Rubrica - I miei Monti Sibillini

Canali laterali delle Quinte alla Croce di Monte Bove

Difficoltà: AD / PD Diversi anni fa, prima della reintroduzione del camoscio appenninico e la delimitazione delle aree di protezione che comprendono la Croce di Monte Bove ed il Monte Bove Nord, abbiamo salito in inverno tre canali laterali ai torrioni denominati “Le Quinte”, situate all’imbocco della Val di Bove sul versante sud della Croce di Monte Bove, ben conosciute ai rocciatori della zona.Attualmente i canali di salita descritti dovranno essere saliti esclusivamente dopo il 30 aprile, neve permettendo, in quanto compresi all’interno dell’area di rispetto A per il camoscio appenninico; addirittura un canale rappresenta proprio il confine di tale zona.Considerando che tali canali, pur facili ma comunque impegnativi per lunghezza, non sono riportati in alcuna guida, in particolare neppure in una guida tascabile di tutte le vie del Monte Bove edita da una sezione CAI delle Marche ed uscita alcuni anni fa, ho ritenuto interessante segnalarli proprio per completare, insieme alle altre tre vie della zona riportate in questo mio lavoro (itinerari 18, 19 e 20), il panorama alpinistico del gruppo del Monte Bove. Accesso: Le Quinte si raggiungono partendo dal piazzale dell’Hotel Felicita di Frontignano prendendo il sentiero (n. 272) per la Val di Bove che scende nel bosco, al fianco sinistro dell’Albergo, per poi trasformarsi in ampio stradone. Entrati nella Val di Bove inizia la salita e ci si dirige alla base dei torrioni delle Quinte che si innalzano sulla sinistra del sentiero, superando un breve tratto di bosco. Canale sinistro (lato nord-ovest)Difficoltà: AD- Descrizione: dalla base delle quinte (351026 E – 4754355 N, 1340 m.) si sale dritti per circa 200 metri sull’ampio ghiaione di sinistra per portarsi poi ancora sulla sinistra in corrispondenza di alcuni torrioni rocciosi dove il canale si piega (1 ora). Da questo punto si prosegue su ampio e ripido pendio in direzione di una fascia di rocce levigatissime posta in alto a chiudere il canale, da destra avrete invece la cresta terminale delle “quinte”.Raggiunte le rocce si traversa nettamente verso sinistra su pendio di 45-50°, si aggira uno spigolo e ci si immette su un ripido canalino a 55° (351286 E – 4755064 N, 1815 m.) che, piegando verso destra, conduce in circa 2 ore complessive di salita, in cresta a circa 100 metri a sinistra della croce della cima (1905 m.). Primo canale destro (lato sud-ovest)Difficoltà: AD+ Descrizione: dalla base delle quinte si prosegue ancora per lo stradone per altri 150 metri (351153 E – 4754378 N, 1385 m.) quindi si devia nettamente a sinistra in direzione delle pareti. Si sale costeggiando le pareti e raggiungendo un tratto boscoso che nasconde il tratto iniziale del canale di salita.Terminato il bosco, il pendio si allarga e si devia nettamente a sinistra in direzione della base della “quinta piccola”, situata ancora in alto, lasciando sulla destra il canale descritto successivamente. Ci si dirige a prendere il ripidissimo canale che, a sinistra delimita la parete est della “quinta piccola” ed a destra è chiuso tra dei torrioni di roccia isolati.Si sale nel canale in direzione nord della cresta sommitale che unisce i torrioni delle “quinte” con la Croce di Monte Bove, su pendii continui di 50-60° fino ad un restringimento.Oltrepassato il restringimento il canale si biforca, prendere il ramo destro (60° continui) che termina in alto in corrispondenza di un faggio isolato nettamente visibile (1.5 ore dall’attacco). Dal faggio facilmente si raggiunge la cresta rocciosa 50 metri sopra la cima della quinta piccola (351279 E – 4754859 N, 1700 m.).Si prosegue con attenzione nella aerea cresta in direzione della fascia rocciosa soprastante seguendo sempre il filo di cresta. A questo punto si può traversare sotto le rocce a prendere il più impegnativo canale sinistro, descritto sopra, o si continua più facilmente su pendio di misto fino alla cresta della cima della Croce di Monte Bove (1905 m., ore 1). Secondo canale destro (lato sud-ovest)Difficoltà: PD Descrizione: dalla base delle quinte si prosegue ancora per lo stradone per altri 150 metri (351153 E – 4754378 N, 1385 m.) quindi si devia nettamente a sinistra in direzione delle pareti. Si sale costeggiando le pareti e raggiungendo un tratto boscoso che nasconde il tratto iniziale del canale di salita.Terminato il bosco si devia ancora nettamente a destra lasciando sulla sinistra il canale descritto precedentemente (351330 E -4754533 N, 1500 m). Si sale nel canale in direzione del soprastante rimboschimento a pini che si costeggia fino al suo termine su ampio e facile pendio.Terminato il bosco il canale si restringe nel suo tratto più ripido per poi allargarsi nel facile pendio soprastante che conduce alla cresta sommitale in corrispondenza della forcella del becco nord dove si interseca il sentiero estivo che sale dalla fontana della Val di Bove (2 ore dall’attacco). Discesa: dalla cima della Croce di Monte Bove si risale in direzione est per circa 300 metri la cresta verso il Monte Bove Nord fino alla sella tra le due cime dove si incontra il tracciato (n.270) che, piegando in discesa verso sud-est, scende, in circa 1 ora, fino alla fonte della Val di Bove per facili pendii. Dalla Fonte si scende in un’altra ora a fondo valle fino alla base delle quinte per riprendere lo stradone di accesso (sentiero n. 272) agli itinerari.

