Blog

Hanno ucciso il lupo Claudio

Non c’è traccia di lupo Claudio. E’ stato trovato il suo radiocollare, reciso di netto, in un fosso sotto un ponte del Comune di Cessapalombo, alle porte del Parco nazionale dei Monti Sibillini. E il Parco nazionale del Gran Sasso, da cui proveniva, è stato ucciso. Il predatore, munito di collare con rilevatore gps, trasmetteva informazioni allo staff del progetto “Mirco-lupo” dal 20 marzo dello scorso anno, giorno in cui era stato ritrovato ferito, curato e rimesso in libertà. Era stato recuperato dal personale del Corpo forestale e dai tecnici dell’Ente Parco del Gran Sasso e Monti della Laga, dopo che un’auto l’aveva investito tra Rocca Santa Maria e Torricella Sicura, in provincia di Teramo. Dopo le analisi, le cure necessarie, e una notte in osservazione, era stato rilasciato in natura, nel luogo del suo ritrovamento, ma non prima di averlo dotato del radiocollare. Le informazioni inviate dallo strumento raccontavano dei suoi spostamenti, delle sue abitudini e di quelle degli altri lupi: notizie difficilmente ottenibili in altro modo. L’Ente aveva scoperto che all’inizio si era riunito al branco originale e aveva iniziato a frequentare una zona marginale dell'Area protetta. “Per mesi abbiamo seguito lupo Claudio – dice il personale del Parco -. Grazie anche all'osservazione delle impronte e alla registrazione di immagini con trappole fotografiche, eravamo riusciti a capire che piano piano aveva iniziato a muoversi in modo indipendente rispetto al suo branco. Negli ultimi tempi, lo aveva abbandonato ed era alla ricerca di un nuovo territorio in cui vivere. Si stava dirigendo verso Nord”. Ma poi hanno perso il segnale: il radiocollare ha smesso di funzionare lasciando solo due coordinate, che conducevano a Cessapalombo. Lupo Claudio, esemplare di giovane maschio, stava appunto lasciando il branco di origine spostandosi alla ricerca di nuovi territori. Ma il collare reciso fa sospettare l’Ente che l’animale, specie protetta, sia stato ammazzato da qualche bracconiere. “E’ una violenza tanto grave quanto stupida che colpisce a morte l'intelligenza e la bellezza della natura nonché la storia identitaria della nostra comunità - lamenta Tommaso Navarra, presidente del Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga -. Gli autori del fatto devono sapere che faremo di tutto per assicurarli alla giustizia. Il recente dibattito politico sull'approvazione di piani di gestione del lupo ha dimostrato di quanto poco si conosce il reale impatto della specie sulle attività umane e quanto, piuttosto, si attribuiscono al lupo danni che sono da attribuire a cani rinselvatichiti ed ibridi. La discussione dovrebbe spostarsi alla approvazione di regole chiare di gestione e conduzione di cani padronali, laddove sono abbandonati in natura dall'uomo stesso. La morte di lupo Claudio spero contribuisca almeno ad evitare un arretramento culturale che non ci possiamo permettere”. Il fatto è stato denunciato alla Forestale di Sarnano, che copre il territorio di Cessapalombo. Le indagini, per scoprire se dietro la morte del lupo si nasconde un’attività illecita, sono partite. L’episodio sarebbe avvenuto comunque fuori dal Parco dei Sibillini. L’ultima operazione dei militari per contrastare il bracconaggio risale al gennaio 2016.

Scritto il 11 Febbraio 2017 da Lucia Gentili

I Sibillini tra lucciole e farfalle. Barbara Cerquetti racconta i segreti del bosco ai piĆ¹ piccoli

