Rubrica - I miei Monti Sibillini

Secondo itinerario floristico: Lago di Pilato e Monte Vettore

Il secondo itinerario del gruppo sud è anch’esso un classico, la salita al lago di Pilato partendo da Forca di Presta. Questo itinerario va effettuato dalla seconda metà di luglio ai primi di agosto e permette di osservare le principali specie floristiche di montagna a fioritura prettamente estiva.Da Forca di Presta si prende il sentiero per il Monte Vettore quindi raggiunto il rifugio Zilioli alla Forca delle Ciaule si scende nel prato sottostante, quindi ci si dirige verso il canalone di fondo valle che termina nella parte più esposta dell’itinerario denominata le “roccette”, ed infine per ghiaione si scende fino al lago di Pilato. La ricerca delle specie floristiche alpine ed artiche inizia subito sotto al Rifugio Zilioli, dove il vasto prato che si attraversa, a cotica erbosa chiusa, è ricco di specie floristiche protette.Nei canaloni in cui la neve si è sciolta da poco si possono ammirare la Silene acaulis, le Gentianae verna, nivalis, dinarica e lutea, la Pulsatilla alpina ssp.millefoliata, l’Androsace villosa, l’Artemisia umbelliformis ssp. eriantha, la Potentilla appennina ssp appennina, l’Aster alpinus, la felce Botrichium lunaria, la Saxifraga oppositifolia, precedentemente descritte. Nei prati si possono ammirare inoltre piante tipicamente artiche come la famosa Stella alpina dell’Appennino o Leontopodium alpinum ssp.nivale, lo Gnaphalium supinum, piccolissima pianta, alta 2-4 centimetri, con foglioline lanceolate color grigio argenteo lanuginose e fiori giallini riuniti in spighe, la simile Antennaria dioica, con foglie più larghe a rosetta e alta fino a 5-6 centimetri ed il Polygonum viviparum, piccola spiga con fiori bianchi che non produce semi ma cosiddetti bulbilli che si staccano dalla spiga e sono in grado di germogliare subito da cui il nome “viviparum”. Arrivati nel fondo del canalone, nei pressi delle “roccette” ed in vista del Lago di Pilato osservate attentamente il bordo sinistro del canale e si ammireranno grandi Salici nani quali Salix retusa già descritto ed il Salix herbacea, con foglie più rotonde e piccole ed un altro arbusto strisciante, anch’esso di origine artica, la Driade (Dryas octopetala) dalle foglioline seghettate e con la parte inferiore grigia e fiori bianchi con otto petali come indica il nome scientifico.Facendo attenzione alla zona delle “roccette” si scende nei ghiaioni del Lago di Pilato, sicuramente il luogo più magico dei Monti Sibillini. Nel ghiaione di discesa si possono ammirare subito l’Isatis allioni dai fiori gialli e foglie verde grigio coriacee, nei canali più riparati l’Adenostyles glabra alta fino a 50-70 centimetri che forma grandi ciuffi di larghe foglie e fiori riuniti in ombrelli di colore porpora. Giunti sulle rive del Lago di Pilato, oltre ad osservare il Chirocefalo del Marchesoni si consiglia di raggiungere i grandi massi posti nella testata della valle sotto alla Cima del Lago; nelle fessure di queste rocce si possono ammirare molte specie di sassifraghe quali la Saxifraga paniculata e la callosa già descritte ed inoltre la saxifraga exarata e sedoides che formano dei densi cuscinetti verde chiaro con fiorellini rosati la prima e giallastri la seconda, sui prati tra i massi si può ammirare il Ranunculus seguierii alto pochi centimetri, con fiori bianchi e foglie seghettate. Portandosi invece nei ghiaioni sotto al Pizzo del Diavolo ed in particolare nei ghiaioni sotto al Gran Gendarme si osservano grandi ciuffi di papaveri gialli (Papaver pyrenaicum ssp.degenii), la Linaria alpina strisciante, dai piccoli fiori violetti e l’Edraianthus graminifolius dai fiori campanulati azzurri ed ancora l’Isati allioni. A chi vuole risalire le cime intorno si consiglia di raggiungere la cima del Monte Vettore dove lungo la cresta che sale dalla Forca delle Ciaole si può osservare, tra le piante già descritte, anche la Gentiana brachiphylla simile alla più comune gentiana verna ma con la corolla di colore azzurro intenso e dalle foglie arrotondate riunite in rosette, cresciute sovente direttamente dentro ai cuscinetti di silene acaulis e il ranunculus brevifolius dai fiori gialli e foglie coriacee verde chiaro presente solo nelle zone più sassose.Scendendo dalla cima del M. Vettore verso il Pizzo o Cima di Pretare si incontrano delle grandi piante aderenti al terreno di Drias octopetala in piena fioritura dal mese di luglio. Scendendo invece la cresta dalla cima del M. Vettore verso il M. Torrone è possibile osservare, nelle rocce del versante nord-est, la rara Saxifraga italica, confondibile con la Saxifraga exarata ma caratterizzata da fiori bianchi.Nelle ghiaie del versante su-ovest si possono osservare dei grandi cuscinetti pluricentenari di Silene acaulis, Stelle alpine e la rarissima Viola Maggelense dai fiori celesti che cresce tra le pietre. Se invece si sale fino alla Cima del Redentore è possibile ammirare una intensa fioritura di Ranunculus alpestre, dai fiori bianchi, nel ripido prato a cotica erbosa chiusa del versante nord. Mentre lungo la cresta rocciosa che porta verso la Cima dell’Osservatorio, nel versante verso il lago di Pilato, è possibile ammirare la bellissima e rara Adonis distorta, dai grandi fiori gialli che sembrano sbocciare direttamente dai sassi. Per chi volesse scoprire ancora altre piante si consiglia di portarsi in questa escursione un buon libro di flora alpina o dei Sibillini (in commercio) che consentirà di identificare decine e decine di specie alpine e polari in quanto l’alta valle del Lago di Pilato è una delle zone più ricche di specie botaniche dei Monti Sibillini, anche per la notevole quantità di ambienti diversi, ognuno dei quali ospita piante specifiche.Noterete infatti ad esempio che l’Isatis allionii, il Papaver pyrenaicum ssp. Degenii e la Linaria alpina crescono solo e soltanto sui ripidi ghiaioni sotto al Pizzo del Diavolo, non ritroverete neppure una di queste piante nei più comodi prati intorno al Lago di Pilato come non troverete alcuna sassifraga tra la ghiaia ma soltanto sulle fessure dei massi più solidi.