Scritto il 10 Ottobre 2018 da Gianluca Carradorini

Canale sud est della Valle dell’Ambro al Pizzo Tre Vescovi

Difficoltà: AD Nella Valle dell’Ambro, nel versante sud-est del Pizzo Tre Vescovi, quasi di fronte alle sorgenti del torrente Ambro è stato risalito diversi anni fa un canalino di 400 metri di dislivello terminante nella cresta rocciosa a forma di piramide che dalla cima del Pizzo Tre Vescovi scende in direzione della valletta denominata “Pescolletta”.L’itinerario prosegue poi fino alla cima di Pizzo Tre Vescovi con un dislivello complessivo di salita di 700 metri circa. Il canale proposto è interessante per la sua posizione isolata e praticamente dimenticata da qualsiasi idea di salita alpinistica anche perché è difficilmente in buone condizioni di innevamento vista l’esposizione nel versante est della montagna e soggetto a temperature più elevate e quindi anche a slavine. È pertanto necessario valutare preventivamente lo stato di innevamento del versante salendo al mattino presto prima che il sole riscaldi i pendii superiori del canale. Accesso: dalla Pintura di Bolognola si prende la strada per il rifugio del Fargno chiusa d’inverno con sbarra, si supera il bosco e il grande scoglio tagliato situato al suo termine, quindi si prosegue sul tracciato della strada, talvolta totalmente riempita di neve fino alla curva fontana di Bassete (355608 E – 4758268 N).Si sale nel canalone della fontana prendendo il pendio soprastante fino a raggiungere forcella Bassete (355927 E – 4758188 N, 1701 m.). Qui ci si dirige verso il casale situato più in basso sulla sinistra a prendere la strada che lo collega al Casale Rinaldi nell’alta Valle dell’Ambro.Si scendono due tornanti e la strada prosegue in direzione della testata della Valle, si passa di fronte alle sorgenti del torrente Ambro, si supera un curvone caratterizzato da alberi ai lati della strada e si raggiunge un’altra curva in corrispondenza di uno stretto canale che sale a destra con presenza di arbusti sul fondo (1400 m. , 355564 E – 4756446 N, considerare almeno 2 ore dall’auto a seconda del manto nevoso). Descrizione: si sale nel fondo del canale talvolta riempito di neve dalle slavine per circa 200 metri. Dove il canale si dirama, prendere il ramo destro per altri 100 metri circa quindi ad un’altra deviazione il pendio si impenna (45°). Prendere il ramo sinistro passando sotto a delle rocce per impegnarsi su terreno piuttosto ripido con uscita a 55° o su misto a seconda dell’innevamento, tra due spuntoni rocciosi.Si giunge così alla forcella a 1835 m. (1 ora dall’attacco) che delimita la parte alta della Pescolletta (355074 E – 4757155 N). Se la via non è in condizioni, alla seconda deviazione prendere il ramo destro per uscire su pendii meno ripidi e raggiungere più facilmente la cresta della Pescolletta. Proseguendo verso sinistra per la evidente cresta si raggiunge in circa 40 minuti l’anticima est da cui proseguendo a destra per ampia cresta sommitale, si raggiunge la cima del Pizzo Tre Vescovi (2092 m.) dove è presente la croce di vetta. Discesa: dalla cima del Pizzo Tre Vescovi si ridiscende per la cresta est di salita fino alla forcella di uscita quindi si traversa verso sinistra sotto al Monte Acuto a prendere il tracciato estivo che in breve riporta alla Forcella Bassete e quindi alla Pintura di Bolognola per l’itinerario di accesso (3 ore fino all’auto).

Scritto il 03 Ottobre 2018 da Gianluca Carradorini

Salita diretta dalla Valle di Pilato alla Cima dell’Osservatorio o alla Cima del Redentore

