Rubrica - I miei Monti Sibillini

Canali de “Le Fosse” alla cima di quota 2065 alle Porche di Vallinfante

Difficoltà: PD + La valletta nivale denominata “Le Fosse” è situata sotto al versante est del Passo Cattivo, nell’ alta valle del Fiume Tenna, dove d’estate è presente un piccolo laghetto per l’abbeveramento del bestiame. Nel circo roccioso che contorna la valle sono stati risaliti due ripidi scivoli alla quota 2065 della prima cima delle Porche di Vallinfante, che culminano più distanti nella Cima di Vallinfante (2113 m), neppure riportata in alcune guide e carte topografiche.Questi canali paralleli e di soli 250 metri di dislivello ciascuno, possono essere saliti contemporaneamente anche nella stessa giornata. Anche in questo caso i due itinerari sono interessanti per la loro posizione fuori di ogni idea di salita alpinistica della zona, in quanto sono lontani dai normali percorsi alpinistici dei Monti Sibillini, pur presentando pendenze fino a 50-60° nelle loro parti terminali a seconda dell’innevamento. Accesso: piuttosto lungo in quanto a seconda dell’innevamento occorre partire da Frontignano, dal Piazzale dell’Hotel Felicita, risalendo per la strada a destra dell’Hotel che porta agli impianti di risalita e quindi percorrendo il cosiddetto “canalone” delle piste da sci del Monte Cornaccione (sentiero n.271) per uscire sulla strada che porta al Passo Cattivo poco prima della stazione di arrivo degli impianti di risalita Jacci di Bicco e del Cristo delle Nevi (351895 E – 4752577 N, 1800 m.).Prendendo la strada in direzione sud fino ad un incrocio quindi deviando al successivo incrocio verso est (sentiero n.257) si raggiunge facilmente il Passo Cattivo per la strada sterrata sommersa dalla neve, facendo attenzione al superamento della cornice finale poco prima del passo stesso. Raggiunto il Passo Cattivo (353304 E – 4751953 N, 1870 m.), si prosegue per la strada che scende verso la Valle del Tenna (sentiero n.222) fino alla valletta dove si innalzano i canali (considerare anche 2,5 ore dal parcheggio a seconda delle condizioni della neve). Oppure se la strada è transitabile a tarda primavera si sale con l’auto sulla strada per il parcheggio del Cornaccione fino alla sbarra, presso la nuova stazione di arrivo degli impianti di risalita, per poi proseguire a piedi sulla strada fino al Passo Cattivo. In tal caso con 1,5 ore dall’auto si giunge all’attacco. Canale DestroDifficoltà: PD+ Descrizione: scendendo dalla strada del Passo Cattivo verso Capotenna, al primo tornante che si incontra si attraversa in direzione est verso le rocce che chiudono la parte destra del circo roccioso che delimita la valletta de “Le Fosse” (353785 E – 4751672 N, 1800 m.). Si sale quindi piegando verso sinistra (sud) costeggiando le rocce in direzione di un passaggio che permette di scavalcare la fascia rocciosa sovrastante (353823 E – 4751407 N, 1965 m). A seconda dell’innevamento si supera la fascia rocciosa su canalino nevoso a 60° o passaggi di misto fino a salire la cresta sommitale che in breve verso sinistra raggiunge la cima di quota 2065 m. (354093 E – 4751281 N; 1 ora di salita, 250 metri di dislivello). Canale SinistroDifficoltà: PD Descrizione: dall’attacco del canale destro anziché salire verso le rocce continuare in quota la traversata del circo roccioso fino al bordo sinistro (354127 E – 4751640 N, 1820 m.). Prima di raggiungere la cresta che scende dalla cima di quota 2065 oltre la quale si apre la Valle Orteccia si sale su un ripido scivolo in direzione della cima, posto al termine del circo roccioso. Si risale su tratto innevato di 60° tra la fascia di rocce del circo e le rocce della cresta per prendere il pendio meno ripido (45°) sottostante la cima su cui si esce (1 ora, 250 metri di dislivello). Discesa: dalla cima di quota 2065 metri per evidente cresta (sentiero estivo) si ridiscende al Passo Cattivo in circa 20 minuti. Fino all’auto considerare non meno di altre due ore di cammino.

Scritto il 12 Settembre 2018 da Gianluca Carradorini

Salita alla cima di Costa Vetiche

Difficoltà: AD Il canale proposto è situato nell’alta valle del Fiastrone ed è interessante per il dislivello di salita di oltre 600 metri, per la sua posizione isolata e praticamente dimenticata da qualsiasi idea di salita alpinistica anche perché è difficilmente in buone condizioni di innevamento, vista la quota di partenza di circa 1300 metri e l’esposizione nel versante sud della montagna e quindi soggetto a temperature più elevate. La “cima di Costa Vetiche” che si raggiunge non è neppure riportata sulle carte e rappresenta la propaggine nord-est della “Forcella Cucciolara” nel gruppo del Monte Rotondo. La zona è soggetta a grandi slavine che fino alla primavera riempiono la base del canale di salita costringendo il torrente talvolta a formare una galleria sotto alla neve, è stata salita da me una sola volta una ventina di anni fa. È pertanto necessario valutare preventivamente lo stato di innevamento del versante, salendo al mattino presto possibilmente prima dell’alba evitando che il sole riscaldi i pendii superiori del canale. Accesso: da Bolognola si prende la strada per la Pintura di Bolognola fino al primo tornante dove si incontra la deviazione a destra per la Valle del Fargno dove è segnata un’area pic nic. Si continua a piedi nella strada che percorre il fondovalle e si risale il torrente (sentiero n. 311). Dopo circa 3,5 km la strada si perde. Si risale liberamente ai lati del greto del torrente, si supera una captazione d’acqua e si continua per altri 250 metri circa sui lati del torrente, fino a trovare sulla destra una ampia curva caratterizzata dalla confluenza di due canaloni che scendono paralleli dalla Costa Vetiche (354818 E – 4758591 N, 1300 m.). Descrizione: si risale per circa 400 metri in direzione nord-ovest il canalone di sinistra che si innalza lievemente fino ad una biforcazione. Si sale ancora il ramo di sinistra su terreno ripido fino ad incontrare in alto una barriera rocciosa (1.5 ore). Si supera la barriera rocciosa (354326 E – 4758729 N, 1700 m.) su un canalino stretto e ripido (50°) situato sulla destra di uno scoglio di forma piramidale. In questo passaggio è tassativa la presenza di neve dura altrimenti conviene spostarsi 50 metri sulla destra prendendo un ripido pendio con alcuni passaggi di misto posto poco prima della cresta rocciosa sommitale. Superato il canalino si continua per altri 30 minuti fino a raggiungere i pendii sommitali meno ripidi e la cresta che porta infine alla cima di Costa Vetiche (353678 E – 4758673 N, 1920 m), a circa 400 metri dalla Forcella Cucciolara (353573 E – 4758551 N, 1912 m.). Discesa: dalla cima si scende in direzione sud-ovest alla Forcella Cucciolara quindi si scende per l’ampio pendio sottostante del versante sud verso le sorgenti del Fiastrone. Raggiunto il torrente si scende verso valle percorrendo il greto. Si supera uno stretto tratto con alte pareti di roccia rossa in corrispondenza della cresta nord del M. Acuto e si prosegue il torrente fino a ritornare al punto di salita (ore 1.5).  