Scritto il 20 Giugno 2018 da Gianluca Carradorini

Primo itinerario floristico: Pizzo Berro e Monte Priora

Il primo itinerario del gruppo nord è un classico, dalla Forcella del Farnio al Pizzo Tre Vescovi, quindi alla Forcella Angagnola, Pizzo Berro e Monte Priora. Questo itinerario va effettuato a maggio per le specie primaverili e quindi dalla metà di giugno ai primi di luglio a seconda dell’innevamento residuo e comunque quando la neve rimane solo nei canaloni più riparati.Lungo questo percorso si possono osservare le principali specie floristiche primaverili ed estive di montagna. Dalla Forcella del Farnio, che può capitare che sia necessario raggiungerla a piedi dalla Pintura di Bolognola in quanto la strada potrebbe essere ancora chiusa, si prende il sentiero in diagonale verso Monte Acuto, nel versante nord del Pizzo Tre vescovi.Si raggiunge poco dopo la sella tra il Monte Acuto ed il Pizzo Tre vescovi, dove si osservano numerosi e grandi cuscinetti di Saxifraga oppositifolia a fioritura primaverile , nella cresta che sale verso la croce, nelle parti sassose battute dal vento.Si raggiunge la cima del Pizzo Tre vescovi con la croce, quindi si prosegue lungo la cresta sud-ovest.Si inizia la discesa in direzione della Forcella Angagnola e si supera un tratto caratterizzato da formazioni rocciose.Portandosi sul versante ovest di tali rocce e nelle fessure quasi a contatto con il terreno si può osservare una numerosa colonia della rara Saxifraga porophilla a fioritura estiva.Quindi si raggiunge la Forcella Angagnola e, appena sulla sella si possono osservare a primavera numerose piantine di Androsace villosa dai piccoli fiori bianchi con centro rosso e nelle vallette nivali o vicino alle chiazze di neve anche qualche pianta fiorita di Draba Aizoides dai piccoli fiori gialli, forse ancora qualche comunissimo croco violetto, le azzurre ma velenose scille e le corolle gialle o viola della Viola di Eugenia.Proseguendo per il Pizzo Berro, lungo la ripida salita si ammirano moltissimi cuscinetti di Saxifraga oppositifolia dai fiori rosa, la comunissima Genziana di primavera (Gentiana Verna), Genziana Dinarica (Gentiana Dinarica) dai grandi imbuti azzurri rivolti verso il sole a fioritura un pò più tardiva, la Silene acaulis dai compatti cuscinetti con piccolissimi fiorellini rosa, l’Anemone alpina (pulsatilla alpina ssp.millefoliata) dai grandi fiori bianchi e di nuovo l’Androsace Villosa. Tra le rocce della cresta si possono osservare anche numerosi cuscinetti di Saxifraga paniculata e di Saxifraga Callosa che si distinguono soprattutto dalle foglie, di cui qualcuna forse già in fiore, e che crescono fino alla cima del Pizzo Berro. Se si decide di andare alla cima del M. Priora o Pizzo Regina si attraversa il versante nord est del Pizzo Berro su un bellissimo prato a cotica erbosa chiusa dove si possono notare ancora la Genziana verna e dinarica e l’Anemone alpina. Nella cresta che ci porta al Pizzo Regina si ritrovano le stesse specie floreali già incontrate e in più si può notare la Potentilla apennina ssp. apennina dalle foglioline argentate e la Artemisia umbelliformis ssp. eriantha dalle foglie lanceolate lanuginose non ancora in fiore in quanto queste due specie fioriscono ad estate inoltrata. Sulla cima di Pizzo Regina, specialmente sul versante nord è possibile osservare numerose Anemoni Alpine e dei grandi cuscinetti pluricentenari di Silene acaulis in fiore. Soprattutto, scendendo di alcune decine di metri verso le sorgenti dell’Ambro, si notano numerosi salici nani (Salix Retusa) striscianti sul terreno e larghi anche fino ad un metro, con piccoli ma lunghi rami e foglie appena spuntate. Una pianta di Salix retusa può impiegare anche diverse centinaia di anni per raggiungere tali dimensioni. Scendendo ancora di alcune decine di metri si arriva all’inizio del prato a cotica erbosa chiusa dove è presente una rarissima genziana, la Gentiana pumila, con i petali azzurri più piccoli ed allungati della Gentiana verna e dalle foglie lanceolate piuttosto corte riunite a cuscinetto. Se si effettua questo itinerario verso i primi di luglio si possono osservare specie più vistose scendendo nel verdissimo prato sottostante la Forcella Angagnola quali i bellissimi Giglio rosso (Lilium Croceum) dalle grandi corolle arancio e Giglio Martagone (Lilium Martagon) con fiori più piccoli ma una vera miniatura della natura e la comune Genziana gialla (Gentiana Lutea), pianta officinale dalle grandi spighe gialle. Se si scende ancora verso il Casale Rinaldi, in alcune vallette si può osservare anche la Peonia (Peonia Officinalis) che forma dei piccoli arbusti con vistosi fiori rossi. Sulla cresta che da Forcella Angagnola va verso il Pizzo Berro si osservano bellissime fioriture di Saxifraga paniculata e di Saxifraga callosa dalle lunghe spighe piene di fiori bianchi, diverse specie di campanule dai fiori ad imbuto rivolti verso il basso, di colore azzurro più o meno intenso, e un’altra campanulacea endemica, l’Edraianto (Edraianthus graminifolius), dai fiori riuniti in grappolo e di colore blu-violetto. Il prato del versante nord-est del Pizzo Berro in piena estate è davvero uno scrigno di piccole meraviglie. Si può notare una rara specie di felce, il Botrichium Lunaria alta circa 10 centimetri, provvista di una fronda fertile recante delle “palline” giallastre ed una fronda sterile con delle foglioline alternate cuoriformi, la piccolissima Genziana delle nevi (Genziana Nivalis) dalle corolle azzurre ma larghe non più di un centimetro (occorre una buona vista per osservarla) e numerosi garofani di diversi tipi, con fiori grandi rosa e sfrangiati o più piccoli rosso intenso (Dianthus barbatus ssp.compactus), l’Astro alpino (Aster Alpinus), una bassa margherita dai fiori di colore violetto, due piccole e rare orchidee, la Nigritella Widderi dalle infiorescenze di colore rosato molto profumata e il Coeloglossum viride molto difficile da notare in quanto produce delle infiorescenze alte non più di 5 centimetri di colore verde e di nuovo la Genziana Lutea oltre a diverse decine di altri fiori di tutti i colori anche vistosi quali il Lino di colore celeste o giallo, le Pediculari di colore giallo o rosso, Potentille di colore giallo, Anthyllis montana di colore rosso, l’Armeria dai fiori rosa, le scabiose dai fiori celesti ecc.. Sulla cresta che porta fino alla cima di Pizzo Regina si osserva ormai in piena fioritura, la Potentilla apennina ssp. apennina con piccoli fiori bianchi che si distaccano dalle foglie argentate e le spighe con piccoli fiori gialli dell’Artemisia umbelliformis ssp. Eriantha oltre alle altre campanulacee e sassifraghe già incontrate. Effettuate questo itinerario nei due periodi dell’anno consigliati e vedrete che lo stesso percorso, seppure fatto a breve distanza di tempo, può dare sensazioni diverse, vedrete dei bellissimi fiori diversi da una volta all’altra e capirete che la montagna non è mai banale.

