Blog - Curiosità

La rinascita sugli sci, SASSOTETTO: nuovi impianti e nuove assunzioni

Investimenti e assunzioni al comprensorio sciistico di Sassotetto, a Sarnano. I lavori procedono a pieno ritmo per il nuovo impianto, con nuova sciovia, nuova pista e nuovo tapis roulant. Si sta “rispolverando” il versante di Vallelunga, trascurato per molti anni e ricercato dagli sciatori per il panorama mozzafiato, con alcune varianti. E i gestori della Sassotetto srl stanno cercando 20 persone come personale addetto agli impianti. Quindi AAA cercansi macchinisti, agenti di pedana, ma anche operatori edili, geologi. Diverse professionalità verranno assunte (per info c.minnetti@eurobuilding.it o stefano.marchegiani@gmail.com). I colloqui sono già iniziati. E non è detto che il personale venga assunto solo stagionalmente, perché il contratto potrebbe essere prolungato. Non solo: da mercoledì 6 dicembre apre i battenti, per tutti i giorni a venire, la Baita Euroski (mentre la Capannina alla Maddalena, nello stesso comprensorio sciistico, non si è mai fermata ma è aperta nei week end e punta ad una cucina di livello). Entrambe dotate di wi-fi, ogni settimana si organizzeranno appuntamenti musicali e culturali. Come quello che c’è stato domenica 26 novembre alla Capannina con “Magical Afternoon”, il pranzo in baita e lezione-spettacolo su Frida Kahlo e Sylvia Plath di Cesare Catà con Rebecca Liberati.  Nei giorni passati sono stati invitati dei supervisori tour operator per decidere il calendario.  Noleggi, laboratorio e scuola sci non mancheranno, mentre continuano i lavori di preparazione dello snow park, rimasto chiuso nel 2016. Inoltre i gestori vorrebbero organizzare lezioni pomeridiane gratuite per i bimbi terremotati di Ussita, qualora non dovessero riuscire a sciare a “casa” loro nemmeno quest’anno. “Malgrado il periodo difficile – commenta Stefano Marchegiani, gestore del Sassotetto Active Park – noi ci crediamo. Serve coraggio e vogliamo investire sulla montagna. La Baita Euroski sarà aperta tutti i giorni, anche durante la settimana, proprio per fare in modo che appassionati, sportivi e non, si riavvicinino. D’altronde a Sassotetto si scia guardando il mare”.  

Scritto il 02 Dicembre 2017 da Lucia Gentili

Nasce la rubrica "I MIEI MONTI SIBILLINI" a cura di Gianluca Carradorini

In trenta anni di attività nei Monti Sibillini ho effettuato più di 700 uscite tra escursioni e salite alpinistiche, percorrendo oltre 4000 km a piedi, tutte documentate. Sono salito su cime come Monte Acuto o Pizzo Regina o Monte Vettore anche 40 volte, da tutti i versanti, anche su vie nuove, in estate, in autunno, in inverno , in primavera, di giorno, di notte con la luna piena, con il sole, con la nebbia, con la bufera, con il temporale.  Nessuna è stata una banale salita, ognuna di esse mi ha mostrato aspetti nuovi della montagna, mi ha fatto vedere animali o piante nuove, colori e visioni diverse, mi ha dato nuove sensazioni.  Per questo non sono mai stanco delle mie montagne, quando ho bisogno di rilassarmi, bisogno di vedere da lontano, di far spaziare la mia vista a chilometri di distanza e non ai pochi metri della vita quotidiana, in modo da vedere meglio anche lo svolgimento della mia vita, allora parto e vado nei miei monti, lascio il mio stress ed i miei pensieri in macchina e mi innalzo.  Man mano che salgo, o che la salita si fa più impegnativa, la mia mente si purifica, si libera e quando ritorno sono caricato di nuova energia vitale, pronto ad affrontare gli impegni della vita quotidiana con maggiore vigore. Questa è la mia esperienza nel Monti Sibillini, ormai fa parte integrale della mia vita e non ne posso fare a meno, è un bisogno.  E in qualche altra montagna non sarebbe lo stesso, forse perché ho iniziato da giovanissimo a scoprire questi monti seppure piccoli ma che mi hanno dato sensazioni indimenticabili che ormai appartengono al mio modo di vivere.  In molte occasioni questa esperienza mi è servita ad affrontare le difficoltà della vita.  Durante gli studi universitari o nella mia carriera professionale ho affrontato esami e confronti difficili con lo stesso spirito con cui salgo le montagne, abbassando la testa, prendendo il ritmo di cammino e respirazione adeguato e ritrovandomi poi in cima senza difficoltà.  In questi ultimi anni i monti sono sovraccarichi di gente, perfino d’inverno. Tutti in montagna perché ormai è una moda e non perché è bella. Mi ricordo le prime volte che andavo a Pizzo Berro dalla Forcella del Farnio, il sentiero era appena accennato , adesso è diventato un fosso che sta creando anche una situazione a rischio idrogeologico.  Così si incontra gente a Pizzo Tre Vescovi ormai esausta che ti chiede quando manca per il M. Vettore o che a Pizzo Regina ti chiede dove si passa per andare a prendere l’acqua alle sorgenti dell’Ambro poste mille metri più in basso per poi pretendere di ritornare in cima o che emerge a Monte Porche d’inverno con i doposci senza piccozza e ramponi.  Non è questo il modo di andare in montagna, la montagna è severa e non perdona, essa va affrontata con rispetto, osservata e scoperta lentamente.  Pensavo che un giorno avrei terminato di scoprire i miei Monti Sibillini ma poi li ho studiati, osservati ed ho trovato i canali nascosti, le tracce di vecchi sentieri appena segnati sulle carte, i passaggi sulle cengie larghe appena 30 centimetri, le traversate su terreni dove mai nessuno è passato, ho aspettato le condizioni migliori per passare ed ho capito che i miei monti non finiranno mai anche se sono lunghi appena trenta chilometri ed un giorno ho impiegato “solo” 8 ore di cammino per attraversarli tutti da nord (M. Rotondo) a sud (Forca di Presta).  Cosi continua la mia avventura sui Monti Azzurri.  Credo che forse sia questo lo spirito ed il modo di affrontare e soprattutto di godersi la montagna per ricevere appieno dei benefici che offre.  Andate nei Monti Sibillini con rispetto ed osservateli bene, non sono poi così “piccoli e bassi”.   