Biodiversità e leggende. Dalla farfalla “Parnassius Apollo” e le sue inconfondibili macchie ornate di nero e di rosso, ai laghi di Pilato, i Sibillini diventano teatro di storie per bambini grazie al tocco di penna di Barbara Cerquetti. La scrittrice, che gestisce una libreria a Civitanova Marche, promuove anche iniziative come favole animate, incontri con le scuole e pomeriggi letterari. Per la “Giaconi Editore” ha pubblicato “Il bosco delle lucciole”, “L’isola perduta”, “Il giardino delle farfalle”, “Il tranello e la soluzione matematica. In particolare “Il bosco delle lucciole” e “Il giardino delle farfalle” parlano delle nostre montagne.       Il primo, un romanzo breve, racconta di un’amicizia e di un’avventura nella zona di Castelluccio e del “lago con gli occhiali”. Protagonisti, due bambini, Paolino e Adele. Un innocuo morsetto ad un biscotto al cocco scatena l’ira della Fata Sibilla, custode della forza della natura e della sua innocente poesia silenziosa. “Il giardino delle farfalle” di Montalto di Cessapalombo, un piccolo spazio di natura incontaminata realmente esistente nel Parco nazionale dei Sibillini, ha invece ispirato la Cerquetti per il libro omonimo. Ogni mese ha la sua farfalla (eccetto i tre mesi invernali), con i suoi colori, regina di un episodio. E alla fine di ogni capitolo si può colorare la farfalle del mese. “Tante sono le specie locali che volano sui Sibillini – spiega l’autrice – come la farfalla “Apollo”, sensibile all’inquinamento, che vive sulle vette ed è in via d’estinzione. Sono rimasta incantata dal Giardino di Fabiana Tassoni e Patrizio Guglini a Montalto perché è a servizio della natura e non viceversa. Il museo delle farfalle è unico nel suo genere. E’ un modo anche questo di valorizzare il territorio”. Anche la Cerquetti vuole contrastare il rischio di desertificazione sulle nostre terre e sta raccogliendo le testimonianze dei terremotati per un progetto di solidarietà.  

Scritto il 10 Febbraio 2017 da Lucia Gentili

Il recupero delle fototrappole sommerse dalla neve

La neve non li ha fermati. Stefano Ciocchetti e Giuseppe Del Balzo Ruiti, muniti di ciaspole e torce, hanno affrontato un percorso mai battuto addentrandosi nel bosco, ammantato di bianco, per recuperare le fototrappole e scoprire cosa hanno fatto gli animali in questi giorni. Ieri pomeriggio i due ragazzi del team dell’Occhio nascosto dei Sibillini, come ogni sabato, sono partiti all’avventura. Il terremoto dei giorni scorsi e un metro e mezzo di neve non sono stati un ostacolo per loro. Stefano e Giuseppe, dopo un tratto percorso in auto, hanno proseguito il tragitto a piedi, attrezzati, fino ad arrivare alle due postazioni (ovviamente top secret: possiamo solo svelare che si trovano nella parte maceratese del Parco dei Sibillini).  “Abbiamo trovato molte orme – raccontano – da quelle più marcate dei cinghiali alle impronte dei lupi. Abbiamo visto alberi e rami fiaccati dal peso della neve. Una fototrappola, installata a due metri d’altezza, era stata raggiunta dalla coltre. L’altra macchina, messa sotto un cespuglio di ginepro, ad altezza animale, era stata completamente sommersa dalla neve. Abbiamo dovuto scavare più di un metro per iniziare ad intravedere la pianta. Nonostante ciò, la fototrappola era ancora perfettamente funzionante, con la batteria carica, pronta a scattare. Per cui, prima di essere “coperta”, ha fatto il suo lavoro”.     E questo lavoro, composto da foto e video, sarà svelato nei prossimi giorni. Perché i nostri “cacciatori di bellezze”, pur con non poche difficoltà, sono riusciti a recuperare le meraviglie che la natura continua a regalarci, malgrado in questo periodo sia ingiustamente additata come rea dall’uomo colpevole.       