Scritto il 13 Giugno 2018 da Gianluca Carradorini

Alla scoperta di piccoli crostacei: Chirocefali e company

I Monti Sibillini sono anche noti per ospitare delle specie animali, in particolare dei piccoli crostacei, unici al mondo; il famoso Chirocefalo del Marchesoni, che vive nelle acque del Lago di Pilato, ed il meno conosciuto Chirocefalo della Sibilla, che vive nelle acque del Laghetto di Monte Palazzo Borghese.Inoltre nei dintorni sono presenti altri due crostacei praticamente sconosciuti, il Tanimastix stagnalis ed il Chirocephalus diaphanus nelle acqua dei laghetti dei Pantani di Forca Canapine e del Piano Grande. In questo libro non voglio portare alla conoscenza dei frequentatori dei monti Sibillini solo le creste, le cime, le vie e le immagini, ma anche queste specie animali uniche e pertanto assolutamente da proteggere. Propongo pertanto tre escursioni tra primavera ed estate che permettono di osservare questi rari crostacei.La prima escursione può essere effettuata già dalla fine di aprile – primi di maggio mentre la seconda dai primi di giugno in poi fino alla fine del mese, a seconda dell’innevamento e la terza può essere effettuata dalla metà di luglio per tutto il mese di agosto. Il primo itinerario, da fare da fine aprile ai primi di maggio, a seconda dell’innevamento, permette di scoprire due specie di crostacei quali il Chirocefalo diafano ed il Tanimastix stagnalis presente nei laghetti dei Pantani di Forca Canapine. Il Chirocephalus diaphani, più grande e molto più veloce degli altri Chirocefali, è lungo circa 2-3 centimetri, con maschio di colore verde pallido e femmina di colore verde-bruno, con evidente dimorfismo sessuale mentre il Tanimastix stagnalis è più piccolo e più chiaro, quasi inosservabile, entrambi vivono nei tanti laghetti dei Pantani di Forca Canapine.Occorre osservare molto attentamente le acque dei laghetti più grandi in cui essi vivono che generalmente sono torbide e i crostacei si mimetizzano con il fondale. Mia figlia Beatrice ha scoperto queste specie il 25 aprile 2007 proprio mentre passeggiavo con la mia famiglia ai bordi dei laghetti dei Pantani. Successivamente l’Università di Camerino, a cui mi sono rivolto per la curiosità di conoscere questi crostacei, ha confermato entrambe le specie.I Pantani sono facilmente raggiungibili da tutti da Forca Canapine da dove parte un tratturo praticamente pianeggiante che in 20-30 minuti permette di raggiungere la splendida conca, che a primavera ospita spettacolari fioriture di piante montane, in cui si trovano tali laghetti. I laghetti dei Pantani di Forca Canapine Itinerario di avvicinamento (in rosso): si raggiunge Forca Canapine da Castelluccio o da Norcia quindi si lascia l’auto in corrispondenza di un ampio tratturo che parte sulla destra poco dopo del nucleo abitato. Il tratturo porta comodamente alla Conca dei Pantani. Itinerario di ritorno (in verde): stesso di avvicinamento. Verso i primi di giugno e generalmente fino a fine mese, anche in questo caso a seconda dell’innevamento, è possibile osservare il Chirocefalo della Sibilla che pullula nelle acque del Laghetto di Monte Palazzo Borghese.Talvolta questa specie, unica al mondo, è così numerosa che le piccole pozze d’acqua laterali che si formano man mano che il Laghetto si prosciuga, sono un vero e proprio concentrato di Chirocefali.Il 5 giugno 2007 il Laghetto si stava già prosciugando proprio per la scarsità di precipitazioni nevose dell’inverno 2006-2007 e da alcune pozze laterali abbiamo trasferito nel Laghetto più grande, con un bicchiere, centinaia e centinaia di Chirocefali rimasti intrappolati e che non riuscivano più a nuotare. Questo crostaceo è di colore giallastro leggermente più grande del Chirocefalo del Marchesoni e con capo e mandibole piuttosto