Difficoltà: AD La salita proposta permette di raggiungere la Cima dell’Osservatorio o la Cima del Redentore direttamente dalla Valle di Pilato salendo per il ghiaione sottostante il versante nord del Pizzo del Diavolo, per superare la sovrastante barriera rocciosa per uno stretto canalino, passaggio chiave per accedere ai pendii sommitali fino alle due cime. Il periodo migliore per la salita è la fine della stagione invernale o l’inizio della primavera, in quanto il canalino di salita deve essere colmo di neve per permettere di superarlo interamente su neve senza difficoltà su misto. Accesso: per raggiungere i pendii sottostanti la parete nord del Pizzo del Diavolo si può partire da Foce per risalire il Piano della Gardosa quindi le Svolte e la Valle di Pilato per l’itinerario classico (sentiero n.151) ma piuttosto lungo fino a raggiungere la verticale del ghiaione di salita di fronte al Gran Gendarme (358139 E – 4743413 N, 1890 m.).Oppure più facilmente da Castelluccio si prende la strada parallela alla Capanna Ghezzi ma che conduce più sulla destra nella Valle delle Fonti (vedi itinerario 9), raggiunta la fontana posta in un ampio pianoro si prosegue nella valle per salire poi a Forca Viola. Dalla Forca si scende nel versante est per prendere il tracciato del sentiero che porta al Lago di Pilato. Si raggiunge Forca di Pala e ci si immette nella Valle di Pilato attraversando i ghiaioni sotto a Quarto S. Lorenzo, fino ad arrivare di fronte alla parete nord del Pizzo del Diavolo dove inizia la salita.È opportuno considerare non meno di 2,5 ore per il raggiungimento dell’attacco, a seconda delle condizioni del manto nevoso (357992 E – 4743418 N, 1900 m.). Descrizione: dalla base del ghiaione da cui si ammira la spettacolare parete nord del Pizzo del Diavolo e del Gran Gendarme, si sale in verticale in direzione ovest verso la barriera rocciosa sovrastante che sembra continua ed invalicabile.Tenendosi sulla destra si nota in alto un canalino seminascosto che, con andamento obliquo verso destra, permette di superare la barriera rocciosa interamente su neve (45 minuti). Ci si impegna nel canalino piuttosto ripido con uscita a 50° per raggiungere in circa 1 ora verso ovest, i pendii sottostanti la Cima dell’Osservatorio (2350 m.).Se la neve è in condizioni anziché raggiungere la cima dell’Osservatorio si può deviare nettamente verso destra per impegnarsi nella salita del ripido versante nord della Cima del Redentore fino alla sua cima (2448 m., 1,5 ore). Discesa: per chi parte da Castelluccio, le discese dalla Cima del Redentore o dalla Cima dell’Osservatorio possono essere effettuate in modo più entusiasmante e rapido per i canali sottostanti le due cime che scendono nel versante ovest proprio nella Valle delle Fonti, facendo attenzione nel superamento della fascia rocciosa del “Cordone del Vettore” (2 ore).Oppure dalla Cima del Redentore o dalla Cima dell’Osservatorio si prosegue la cresta verso nord fino a Quarto S. Lorenzo, per ridiscendere a Forca Viola e quindi riprendere l’itinerario di salita (2.5 ore).Per chi proviene da Foce; dopo aver sceso per questo secondo itinerario, da Forca Viola scendere nel versante est e ritornare nella Valle di Pilato per il tracciato di Forca di Pala per poi ridiscendere per le Svolte fino al Piano della Gardosa (considerare anche 3 ore a seconda dell’innevamento).  

Scritto il 26 Settembre 2018 da Gianluca Carradorini

Canale della Valle Santa alla Cima del Lago

Difficoltà: PD La Valle Santa si apre nel versante sud-ovest della Cima del Lago e della Punta di Prato Pulito. Generalmente viene percorsa d’inverno fino ad uscire in corrispondenza della cima del Monte Vettoretto o della Croce Zilioli per proseguire poi fino al Monte Vettore. Presenta un ripido canalone laterale che si stacca dal fondo della valle per attraversare la fascia rocciosa denominata il “cordone del Vettore” fino a raggiungere la Cima del Lago su pendii finali molto ripidi e con 1000 metri di dislivello di salita.La sola parte iniziale di fondovalle del canalone viene percorsa in discesa da un itinerario scialpinistico che scende dalla Cima del Lago per il fianco dello scoglio dell’Aquila. Accesso: si raggiunge la Valle Santa dalla strada che collega Castelluccio a Forca di Presta, si lascia l’auto in corrispondenza di un ampio curvone della suddetta strada, al fondo della valle (356406 E – 4740530 N, 1400 m.). Descrizione: dalla strada ci si addentra nella Valle Santa in direzione nord-est fino a raggiungere in circa 20 minuti sulla sinistra l’imbocco del canalone di salita (357147 E – 4740841 N. 1600 m.). Ci si immette nel canalone tenendosi sulla sinistra raggiungendo facilmente su pendii di 30-40° in circa 1,5 ore la fascia di rocce a 2100 metri del “Cordone del Vettore” situata di fianco al maestoso Scoglio dell’Aquila che si stacca ancora sulla sinistra del canale. Si supera la fascia di rocce, sulla destra o sulla sinistra della verticale della cima a seconda dell’innevamento, e ci si immette sul pendio sommitale che si fa sempre più ripido, fino a 50° del tratto finale in corrispondenza della Cima del Lago (2422 m.) che si raggiunge in una ulteriore ora si salita. Discesa: dalla Cima del Lago si può scendere in modo più impegnativo ed entusiasmante direttamente verso nord-ovest alla Forcella del Lago (357495 E – 4742198 N, 2380 m.) quindi nel canale del versante sud-ovest che costeggia lo Scoglio del’Aquila per poi piegare verso destra fino al canale di salita o direttamente su pendii aperti fino all’imbocco della Valle Santa (2 ore). Oppure dalla Cima del Lago si scende verso est per la Punta di Prato Pulito fino al Rifugio Zilioli. Quindi per la via normale si scende in direzione sud fino al pianoro della cima del Monte Vettoretto (358141 E – 4741290 N, 2055 m.) o ancora più giù fino alla Croce Zilioli per immettersi direttamente nella Valle Santa facendo attenzione al primo tratto di pendio sottostante il sentiero piuttosto ripido (2 ore).

