Rubrica - I miei Monti Sibillini

Galleria Fotografica - Autunno

Mentre sfogliate questa galleria di immagini insolite dei Monti Sibillini, perché riprese in posizioni o situazioni particolari della montagna, cercate di captare anche quello che nella foto c’è ma purtroppo non si vede e soprattutto non si sente. Dietro ad una foto c’è solo la visione del momento immortalato, ma tutto ciò che gli altri nostri sensi possono percepire, udito, olfatto, tatto, sentimenti, rimangono legati al ricordo del momento. Viaggiate con l’immaginazione e sentirete i suoni, i rumori, i profumi e soprattutto le sensazioni che sono comunque lì, all’interno della foto ma che solo stando sul posto o con l’immaginazione si riescono a sentire e talvolta sono più intensi e meravigliosi di ciò che i nostri occhi ci fanno vedere. D’autunno immaginate la luce limpida delle giornate terse che vi fa vedere cose lontanissime che la fotocamera non riesce ad immortalare, di innalzarvi dalle valli ed emergere da quegli immensi mari di nebbia che ci fanno sentire sul tetto del mondo, sopra ogni altra cosa e momentaneamente sopra ad ogni difficoltà della vita.Immaginate di aspettare in una cima l’arrivo del tramonto autunnale o con la prima neve, guardare le migliaia di luci che si accendono nelle valli, ascoltare il silenzio ed il freddo che si riappropria delle montagne, sentirvi padroni della montagna che ormai è solo vostra, non ci sarà più nessuno vicino a voi e sarete lontani da tutti e da tutto nella immensa felicità che avrete la fortuna di sentire dentro di voi. Già anche la felicità è un sentimento che non si può osservare in una foto ma che sentite solo dentro di voi vivendo quel momento, talvolta quell’attimo fuggente.Andate nei Monti Sibillini e godeteveli fino in fondo con tutti i vostri sensi, con tutto il vostro cuore.

Scritto il 05 Dicembre 2018 da Gianluca Carradorini

Galleria Fotografica - Estate

Un’esplosione di colori, la fioritura e la lenticchia di Castelluccio L’estate è la stagione dei colori. Ormai famosa in tutto il mondo è la “fioritura” dei campi coltivati dei piani di Castelluccio di Norcia che ha luogo con il suo susseguirsi di colori, da metà giugno fino ai primi di agosto a seconda delle stagioni. In questi ultimi anni la “fioritura” si è fatta sempre più intensa e regolare, con enormi contrasti tra un campo e l’altro. Si passa da un campo rosso all’adiacente azzurro senza sfumatura, forse a causa dei cambiamenti climatici o della volontaria mano dell’uomo. Ogni anno sempre più visitatori e fotografi da tutto il mondo, ho incontrato perfino dei giapponesi, vengono ad immortalare questo straordinario spettacolo della natura. Altrettanto famosa è la lenticchia IGP di Castelluccio, lo squisito legume che ha ricevuto il marchio europeo della “Identificazione Geografica Protetta”, coltivata in un’area estesa su parte del Piano Grande e del Piano Piccolo ricadente nel Comune di Norcia (PG) e su parte del Pian Perduto ricadente nel comune di Castelsantangelo sul Nera (MC).La lenticchia di Castelluccio IGP si distingue dalle altre per il piccolo seme e la particolare resistenza alla contaminazione da parassiti, caratteristica innata che gli è conferita dall’ambiente naturale e dal clima rigido dell’altopiano, in cui cresce. La lenticchia secca, nome scientifico Lens culinaris e nome locale “lenta”, ha un bassissimo contenuto di grassi (1,2%) ed elevato contenuto di proteine (28%), carboidrati (57%) e ferro. La pianta è una annuale, erbacea, generalmente alta da 20 cm a 70 cm., ma a Castelluccio difficilmente supera i 40 cm. Gli steli sono dritti e ramificati, le foglie alterne, composte pennate, contano da 10 a 14 foglioline opposte, oblunghe e terminano con un viticcio generalmente semplice o bifido. I fiori, della grandezza di pochi millimetri, a corolla papilionacea, sono di color bianco o blu pallido e riuniti in grappoli da due a quattro, sono molto piccoli e non contribuiscono alla “fioritura” dei campi di Castelluccio, composta da papaveri, fiordalisi, brassica selvatica ecc..I frutti sono dei baccelli appiattiti, corti, contenenti uno-tre semi dalla caratteristica forma a lente leggermente bombata. Il colore dei semi è molto variabile a seconda delle varietà, quella di Castelluccio, come previsto dal disciplinare di produzione IGP, è di colore dal verde screziato al marroncino chiaro, con presenza di semi tigrati.La lenticchia veniva coltivata a Castelluccio fin dai tempi dei Romani secondo un susseguirsi di fasi lavorative tradizionali ormai modificate dall’avvento della tecnologia quali aratura, semina, fioritura, carpitura, ricacciatura, trita (ora trebbiatura), lu cantile, scamatura, conciatura, confezionamento e vendita.Erroneamente la fioritura iniziale dei campi di Castelluccio, di colore giallo, viene attribuita alla Lenticchia ma in realtà è prodotta dai fiori gialli della Brassica arvensis spontanea, che fiorisce prima. Colori all’infinito, sullo sfondo il Pizzo del Diavolo