pronunciate.Osservare questa specie nuotare nelle acque del Laghetto a primavera è un vero e proprio piacere della vita.L’ambiente tipicamente alpino è meraviglioso, con l’enorme parete est del Sasso di Palazzo Borghese che incombe sulla valle, i prati pieni di fiori di diverse specie botaniche prettamente alpine. Questo piccolo crostaceo è presente qui sicuramente da prima della comparsa dell’uomo sulla terra.Resiste alla temperatura dell’acqua è sempre sotto ai 10°C, le sue uova resistono al caldo estivo (il laghetto si prosciuga d’estate) ed al freddo invernale sotto la neve, e ogni anno, da migliaia di anni, è possibile osservarlo mentre nuota beatamente in queste acque gelide. A mio giudizio questo posto è uno dei più belli dei Monti Sibillini, sicuramente meno frequentato e molto diverso dal Lago di Pilato e permette di trascorrere davvero una stupenda giornata di pace in mezzo alla natura. Per raggiungere il Laghetto di Monte Palazzo Borghese si può salire da Foce per il cosiddetto “Canale” oppure dal Monte Prata dove si lascia l’auto si prosegue per la Fonte della Giumenta.Dalla fonte si prende il sentiero in salita che permette di raggiungere la sella tra il Monte Porche ed il Monte Palazzo Borghese. Non salire in cima al M. Palazzo Borghese ma dirigersi verso la sella omonima in direzione dello scoglio di Sasso Borghese. Alla sella scendere il canalone posto alla sinistra della parete, in direzione della valle dell’Aso per traccia di sentiero.Alle due deviazioni successive prendere sempre verso destra scendendo di nuovo verso la base della parete est di Sasso Borghese dove si è già in vista del laghetto. Il laghetto di Monte Palazzo Borghese Itinerario di avvicinamento (in rosso): dal parcheggio di Monte Prata continuare a piedi la strada per la Fonte della Giumenta (sentiero n.6) quindi salire per il Monte Porche fino ad incrociare il sentiero N.1 in direzione di Monte Palazzo Borghese.Non salire in cima al M. Palazzo Borghese ma dirigersi verso la sella omonima in direzione di Sasso Borghese.Alla sella scendere il canalone posto alla sinistra della parete, in direzione della Valle dell’Aso per traccia di sentiero.Alle due deviazioni successive prendere sempre verso destra scendendo di nuovo verso la base della parete est di Sasso Borghese dove si è già in vista del laghetto. Itinerario di ritorno: stesso dell’avvicinamento.Infine dalla metà di luglio in poi, generalmente fino a settembre, si può osservare il famoso, ed anch’esso unico al mondo, Chirocefalo del Marchesoni che nuota nelle acque del frequentatissimo Lago di Pilato.Questo terzo Chirocefalo è il più piccolo, lungo poco più di un centimetro, di colore arancio e talvolta è presente in numero di esemplari talmente elevato da alterare la colorazione verde delle acque del lago.L’escursione nell’alta valle del Lago di Pilato alla scoperta del Chirocefalo del Marchesoni può essere effettuata anche per osservare le numerose specie floristiche alpine presenti nella zona, come descritto nell’itinerario n.14. Il lago di Pilato si può raggiungere da Foce o da Forca di Presta o direttamente da Castelluccio per Capanna Ghezzi e Forca Viola, tutti e tre gli itinerari sono molto belli ed ampliamente descritti in altre guide. Chiaramente si deve assolutamente evitare di prelevare i quattro crostacei descritti e portarli fuori dalle acque in cui vivono, in quanto morirebbero in pochi minuti. Come altresì si deve evitare di sporcare questi ambienti incontaminati, anche se magari ai Laghetti dei Pantani si vedono scorrazzare liberi cavalli o pecore.Questo fa parte dell’ambiente da centinaia o forse migliaia di anni e non crea alcun inquinamento o disturbo a tali specie (come qualcuno potrebbe pensare) perché fa tutto parte di un ecosistema ormai consolidato.