Scritto il 19 Settembre 2018 da Gianluca Carradorini

Canali de “Le Fosse” alla cima di quota 2065 alle Porche di Vallinfante

Difficoltà: PD + La valletta nivale denominata “Le Fosse” è situata sotto al versante est del Passo Cattivo, nell’ alta valle del Fiume Tenna, dove d’estate è presente un piccolo laghetto per l’abbeveramento del bestiame. Nel circo roccioso che contorna la valle sono stati risaliti due ripidi scivoli alla quota 2065 della prima cima delle Porche di Vallinfante, che culminano più distanti nella Cima di Vallinfante (2113 m), neppure riportata in alcune guide e carte topografiche.Questi canali paralleli e di soli 250 metri di dislivello ciascuno, possono essere saliti contemporaneamente anche nella stessa giornata. Anche in questo caso i due itinerari sono interessanti per la loro posizione fuori di ogni idea di salita alpinistica della zona, in quanto sono lontani dai normali percorsi alpinistici dei Monti Sibillini, pur presentando pendenze fino a 50-60° nelle loro parti terminali a seconda dell’innevamento. Accesso: piuttosto lungo in quanto a seconda dell’innevamento occorre partire da Frontignano, dal Piazzale dell’Hotel Felicita, risalendo per la strada a destra dell’Hotel che porta agli impianti di risalita e quindi percorrendo il cosiddetto “canalone” delle piste da sci del Monte Cornaccione (sentiero n.271) per uscire sulla strada che porta al Passo Cattivo poco prima della stazione di arrivo degli impianti di risalita Jacci di Bicco e del Cristo delle Nevi (351895 E – 4752577 N, 1800 m.).Prendendo la strada in direzione sud fino ad un incrocio quindi deviando al successivo incrocio verso est (sentiero n.257) si raggiunge facilmente il Passo Cattivo per la strada sterrata sommersa dalla neve, facendo attenzione al superamento della cornice finale poco prima del passo stesso. Raggiunto il Passo Cattivo (353304 E – 4751953 N, 1870 m.), si prosegue per la strada che scende verso la Valle del Tenna (sentiero n.222) fino alla valletta dove si innalzano i canali (considerare anche 2,5 ore dal parcheggio a seconda delle condizioni della neve). Oppure se la strada è transitabile a tarda primavera si sale con l’auto sulla strada per il parcheggio del Cornaccione fino alla sbarra, presso la nuova stazione di arrivo degli impianti di risalita, per poi proseguire a piedi sulla strada fino al Passo Cattivo. In tal caso con 1,5 ore dall’auto si giunge all’attacco. Canale DestroDifficoltà: PD+ Descrizione: scendendo dalla strada del Passo Cattivo verso Capotenna, al primo tornante che si incontra si attraversa in direzione est verso le rocce che chiudono la parte destra del circo roccioso che delimita la valletta de “Le Fosse” (353785 E – 4751672 N, 1800 m.). Si sale quindi piegando verso sinistra (sud) costeggiando le rocce in direzione di un passaggio che permette di scavalcare la fascia rocciosa sovrastante (353823 E – 4751407 N, 1965 m). A seconda dell’innevamento si supera la fascia rocciosa su canalino nevoso a 60° o passaggi di misto fino a salire la cresta sommitale che in breve verso sinistra raggiunge la cima di quota 2065 m. (354093 E – 4751281 N; 1 ora di salita, 250 metri di dislivello). Canale SinistroDifficoltà: PD Descrizione: dall’attacco del canale destro anziché salire verso le rocce continuare in quota la traversata del circo roccioso fino al bordo sinistro (354127 E – 4751640 N, 1820 m.). Prima di raggiungere la cresta che scende dalla cima di quota 2065 oltre la quale si apre la Valle Orteccia si sale su un ripido scivolo in direzione della cima, posto al termine del circo roccioso. Si risale su tratto innevato di 60° tra la fascia di rocce del circo e le rocce della cresta per prendere il pendio meno ripido (45°) sottostante la cima su cui si esce (1 ora, 250 metri di dislivello). Discesa: dalla cima di quota 2065 metri per evidente cresta (sentiero estivo) si ridiscende al Passo Cattivo in circa 20 minuti. Fino all’auto considerare non meno di altre due ore di cammino.