Scritto il 05 Settembre 2018 da Gianluca Carradorini

I canali del versante nord di Monte Castel Manardo e di Costa Acquario: goulotte e canali destri dello Scoglio del Montone – versante nord di Cima Acquario, canale obliquo e nevaio di Monte Acuto

Sei canali posti in successione nella valle del Fargno, saliti tutti da noi ormai più di venti anni fa, come la goulotte dello scoglio del Montone e la goulotte del canale obliquo, possono rappresentare un'ottima e comoda palestra per chi intende avvicinarsi all’alpinismo invernale dei Monti Sibillini. Addirittura alcune salite facilmente raggiungibili si possono compiere nella stessa giornata e permettono di prendere confidenza con i pendii mai troppo ripidi (40° i canali con solo alcuni brevi tratti fino a 60°, 70-90° su ghiaccio verticale di colata nelle due goulottes) e ne troppo lunghi (massimo 300 m. di dislivello).Si impara a scegliere le condizioni ottimali della neve, cosa che in questa zona è importante proprio per le condizioni del sottofondo erboso costituito da erba alta (falasco) che cresce nei versanti nord umidi e che provoca grandi slavine di scorrimento. Nel marzo 2006 ho osservato l’enorme massa di neve, della foto 77 ripresa un mese prima che si staccasse dalla cresta che collega Forcella Bassete allo scoglio del Montone, proprio all’uscita del terzo canale destro di salita, e che ha sradicato a valle, cadendo da sopra la strada, enormi faggi secolari del diametro di oltre 50 centimetri, che ancora giacciono nel bosco lasciati a marcire qualche decina di metri sotto alla strada per il Rifugio del Fargno.Pertanto le salite di questi facili canali vanno comunque effettuate tassativamente in condizioni di neve ben assestata e, per l’itinerario 1 di freddo intenso in modo che si formi la colata di ghiaccio. Le salite sono descritte in ordine di avvicinamento. 1. Goulotte dello Scoglio del MontoneDifficoltà: AD + tratti a 80-90° Accesso: dalla Pintura di Bolognola si percorre la strada per il rifugio del Fargno, chiusa d’inverno, fino ad un tratto dove non è più presente il bosco sopra strada (356145 E – 4758866 E, 1500 m.), sulla verticale dello scoglio del Montone (40 minuti). Appena usciti dal bosco si risale il pendio sopra la strada verso sinistra quindi si procede in lieve salita per circa 200 metri, dirigendosi alla base dell’inciso canale che scende alla sinistra dello scoglio fino al suo imbocco poco sopra al bosco. Descrizione: raggiunto l’imbuto terminale del canale (356502 E – 4759037 N, 1580 m.) si entra in esso e, a seconda dell’innevamento, si sale la prima goulotte su pendii di 70° oppure se coperta dalla neve si risale il canale su pendii di 50° fino alla parete rocciosa, dove si forma la cascata in genere di 6-8 metri verticale su ghiaccio di colata a 80-90° (utile qualche vite da ghiaccio). Al termine della cascata il canale si allarga e si fa meno ripido per uscire infine sul ripiano sommitale (356751 E – 4758692 N, 1850 m.) dello scoglio del Montone (1864 m) che si raggiunge sulla destra. Discesa: dall’uscita del canale di salita si percorre l’ampio pendio sommitale verso nord-est e si raggiunge la cima del Monte Castel Manardo (1917 m.) da cui, in circa un’ora, si scende agli impianti di risalita della Pintura di Bolognola per la cresta nord fino alla “Porta di Berro” da cui iniziano le piste da sci. Oppure per chi vuole allungare si prosegue la cresta in direzione sud-ovest per scendere alla Forcella Bassete (355927 E – 4758188 N, 1701 m.) e quindi per ampio canalone verso nord-ovest si arriva alla strada del Fargno in corrispondenza della curva della fontana (sommersa d’inverno). Quindi per strada, più o meno sommersa dalla neve, in circa un’ora si arriva alla Pintura di Bolognola. 2. Canale destro dello Scoglio del MontoneDifficoltà: PD Accesso: dalla Pintura di Bolognola si percorre la strada per il rifugio del Fargno, chiusa d’inverno, fino ad un tratto dove non è più presente il bosco sopra strada, sulla verticale dello scoglio del Montone (40 minuti) come per l'itinerario 1. Si risale quindi il pendio lievemente verso destra dirigendosi alla base del canale che scende poco sopra al successivo tratto di bosco sopra strada. Descrizione: si risale il canale su pendii di 40 – 45° per circa 300 metri di dislivello fino alla cresta che collega lo scoglio del Montone alla Forcella Bassete. Discesa: come itinerario 1. 