Scritto il 06 Giugno 2018 da Gianluca Carradorini

Monte Priora: via diretta Casale Rinaldi – Casale delle Murette

Vecchio tracciato riscoperto che anticamente, attraversando tutto il versante nord di questa montagna, poneva in collegamento il Casale Rinaldi, nell’alta valle del’Ambro, al Casale delle Murette situato nel versante del Rio (affluente del Tenna) del Monte Priora. Il sentiero era frequentato fino ad una decina di anni fa dai pastori, che con le loro greggi di pecore trascorrevano l’estate nei due casali.Il Casale Rinaldi è raggiungibile mediante uno dei tanti itinerari descritti sulle guide in commercio tra cui il più breve parte dalla Forcella del Farnio per la Forcella Angagnola quindi scende nel prato sottostante fino a prendere un sentiero a tornanti che porta al Casale.Dal casale parte sulla destra un evidente sentiero che prima attraversa l’ampio canalone che scende dalla cima di Pizzo Berro poi con tornanti va verso i Pianelli della Regina.Si attraversano i ripidi canaloni del versante nord del Monte Priora per raggiungere gli ampi prati dei Pianelli della Regina, caratterizzati da erba molto alta.Qui il sentiero si perde e si inizia una lunga traversata in quota, mantenendosi a circa 1850 metri fino a raggiungere una fascia erbosa in salita, caratterizzata da numerose sorgenti.Si percorre la fascia erbosa in netta salita in direzione di uno spuntone roccioso, che rappresenta la parte più alta della barriera delle “roccacce”, dove si intravede l’esile tracciato di un vecchio sentiero.Si raggiunge dapprima il dosso roccioso da dove si scopre il resto del versante dell’Ambro del Monte Priora ed il Pizzo e poi si prosegue sul sentiero già più evidente, raggiungendo la cresta che collega Il Pizzo con la cima del Monte Priora (Pizzo Regina) dalla quale facilmente si scende al Casale delle Murette sottostante. Per il ritorno si percorre lo stesso itinerario oppure con itinerario molto più lungo e faticoso ma più panoramico, si sale in cima al Pizzo Regina per scendere alla sella del Pizzo Berro e quindi liberamente per prati a cotica erbosa chiusa, d’estate pieni di fiori e farfalle, si prende il canale che scende dal versante nord-est della cima del Pizzo Berro e che brevemente ma con alcuni tratti rocciosi che richiedono attenzione, riporta al casale Rinaldi per poi risalire alla Forcella Angagnola e in piano alla Forcella del Farnio.Oppure più semplicemente dal Pizzo Berro si scende per ampio e degradato sentiero alla Forcella Angagnola e quindi per tracciato pianeggiante fino alla Forcella del Farnio. Via diretta Casale Rinaldi – Casale delle Murette Itinerario di salita (in rosso):Raggiunto il Rifugio del Farnio con l’auto si prosegue a piedi in direzione della Forcella Angagnola. Alla Forcella si individua un sentiero che scende, con ripidi tornanti, al Casale Rinaldi.Di fronte al Casale si individua un sentiero che attraversa alcuni canali e sale verso i Pianelli della Regina, grande pianoro erboso sulla verticale della cima del M. Priora.Qui la traccia si perde ci si innalza lentamente in direzione di una fascia erbosa in salita fino ad un ripiano sopra ad uno scoglio che rappresenta la parte più alta delle “roccacce” sottostanti.Dal ripiano si scopre il versante dell’Ambro e qui si ritrova il sentiero che porta sulla sella tra il Pizzo e il M. Priora. Da qui in breve si scende al casale delle murette sottostante. Itinerario di ritorno: stesso itinerario di salitaVariante molto più faticosa ma molto panoramica (in verde): dal casale delle murette si può salire alla cima del M. Priora, scendere alla Forcella sotto al Pizzo Berro, scendere liberamente nel canale nord fino al Casale Rinaldi quindi risalire alla Forcella Angagnola ed in piano fino alla Forcella del Farnio.

Scritto il 30 Maggio 2018 da Gianluca Carradorini

Monte Cacamillo - Salita diretta della “Costa dei Frati”