Scritto il 12 Settembre 2018 da Gianluca Carradorini

Salita alla cima di Costa Vetiche

Difficoltà: AD Il canale proposto è situato nell’alta valle del Fiastrone ed è interessante per il dislivello di salita di oltre 600 metri, per la sua posizione isolata e praticamente dimenticata da qualsiasi idea di salita alpinistica anche perché è difficilmente in buone condizioni di innevamento, vista la quota di partenza di circa 1300 metri e l’esposizione nel versante sud della montagna e quindi soggetto a temperature più elevate. La “cima di Costa Vetiche” che si raggiunge non è neppure riportata sulle carte e rappresenta la propaggine nord-est della “Forcella Cucciolara” nel gruppo del Monte Rotondo. La zona è soggetta a grandi slavine che fino alla primavera riempiono la base del canale di salita costringendo il torrente talvolta a formare una galleria sotto alla neve, è stata salita da me una sola volta una ventina di anni fa. È pertanto necessario valutare preventivamente lo stato di innevamento del versante, salendo al mattino presto possibilmente prima dell’alba evitando che il sole riscaldi i pendii superiori del canale. Accesso: da Bolognola si prende la strada per la Pintura di Bolognola fino al primo tornante dove si incontra la deviazione a destra per la Valle del Fargno dove è segnata un’area pic nic. Si continua a piedi nella strada che percorre il fondovalle e si risale il torrente (sentiero n. 311). Dopo circa 3,5 km la strada si perde. Si risale liberamente ai lati del greto del torrente, si supera una captazione d’acqua e si continua per altri 250 metri circa sui lati del torrente, fino a trovare sulla destra una ampia curva caratterizzata dalla confluenza di due canaloni che scendono paralleli dalla Costa Vetiche (354818 E – 4758591 N, 1300 m.). Descrizione: si risale per circa 400 metri in direzione nord-ovest il canalone di sinistra che si innalza lievemente fino ad una biforcazione. Si sale ancora il ramo di sinistra su terreno ripido fino ad incontrare in alto una barriera rocciosa (1.5 ore). Si supera la barriera rocciosa (354326 E – 4758729 N, 1700 m.) su un canalino stretto e ripido (50°) situato sulla destra di uno scoglio di forma piramidale. In questo passaggio è tassativa la presenza di neve dura altrimenti conviene spostarsi 50 metri sulla destra prendendo un ripido pendio con alcuni passaggi di misto posto poco prima della cresta rocciosa sommitale. Superato il canalino si continua per altri 30 minuti fino a raggiungere i pendii sommitali meno ripidi e la cresta che porta infine alla cima di Costa Vetiche (353678 E – 4758673 N, 1920 m), a circa 400 metri dalla Forcella Cucciolara (353573 E – 4758551 N, 1912 m.). Discesa: dalla cima si scende in direzione sud-ovest alla Forcella Cucciolara quindi si scende per l’ampio pendio sottostante del versante sud verso le sorgenti del Fiastrone. Raggiunto il torrente si scende verso valle percorrendo il greto. Si supera uno stretto tratto con alte pareti di roccia rossa in corrispondenza della cresta nord del M. Acuto e si prosegue il torrente fino a ritornare al punto di salita (ore 1.5).  

Scritto il 05 Settembre 2018 da Gianluca Carradorini

I canali del versante nord di Monte Castel Manardo e di Costa Acquario: goulotte e canali destri dello Scoglio del Montone – versante nord di Cima Acquario, canale obliquo e nevaio di Monte Acuto