Scritto il 22 Gennaio 2017 da Lucia Gentili

IL turismo non deve fermarsi: Risorse Active Tourism mette il fiocco ai Sibillini

Bisogna tornarci, sui Sibillini. E’ una promessa che ciascuno dovrebbe fare a se stesso. Per questo Active Tourism, progetto della società cooperativa Risorse, ha lanciato “Regalati i Sibillini”: un buono valido per escursioni e ciaspolate, da regalare o regalarsi per far ripartire il turismo. Aiutare le zone colpite dal sisma vuol dire sì acquistare ciauscolo, Varnelli e prodotti tipici degli “artigiani del gusto”, ma anche tornare o andare per la prima volta sulle montagne e quindi su rifugi, agriturismi e strutture ricettive, conoscere guide turistiche e albergatori, ammirando panorami, creste e animali unici. Dopo il 24 agosto lo staff di Risorse Active Tourism, re del turismo attivo e sostenibile, è stato costretto a modificare tutti i calendari delle attività cercando però di non fermarsi. Lo scorso week end ha portato tra Bolognola e Sassotetto 150 persone, dando respiro anche alle strutture ancora aperte e sicure. Se infatti il territorio su cui operare si è notevolmente ristretto e diminuisce l’angolo di campo della ricettività, le bellezze naturalistiche restano e Active Tourism ha selezionato zone non a rischio, senza gole, come Ragnolo e Pintura di Bolognola. Basti pensare all’emozione inaspettata regalata dalla natura domenica, con lo spettacolo del “parelio”, quando nel cielo hanno brillato i “cani solari”, ovvero tre soli all’orizzonte per il fenomeno ottico atmosferico dovuto alla rifrazione della luce solare per mezzo di piccoli cristalli di ghiaccio sospesi nell’atmosfera. “Quello che sta arrivando non sarà per noi un inverno come tutti gli altri – spiega lo staff -. Nonostante tutto cercheremo di farvi vivere al meglio le nostre montagne coperte di neve. Ciaspolate e sci di fondo sui Sibillini per guardare avanti, oltre il sisma e verso la rinascita del territorio”.  “Si deve continuare a parlare di turismo”, aggiunge Mauro Viale, guida escursionistica ambientale e cicloturistica, educatore ambientale e istruttore mountain bike. Per sabato 14 gennaio è stata organizzata la ciaspolata notturna con l’osservazione delle stelle, passeggiando sul balcone del Monte Valvasseto che si affaccia sulla maestosa Valle del Fiastrone. Man mano che il giorno si andrà spegnendo, la luce delle Pleiadi darà l'avvio alla scoperta della volta celeste e di Sirio, la stella più luminosa. Il ritrovo è alle 16 all’Hotel Hermitage di Sassotetto. Mentre il sabato successivo, il 21, il ritrovo è alla stessa ora alle Baite del Fondo di Ragnolo.   Active Tourism organizza comunque anche ciaspolate e sci di fondo infrasettimanali su richiesta. Basta contattare lo 0733.280035 o scrivere una mail a activetourism@risorsecoop.it.   Link utili: https://www.facebook.com/RisorseCooperativa/?fref=ts http://www.activetourism.it/  