Scritto il 28 Novembre 2018 da Gianluca Carradorini

Galleria Fotografica - Primavera

Mentre sfogliate questa galleria di immagini insolite dei Monti Sibillini, perché riprese in posizioni o situazioni particolari della montagna, cercate di captare anche quello che nella foto c’è ma purtroppo non si vede e soprattutto non si sente. Dietro ad una foto c’è solo la visione del momento immortalato, ma tutto ciò che gli altri nostri sensi possono percepire, udito, olfatto, tatto, sentimenti, rimangono legati al ricordo del momento. Viaggiate con l’immaginazione e sentirete i suoni, i rumori, i profumi e soprattutto le sensazioni che sono comunque lì, all’interno della foto ma che solo stando sul posto o con l’immaginazione si riescono a sentire e talvolta sono più intensi e meravigliosi di ciò che i nostri occhi ci fanno vedere. A primavera immaginate di sentire il profumo della terra riscaldata dai primi tepori, dei fiori che si susseguono nelle fioriture nei boschi, nei prati. Talvolta sono dei profumi penetranti, immensamente buoni, che solo la natura riesce a fare nella sua complessa micro chimica delle piante. Cercate i primi miosotis nei prati, così piccoli ma profumatissimi, le viole e poi i ciclamini nei boschi e annusateli.Il canto delle prime allodole che si librano nell’aria sopra ai prati che iniziano a sgombrarsi dalla neve, il canto del cuculo e dell’usignolo nei boschi di faggio con le loro prime tenere foglie di un verde chiaro che fanno filtrare una magica luce all’interno dei boschi, immaginate di ascoltare il fischio dell’aquila.