3. Canale destro dello Scoglio del Montone o di Colle BasseteDifficoltà: PD + Con neve abbondante e perfettamente assestata è possibile salire un canale più ripido situato ancora più a destra del canale descritto sopra (2) , posto al termine della cresta che sale dall’enorme scoglio tagliato dalla strada del Fargno. Accesso: come per l’itinerario 2, si prosegue ancora per altri 100 metri la strada fino all’ultimo lembo di bosco sopra strada che termina poi nel grande scoglio. Descrizione: si risale il pendio prima dell’ultimo tratto boscoso (356072 E – 4758807 N) dirigendosi nettamente verso destra. Raggiunta la barriera di rocce che sale dallo scoglio di destra si risale lo stretto canalino centrale (356051 E – 4758563 N) su pendenze di 70° e tratti di misto fino ad uscire sulla cresta oppure, se il canalino non è in condizioni, si supera la barriera rocciosa spostandosi ancora di più sulla sinistra per poi deviare verso destra sopra alle rocce per uscire infine sulla cresta superiore fino alla cima di Colle Bassete (1832 m). Discesa: come itinerario 2. 4. Versante nord di cima acquarioDifficoltà: AD - Accesso: come per l’itinerario 1 ma proseguendo la strada per il rifugio del Fargno, chiusa d’inverno, fino a superare la valletta sulla verticale di Forcella Bassete dove d’estate c’è la fontana. Si prosegue sulla strada per altri 200 metri, si supera un incassato canale (355430 E – 4758136 N) che può essere anche oggetto di salita invernale facile (40-45°) e si prosegue per altri 100 metri fino ad arrivare sulla verticale (355357 E – 4758100 N, 1600 m.) di Cima Acquario (non riportata sulle carte), la prima cima che si incontra dopo Forcella Bassete verso ovest sulla cresta che arriva fino a M. Acuto (1,15 ore dall’auto). Descrizione: si risale il canale-pendio sopra strada su pendenze iniziali di 45° fino ad uno scoglio a punta oltre il quale, verso destra, il pendio si impenna fino a 55°- 60° in corrispondenza della cresta finale (1 ora, 250 metri di dislivello). Attenzione alla cornice di uscita che in inverni nevosi può essere alta anche qualche metro. Discesa: si percorre l'ampia cresta che scende in direzione nord-est verso la Forcella Bassete e da qui per il canalone del versante nord-ovest (via di salita normale) si ridiscende alla strada del Fargno. 5. Canale obliquoDifficoltà: PD + , Goulotte AD tratto a 70° Accesso: come per l’itinerario 4, giunti sulla verticale della Cima Acquario si prosegue la strada del Fargno fino ad arrivare circa 200 metri prima del grande canalone che divide la Costa Acquario dalla parete nord di M. Acuto (1,3 ore dall’auto). In corrispondenza di alte pareti di roccia rossa della strada (354899 E – 4757858 N, 1650 m.) convergono due canali, di cui quello sinistro è delimitato in alto da una fascia rocciosa alta alcuni metri a forma di tettoia (una parte continua anche sottostrada). Descrizione: si risale il taglio della strada e si raggiunge l’inizio del canale sinistro che presenta una andatura obliqua da destra verso sinistra. Si risale il canale che obliqua passando sotto al bordo roccioso destro fino alla cresta che collega Forcella Bassete al Monte Acuto con uscita piuttosto ripida, (tratto a 60-70° a seconda dell’innevamento) e generalmente con cornice finale (355203 E – 4757730 N, 1830 m., 1 ora, 200 metri di dislivello). In certe condizioni di elevata piovosità autunnale e con basse temperature ed innevamento il canale presenta circa 100 metri sopra strada, nei pressi dell’unico albero della zona, una bella goulotte di ghiaccio di spessore anche di qualche metro che permette di superare su pendio di 60-70° di pendenza su ghiaccio di colata in una salita di una decina di metri circa, la fascia rocciosa che delimita il bordo superiore del canale per poi proseguire nei ripidi pendii soprastanti uscendo sulla cresta a destra di un costone roccioso, anche in questo caso facendo attenzione alla cornice di uscita, specie in inverni molto nevosi. Discesa: si percorre l'ampia cresta che scende verso la Forcella Bassete e da qui per il canalone del versante nord (via di salita normale) si ridiscende alla strada del Fargno (vedi itinerario 1). Dall’uscita di questo itinerario, anziché scendere subito, si consiglia di raggiungere la cima di Monte Acuto per ripida cresta nord-est, che d’inverno offre un panorama entusiasmante, per poi ridiscendere per lo stesso itinerario, come appena indicato. 6. Nevaio di Monte AcutoDifficoltà: PD + Accesso: come per l’itinerario 4, si prosegue la strada del Fargno fino ad arrivare al centro del grande canalone-nevaio che divide la Costa Acquario dalla parete nord di M. Acuto (1,3 ore dall’auto) generalmente colmo di decine di metri di neve tanto che la strada diventa invisibile (354838 E – 4757765 N). Descrizione: si risale l’ampio canalone al centro su pendio di 30° e successivamente di 40° fino quasi a raggiungere le rocce strapiombanti che lo chiudono in alto e che generalmente sono rivestite da ghiaccio di fusione. Qui deviare nettamente verso sinistra, scavalcare la cresta che delimita il canale talvolta con passaggi ripidi su misto, passando sotto ad uno scoglio per prendere un secondo canale parallelo meno ripido che con breve salita facendo attenzione alla cornice terminale conduce alla forcella posta proprio alla base della cresta nord-est di salita al Monte Acuto (1 ora, 200 metri di dislivello). Discesa: come itinerario 5.  