Scritto il 13 Gennaio 2017 da Lucia Gentili

L'Arte di andare avanti, restando

Patrizia Vita aveva un bed and breakfast a Ussita, nel cuore del Parco nazionale dei Monti Sibillini. Un posto speciale, come lei. Il bnb non esiste più, è passato il terremoto. Ma Patrizia c’è ancora, eccome se c’è. Ed è quello che più conta. “Non siamo né eroi né reduci – tiene a precisare -. Qualcuno doveva rimanere, pure solo per portare il pranzo all’esercito e servire chi fa servizio. Pensiamo a quello che vorremmo diventare, sapendo che non è e non sarà mai come prima. So che la mia prossima strada uscirà da sola. Ad essere ottimisti qui non si parlerà di turismo per i prossimi quattro anni. La terra continua a tremare ed è necessario il riassetto dei sentieri”. Dal recupero degli abiti pesanti ai micetti rimasti soli da dare in adozione, dalle parole scambiate con chi arriva a controllare le seconde case al turnover delle sezioni operative dei vigili del fuoco, Patrizia e gli altri coraggiosi vivono alla giornata. “Non lasceremo mai sola questa terra – dice – non c’è un altro posto in cui vorremmo stare. Io qui mi sento a casa”. Perché - fuor di retorica - casa è veramente quel posto che ti porti dentro, e l’importante è che con te ci siano le persone giuste. Siano esse le squadre operative dei vigili del fuoco, “gli angeli” della Misericordia di Grottammare, volontari o militari. Lo spiega la stessa protagonista di questa storia di vita, Patrizia appunto, all’inizio del proprio racconto. Così lasciamo che le sue parole parlino per lei. “Mi capita spesso in questi giorni, mentre si mangia a tavola con i vigili del fuoco o con l’esercito, che mi chiedano: La tua casa? Il tuo lavoro? E io rispondo che non ho più una casa e nemmeno un lavoro perché la mia casa era il mio lavoro, la casa dell’Ortigiana. Mi piaceva tanto il nome Ortigiana, coniato dall’allora direttore del Parco nazionale dei Monti Sibillini. Racchiudeva tutto, orto e artigiano, quello che volevo fare, insieme all’accoglienza. Una casa costruita poco a poco, con il fondamentale aiuto di Vito, che mi ha permesso di realizzare pian piano i miei sogni. Le stanze colorate, i capanni sistemati, l’orto impostato, il castagno di babbo. Le frasi, le scritte, i pancali, le sottomisure…u  Ce l’avevo quasi fatta, il 2016 stava andando bene, l’orto sinergico stava dando i suoi frutti, la calendula era cresciuta nell’aiuola di pietra come speravo, un tappeto arancio. Le fragole producevano costantemente nelle gomme delle macchine, lì vicino al capanno, le aromatiche invadevano ogni angolo insieme ai lamponi. Ho avuto ospiti meravigliosi, venuti per esplorare i Sibillini, per stare in pace, per stare accanto alla famiglia durante il mese di agosto e ho avuto ospiti che sono venuti solo per conoscere il mio progetto, il progetto della casa dell’Ortigiana. E si stava avverando anche quello che avevo sognato da quando mi sono trasferita: le erbe spontanee. Una collaborazione con l’Università Politecnica delle Marche stava per far diventare Sorbo la frazione delle erbe. E il crowdfunding “metticiunapietra” (sono li le pietre, sotto al noce), lo spazio delle galline diventato una “nicchia”, un posto dove stare in pace leggendo un libro o semplicemente guardando il panorama. Quest’anno vi era cresciuta una zucca spontanea, l’ho raccolta poco prima dell’apocalisse, l’ho messa in cantina insieme alle cipolle, ai surgelati, ai liquorini, al miele,  alle scorte per il bnb. Ma poi è arrivato il 24 agosto e da quel giorno il tempo è stato scandito dalle scosse, devastanti, cattive, potenti. I due mesi che sono passati dal 24 agosto al 26 ottobre sono stati un incubo. La paura si era insinuata dentro di me, la casa ha retto bene, solo qualche piccola crepa, avevo ricominciato a lavorare, avevo ospitato i blogger di #ripartidaisibillini, avevo fatto un accordo con un fotografo naturalista per un progetto di un anno. Tentavo di