Sei canali posti in successione nella valle del Fargno, saliti tutti da noi ormai più di venti anni fa, come la goulotte dello scoglio del Montone e la goulotte del canale obliquo, possono rappresentare un'ottima e comoda palestra per chi intende avvicinarsi all’alpinismo invernale dei Monti Sibillini. Addirittura alcune salite facilmente raggiungibili si possono compiere nella stessa giornata e permettono di prendere confidenza con i pendii mai troppo ripidi (40° i canali con solo alcuni brevi tratti fino a 60°, 70-90° su ghiaccio verticale di colata nelle due goulottes) e ne troppo lunghi (massimo 300 m. di dislivello).Si impara a scegliere le condizioni ottimali della neve, cosa che in questa zona è importante proprio per le condizioni del sottofondo erboso costituito da erba alta (falasco) che cresce nei versanti nord umidi e che provoca grandi slavine di scorrimento. Nel marzo 2006 ho osservato l’enorme massa di neve, della foto 77 ripresa un mese prima che si staccasse dalla cresta che collega Forcella Bassete allo scoglio del Montone, proprio all’uscita del terzo canale destro di salita, e che ha sradicato a valle, cadendo da sopra la strada, enormi faggi secolari del diametro di oltre 50 centimetri, che ancora giacciono nel bosco lasciati a marcire qualche decina di metri sotto alla strada per il Rifugio del Fargno.Pertanto le salite di questi facili canali vanno comunque effettuate tassativamente in condizioni di neve ben assestata e, per l’itinerario 1 di freddo intenso in modo che si formi la colata di ghiaccio. Le salite sono descritte in ordine di avvicinamento. 1. Goulotte dello Scoglio del MontoneDifficoltà: AD + tratti a 80-90° Accesso: dalla Pintura di Bolognola si percorre la strada per il rifugio del Fargno, chiusa d’inverno, fino ad un tratto dove non è più presente il bosco sopra strada (356145 E – 4758866 E, 1500 m.), sulla verticale dello scoglio del Montone (40 minuti). Appena usciti dal bosco si risale il pendio sopra la strada verso sinistra quindi si procede in lieve salita per circa 200 metri, dirigendosi alla base dell’inciso canale che scende alla sinistra dello scoglio fino al suo imbocco poco sopra al bosco. Descrizione: raggiunto l’imbuto terminale del canale (356502 E – 4759037 N, 1580 m.) si entra in esso e, a seconda dell’innevamento, si sale la prima goulotte su pendii di 70° oppure se coperta dalla neve si risale il canale su pendii di 50° fino alla parete rocciosa, dove si forma la cascata in genere di 6-8 metri verticale su ghiaccio di colata a 80-90° (utile qualche vite da ghiaccio). Al termine della cascata il canale si allarga e si fa meno ripido per uscire infine sul ripiano sommitale (356751 E – 4758692 N, 1850 m.) dello scoglio del Montone (1864 m) che si raggiunge sulla destra. Discesa: dall’uscita del canale di salita si percorre l’ampio pendio sommitale verso nord-est e si raggiunge la cima del Monte Castel Manardo (1917 m.) da cui, in circa un’ora, si scende agli impianti di risalita della Pintura di Bolognola per la cresta nord fino alla “Porta di Berro” da cui iniziano le piste da sci. Oppure per chi vuole allungare si prosegue la cresta in direzione sud-ovest per scendere alla Forcella Bassete (355927 E – 4758188 N, 1701 m.) e quindi per ampio canalone verso nord-ovest si arriva alla strada del Fargno in corrispondenza della curva della fontana (sommersa d’inverno). Quindi per strada, più o meno sommersa dalla neve, in circa un’ora si arriva alla Pintura di Bolognola. 2. Canale destro dello Scoglio del MontoneDifficoltà: PD Accesso: dalla Pintura di Bolognola si percorre la strada per il rifugio del Fargno, chiusa d’inverno, fino ad un tratto dove non è più presente il bosco sopra strada, sulla verticale dello scoglio del Montone (40 minuti) come per l'itinerario 1. Si risale quindi il pendio lievemente verso destra dirigendosi alla base del canale che scende poco sopra al successivo tratto di bosco sopra strada. Descrizione: si risale il canale su pendii di 40 – 45° per circa 300 metri di dislivello fino alla cresta che collega lo scoglio del Montone alla Forcella Bassete. Discesa: come itinerario 1. 3. Canale destro dello Scoglio del Montone o di Colle BasseteDifficoltà: PD + Con neve abbondante e perfettamente assestata è possibile salire un canale più ripido situato ancora più a destra del canale descritto sopra (2) , posto al termine della cresta che sale dall’enorme scoglio tagliato dalla strada del Fargno. Accesso: come per l’itinerario 2, si prosegue ancora per altri 100 metri la strada fino all’ultimo lembo di bosco sopra strada che termina poi nel grande scoglio. Descrizione: si risale il pendio prima dell’ultimo tratto boscoso (356072 E – 4758807 N) dirigendosi nettamente verso destra. Raggiunta la barriera di rocce che sale dallo scoglio di destra si risale lo stretto canalino centrale (356051 E – 4758563 N) su pendenze di 70° e tratti di misto fino ad uscire sulla cresta oppure, se il canalino non è in condizioni, si supera la barriera rocciosa spostandosi ancora di più sulla sinistra per poi deviare verso destra sopra alle rocce per uscire infine sulla cresta superiore fino alla cima di Colle Bassete (1832 m). Discesa: come itinerario 2. 