Scritto il 29 Agosto 2018 da Gianluca Carradorini

Il canale ad “S” del Monte Cacamillo dalle Sorgenti dell’Acquasanta

L’itinerario proposto è storico, inedito e piuttosto faticoso per la sua lunghezza e i dislivelli che comporta, adatto ad escursionisti esperti ed allenati. Ormai dimenticato veniva anticamente percorso dai pastori che d’estate portavano le greggi nella Val di Tela dove rimane ancora una traccia di un vecchio stazzo. Si consiglia di effettuarlo in autunno, in modo da evitare gli impressionanti accumuli di neve all’interno della forra dell’Acquasanta ed i pendii erbosi ancora resi lisci e scivolosi dalla neve, che si possono incontrare fino a giugno e la folta vegetazione erbacea che caratterizza la Val di Tela ed il canale di salita nel periodo estivo. Si parte dalla Forcella del Fargno a 1811 m., si raggiunge la Forcella Cucciolara a 1912 m, si scende tutta la Val di Tela fino al torrente Acquasanta a 1295 m. dove si può osservare uno dei più maestosi, impressionanti e selvaggi spettacoli che la natura offre nei Monti Sibillini: la forra dell’Acquasanta vista da monte, quindi si risale al Monte Pietralata 1888 m. e successivamente al Monte Rotondo 2102 m. attraversando una delle zone più isolate e selvagge dei Monti Sibillini. L’itinerario è assolutamente sconsigliato d’inverno sia per l’elevato rischio di slavine che la valle comporta, sia per la lunghezza e per le difficoltà che si incontrano nei vari tratti, in quanto occorre partire da Bolognola anziché dal Rifugio del Fargno. Accesso: per effettuare tale itinerario si deve raggiungere il Rifugio del Fargno tramite la strada carrozzabile, aperta da giugno ad ottobre, che sale dalla Pintura di Bolognola o da Casali di Ussita. Descrizione: dalla Forcella del Fargno, che si raggiunge in auto, si prende in direzione N per l’evidente cresta che conduce al Monte Rotondo, per poi tagliare a destra il versante E passando sotto ad uno sperone di rocce bianche e proseguire per sentiero poco evidente fino alla Forcella Cucciolara (30 minuti).Ora si scende nella selvaggia Val di Tela per sentiero a tornanti per poi proseguire lungo il fondovalle. Si lascia una traccia che sale verso delle pareti rocciose nel versante nord di M. Rotondo, si supera un vecchio stazzo di pastori (353102,9 E – 4759459 N; 1585 m) caratterizzato da una fitta vegetazione di spinaci selvatici detti localmente “olabri” e si prosegue fin quasi al termine della valle. Qui si incontra a sinistra una traccia di sentiero verso il primo nucleo di faggi, che ho indicato nella mia prima pubblicazione per raggiungere le “Grotte di Angilino” (30 minuti, itinerario n. 3 “I MIEI MONTI SIBILLINI” anno 2011).Si continua invece la valle in discesa che si fa sempre più ripida, tenendosi sulla sinistra del fosso e si entra nell’ultimo nucleo di bosco che scende verso al forra dell’Acquasanta, (352916,2 E – 4759836 N; 1450 m) da qui inizia il tratto più impegnativo dell’itinerario. Dal primo nucleo di bosco scendere per una cinquantina di metri poi spostarsi, non appena possibile, decisamente verso sinistra superando il primo canale detritico che si incontra. Si raggiunge così un secondo nucleo boschivo da dove ugualmente si scende per altri cinquanta metri, fino a raggiungere un secondo canale detritico molto ripido.Si supera in piano il canale per addentrarsi nell’ultimo nucleo di bosco. Si scende ancora nel bosco fino a raggiungere due grossi faggi secolari ben evidenti, con una piccola grotta sotto ad alcune rocce. Da questo punto si traversa ancora verso sinistra per scendere, con cautela perché il pendio è molto scivoloso, nell’ultimo canale detritico posto a ridosso della parete verticale solcata da una evidente scia di acqua che scende dalla testata della valle (30 minuti). Si raggiunge quindi il fondo della Valle dell’Acquasanta (352764,4 E – 4759947 N; 1250 m.), poco sotto le sorgenti che si possono notare nella parete rocciosa superiore. A valle si apre la impressionante forra, con altissime e levigatissime pareti che si sfiorano. Siete nel fondo di un imbuto alto quasi mille metri, nel completo isolamento, non si vedono che rocce intorno a voi; uno degli spettacoli più selvaggi ed incredibili che offrono i Monti Sibillini e che è praticamente sconosciuto perché non si trova descritto in nessuna altra pubblicazione escursionistica.Qui a sinistra della forra, proprio di fronte al canale da cui si scende al fondo della valle, parte un canale a forma di “S” in direzione nord, della forcella tra il Monte Pietralata ed il Monte Cacamillo. La prima parte è caratterizzata dalla presenza di alberi isolati e si risale a destra degli alberi in direzione nord su pendio erboso piuttosto ripido, nei pressi della sponda destra del canale. Successivamente, usciti dal tratto boscoso, si supera la strozzatura della “S” in corrispondenza di una fascia rocciosa e di un ripidissimo canale posto al lato destro di salita (352722,2 E – 4760260,8 N; 1525 m.). Quindi ci si porta nettamente a destra. Si sale ancora all’interno del canale, che si fa più netto e che piega con andatura obliqua verso nord-ovest. In circa 500 metri di dislivello dal fondo della valle e in altre 1,5 ore di salita si arriva alla sella erbosa posta tra il Monte Cacamillo e il Monte Pietralata (352430,1 E – 4760612 N; 1740 m.).Giunti alla sella si consiglia di raggiungere la cima del M. Cacamillo, posta a destra della sella, da cui si può godere di un ampio panorama. Quindi si ridiscende verso la sella e si sale per il pendio erboso che conduce alla cima del Monte Pietralata, oltre il quale si apre l’alta valle di Rio Sacro. Variante del “vecchio sentiero”:Dopo circa 100 metri di salita del canale ad “S”, appena iniziato il tratto alberato e superata una fascia rocciosa sulla destra, si nota sempre a destra una lievissima traccia di sentiero che, in piano, scavalca dapprima un inciso canale parallelo quindi, con due tornanti in salita, una barriera rocciosa che si traversa su una cengia larga meno di un metro sopra a pareti quasi verticali, quindi si dirige, in direzione est, verso i ripidi prati del versante sud del M. Cacamillo, proprio a picco sopra alla forra dell’Acquasanta.Tale sentiero che, molto probabilmente, ridiscendeva a valle prima dell’imboccatura della Valle dell’Acquasanta, ma che ormai, non più percorso dai pastori, si perde nei ripidi pendii del versante sud del M. Cacamillo, si può percorrere con estrema attenzione per un tratto per poi ritornare sui propri passi e proseguire la salita del canale ad “S”. Ritorno: Dalla cima del M. Pietralata si scende lievemente in direzione sud alla sella della testata della valle dell’Acquasanta quindi si risale la lunga cresta sud-est in direzione del M. Rotondo (sentiero 1G). In circa 1.5 ore si raggiunge il pianoro sommitale della cima del M. Rotondo e da qui si scende, in circa 1 ora, al Rifugio del Fargno, dove si è lasciata l’auto, percorrendo la evidente cresta sud.