ripartire ma la paura solo di entrare in casa o salire in mansarda spesso prendeva il sopravvento. La mia casa non era più mia amica, la mia casa, quella che mi ha protetto, la mia cuccia era diventata il mio peggior nemico. Cercavo di trovare la forza di andare avanti dicendomi “ci sono passati in tanti e ce l’hanno fatta” e ce l’avrei fatta anch’io, ero rientrata in casa, al primo piano ed ero sicura che  grazie ai miei ospiti forse sarei tornata anche in mansarda, forse avrei riacceso il caminetto e avrei passato i miei pomeriggi invernali sul divano, forse sarei ripartita, ma la paura era tanta, troppa, spesso offuscava ogni progetto. Le scosse del 26 e del 30 hanno fatto tacere ogni paura, hanno fatto in modo che in casa io non ci possa rientrare più, mi hanno dato il tempo di prendere lo stretto necessario per sopravvivere, buttato lì, in una coperta con disegnato l’Albero della vita, regalo di una cara amica. Ha  più di 10 anni quel telo.  Sembra passato un anno dal 24 agosto, troppe cose sono successe e quello che facevo prima è come un ricordo sbiadito. L’orto giardino, le erbe spontanee, il riciclo, l’autoproduzione, gli ospiti, i colori delle stanze, le scritte sui muri, le chiacchiere, l’amaca, i liquorini, i formaggi di Marco, il vino di Dario, la pasta madre di Monica, i saponi di Elisabetta non ci sono più e non so se ci saranno ancora. Troppo presto per pensare al futuro lontano, ora si vive all’ora. Devo imparare. Resilienza. La domanda successiva a quella della casa è: e tu come stai? Come sto… leggera, con lo stretto necessario per vivere che stava nel baule della mia KA. Il resto si vedrà quando si faranno i recuperi, non prima della prossima primavera. Meno è meglio, ne sono certa, vedo troppo dolore nelle persone che sono attaccate alle cose, troppo. Cosa dobbiamo vivere di più forte di quanto abbiamo già vissuto per capire che non siamo nulla, che la vita è un soffio, la vita di una persona non più valere più di qualsiasi oggetto materiale. Più e più volte ultimamente ho ripetuto che sono una persona fortunata, sono fortunata perché sono viva, perché ho tante persone che mi vogliono bene e che mi hanno aiutato economicamente senza che io chiedessi nulla permettendomi di prendermi del tempo per me, per accusare il colpo, per capire da dove ripartire e quando, perché nonostante non ho più casa, ho un posto dove andare e stare in pace quando ho bisogno di piangere e tirare un respiro di sollievo.  Reinventarsi ancora, di nuovo, lo avevo fatto appena quattro anni fa, poteva bastare. Evidentemente no, non bastava. Oggi la mia vita è in camper con Valentina, la persona che ha reso leggere le notti vagabonde di questi tre mesi, e con altri quattro reduci che non vogliono mollare la loro terra. Siamo su insieme a vigili del fuoco ed esercito a curare le ferite di una terra agonizzante, una terra martoriata dalla potenza di Madre Natura. Guardo le ferite del Monte Bove e penso alla furia delle rocce che cadevano la mattina del 30. Penso alla mia Sorbo che non c’e’ più, zona rossa, una delle frazioni più colpite…  Ci andavo tutti i giorni per dare il cibo a Leo, il gattino di casa, spaventato e scappato nelle notti del terremoto, impaurita dalle macerie e da panorami che non riconoscevo più, non c’e’ più nemmeno il cimitero con la sua torre, non c’e’ più Castelfantellino. Il panorama è irriconoscibile. Meglio in basso, con le tende, i camper, il rancio con i militari, il supporto alla meravigliosa Linda, a Giuseppe, ai vigili del fuoco. Aiuto a preparare un inverno in camper per controllare la nostra terra, per starle accanto, per coccolarla e non lasciarla in mano a sconosciuti. In attesa di una primavera che faccia tornare i nostri compaesani e ricominciare una parvenza di normalità in un posto che non sarà mai più lo stesso. Ma è troppo presto per pensare alla primavera, prima c’e’ l’inverno sperando che la terra smetta di tremare”.  