Nell’alta valle del Fiastrone, a metà strada tra Acquacanina e Bolognola, si erge il Monte Cacamillo che separa le valli di Rio Sacro e dell’Acquasanta.Monte Cacamillo è caratterizzato da una linea di cresta piuttosto ardita, denominata Costa dei Frati, che dal Puntone Piemà, dove è presente il canale di accumulo della piccola centrale idroelettrica di Bolognola, delimita l’imbuto detto localmente “Buggero” dove durante l’inverno si accumulano decine di metri di neve trascinata a valle dalle slavine che si staccano dal ripido versante nord della montagna.La cima è pochissimo frequentata anche perché la salita che proponiamo, nel suo piccolo, presenta ben 1000 metri di dislivello, di tutto rispetto. Descrizione: dalla strada che collega Acquacanina e Bolognola si supera l’incrocio per la Valle di Rio Sacro.Poco dopo si incontra una strada a destra che scende verso la piccola centrale idroelettrica di Bolognola, costruita negli anni ’20 e diventata ormai una testimonianza storica della valle.Si raggiunge con l’auto uno spiazzo prima della centrale completamente automatizzata e si prosegue a piedi.Seguendo il recinto della centrale ci si porta faticosamente nella parte posteriore dell’edificio dove, in corrispondenza di cancello metallico, parte un largo sentiero che con numerosi tornanti dentro al bosco, risale al lato della condotta forzata e permette in circa 40 minuti di raggiungere la casetta Piemà posta al termine del canale di accumulo dell’acqua della condotta forzata della centrale idroelettrica. Il canale non è visibile dal fondo valle ed è una vera e propria sorpresa.Dalla casetta si risale direttamente il ripido pendio erboso sovrastante fino a raggiungere il Puntone Piemà, bellissimo terrazzo panoramico che permette di osservare tutta l’alta valle del Fiastrone.Da qui parte una cresta rocciosa ed a tratti molto sottile, denominata la Costa dei Frati, che dapprima in lieve e poi in netta salita si innalza verso la cima del Monte Cacamillo.In corrispondenza di un salto di rocce rosse si consiglia di dirigersi nell’imbutino erboso sulla destra per poi riprendere la cresta sopra al salto stesso.Quindi tenendo il filo di cresta, si raggiungono gli ultimi arbusti di sorbo montano e quindi faticosamente si raggiunge la cima, dopo ben mille metri di dislivello ed almeno 3 ore di salita.Dalla cima si osserva la val di Tela, il versante nord di Punta Bambucerta descritta nell’itinerario 7 e il versante nord ed est del Monte Rotondo con le grotte di Angilino descritte precedentemente (itinerario 3), dalla cima di Monte Cacamillo si può proseguire fino al Monte Pietralata e quindi al Monte Rotondo. Discesa, stesso itinerario. Se si effettua la salita in tarda primavera, una volta arrivati al canale di accumulo dell’acqua, si consiglia di percorrerlo interamente fino al suo termine, proseguire nell’ampio sentiero fino ad arrivare all’imbuto di “Buggero” sulla verticale nord della cima di Monte Cacamillo. Al centro dell’imbuto le slavine invernali si scaricano dai ripidi pendii soprastanti accumulando decine di metri di neve, d’estate coperta da uno spesso strato di terra ed erba secca e talvolta spaventosamente scavata o rotta dalle cascate d’acqua presenti nel fondo dell’imbuto fino a formare una galleria. Si può così osservare un affascinante spettacolo della natura fino all’inizio dell’estate, negli anni particolarmente nevosi si mantiene fino all’autunno. Per questo motivo l’itinerario è assolutamente sconsigliato d’inverno. Monte Cacamillo, salita diretta della Costa dei Frati Itinerario di salita (in rosso):Dalla strada che collega Acquacanina a Bolognola si supera l’incrocio per la Valle di Rio Sacro, poco dopo si incontra una strada a destra che scende verso la piccola centrale idroelettrica di Bolognola. Si raggiunge con l’auto uno spiazzo prima della centrale e si prosegue a piedi.Seguendo il recinto della centrale ci si porta nella parte posteriore dell’edificio dove, in corrispondenza di un cancello metallico, parte un largo sentiero che con numerosi tornanti dentro al bosco, risale al fianco della condotta forzata e permette di raggiungere la casetta Piemà posta al termine del canale di accumulo della centrale idroelettrica.Dalla casetta si risale direttamente il ripido pendio erboso sovrastante fino a raggiungere il puntone Piemà.Da qui parte una cresta rocciosa ed a tratti molto sottile che dapprima in lieve e poi in netta salita si innalza verso la cima del Monte Cacamillo.In corrispondenza di un salto di rocce rosse si consiglia di dirigersi nell’imbutino erboso sulla destra per poi riprendere la cresta sopra al salto stesso. Quindi tenendo il filo di cresta, si raggiunge la cima. Variante (in viola): dalla casetta Piema’ si costeggia il canale idrico fino a raggiungere l’imbuto nel versante nord di Monte Cacamillo (detto localmente Buggero) dove fino a tarda primavera è presente un nevaio di accumulo prodotto dalle slavine invernali. Itinerario di ritorno: stesso di salita.