Scritto il 21 Novembre 2018 da Gianluca Carradorini

Galleria Fotografica - Inverno

Mentre sfogliate questa galleria di immagini insolite dei Monti Sibillini, perché riprese in posizioni o situazioni particolari della montagna, cercate di captare anche quello che nella foto c’è ma purtroppo non si vede e soprattutto non si sente. Dietro ad una foto c’è solo la visione del momento immortalato, ma tutto ciò che gli altri nostri sensi possono percepire, udito, olfatto, tatto, sentimenti, rimangono legati al ricordo del momento. Viaggiate con l’immaginazione e sentirete i suoni, i rumori, i profumi e soprattutto le sensazioni che sono comunque lì, all’interno della foto ma che solo stando sul posto o con l’immaginazione si riescono a sentire e talvolta sono più intensi e meravigliosi di ciò che i nostri occhi ci fanno vedere. Guardando le foto della prima stagione dell’anno, l’inverno, immaginate di ascoltare il rumore del vento gelido che muove i vestiti e la neve che viene sul viso che toglie il respiro, il freddo che vi penetra nella pelle appena vi fermate, il lontano ululato del lupo all’alba e l’immenso silenzio che talvolta vi circonda, la solitudine che solo d’inverno potete trovare, la magia di montagne che si trasformano con la neve in un regno difficile, ostile, affrontato da pochi temerari che però sanno di poter vivere momenti unici. Immaginate di aspettare in una cima l’arrivo del tramonto con la prima neve, guardare le migliaia di luci che si accendono nelle valli, ascoltare il silenzio ed il freddo che si riappropria delle montagne, sentirvi padroni della montagna che ormai è solo vostra, non ci sarà più nessuno vicino a voi e sarete lontani da tutti e da tutto nella immensa felicità che avrete la fortuna di sentire dentro di voi.Già anche la felicità è un sentimento che non si può osservare in una foto ma che sentite solo dentro di voi vivendo quel momento, talvolta quell’attimo fuggente. Andate nei Monti Sibillini e godeteveli fino in fondo con tutti i vostri sensi, con tutto il vostro cuore.