4. Versante nord di cima acquarioDifficoltà: AD - Accesso: come per l’itinerario 1 ma proseguendo la strada per il rifugio del Fargno, chiusa d’inverno, fino a superare la valletta sulla verticale di Forcella Bassete dove d’estate c’è la fontana. Si prosegue sulla strada per altri 200 metri, si supera un incassato canale (355430 E – 4758136 N) che può essere anche oggetto di salita invernale facile (40-45°) e si prosegue per altri 100 metri fino ad arrivare sulla verticale (355357 E – 4758100 N, 1600 m.) di Cima Acquario (non riportata sulle carte), la prima cima che si incontra dopo Forcella Bassete verso ovest sulla cresta che arriva fino a M. Acuto (1,15 ore dall’auto). Descrizione: si risale il canale-pendio sopra strada su pendenze iniziali di 45° fino ad uno scoglio a punta oltre il quale, verso destra, il pendio si impenna fino a 55°- 60° in corrispondenza della cresta finale (1 ora, 250 metri di dislivello). Attenzione alla cornice di uscita che in inverni nevosi può essere alta anche qualche metro. Discesa: si percorre l'ampia cresta che scende in direzione nord-est verso la Forcella Bassete e da qui per il canalone del versante nord-ovest (via di salita normale) si ridiscende alla strada del Fargno. 5. Canale obliquoDifficoltà: PD + , Goulotte AD tratto a 70° Accesso: come per l’itinerario 4, giunti sulla verticale della Cima Acquario si prosegue la strada del Fargno fino ad arrivare circa 200 metri prima del grande canalone che divide la Costa Acquario dalla parete nord di M. Acuto (1,3 ore dall’auto). In corrispondenza di alte pareti di roccia rossa della strada (354899 E – 4757858 N, 1650 m.) convergono due canali, di cui quello sinistro è delimitato in alto da una fascia rocciosa alta alcuni metri a forma di tettoia (una parte continua anche sottostrada). Descrizione: si risale il taglio della strada e si raggiunge l’inizio del canale sinistro che presenta una andatura obliqua da destra verso sinistra. Si risale il canale che obliqua passando sotto al bordo roccioso destro fino alla cresta che collega Forcella Bassete al Monte Acuto con uscita piuttosto ripida, (tratto a 60-70° a seconda dell’innevamento) e generalmente con cornice finale (355203 E – 4757730 N, 1830 m., 1 ora, 200 metri di dislivello). In certe condizioni di elevata piovosità autunnale e con basse temperature ed innevamento il canale presenta circa 100 metri sopra strada, nei pressi dell’unico albero della zona, una bella goulotte di ghiaccio di spessore anche di qualche metro che permette di superare su pendio di 60-70° di pendenza su ghiaccio di colata in una salita di una decina di metri circa, la fascia rocciosa che delimita il bordo superiore del canale per poi proseguire nei ripidi pendii soprastanti uscendo sulla cresta a destra di un costone roccioso, anche in questo caso facendo attenzione alla cornice di uscita, specie in inverni molto nevosi. Discesa: si percorre l'ampia cresta che scende verso la Forcella Bassete e da qui per il canalone del versante nord (via di salita normale) si ridiscende alla strada del Fargno (vedi itinerario 1). Dall’uscita di questo itinerario, anziché scendere subito, si consiglia di raggiungere la cima di Monte Acuto per ripida cresta nord-est, che d’inverno offre un panorama entusiasmante, per poi ridiscendere per lo stesso itinerario, come appena indicato. 6. Nevaio di Monte AcutoDifficoltà: PD + Accesso: come per l’itinerario 4, si prosegue la strada del Fargno fino ad arrivare al centro del grande canalone-nevaio che divide la Costa Acquario dalla parete nord di M. Acuto (1,3 ore dall’auto) generalmente colmo di decine di metri di neve tanto che la strada diventa invisibile (354838 E – 4757765 N). Descrizione: si risale l’ampio canalone al centro su pendio di 30° e successivamente di 40° fino quasi a raggiungere le rocce strapiombanti che lo chiudono in alto e che generalmente sono rivestite da ghiaccio di fusione. Qui deviare nettamente verso sinistra, scavalcare la cresta che delimita il canale talvolta con passaggi ripidi su misto, passando sotto ad uno scoglio per prendere un secondo canale parallelo meno ripido che con breve salita facendo attenzione alla cornice terminale conduce alla forcella posta proprio alla base della cresta nord-est di salita al Monte Acuto (1 ora, 200 metri di dislivello). Discesa: come itinerario 5.  