Scritto il 23 Maggio 2018 da Gianluca Carradorini

Via diretta Foce - Monte Sibilla per “la presa” e lo Scoglio della Volpe

Questo itinerario, salito nel 2000, è l’ennesima dimostrazione che nei Monti Sibillini c’è molto da scoprire, basta saper cercare. Pur essendo riportato su alcune carte di sentieri come un piccolo e breve tratteggio viene anche descritto in parte (fino allo scoglio della volpe) in una guida come un “sentiero storico” riscoperto, è un itinerario bellissimo, anche se faticoso, che permette di raggiungere la cima del Monte Sibilla dalla Valle di Foce con un dislivello di 1200 metri, percorrendo un vecchissimo sentiero che sale, con ripidi tornanti, un versante altrimenti sconosciuto, non percorso da altri itinerari.Nel versante sud si può effettuare la salita da Foce al M. Sibilla per la Frondosa e la Fonte del Meschino ma in un ambiente completamente diverso. Descrizione: da Montemonaco si scende con l’auto in direzione di Foce, si supera la frazione di Rocca e si prosegue fino al restringimento della valle dell’Aso dove a destra c’è una sorgente che sgorga dalla roccia. Si prosegue per altri 200 metri circa e si lascia l’auto.Qui a destra si apre un vallone boscoso che inizia con un ghiaione da risalire (senza traccia) fino ad inoltrarsi nel bosco sovrastante, dove si incontra un vecchissimo sentiero che con ripidi tornanti permette di guadagnare rapidamente quota.Seguendo sempre la traccia di sentiero, si scavalca una cresta rocciosa in un caratteristico passaggio nascosto tra la vegetazione e ci si dirige verso il versante est in piano, attraversando un bellissimo bosco di frassini in direzione di un grosso sperone roccioso denominato “Scoglio della Volpe”, posto nei pendii del versante est del Monte Sibilla.Sopra si vede già la cima del Monte Sibilla, ancora quasi mille metri più in alto, e la strada.Il sentiero ora porta proprio alla base dello Scoglio della Volpe per poi girare oltre in direzione della strada che sale verso il Rifugio Sibilla, attraversando i pendii denominati “Campone”.Prima di raggiungere lo Scoglio della Volpe si consiglia invece di salire per traccia di sentiero nei prati verso la “Banditella” con l’omonimo casale, quindi in direzione della “corona”, fino ad intercettare la strada e a superarla e, senza itinerario e su ripido pendio, uscire sulla cresta est della Sibilla in corrispondenza del passaggio attrezzato della “corona” della Sibilla, per poi raggiungere la cima stessa. In alternativa seguire direttamente la strada fino a dove essa termina, nella cresta tra Cima Vallelunga e il M. Sibilla.Per la discesa si percorre lo stesso itinerario oppure si consiglia di scendere nel versante sud per la Fonte del Meschino ed il Bosco della Frondosa fino alla strada per Foce, effettuando così un bellissimo giro intorno alla Sibilla. Salita diretta Foce – M. Sibilla Itinerario di salita (in rosso): da Montemonaco si scende con l’auto in direzione di Foce, si supera la frazione di Rocca e si prosegue fino al restringimento della Valle dell’Aso dove è presente a destra una sorgente che sgorga dalla roccia. Si prosegue per altri 200 metri circa e si lascia l’auto.A destra si apre un vallone boscoso che inizia con un ghiaione da risalire (senza traccia) fino ad inoltrarsi nel bosco sovrastante, dove si incontra un vecchissimo sentiero che con ripidi tornanti permette di guadagnare rapidamente quota.Seguendo sempre la traccia di sentiero si scavalca una cresta rocciosa in un caratteristico passaggio nascosto tra la vegetazione e ci si dirige verso il versante est in piano, attraversando un bellissimo bosco di frassini in direzione di uno grosso sperone roccioso denominato “Scoglio della Volpe”. Itinerario di ritorno: stesso di salita oppure si può scendere (in verde) per la Fonte del Meschino prendendo il sentiero n. 8 segnato sulla carta, quindi per la Fonte dell’Acero ed il Fosso Zappacenere si ritorna sulla strada poco prima di Foce.  

Scritto il 16 Maggio 2018 da Gianluca Carradorini

Canali nord del Monte Porche (invernale)

Il 21 aprile 2007, nonostante un inverno carente di neve, è stato possibile effettuare due salite su ghiaccio di esclusivo interesse invernale, in giornata, in una zona senza alcun apparente interesse alpinistico ma frequentata d’inverno solo da appassionati di scialpinismo.I due canali di salita al versante nord del Monte Porche si innalzano sulla testata della Valle Lunga, presentano pendii continui di 45 – 55° e generalmente su neve dura. Sono vicini ed è possibile effettuare la loro salita una dopo l’altra, scendendo dalla cima di Monte Porche dopo aver fatta la prima per immettersi di nuovo nella Valle Lunga ed effettuare la seconda.Ho ritenuto opportuno inserirli in questo libro solo per dimostrare che una zona di scarso interesse alpinistico può comunque riservare sempre delle sorprese, basta saperle trovare.Le salite acquistano molto più interesse d’inverno se si parte dalle lontane Pisciarelle per l’Infernaccio e Capotenna quindi salendo tutta la “lunga” Valle Lunga per poi raggiungere la cima del Monte Porche con un dislivello complessivo di oltre 1300 metri e per una lunghezza di circa 20 km compreso il ritorno.Nella descrizione delle due vie di salita si considera invece l’avvicinamento più breve. Descrizione: dal Monte Prata si prende la strada per la Fonte della Giumenta quindi ci si innalza nel sentiero per il Monte Porche.Si raggiunge una sella sotto al versante nord-ovest del Monte Porche da cui si incontra il tracciato che viene dal Passo Cattivo quindi, anziché proseguire verso il Monte Palazzo Borghese, si devia a sinistra e si scopre così la Valle Lunga in cui si scende nel canale sottostante la cresta.Dalla Valle Lunga si inizia a salire verso la testata del versante nord di Monte Porche in cui si aprono i due canali di salita. Il più ripido è a sinistra in corrispondenza di rocce che lo delimitano da entrambi i lati, con uscita sulla cresta che collega il Monte Porche alla Cima Vallelunga, a qualche centinaio di metri dalla cima stessa, mentre il secondo, più lungo ma meno ripido, sale proprio in corrispondenza della cima di Monte Porche.Si consiglia di effettuare prima la salita del canale di sinistra quindi dalla cima di Monte Porche prendere la cresta nord-ovest, ridiscendere verso la Valle Lunga anche tagliando a metà costa per ripidi pendii, per poi andare a prendere l’attacco del secondo canale che riporta in cima.E’ possibile effettuare anche una variante di salita più impegnativa.Arrivati alla fonte della Giumenta deviare a destra per entrare nell’inciso canale sud-ovest in corrispondenza della verticale della cima del Monte Porche.Risalire completamente il centro del canale con pendii di 45-50 ° fino ad incontrare il sentiero che taglia tutto il pendio sovrastante descritto sopra per dirigersi verso la Vallelunga dove partono i canali di salita. Canali nord di Monte Porche (Vallelunga) Itinerario di avvicinamento (in rosso): dal parcheggio di Monte Prata continuare a piedi la strada per la fonte della Giumenta (sentiero n.6) quindi salire per il Monte Porche fino ad incrociare il sentiero N.1.Deviare a sinistra per scendere nella testata della Vallelunga da dove iniziano i due canali di salita (in giallo). Variante di salita (in viola): giunti alla Fonte della Giumenta addentrarsi a destra nell’inciso canale sud-ovest sottostante la cima di Monte Porche, raggiungendo il sentiero n.1 dopo aver salito il ripido pendio centrale. Itinerario di ritorno (in verde): stesso dell’avvicinamento.