Scritto il 14 Novembre 2018 da Gianluca Carradorini

Canali di Vallinfante

Difficoltà: PD Nella Valle Infante, a monte di Castelsantangelo sul Nera, sono stati saliti recentemente, nel marzo 2014, due canali paralleli che permettono di raggiungere la Cima di Vallinfante (2113 m., talvolta neppure riportata sulle carte) salendo in una valle isolata ed assolutamente non frequentata da alpinisti invernali. Entrambi i canali sono facili ma presentano un dislivello di tutto rispetto, di ben 1150 metri.Il primo itinerario (1) è stato salito nella sua prima parte per una ripida cresta rocciosa che caratterizza la sponda destra di salita del canale in quanto il fosso, che nella sua prima parte forma un piccolo canyon, presentava insidiosissimi salti rocciosi bagnati scoperti dalla neve, in quanto l’inverno avaro di neve non aveva prodotto slavine sufficienti a riempirlo. Il secondo canale è stato salito nella sua parte destra in quanto il canale sinistro presenta a circa metà salita una barriera rocciosa bagnata anch’essa non riempita dalla neve. Rimangono pertanto aperti a chi vuole effettuare nuove salite, il canyon della parte centrale dell’itinerario 1 e il canale sinistro dell’itinerario 2 (tratteggiati nella foto 95) in attesa di inverni più nevosi e freddi.È probabile che, in condizioni di freddo intenso anche a basse quote e scarso innevamento, l’itinerario 1 si possa trasformare in una interessante salita di una serie di salti ghiacciati, mai percorsi prima. Lancio l’idea a qualche alpinista che porti a termine queste due vie e me ne dia notizia. In ogni caso le salite vanno fatte in condizioni di neve ben assestata in quanto il versante di salita è molto valangoso. Accesso: da Castelsantangelo sul Nera si raggiunge la frazione di Vallinfante e, poco prima del paese, si prosegue con l’auto a destra per circa 150 metri in direzione delle Sorgenti del Nera (cartello turistico). Superata la zona delle sorgenti, attrezzata per pic-nic, si prosegue la strada che sale ancora verso il paese per altri 350 metri fino ad incontrare, in corrispondenza di un incrocio, una strada sterrata sulla destra che si segue per circa un chilometro fino ad un piazzale con sbarra dove si parcheggia l’auto (351771 E – 4749954 N; 930 m.).A piedi si prosegue l’ampia strada sterrata, dopo circa 20 minuti si supera sulla sinistra una parete rocciosa denominata Poggio Castiglione (352847 E – 4749670 N, 1100 m.) fino a raggiungere, in altri 15 minuti, la cascata del Pisciatore posta invece sulla destra e ben udibile. Si prosegue ancora per altri 15 minuti lungo la strada sterrata inoltrandosi nella testata della Valle Infante fino a che, superata una piccola sorgente posta di fianco alla strada, si raggiunge un ampio slargo nel bosco prodotto dalle slavine che scendono dai canali sovrastanti (353534 E – 4749698 N, 1250 m.). Questo punto è l’attacco del primo canale.Seguendo invece la strada per altri 200 metri circa si raggiunge uno slargo nel bosco ancora più ampio alla base del secondo canale di salita (353670 E – 4749625 N, 1300 m.). Canale sinistroDifficoltà: PD Descrizione: si risale il fondo detritico dello slargo su residui di slavine per circa 200 metri, in direzione del fosso che inizia incassato entro una lunga parete rocciosa formando un piccolo ma ripidissimo canyon.In occasione della prima salita il fosso non era riempito completamente dalle slavine e presenta salti rocciosi verticali in successione, percorsi da un ruscello che rende viscide e insidiosissime le pareti. Pertanto dall’imbocco del canale, prima di deviare nettamente a sinistra per addentrarsi nel canyon, che esso forma, si aggira sulla destra, in direzione sud, la parete rocciosa che caratterizza il suo inizio deviando quindi al suo termine in direzione est salendo direttamente nel bosco sovrastante.Usciti dal bosco si percorre, sempre in direzione est, il filo di cresta della sponda destra (di salita) del canale, che si presenta ripida con tratti rocciosi alternati a boschetti, fino a raggiungere due alberi isolati caratteristici (353966 E – 4749864 N, 1520m.).Qui si prosegue sempre dritti su ripido pendio a tratti roccioso fino sotto una barriera rocciosa, (1 ora) sulla destra delle ultime pareti rocciose che caratterizzano il canale fino a circa metà della sua altezza. Si supera la barriera rocciosa sovrastante dritti su pendio che si impenna e si prosegue il filo di cresta su terreno meno ripido per poi spostarsi verso sinistra, in direzione nord, ad intercettare il canale che si apre in ampio pendio, nella sua parte superiore, fino a raggiungere, in circa 2 ore, la Cima di Vallinfante a 2113 m. (354636 E – 4750562 N). Discesa: dalla Cima di Vallinfante si possono percorrere tre itinerari di discesa. Il primo itinerario, più entusiasmante, va percorso se c’è poca neve che non ha formato grandi cornici al Passo Cattivo. Si percorre la cresta in direzione nord-ovest verso Passo Cattivo fino alla cima di quota 2065 m. (vedi it.13) per poi scendere verso il passo stesso (1 ora circa).Circa 200 metri prima di raggiungere l’intaglio della strada ci si affaccia sulle strapiombanti rocce che caratterizzano il versante sud-ovest del Passo, verso la valle sottostante, scoprendo la frazione di Macchie e Vallinfante e si nota un passaggio che, costeggiando i primi contrafforti rocciosi, si dirige in direzione sud verso Colle la Croce, il poggio che sovrasta il paese di Vallinfante.Si scende su terreno ripido verso il Colle La Croce in circa 30 minuti quindi, deviando verso destra su tracce di sentiero, si scende nel versante ovest del colle fino a raggiungere la propaggine più bassa del bosco. Si entra nel bosco uscendo in breve nei campi a monte di Macchie (30 minuti), da cui un tratturo (in 20 minuti) permette di raggiungere Macchie ed in altri 20 minuti per campi, anche Vallinfante dove si è lasciata l’auto. Se c’è molta neve soprattutto stabile da Cima di Vallinfante si può scendere dal canale dell’itinerario seguente spostandosi in direzione sud come visibile nella foto.Altrimenti dalla cima si prosegue la cresta in direzione nord-ovest fino alla quota 2065 m. per poi scendere nel versante ovest sottostante, meno ripido, in direzione del Colle la Croce, evitando le cornici di Passo Cattivo ed i ripidi pendii delle cosiddette “Porche di Vallinfante”, notoriamente valangosi. Quindi dal Colle la Croce a Vallinfante in circa un’ora e mezza, come descritto sopra. Canale della Fonte del SambucoDifficoltà: PD Descrizione: raggiunto il secondo ampio slargo alla base del canale si risale dapprima su residui di slavine per circa 200 metri in direzione del ramo destro. Il pendio si innalza e si risale il primo tratto del canale caratterizzato dai lati boscosi in circa 30 minuti. Quindi, superata la fascia boscosa, il canale si allarga ad imbuto e ci si trova in un anfiteatro caratterizzato da una fascia rocciosa in alto. Si risale sempre al centro dell’imbuto che piega lentamente verso sinistra in direzione nord.Si supera il tratto più ripido in corrispondenza della fascia rocciosa (45 minuti) e si prosegue quindi decisamente in direzione nord su ampi pendii sommitali in direzione della Cima di Vallinfante a 2113 m. (354636 E – 4750562 N) che si raggiunge in circa 3 ore totali di salita. Discesa: dallo stesso itinerario di salita o come descritto precedentemente.