Scritto il 22 Agosto 2018 da Gianluca Carradorini

La cresta est dell’Argentella da Forca Viola

Questo itinerario inedito completa il panorama delle salite del ripidissimo versante est del Monte Argentella.Il percorso proposto risale l’ultima metà della cresta est che parte dalla sommità della Ripa Grande mentre in bibliografia si trova descritta la salita, lunghissima, estenuante ma entusiasmante, della cresta nord-est opposta che parte direttamente dal piano della Gardosa.Questa salita è riservata esclusivamente a persone esperte anche su difficoltà alpinistiche perché l’ultimo tratto prevede passaggi su roccia di II° grado e risalite di tratti erbosi a 60° di pendenza. Più di venti anni fa nel pieno di questo versante del Monte Argentella, denominato non a caso “l’Abbandonata”, quando non era ancora stato istituito il parco, perse la vita un mio amico di Caldarola scivolando lungo questi ripidissimi pendii di erba mista a rocce mentre andava a caccia di coturnici. È possibile anche effettuare questa salita dal Piano della Gardosa, superando “Le Svolte” ed appena usciti dal bosco dirigendosi con difficoltà verso destra per rientrare nel bosco posto alla base dello Scoglio del Miracolo e prendendo una cengia, la cosiddetta “strada del frate” (descritta in modo poco chiaro in una sola bibliografia ma di limitata distribuzione). La cengia corre in piano sotto allo scoglio per uscire, alla valle del fosso del Miracolo situata alla base del versante est del Monte Argentella non senza poca fatica e difficoltà a trovare il tracciato. Dal fondo valle si raggiunge Forca Viola salendo il pendio erboso verso ovest posto tra i due ghiaioni che caratterizzano il versante. Tralascio la descrizione dettagliata dell’itinerario completo dal Piano della Gardosa a chi ha spirito di avventura ed esplorazione, per dare la possibilità di godersi meglio l’ultima metà della cresta, senz’altro più impegnativa e più entusiasmante. L’itinerario è consigliato anche in inverno con condizioni di neve ben assestata ma è necessaria attrezzatura specifica (piccozza e ramponi) e una buona esperienza su ghiaccio in quanto si trasforma in una vera e propria via alpinistica invernale. Accesso: da Castelluccio si scende in auto verso il Piano Grande (strada per Norcia-Forca di Presta), al termine della salita, in corrispondenza di una curva prima del piano proprio sotto alla collina del paese si parcheggia (354014 E – 4743141 N, 1315 m.). Dal parcheggio si prosegue a piedi per comoda carrareccia e dopo circa 350 metri si è ad un bivio con tre deviazioni. Qui si possono percorrere due itinerari per raggiungere Forca Viola. Il primo prevede il raggiungimento della Capanna Ghezzi (sentiero n.553) si prosegue la più evidente scomoda carrareccia centrale che si inoltra a sinistra verso i Colli Alti e Bassi snodandosi in uno stretto vallone fino al rifugio suddetto (1 ora). Dalla Capanna Ghezzi (354814 E – 4745543 N, 1570 m.) per sentiero (n.552) che sale verso destra superando alcuni canaloni, si raggiunge in circa 30 minuti Forca Viola.Il secondo più breve e meno conosciuto si snoda dall’incrocio nettamente sulla destra, per una più comoda carrareccia pianeggiante che si dirige verso il versante ovest di Quarto S. Lorenzo, fino ad un ripiano erboso (354786 E – 4743373 N, 1345 m.) (è possibile giungere fino a qui in auto) con una grande fontana per inoltrarsi poi verso sinistra nella Valle delle Fonti.  Si risale tutto il fondo valle e giunti nel canalone sulla verticale di Forca Viola (355870 E – 4745185 N) si sale per sentiero dapprima sulla sinistra poi sulla destra del canalone roccioso. Si intercetta il sentiero che sale dalla Capanna Ghezzi (n.552) e, dalla fontana, si raggiunge il pianoro di Forca Viola in circa 40 minuti. Descrizione: da Forca Viola (356713 E – 4745470 N) si scende nel versante est per il sentiero (n.153) che conduce al Lago di Pilato. Terminati i tornanti, quando il sentiero devia nettamente verso destra verso lo Scoglio del Miracolo prendere una traccia che corre sotto al sentiero, ben visibile a sinistra che attraversa il ghiaione in direzione nord della cresta di salita passando sotto a dei contrafforti rocciosi (356903 E – 4745691 N, 1820 m.).Seguire la traccia in costante salita attraverso i sempre più ripidi pendii erbosi in direzione dei canali rocciosi che incidono il versante est del monte Argentella. Raggiunto il primo canale roccioso ed impossibilitati ad attraversarlo a questa altezza (356828 E – 4746114 N, 1875 m.) occorre risalirlo per il suo bordo erboso per circa 100 metri senza traccia in direzione della cima, fino ad un tratto meno roccioso e ripido.Oltre il terzo canale in alto si nota in pieno pendio un curioso ed isolato fungo di roccia che occorre raggiungere in costante salita (356824 E – 4746372 N, 1920 m., circa 1 ora da Forca Viola). Passando sopra allo scoglio si prosegue in piano in direzione della cresta est posta di fronte fino a raggiungerla, con attenzione, nel punto di minor pendenza, in corrispondenza di un intaglio roccioso (356979 E – 4746541 N, 1900 m.).Si sale quindi con molta attenzione la cresta est che si impenna, intervallata da saltini rocciosi e tratti erbosi molto ripidi, per circa 200 metri fino a raggiungere una paretina verticale posta quasi al congiungimento della cresta est di salita con la cresta nord-est post a destra, in circa 30 minuti dallo scoglio a forma di fungo. Si è raggiunto il tratto più impegnativo della salita (2050 m).Si sale la paretina direttamente con passaggi di II° e continuare verticalmente su roccia rotta ed erba per circa 80 metri o si devia a destra a prendere il ripidissimo canale erboso (60° su erba) posto tra le due creste, nella sommità della zona denominata “l’Abbandonata” che si risale poi in verticale per altri 100 metri.Quindi in circa 30 minuti di cresta, si raggiunge l’anticima est e per ormai facilissima cresta, fino alla cima vera e propria del monte Argentella (2200 m.). Discesa: dalla cima del Monte Argentella si scende in direzione sud per la sottostante Forca Viola da cui si raggiunge l’auto per uno dei due itinerari di accesso descritti (considerare almeno 2 ore fino all’auto). Variante: dalla cresta est del M. Argentella è possibile raggiungere la sommità della Ripa Grande scendendo la cresta in direzione della sua cima rocciosa sottostante anziché salire la cresta nel percorso descritto. Dalla sommità della Ripa Grande si gode di un bellissimo panorama sul sottostante Piano della Gardosa e sulla Valle del Lago di Pilato. Per il ritorno percorrere lo stesso itinerario.