Scritto il 12 Gennaio 2017 da Lucia Gentili

I Sibillini feriti in bianco e nero - "Le nostre foto servono a non dimenticare", il racconto dei reporter Eddy Bucci e Eleonora Ponzio

Luci e ombre sui Sibillini, un chiaroscuro che descrive i contrasti di queste terre belle e ferite dal sisma. Che oggi più di prima devono essere riscoperte. Per questo Eddy Bucci ed Eleonora Ponzio, due fotografi di Ancona, hanno deciso di rendere immortali Arquata del Tronto, Castelluccio, Montegallo, Amandola e Gualdo immortalandole appunto. In tutta la loro fragilità e solitudine, dopo le scosse. Per fare in modo che nessuno dimentichi. Il loro intento infatti, dopo la presentazione del progetto al festival di prodotti tipici marchigiani Vino.Com e una mostra ad Ancona, è proseguire in una sorta di tour, un’esposizione itinerante. E tornare sulle stesse terre tra pochi giorni, ora che sono coperte dalla neve. “La particolarità del nostro lavoro - spiega Eddy - sta nel fatto che si tratta di documenti fotografici scattati con macchina analogica e su pellicola in bianco nero. Scelta fatta per esprimere al massimo la bellezza e assieme la drammaticità dei luoghi visitati”. “Raccontiamo una storia durata il tempo di una scossa - dice Eleonora -. La montagna si è sgranchita un po’ le gambe facendo piombare nel panico una regione intera, e non solo. Tutto il centro Italia ha tremato, rischiando di trasformarsi in un’enorme giungla desertificata, a tutto vantaggio delle giungle metropolitane sulla costa. È anche questa una storia che merita di essere raccontata. E noi abbiamo scelto di farlo attraverso la fotografia. L’ idea è quella di testimoniare lo stato di abbandono che ha colpito l’entroterra delle Marche dopo le forti scosse dell’autunno scorso”. E i due decidono di partire alla volta dei Sibillini di prima mattina, con il baule carico di rullini e di vecchie macchine fotografiche. Un viaggio di due giorni. “La nostra passione è la pellicola. Ci piace quell’attesa che consente di riflettere sullo scatto con più lucidità – continua -. Ma soprattutto ci piace lavorare su ogni scatto come un momento unico e irripetibile, che è anche un pretesto per narrare qualcosa di più grande e di più importante dell’immagine stessa. Non a caso abbiamo deciso di concentrarci su quel territorio che è l’antico regno della maga Sibilla, tradizionalmente popolato da streghe, cavalieri e frati ribelli. Un territorio carico di storia e di arcana bellezza su cui aleggia una secolare leggenda: si narra che l’enigmatica profetessa, figura mitologica di origine pagana, vivesse su quelle creste impervie aspettando di adescare un cavaliere nella sua grotta, per ivi trattenerlo eternamente. Come spesso accade, la realtà supera anche la più ardita immaginazione e ora la Sibilla pare essersi risvegliata da un lungo sonno, stavolta per ingoiare intere località montane e non solo eroici cavalieri solitari. Ne prendiamo atto e cerchiamo di guardare lo sfacelo con l’occhio attento e impassibile dei fotoreporter. Scavalchiamo transenne e strade dissestate per ottenere l’immagine più eloquente e suggestiva di un paese cancellato, Arquata del Tronto, facendo lo slalom tra macerie, divieti e posti di blocco, parlando con giornalisti, geologi e vigili del fuoco. Ma non basta l’obiettivo per scattare una bella foto: nella piana di Castelluccio, dove siamo catapultati in una dimensione surreale, il tempo si ferma come il respiro davanti a quello spettacolo desolato. Il monte Vettore si erge monolitico su uno sfondo di luce accecante e una sottile striscia di neve ricopre la rinomata faglia che inequivocabilmente sta tentando di spaccarlo. Nella piana la terra è umida e pronta a far affondare i nostri passi, come quell’enorme buca che si è formata a seguito delle scosse, ora transennata ma con tutta l’apparente intenzione di espandersi nel corso dell’inverno. Proseguendo lungo il percorso che va da Montegallo a Montemonaco è un continuo sfilare di paeselli distrutti, case sfondate come da un bombardamento, mandrie di mucche che pascolano beate nei vicoli dei centri disabitati. Accenniamo ai primi sintomi di stanchezza verso sera, quando dopo un’intensa giornata di lavoro questa terra straziata ci dona un magnifico tramonto, come a ringraziarci di essere passati. Gli occhi sono saturi di immagini, la testa piena di domande, camminiamo su quella terra con una sensazione di impotenza. Sotto le scarpe qualcosa si muove di continuo senza controllo. Non ci resta che tornare a casa ed attendere il momento in cui verranno rivelati quegli scatti in camera oscura. Solo allora potremo comporre il nostro racconto sul territorio della Sibilla, magico e incontaminato come in passato, mai come oggi degno di essere riscoperto”. LINK: eddybucci.jimdo.com  