Scritto il 07 Novembre 2018 da Gianluca Carradorini

Canali del Pilone alla Val di Bove

Difficoltà: AD Nella val di Bove sono stati saliti una decina di anni fa due canali paralleli che completano il panorama delle salite alpinistiche della valle (canalino primavera, ad y ecc.). I due canali sono posti oltre il canale nord del Monte Bicco (che può essere utilizzato per la rapida e facile discesa) ed escono entrambi nella cresta che collega M. Bicco al Monte Bove Sud in corrispondenza dell’ultimo pilone della vecchia funivia, che termina sulla cima del Monte Bove Sud.La salita non è compresa nell’area di tutela del camoscio appenninico. Accesso: si parte dal piazzale dell’Hotel Felicita di Frontignano prendendo il sentiero per la Val di Bove che scende nel bosco al fianco sinistro dell’Albergo per poi trasformarsi in ampio stradone (vedi itinerario 17). Entrati nella Val di Bove inizia la lunga salita fino ad uscire nella valle che spiana (351528 E – 4754213 N, 1525 m.) in corrispondenza di una deviazione a sinistra che porta alla fontana di Val di Bove posta in alto sulla sinistra. Si prosegue nel fondovalle dirigendosi verso la cresta rocciosa nord di Monte Bicco che scende imponente verso la valle. Si raggiunge il pianoro posto alla base della cresta rocciosa (352359 E – 4753918 N, 1720 m.) e si prosegue in salita. Si supera l’imbocco del canalone nord del Monte Bicco posto subito dietro alla cresta e si prosegue passando sotto ad una fascia rocciosa continua che delimita a sinistra il canalone nord (circa 2 ore dal piazzale di parcheggio a seconda dell’innevamento). Descrizione: superata tale fascia rocciosa (352569 E – 4753256 N, 1900 m.) ci si immette in un ampio pendio delimitato a sinistra da un’altra fascia rocciosa discontinua e parallela. Ci si innalza nel pendio che si va restringendo, in alto si scorge il pilone della funivia da dove si esce in cresta. Giunti in prossimità del pilone il pendio si fa già ripido (45°) e si deve cercare il punto di migliore uscita perché negli inverni più nevosi si formano abbondanti grosse cornici sulla cresta terminale.Generalmente si esce piegando su una crestina di sinistra con tratti rocciosi posta proprio sulla verticale del pilone per uscire proprio sotto di esso (1 ora). In alternativa (variante 1) si può percorrere un canale parallelo posto più a monte, che esce sempre in corrispondenza del pilone.Raggiunta la seconda fascia rocciosa parallela, si sale ancora nel fondovalle per prendere l’ampio pendio posto successivamente al di sopra di essa (352647 E – 4753241 N, 1900 m.), che si impenna solo un centinaio di metri sotto al pilone in corrispondenza di alcune rocce. Anche in questo secondo canale occorre valutare la migliore uscita a causa delle grandi cornici che si formano negli inverni più nevosi. Si può anche uscire verso destra nella crestina finale del primo canale descritto sopra oppure proseguire in verticale verso il pilone (tratto a 55-60°, 1 ora).In occasione di questa seconda salita ho fatto sicura al secondo di cordata proprio sulla struttura metallica del pilone! Discesa: dalla cresta di uscita si scende verso destra in direzione della cima di Monte Bicco, alla forcella scendere per il canalone nord fino alla Val di Bove per riprendere l’itinerario di salita (3 ore fino al parcheggio).