Scritto il 09 Maggio 2018 da Gianluca Carradorini

Cengia del Torrione sinistro de “Le Vene” – versante nord Monte Sibilla

Nella nostra continua ricerca di luoghi ancora inesplorati o comunque lontani dal quotidiano calpestio di centinaia di escursionisti che girovagano sui Monti Sibillini, nel 2005 abbiamo raggiunto una interessante cengia che corre sotto al torrione sinistro (orografico) del fosso Le Vene , nel versante nord del Monte Sibilla. La selvaggia cengia è caratterizzata da numerose cavità profonde diversi metri, rifugio di animali. Al termine di essa ci si affaccia in un terrazzino erboso di pochi metri quadrati a picco sul fiume Tenna, in corrispondenza dell’imbocco del fosso “Le Vene” e di fronte alle articolate pareti dei Grottoni della Priora. Accesso: dalle Pisciarelle risalire tutta la valle dell’Infernaccio fino a Capotenna quindi salire per sentiero nel bosco fino al vecchio Casale Lanza, tale itinerario è riportato in altre guide. Dal casale parte, in direzione del fosso “Le Vene”, uno stretto sentiero in quota che taglia un ripido pendio erboso, supera un caratteristico canalino roccioso intagliato nel versante e caratterizzato da brevi cascatelle e, sempre mantenendo la stessa quota, arriva fino alla sommità del torrione che si affaccia sull’imbuto nord della Sibilla.   Già da questa posizione si gode di un bellissimo colpo d’occhio sul ripido versante nord del Monte Sibilla con i suoi canali intervallati da fasce rocciose denominati “Le Vene” che a primavera formano diverse cascate.Dal torrione scendere il ripido dosso erboso a sinistra (come evidenziato nella foto) quindi girare decisamente a destra dentro al bosco ad intercettare la cengia che corre parallela sotto al torrione stesso, intervallata da ripide discese e cavità, e percorrerla interamente fino ad uscire dal tratto boschivo e, facendo molta attenzione, raggiungere un terrazzino erboso delimitato al termine da una lama rocciosa che scende verticale verso il fiume.Dal terrazzino è possibile godere di uno spettacolo aereo mozzafiato; ci si trova a picco sulla valle del Tenna e di fronte alle spettacolari pareti del Grottoni. Da questo punto è anche visibile il tracciato del “Sentiero delle capre” che si snoda tra le pareti di fronte.Dal terrazzino si ritorna indietro per lo stesso itinerario. In rosso: itinerario di avvicinamento con bollo rosso in corrispondenza del Casale LanzaIn giallo: itinerario di discesa alla cengia.Si intravedono anche i due itinerari paralleli non riportati in questa guida che corrono sotto alla “corona” e sopra ai torrioni de “Le Vene” segnati dalle frecce. Cengia del torrione destro del Fosso “Le Vene” – M. Sibilla Itinerario di avvicinamento (in rosso): da Rubbiano si prende la strada per l’Infernaccio fino al parcheggio qui a piedi si raggiungono le pisciarelle e si attraversa la gola dell’Infernaccio. Si prosegue la strada fino a Capotenna ed al Casale Rosi quindi si risale la Vallelunga fino alle sorgenti del Tenna.Qui nel bosco parte un sentiero, di non facile individuazione, in salita che permette di raggiungere il Casale Lanza diroccato.Dal casale parte un sentiero in piano ben evidente che si dirige verso il torrione destro del fosso “le Vene”, attraversando ripidi pendii e canalini rocciosi. Itinerario proposto (in giallo): dalla sommità del torrione scendere il ripido dosso erboso a sinistra scendendo tra due nuclei di faggio quindi girare a destra nel bosco in prossimità delle pareti rocciose fino ad intercettare la cengia, caratterizzata da ampie cavità, che corre parallela sotto al torrione stesso.Seguire la cengia intervallata da ripide discese fino ad uscire dal tratto boschivo e raggiungere un terrazzino erboso posto sulla verticale del torrente Tenna. Itinerario di discesa stesso itinerario di salita.Alternativamente (in verde): si consiglia di effettuare tale itinerario con due auto di cui una precedentemente lasciata al rifugio Monte Sibilla, in quanto il sentiero di avvicinamento del versante nord del Monte Sibilla permette di attraversare in quota gli ampi canaloni de “Le Vene” e di “Meta” (percorso inverso della variante all’itinerario n.8 in verde). Fino alla sella posta tra il M. Zampa e il M. Sibilla dove si incrocia il sentiero che sale dal rifugio.

Scritto il 02 Maggio 2018 da Gianluca Carradorini