vedevano dalla strada. Nonostante il nido sia abbandonato da tempo si raccomanda il massimo rispetto del luogo evitando gruppi di escursionisti molto numerosi e rumori molesti e di non avvicinarsi troppo alla base delle rocce ma mantenendosi a distanza per il pericolo di cadute di pietre. Per chi ama l’avventura e vuole cimentarsi con le proprie capacità di orientamento (per questo non indico le coordinate GPS !!!), dalla base dalla radura dell’itinerario per il nido dell’aquila si può arrivare addirittura alla frazione di Meriggio di Acquacanina, dove conviene aver lasciato preventivamente una seconda auto. Costeggiando la fascia di roccia in salita verso destra in direzione nord si incontrano tracce di un vecchio sentiero, anch’esso ormai dimenticato, che per tratti boschivi porta dapprima a superare un secondo vallone quindi sempre in salita fino ad un grande prato per scavalcare l’ampio crestone denominato Cocorozzo nel versante sud di Monte Coglia. Scendendo poi verso l’ampio vallone opposto, del versante est, denominato Costa Acquarda, sempre passando alla base di rocce stillicidiose (le lame) si può raggiungere un più comodo sentiero del Colle di Meriggio che scende fino alla frazione omonima, nei pressi del cimitero del comune.  Fonte della Pernice Al ritorno della visita al nido dell’aquila è possibile raggiungere la Fonte della Pernice, vecchissima fonte completamente ricoperta da residui di calcare, la cosiddetta “pietra spugna”. La sua denominazione è legata alla presenza nella zona della Coturnice, detta localmente soltanto “pernice”, facilmente osservabile, specie in primavera, mentre spicca il volo con il classico rumore del battito delle ali buttandosi in picchiata verso il fondo valle, nei prati intorno ed a valle dell’itinerario proposto. La fonte, ormai dimenticata anche dai valligiani, si raggiunge dalla strada per un ampio sentiero che ancora conserva verso valle degli straordinari muretti a secco di protezione costruiti centinaia di anni fa. Noi l’abbiamo trovata alcuni anni fa, osservando la montagna con la prima poca neve dell’autunno che rivela i sentieri perduti delle montagne. Descrizione: Per imboccare il sentiero che porta alla fontana si consiglia di osservare bene la foto n.9 perché il primo tratto a tornanti sopra strada e difficilmente visibile ma poi diventa ben evidente dentro al bosco. In altre parole, durante l’avvicinamento alla grotta dello Scortico, dopo aver superato il ponte e prima di scendere al livello del torrente di Rio Sacro, si supera sulla strada un curvone molto panoramico posto su un dirupo a picco sul torrente. La strada presenta una rientranza a destra sovrastata da alte pareti rosse a tratti anche stillicidiose, terminate le rocce della strada, a circa 1,4 Km dall’auto in 30 minuti (351840 E– 4763263 N, 770 m.) si incontra un tratto di bosco che arriva fino alla strada, (vecchio segnale per fonte e bolli rossi scoloriti su alberi) si sale il pendio soprastante fino ad intercettare il sentiero netto che con ripidi tornanti sale dapprima in verticale per poi dirigersi nettamente verso destra in direzione nord all’interno del profondo vallone che incide la montagna. In altri 40 minuti raggiunge la fonte della Pernice posta nel versante opposto del canalone, dalla fonte in circa un’ora proseguendo il sentiero si arriva a Meriggio.   I cascinali In alternativa, dal punto di salita alla Grotta dello Scortico, seguendo la strada verso monte, risalendo il fiume anziché ritornare verso l’auto si raggiunge in circa 1,5 ore dall’auto, una zona più aperta denominata “I cascinali” (350848 E – 4762124 N, 855 m.) dove sono presenti delle piccole costruzioni in pietra, utilizzate anticamente come ricoveri estivi dai pastori della valle. Anticamente questo luogo era frequentato dai pastori valligiani e dalle loro greggi che sicuramente lo rendevano rumoroso e vivo ma ora è un luogo di desolazione, le costruzioni sono quasi sommerse dalla vegetazione e non si può notare, a meno che abbiate non visitato il luogo almeno 20 anni fa, la bellezza di questo piccolo paesino disperso in questa selvaggia valle. Sopra uno sperone di roccia posto a sinistra dei cascinali si possono osservare ancora i ruderi dell’antichissimo monastero di Rio Sacro. L’itinerario è molto suggestivo in inverno, magari con la neve in quanto d’estate la vegetazione ricopre interamente i cascinali che sono quindi difficilmente osservabili, anche qui è facile avvistare cinghiali e caprioli. Nonostante la zona ricada all’interno del Parco Nazionale nessuno si è mai impegnato per il restauro e la conservazione di questa testimonianza storica della valle in cui anticamente i pastori del luogo trascorrevano la loro difficile vita estiva.

Scritto il 28 Dicembre 2017 da Gianluca Carradorini
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