Scritto il 15 Agosto 2018 da Gianluca Carradorini

Traversata del versante nord di Monte Zampa

L’itinerario proposto, non descritto in altre guide, permette di traversare in quota il ripidissimo versante nord del Monte Zampa fino a raggiungere i torrioni sovrastanti il parcheggio di Valleria e le Pisciarelle con una visione aerea a picco davvero mozzafiato sulla valle dell’Infernaccio. Il percorso è uno dei più spettacolari della catena dei Monti Sibillini, davvero incredibile, nonostante non sia particolarmente lungo, è consigliato esclusivamente ad escursionisti esperti che siano in grado di muoversi con sicurezza su terreni erbosi molto ripidi e che conoscono bene la montagna in quanto il tracciato è esile e in alcuni tratti non più visibile. Mentre è assolutamente sconsigliato in inverno per la ripidezza dei pendii e il rischio di slavine che essi comportano. Le slavine che si staccano da questo versante raggiungono le “pisciarelle” poste quasi 1000 metri più in basso, come visibile nella foto 162. Accesso: da Montemonaco, prima o dopo il paese si prende la strada per la frazione di Isola S. Biagio, 300 metri prima dell’abitato si incrocia la deviazione della strada per il Monte Sibilla ed il rifugio omonimo. Descrizione: dal rifugio raggiunto in auto si prende a piedi il sentiero che sale in direzione della cresta tra il Monte Zampa e il Monte Sibilla che si raggiunge in circa 30 minuti (sentiero n.155). Poco sopra la cresta si prende l’ampio sentiero che scende il versante opposto con dei tornanti. Dapprima il sentiero si dirige verso sud-ovest in direzione della cima del M. Sibilla, prima di un piccolo ghiaione esso si biforca; un tracciato prosegue verso sinistra in direzione de “le vene” ed arriva fino al Casale Lanza, descritto nelle guide in commercio, (360023,4 E – 4752324 N; 1710 m.) l’altro continua a scendere con dei tornanti. Si scende ed in corrispondenza del secondo tornante si nota una lieve traccia a destra che si porta in piano verso il versante nord del Monte Zampa in direzione di un enorme scoglio che si fa sempre più imponente. Mantenendosi circa 100 metri sopra al bosco, si scavalca un lungo crestone roccioso risalendo l’unica rampa erbosa presente segnata da un sottile tracciato, visibile nella foto 59 (359906 E – 4752749,2 N; 1575 m.). Si raggiunge così una sella con alla sinistra lo spuntone roccioso che rappresenta la cima del primo torrione della zona denominata “Mèta” nella sottostante valle del Tenna (30 minuti, uscita dell’itinerario n. 8 riportato nella mia prima pubblicazione “I MIEI MONTI SIBILLINI” anno 2011).Si continua su un esile ma ben visibile sentiero intagliato nel ripidissimo versante entrando in un canalone facendo molta attenzione all’erba scivolosa. Si prosegue in quota scavalcando alcuni canali per una traccia di sentiero che si fa sempre meno visibile fino a raggiungere ampi ma ripidi prati. In netta salita, senza alcuna traccia, si raggiunge, in altri 30 minuti, la cima del primo torrione che sovrasta le Pisciarelle con una visione aerea e assolutamente incredibile sulla vallata sottostante e sul romitorio di S.Leonardo posto a poche centinaia di metri in linea d’aria (360121,6 E – 4753494 N). Dal primo torrione parte a destra una traccia che si inoltra nel ripido canalone boscoso che separa le due cime e che, con un ultimo brivido adrenalinico e con molta attenzione, permette di raggiungere la seconda cima, più bassa, ma non meno spettacolare, a picco sul parcheggio di Valleria che vedrete proprio sotto ai vostri piedi. Quindi dopo aver goduto del fantastico panorama della valle del Tenna e del Rio con la cascata nascosta, si risale faticosamente la cresta erbosa in direzione sud-est fino a raggiungere la cima del Monte Zampa. Discesa: dalla cima del Monte Zampa facilmente si raggiunge la sella in direzione del Monte Sibilla fino a riprende il sentiero percorso in salita che riporta al Rifugio sottostante (1.5 ore).