Scritto il 31 Ottobre 2018 da Gianluca Carradorini

Canale di Valle di S. Romana alla Cima del Lupo

Difficoltà: AD + La Cima del Lupo non è riportata sulle carte e quindi tantomeno compresa in qualche salita o escursione, eppure è una cima molto panoramica e permette di ammirare la maestosa e articolata parete est del Monte Bove Nord con i suoi lunghissimi canaloni da una distanza di poche centinaia di metri in linea d’aria. Lo spettacolo d’inverno si fa ancora più severo ed imponente con la neve che riempie i canali e le cenge.La Cima del Lupo rappresenta la sommità del roccioso bordo sinistro (salendo) del Canalone nord o Valle di S. Romana e che rappresenta la via normale invernale di salita alla cima del Monte Bove Nord.L’itinerario proposto è abbastanza impegnativo ed è stato salito da noi circa venti anni fa e precisamente il 18.12.1993 come riportato nella foto di un momento della salita e non ci risulta anch’esso indicato in alcuna guida. Attualmente si trova proprio sul confine dell’area di tutela B del camoscio d’appennino per cui si può salire dal 1 maggio al 31 ottobre ovviamente neve permettendo. Accesso: il Canalone nord o Valle di S. Romana si raggiunge da Casali di Ussita percorrendo a piedi la strada chiusa con sbarra fino alle sorgenti del torrente Ussita come per l’itinerario 18. Qui la strada piega verso la parete del Monte Bove con un tornante, si continua la strada e dopo circa 200 metri, si sale liberamente nel prato sopra strada in direzione del bosco (353026 E – 4756043 N, 1250 m.). Si prosegue per tracce di un canale appena accennato all’interno del bosco che in circa 30 minuti porta all’inizio del Canalone Nord, alla base della parete est del Monte Bove Nord. Descrizione: superato il bosco il canale risulta ancora aperto, ci si tiene sulla sinistra costeggiando l’ultima fascia di bosco ancora presente sulla sinistra e ci si immette in un canalino (352946 E – 4755200 N, 1650 m) che parte tra le due ultime propaggini di bosco e punta direttamente verso sinistra in direzione della cresta rocciosa del bordo sinistro di salita del canalone nord. Si può risalire completamente il canalino a 40° con uscita a 45° fino alla cresta oppure più impegnativamente, quasi al suo termine, sulla verticale di uno sperone roccioso, si devia ancora verso sinistra a risalire una cresta di misto molto ripida (60°) fino allo sperone. Qui traversare delicatamente verso sinistra su terreno molto ripido, aggirare lo sperone ed uscire nel plateau soprastante dove si gode di una fantastica visione della parete est del Monte Bove Nord (353104 E – 4754901 N, 1850 m.; 1 ora dall’uscita del bosco). Dal plateau si risale delicatamente la parete rocciosa posta di fronte, su ripidissimo scivolo su neve o misto, a seconda dell’innevamento, con andatura verso sinistra per riprendere, oltre la barriera di rocce, il filo di cresta. Oppure, se la via non è in condizioni, costeggiare tutta la barriera rocciosa verso sinistra e scavalcarla su breve rampa rocciosa o addirittura scendere per circa 50 metri fino ad una piccola conca dove essa termina, per poi risalire sul filo di cresta. Per ripidi ma facili pendii si raggiunge, in un’altra ora di salita, la Cima del Lupo (352977 E – 4754792 N, 1950 m.). Quindi si prosegue facilmente per aerea cresta fino a raggiungere la forcella di uscita del Canalone Nord (20 minuti). Discesa: dalla forcella si scende con attenzione all’interno del canalone nord nel punto con meno cornice terminale a seconda dell’innevamento e si prosegue all’interno del canalone, tenendosi sulla destra per evitare scariche dalla parete est del Monte Bove Nord fino all’itinerario di salita (1,5 ore) per prendere la strada per le sorgenti del torrente Ussita e per Casali (1 ora).