Scritto il 29 Agosto 2018 da Gianluca Carradorini

Il canale ad “S” del Monte Cacamillo dalle Sorgenti dell’Acquasanta

L’itinerario proposto è storico, inedito e piuttosto faticoso per la sua lunghezza e i dislivelli che comporta, adatto ad escursionisti esperti ed allenati. Ormai dimenticato veniva anticamente percorso dai pastori che d’estate portavano le greggi nella Val di Tela dove rimane ancora una traccia di un vecchio stazzo. Si consiglia di effettuarlo in autunno, in modo da evitare gli impressionanti accumuli di neve all’interno della forra dell’Acquasanta ed i pendii erbosi ancora resi lisci e scivolosi dalla neve, che si possono incontrare fino a giugno e la folta vegetazione erbacea che caratterizza la Val di Tela ed il canale di salita nel periodo estivo. Si parte dalla Forcella del Fargno a 1811 m., si raggiunge la Forcella Cucciolara a 1912 m, si scende tutta la Val di Tela fino al torrente Acquasanta a 1295 m. dove si può osservare uno dei più maestosi, impressionanti e selvaggi spettacoli che la natura offre nei Monti Sibillini: la forra dell’Acquasanta vista da monte, quindi si risale al Monte Pietralata 1888 m. e successivamente al Monte Rotondo 2102 m. attraversando una delle zone più isolate e selvagge dei Monti Sibillini. L’itinerario è assolutamente sconsigliato d’inverno sia per l’elevato rischio di slavine che la valle comporta, sia per la lunghezza e per le difficoltà che si incontrano nei vari tratti, in quanto occorre partire da Bolognola anziché dal Rifugio del Fargno. Accesso: per effettuare tale itinerario si deve raggiungere il Rifugio del Fargno tramite la strada carrozzabile, aperta da giugno ad ottobre, che sale dalla Pintura di Bolognola o da Casali di Ussita. Descrizione: dalla Forcella del Fargno, che si raggiunge in auto, si prende in direzione N per l’evidente cresta che conduce al Monte Rotondo, per poi tagliare a destra il versante E passando sotto ad uno sperone di rocce bianche e proseguire per sentiero poco evidente fino alla Forcella Cucciolara (30 minuti).Ora si scende nella selvaggia Val di Tela per sentiero a tornanti per poi proseguire lungo il fondovalle. Si lascia una traccia che sale verso delle pareti rocciose nel versante nord di M. Rotondo, si supera un vecchio stazzo di pastori (353102,9 E – 4759459 N; 1585 m) caratterizzato da una fitta vegetazione di spinaci selvatici detti localmente “olabri” e si prosegue fin quasi al termine della valle. Qui si incontra a sinistra una traccia di sentiero verso il primo nucleo di faggi, che ho indicato nella mia prima pubblicazione per raggiungere le “Grotte di Angilino” (30 minuti, itinerario n. 3 “I MIEI MONTI SIBILLINI” anno 2011).Si continua invece la valle in discesa che si fa sempre più ripida, tenendosi sulla sinistra del fosso e si entra nell’ultimo nucleo di bosco che scende verso al forra dell’Acquasanta, (352916,2 E – 4759836 N; 1450 m) da qui inizia il tratto più impegnativo dell’itinerario. Dal primo nucleo di bosco scendere per una cinquantina di metri poi spostarsi, non appena possibile, decisamente verso sinistra superando il primo canale detritico che si incontra. Si raggiunge così un secondo nucleo boschivo da dove ugualmente si scende per altri cinquanta metri, fino a raggiungere un secondo canale detritico molto ripido.Si supera in piano il canale per addentrarsi nell’ultimo nucleo di bosco. Si scende ancora nel bosco fino a raggiungere due grossi faggi secolari ben evidenti, con una piccola grotta sotto ad alcune rocce. Da questo punto si traversa ancora verso sinistra per scendere, con cautela perché il pendio è molto scivoloso, nell’ultimo canale detritico posto a ridosso della parete verticale solcata da una evidente scia di acqua che scende dalla testata della valle (30 minuti). Si raggiunge quindi il fondo della Valle dell’Acquasanta (352764,4 E – 4759947 N; 1250 m.), poco sotto le sorgenti che si possono notare nella parete rocciosa superiore. A valle si apre la impressionante forra, con altissime e levigatissime pareti che si sfiorano. Siete nel fondo di un imbuto alto quasi mille metri, nel completo isolamento, non si vedono che rocce intorno a voi; uno degli spettacoli più selvaggi ed incredibili che offrono i Monti Sibillini e che è praticamente sconosciuto perché non si trova descritto in nessuna altra pubblicazione escursionistica.Qui a sinistra della forra, proprio di fronte al canale da cui si scende al fondo della valle, parte un canale a forma di “S” in direzione nord, della forcella tra il Monte Pietralata ed il Monte Cacamillo. La prima parte è caratterizzata dalla presenza di alberi isolati e si risale a destra degli alberi in direzione nord su pendio erboso piuttosto ripido, nei pressi della sponda destra del canale. Successivamente, usciti dal tratto boscoso, si supera la strozzatura della “S” in corrispondenza di una fascia rocciosa e di un ripidissimo canale posto al lato destro di salita (352722,2 E – 4760260,8 N; 1525 m.). Quindi ci si porta nettamente a destra. Si sale ancora all’interno del canale, che si fa più netto e che piega con andatura obliqua verso nord-ovest. In circa 500 metri di dislivello dal fondo della valle e in altre 1,5 ore di salita si arriva alla sella erbosa posta tra il Monte Cacamillo e il Monte Pietralata (352430,1 E – 4760612 N; 1740 m.).Giunti alla sella si consiglia di raggiungere la cima del M. Cacamillo, posta a destra della sella, da cui si può godere di un ampio panorama. Quindi si ridiscende verso la sella e si sale per il pendio erboso che conduce alla cima del Monte Pietralata, oltre il quale si apre l’alta valle di Rio Sacro. Variante del “vecchio sentiero”:Dopo circa 100 metri di salita del canale ad “S”, appena iniziato il tratto alberato e superata una fascia rocciosa sulla destra, si nota sempre a destra una lievissima traccia di sentiero che, in piano, scavalca dapprima un inciso canale parallelo quindi, con due tornanti in salita, una barriera rocciosa che si traversa su una cengia larga meno di un metro sopra a pareti quasi verticali, quindi si dirige, in direzione est, verso i ripidi prati del versante sud del M. Cacamillo, proprio a picco sopra alla forra dell’Acquasanta.Tale sentiero che, molto probabilmente, ridiscendeva a valle prima dell’imboccatura della Valle dell’Acquasanta, ma che ormai, non più percorso dai pastori, si perde nei ripidi pendii del versante sud del M. Cacamillo, si può percorrere con estrema attenzione per un tratto per poi ritornare sui propri passi e proseguire la salita del canale ad “S”. Ritorno: Dalla cima del M. Pietralata si scende lievemente in direzione sud alla sella della testata della valle dell’Acquasanta quindi si risale la lunga cresta sud-est in direzione del M. Rotondo (sentiero 1G). In circa 1.5 ore si raggiunge il pianoro sommitale della cima del M. Rotondo e da qui si scende, in circa 1 ora, al Rifugio del Fargno, dove si è lasciata l’auto, percorrendo la evidente cresta sud.

Scritto il 22 Agosto 2018 da Gianluca Carradorini