Scritto il 10 Gennaio 2017 da Lucia Gentili

I sentieri dei Sibillini dopo il sisma

Visso è raggiungibile solo da Maddalena di Muccia per Pieve Torina, e il suo attraversamento è consentito solo previa autorizzazione del Comune. Non è consentito andare oltre Ussita e Castelsantangelo sul Nera, se non per motivi di necessità, tramite pass rilasciato dai vigili del fuoco. Alcuni percorsi, in particolare quelli della Valle dell’Acquasanta, dell’Infernaccio  e della Valle del Lago di Pilato (da Foce) sono chiusi con ordinanza dei rispettivi comuni di Bolognola, Montefortino e Montemonaco, come anche la strada del Fargno. Ma la montagna non è comunque completamente inaccessibile. E’ quanto emerge da una prima ricognizione sul territorio del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. I tecnici e le guide alpine del Collegio regionale delle Marche, mediante un volo in elicottero del Corpo Forestale, hanno raccolto un’ampia documentazione, preziosa anche per gli escursionisti. In questa fase, e almeno per tutto l’inverno e la primavera, è fortemente sconsigliato effettuare passeggiate lungo sentieri che percorrono valli o versanti sormontati da rupi e pareti rocciose. Particolarmente rischiose risultano la Valle del Lago di Pilato, la Val di Panico, la Val di Bove, la Valle del Tenna, le valli di Patino e Cerasa e tutte le gole, tra cui quelle del Fiastrone, della Valnerina e dell’Infernaccio. Rischi anche alle Lame Rosse, dove sono stati rilevati crolli nelle parti sommitali, e nell’area sottostante il Balzo Rosso sul Monte Amandola.   Ma alcune aree possono essere già da ora frequentate. Tra queste: le zone collinare e pedemontane del versante orientale, tra Amandola, Montefortino, Montemonaco e Montegallo, e di quello settentrionale, tra Cessapalombo, Pievebovigliana e Fiastra (anche intorno al lago). Più in alto sono fruibili le aree del Monte Fiegni, dell’altopiano di Macereto, dei Piani di Ragnolo tra Acquacanina e Bolognola, del Piano di Santa Scolastica a Norcia, e della Valle del Campiano. Risulta interamente percorribile il Grande Anello dei Sibillini, sebbene molte strutture ricettive lungo il percorso siano inagibili. Nei casi in cui il percorso attraversi centri abitati è comunque necessario informarsi nei comuni di competenza sull’eventuale presenza di zone rosse.

Scritto il 27 Dicembre 2016 da Alessio Vita

Alla salvezza dei Sibillini. La carica dei 35 sbanca sul web

Oltre 100mila euro in nemmeno dieci giorni dal lancio. Il tracciato del sismografo si fa battito cardiaco grazie ai 35 volontari di “Daje Marche” demiurghi che hanno plasmato il portale e-commerce per rilanciare le piccole e medie imprese colpite dal sisma vendendo tipicità. Definiti “i pirati della Sibillin Valley” o i creatori dell’“Amazon de noantri”, dal quartier generale di via San Nicola, a Tolentino, ricevono gli ordini, impacchettano e smistano scatoloni pieni di ogni ben di Dio made in Marche. Dal ciauscolo ai gomitoli di lana, dalla vernaccia ai prodotti della parafarmacia, sono oltre 210 i prodotti locali che si possono acquistare. Per ora sono 160 le aziende della provincia di Macerata che hanno detto sì. Tra queste, sia attività che hanno subìto danni dal terremoto sia negozi senza crepe visibili, ma feriti dall’esodo e dallo spopolamento. L’esercito di volontari lavora notte e giorno, non conosce domenica, e lo fa a costo zero, essendo un’associazione no profit. Giovani digital copywriter, esperti in web marketing, programmatori e sviluppatori sono scesi in campo per aiutare le proprie terre. In cambio, hanno tanti, infiniti “grazie”. E piacciono anche per questo. Una pioggia di ordini, in vista del Natale, è scesa su “Daje Marche”: il boom è dell’enogastronomico, richiesto soprattutto dal Nord Italia.   Tutto è iniziato il 3 novembre scorso: quando capitan Paolo Isabettini (anche lui con la casa inagibile) alla riunione con le attività produttive organizzata dal Comune insieme ai funzionari della Regione, si alza in pieno stile “I have a dream” e lancia l’illuminazione. Un sogno diventato realtà in pochissimi giorni, con la messa online della settimana scorsa. E la favola continua, e dovrà continuare anche dopo la magia di Natale affinché quanto è stato perso venga recuperato.

Scritto il 12 Dicembre 2016 da Lucia Gentili