Scritto il 08 Agosto 2018 da Gianluca Carradorini

La Grotta delle Fate nel versante sud-est del Monte Vettore

Anche questo fantastico itinerario non viene riportato nelle principali guide ufficiali dei Monti Sibillini. Esso permette di raggiungere l'incredibile placconata dell’Aia della Regina e la Grotta delle Fate, poste nel versante sud del Monte Vettore per un comodo tracciato.L’itinerario è vivamente consigliato a tutti gli escursionisti che hanno voglia in particolare di scoprire questo versante aspro, selvaggio ma nello stesso tempo meraviglioso del Monte Vettore, altrimenti frequentato solamente da pochi alpinisti sia d’estate che d’inverno.Molto più in basso di questo itinerario corre parallelamente il “Sentiero dei Mietitori” che per la maggior parte del suo tracciato si svolge dentro al bosco senza alcuna panoramicità. Nella zona è conosciuta solo da escursionisti esperti e alpinisti ed è riportata sulle guide in commercio la più difficile “Via del Canalino”, che risale la sponda destra dell’Aia della Regina per poi raggiungere la Cima di Pretare ed il Monte Vettore. L’itinerario qui descritto può essere considerato come il raggiungimento più breve del “canalino” anziché partire dalla fonte delle Sicinere ed attraversare il faticoso bosco di pini soprastante. L’itinerario è vivamente consigliato anche in inverno con condizioni di neve ben assestata, ma è necessaria attrezzatura specifica (piccozza e ramponi) e una buona esperienza alpinistica su ghiaccio. Da questo itinerario partono diversi tracciati alpinistici invernali che salgono nei vari canali sovrastanti fino alla cima del Monte Vettore. Accesso: dalla carrozzabile che congiunge Forca di Presta a Montegallo e Arquata del Tronto si scende con l’auto fino alla località Piè Vettore, 300 metri prima del primo tornante si nota sulla sinistra un primo nucleo boschivo e sulla destra un ampio piazzale dove si parcheggia. Nel prato pianeggiante sopra strada si notano i pali che segnalano l’inizio del “Sentiero dei mietitori” (358827 E – 4739979 N, 1380 m.). Descrizione: Si percorre il sentiero dei Mietitori per circa 200 metri quindi, senza percorso, si risale per altri 200 metri di dislivello il pendio verso nord-ovest caratterizzato da arbusti nani di ginepro e uva orsina in direzione del Canalone del Mezzi Litri che scende dal pendio sottostante la Forca delle Ciaole. L’imbocco del canalone è caratterizzato da ghiaioni di breccia rossastra e blocchi di conglomerato posti a strati nella sponda sinistra (358801 E – 4740792 N, 1560 m.). Proprio alla base di tali blocchi inizia verso destra in direzione nord in salita una traccia di sentiero indicato con frequenti omini di pietra e che man mano si fa più evidente (25 minuti dall’auto). Il sentiero diventa pianeggiante ed inizia ad attraversare una bellissima zona caratterizzata da torrioni e spuntoni rocciosi sparsi a valle e a monte. Si prosegue in lieve salita al di sopra del rimboschimento di pini che caratterizza la parte bassa della montagna, fino a raggiungere, in altri 30 minuti, un ampio canalone roccioso caratterizzato da immense placche rocciose coricate tra cui si snoda il sentiero.Si traversa il canale e si prosegue sul bordo opposto in un ambiente che si fa man mano più selvaggio e roccioso. Superata una crestina si prosegue per tracciato su pendio erboso fino a dei torrioni di roccia, oltre i quali si apre un canale ghiaioso e ci si affaccia sulla immensa placconata rocciosa dell’Aia della Regina. Qui si notano le imponenti pareti soprastanti della Piramide alla base della quale si apre lo scuro antro della Grotta delle Fate già visibile.Si consiglia di memorizzare bene questo punto, perché poi rappresenta l’inizio dell’itinerario di discesa e non sono presenti segnalazioni in loco. Da questo punto (359662 E – 4741821 N, 1700 m.) in poi iniziano delle difficoltà per cui si raccomanda molta prudenza nel superare il canalone ghiaioso che vi separa dalle placche rocciose sottostanti la grotta delle fate. Si attraversa il canalone ghiaioso in lieve salita per traccia di sentiero superando un tratto roccioso piuttosto insidioso e, costeggiando le rocce, ci si dirige verso il pendio erboso sottostante la grande placconata dell’Aia della Regina.Qui l’ambiente è spettacolare e unico nel suo genere nei Monti Sibillini. Si è circondati da altissime pareti rocciose verticali, al centro di placche di roccia talmente levigate che sembrano quasi una colata di cemento, un panorama verticale sul paese di Pretare, Arquata e sulla valle del Tronto con di fronte i Monti della Laga.Si raggiunge quindi la base inferiore della placconata dell’Aia della Regina, caratterizzata da un anfiteatro di paretine rocciose alte alcuni metri. Si risalgono le paretine sovrastanti nel punto più basso in corrispondenza di un grosso arbusto, e si mette piede nelle placche di liscissimo calcare che caratterizzano questa incredibile zona del Monti Sibillini.Risalendo le placche, con attenzione perché in alcuni punti sono bagnate e scivolosissime, in direzione della parete rocciosa soprastante dove si nota l’ingresso della grotta, si raggiunge il limite superiore dell’Aia della Regina. Qui, in direzione della verticale della grotta, si supera verso sinistra con molta attenzione il ripido pendio erboso sottostante bagnato in alcuni punti dall’acqua che cade dalle pareti soprastanti, quindi piegando verso destra costeggiando la base della parete si raggiunge l’ingresso della Grotta delle Fate a 1942 m. (2 ore dall’auto). La grotta in realtà è una ampia caverna profonda una decina di metri, sopra di essa si innalza per circa trecento metri di verticale, la parete della “Piramide” (2181 m.) che si può osservare costeggiando sulla destra la cengia che parte dalla grotta. Per escursionisti esperti su difficoltà alpinistiche, che volessero proseguire fino al Monte Vettore per la “Via del Canalino”, una volta raggiunta la placconata dell’Aia della Regina, non superare il suo bordo inferiore ma costeggiarlo per ripidi ghiaioni verso destra fino al termine, per prendere la cresta erbosa che con una ripida salita ed un canalino ghiaioso, in direzione di una caverna-tetto di roccia strapiombante caratteristica, porta all’imbocco del “canalino” dove si trovano i segnali dell’itinerario di salita e la corda di acciaio che caratterizza il tratto più difficile del percorso, all’interno dell’imbuto. Discesa: stesso itinerario facendo molta attenzione a scendere dalla grotta fino alla base della placconata dell’Aia della Regina e quindi a prendere l’imbocco del sentiero di raggiungimento (2 ore fino all’auto). Variante: i torrioni del lato sinistro (orografico) del canalone dei Mezzi Litri Descrizione: dall’imbocco del Canalone del Mezzi Litri, caratterizzato da ghiaioni di breccia rossastra e blocchi di conglomerato posti a strati nella sponda sinistra (358801 E – 4740792 N, 1560 m.), invece di prendere verso destra, in direzione nord in salita, il sentiero descritto precedentemente, si risale faticosamente ancora per altri 200 metri la sponda ghiaiosa del canale fino ad intercettare una traccia, che sale anch’essa verso destra in direzioni dei grandi torrioni che caratterizzano la sua sponda.La traccia in lieve salita si snoda tra canali e alti torrioni rocciosi. In questa zona si consiglia di dirigersi, senza itinerario, sulle sommità dei torrioni più alti che si incontrano e di girovagare alla ricerca di scorci molto singolari. La traccia di sentiero continua sempre in lieve salita in direzione della “Piramide” che si scorge di lato fino ad attraversare tutta la zona e dirigersi verso i prati in direzione del “canale del santuario”, posto sulla verticale della Forca delle Ciaole proprio in corrispondenza dell’inizio della salita per la cima del M. Vettore.Tale percorso era anticamente utilizzato dai pastori per portare le greggi nei pascoli del versante est del M. Vettore. L’itinerario è stato percorso per la prima volta nel febbraio 2014 con la neve e ci ha regalato una giornata insolita e spettacolare, ovviamente d’inverno è necessaria la normale dotazione alpinistica (piccozza e ramponi). Nella zona sopra descritta abbiamo poi effettuato due vie su roccia discreta risalendo alcuni torrioni con passaggi di IV e 1-2 tiri di corda ma essendo salite “da palestra” non descrivo dettagliatamente tali vie. Discesa: stesso itinerario, d’inverno girovagando si può raggiungere la base del torrione posto più in alto, alla base del quale si apre una ampia cavità, (foto 52) per scendere poi verso sinistra direttamente nel Canalone dei Mezzi Litri innevato e quindi facilmente fino a Pié Vettore fino a riprendere l’itinerario di salita (1 ora).