Scritto il 24 Ottobre 2018 da Gianluca Carradorini

Canale est della Val di Panico al Monte Bove sud

Difficoltà: AD Subito di seguito alla cascata Torre di Luna che si forma d’inverno nel circo roccioso del versante nord di M. Bove Sud, nella parte destra della testata della Val di Panico, si apre un altro anfiteatro roccioso che inizia con una via difficile invernale denominata “scivoli dietro alla Torre” aperta molti anni fa da altri alpinisti. Quindi il versante nord-est del M. Bove Sud si apre in un ampio pendio molto ripido per ritornare verticale e roccioso in prossimità della Forca Cervara. Nel pendio più aperto centrale è stato risalito un ripido canale che porta direttamente al pianoro sommitale del Monte Bove Sud dove dei vecchi piloni di un assurdo progetto deturpano il paesaggio.La salita non è compresa nell’area di tutela del camoscio appenninico. Accesso: da Casali di Ussita si risale a piedi la strada chiusa (sentiero n. 275) con sbarra fino alle sorgenti del torrente Ussita. Quindi per tracce di fondovalle in circa 2 ore si raggiunge la testata della Val di Panico. Si passa nella forcella sotto alla barriera rocciosa dove d’inverno si forma la cascata Torre di Luna (353782 E – 4753857 N, 1820 m.) per entrare nella testata della Val di Panico. Qui tenendosi sotto alla barriera rocciosa di destra si arriva alla base del canale di salita (353803 E – 4753603 N, 1900 m.). Descrizione: si sale diretti nel canale dapprima verso destra per poi dirigersi in verticale su neve, evitando tratti di misto molto ripido, verso il pianoro della cima di Monte Bove Sud (2169 m.) facendo attenzione al tratto finale più ripido con pendii fino a 60° e riscaldato dal sole mattutino. Pertanto è necessario partire all’alba da Casali per effettuare la salita con temperature ancora basse, in quanto il pendio sommitale potrebbe scaricare (1.5 ore di salita, 250 metri di dislivello).Nella stessa zona, circa 300 metri più a destra, sulla verticale della Torre di Luna molti anni fa perse la vita il famoso, ma ormai dimenticato, alpinista Giancarlo Grassi tradito da un pendio di neve instabile.Usciti dal pendio ci si dirige verso il pianoro sommitale del M. Bove Sud caratterizzato da orrendi piloni e, in cima, dalla vecchia stazione della funivia, ormai abbandonata, nessuno si è mai impegnato nel ripulire la cima da questi spaventosi mostri di cemento, mentre nella stessa zona talvolta si possono vedere pascolare i camosci. Discesa: dalla cima del Monte Bove Sud ci si reimmette nella Val di Panico proseguendo per un tratto la cresta (sentiero n.270) in direzione nord-ovest verso il Monte Bove Nord fino all’imbocco del cosiddetto “Canalone Maurizi” (353165 E – 4753722 N, 2050 m.), la via normale invernale di salita e di discesa, situato al termine della fascia di rocce a destra della cascata “Torre di Luna” quindi si scende per il ripido canale (40-45°) nella Val di Panico e la si ripercorre fino a Casali di Ussita per l’itinerario di accesso (2.5 - 3 ore fino all’auto).

Scritto il 17 Ottobre 2018 da Gianluca Carradorini