Scritto il 01 Agosto 2018 da Gianluca Carradorini

Cima del Redentore, salita diretta dai piani di Castelluccio attraversando la zona della leggenda dell’impatto ufo

La salita proposta, adatta a tutti gli escursionisti con buon allenamento, presenta un dislivello complessivo di 1100 metri con pendenza da 30 gradi fino a 45 gradi nella parte superiore del “cordone del Vettore” ma senza difficoltà alpinistiche. Permette di salire alla Cima del Redentore direttamente dalla strada Castelluccio-Forca di Presta, senza percorso tracciato ma salendo per prati e canaloni attraversando una zona nella quale si ritrovano strani frammenti metallici attribuiti dalla leggenda popolare all’impatto di un velivolo, (UFO o OVNI in Italiano?) verificatosi nel maggio del 1993. Nello stesso periodo si verificarono avvistamenti, completi di fotografie, di uno strano essere, che girovagava nella zona di Pretare, posta sul versante opposto della montagna, riportati anche dai mass-media e successivamente ridimensionati come uno scherzo di cattivo gusto, che ancora si possono vedere su internet. Non approfondisco l’argomento ne faccio commenti su queste vicende. So soltanto che la zona ed in particolare la strada , fu interdetta al pubblico per alcuni giorni dai militari. C’è invece chi ipotizza che tali frammenti siano schegge di proiettili di artiglieria militare sparati sulla montagna per esercitazioni durante la seconda guerra mondiale. La particolarità di questi frammenti è che, nonostante siano stati esposti agli agenti atmosferici per tutti questi anni , sono ricoperti da un sottilissimo strato di ruggine che grattato con della semplice carta vetrata o con una lama evidenzia il lucente metallo ferroso sottostante, inoltre presentano uno spessore notevole, anche di diversi centimetri. In genere gli aerei sono costruiti in alluminio, metallo molto leggero, i proiettili di artiglieria e quindi le schegge derivanti sono di spessore ridotto, generalmente di ottone, bronzo o talvolta di ghisa, sono facilmente corrodibile dagli agenti atmosferici specialmente dopo anni di permanenza all’esterno. L’itinerario è vivamente consigliato a luglio quando potete ammirare la “fioritura” di Castelluccio dall’alto e anche in inverno con condizioni di neve assestata ma è necessaria attrezzatura specifica (piccozza e ramponi) e un minimo di esperienza alpinistica su ghiaccio ma ovviamente niente frammenti metallici!! Accesso: da Castelluccio si scende con l’auto per il piano grande quindi si prende la deviazione a destra per Forca di Presta. Dall’incrocio parte una diretta lunga circa un chilometro al termine della quale con una netta curva inizia la salita verso Forca di Presta. Descrizione: Si lascia l’auto in corrispondenza della curva (355329 E – 4742192 N, 1304 m.), nella zona denominata “il sassone” per la presenza sulla destra della strada di un grande masso caduto dalla montagna e si inizia la salita senza tracciato verso est prendendo un canalone che sale proprio a monte della curva. Si segue il canalone che devia gradatamente verso sinistra fino a raggiungere, in circa 1,5 ore, quota 1700 metri (356200 E – 4742465 N), la zona denominata “costa del Vettore” dove inizia la zona dei ritrovamenti dei frammenti metallici. La zona dei ritrovamenti è compresa tra 1700 e 1850 metri di quota e si estende dal canalone di salita fino a circa 300 metri verso destra (356405 E – 4741970 N) ed in altezza fin quasi fino alla verticale dello Scoglio dell’Aquila che a questa quota inizia a mostrare la sua imponenza. Proseguendo invece sempre il canalone di salita, in altri 60 minuti si arriva a quota 2000 metri (356744 E – 4742756 N), al cosiddetto “Cordone del Vettore”, fascia rocciosa che corre dallo Scoglio dell’Aquila fino alla verticale della Cima dell’Osservatorio. Qui si supera la barriera rocciosa prendendo la sponda sinistra del canale che scende diretto dalla Cima del Redentore, facendo attenzione alle roccette presenti ed ai pendii superiori che, oltre ad essere più ripidi, possono essere scivolosi, pertanto la salita non va fatta con pioggia o tempo incerto. Quindi con molta pazienza, salendo sui ripidi pendii erbosi a 45° di pendenza, in almeno altri 60 minuti di salita si raggiunge la Cima del Redentore a 2448 m. godendo dell’aereo panorama che offre sui Piani di Castelluccio. Discesa: la discesa all’auto può essere effettuata proseguendo la cresta dalla Cima del Redentore per la Cima dell’Osservatorio quindi scendendo al Quarto S. Lorenzo e a Forca Viola. Dal centro della valletta di Forca Viola scendere in direzione di Castelluccio per il sentiero per la Valle delle Fonti (vedi itinerario 9). Non farsi ingannare dai due più ampi e comodi sentieri che partono a destra in successione e che portano al Casale dell’Argentella e più in basso alla Capanna Ghezzi, ma scendere il pendio ghiaioso sottostante per poi raggiungere il fondo della valle delle Fonti. Quindi percorrendo il sentiero di fondo valle, si raggiunge un pianoro con una fontana e costeggiando la base dei canaloni che scendono da Quarto S. Lorenzo e dalla Cima dell’Osservatorio, per prati e campi coltivati, senza tracciato in direzione del Sassone, si raggiunge l’auto da dove siete partiti. Per la discesa considerare almeno 3 ore dalla Cima del Redentore. Oppure, più impegnativa ma molto più panoramica è la discesa del canalone sinistro dello Scoglio dell’Aquila (itinerario B). Dalla Cima del Redentore prendere la cresta per la Cima del Lago, raggiunta la Forcella del Lago, il punto più basso della cresta oltre la quale inizia la ripida salita per la Cima del Lago, scendere il pendio ghiaioso che costeggia le pareti sud dello Scoglio dell’Aquila, la cui cima è visibile (e raggiungibile per chi non soffre di vertigini) circa 100 metri sotto la cresta. Si scende tutto il canalone arrivando a contatto con le imponenti e liscissime pareti dello Scoglio dell’Aquila fino alla sua base dove è presente un pianoro caratterizzato da grandi massi caduti dallo scoglio e da antichi ripari in pietra di pastori. Da qui si osserva l’imponenza dello Scoglio dell’Aquila con le sue lisce e scanalate pareti di calcare massiccio. Per pendii senza tracciato si scende verso sinistra in direzione della curva della strada Castelluccio-Forca di Presta dove avete lasciato l’auto, ben visibile, che avete quasi sotto i vostri piedi.

Scritto il 25 Luglio 2018 da Gianluca Carradorini