Scritto il 28 Novembre 2017 da Gianluca Carradorini

Animali immortalati in comportamenti bizzarri

Cosa fanno gli animali quando nessuno li vede? Le telecamere hanno immortalato alcuni dei momenti più bizzarri, e a tratti inquietanti, degli animali. Le trail camera sono macchine fotografiche che si attivano automaticamente quando percepiscono movimento. Vengono comunemente usate per la caccia o per le fotografie di animali selvatici, ma alcuni degli scatti collezionati sono davvero atipici. Questi strumenti ci hanno infatti regalato alcune foto di animali nei loro momenti più bizzarri e insospettabili, per lo più inspiegabili, a volte divertenti, a volte lievemente inquietanti. Guarda tutta la foto-gallery sul sito di TPI al seguente link: https://www.tpi.it/foto/cosa-fanno-animali-quando-nessuno-vede/  

Scritto il 25 Novembre 2017 da #occhionascosto deisibillini

Nasce la rubrica "A occhio nudo" a cura di Simona Carmenati

Il nostro rapporto più immediato con la natura è a occhio nudo,  cioè attraverso i nostri sensi, il primo strumento di cui siamo equipaggiati e con cui osserviamo, ci immergiamo, conosciamo e ammiriamo. Ma l’occhio si sa è anche specchio dell’anima… e infatti uno dei momenti più potenti di interazione tra animali è nell’incontro di sguardi. Guardare negli occhi un animale significa vederne l’anima a nudo… e molte delle storie che incontrerete qui, infatti, mi sono state raccontate proprio nel momento in cui ho fissato i miei occhi in quelli di un altro animale.

Scritto il 15 Novembre 2017 da Simona Carmenati

Rosa, la BAMBI accudita da "babbo" Marco

L’ha trovata nel boschetto, vicino al suo agriturismo: smarrita, senza mamma, con pochi giorni di vita. E adesso Rosa, dolce capriolo allattato e nutrito da Marco Antonelli, non riesce più a staccarsi da lui e lo considera come un papà.     Una storia a lieto fine ambientata a Comunanza, dove Marco ha l’agriturismo “Le Selve”. Quattro mesi fa ha visto il cucciolo aggirarsi intorno al suo locale. “Era una trovatella – racconta il ristoratore – e abbiamo deciso di prenderci cura di lei, accudirla finché non fosse in grado di mangiare da sola”. Un latte speciale, consigliato dal veterinario, e tante coccole le hanno permesso di diventare autonoma e, dopo quattro mesi, è stata “rilasciata” nel bosco. Ma la piccola Rosa considera ormai la casa di Marco il proprio nido, la sua famiglia, per cui ogni giorno non riesce a fare a meno di passare a salutarlo. Resta sempre intorno all’agriturismo. “Qui si sente al sicuro – spiega – protetta. Si avvicina agli altri esseri umani, si fa accarezzare, toccare, non ha più paura. Finché resta qui non dovrebbe succederle niente, nessuno le ha messo “gli occhi addosso””. Ormai Rosa è come un animale addomesticato, vive in libertà ma ogni tanto va a trovare i suoi a casa.  

Scritto il 09 Maggio 2017 da Lucia Gentili

Alla salvezza dei Sibillini. La carica dei 35 sbanca sul web

Oltre 100mila euro in nemmeno dieci giorni dal lancio. Il tracciato del sismografo si fa battito cardiaco grazie ai 35 volontari di “Daje Marche” demiurghi che hanno plasmato il portale e-commerce per rilanciare le piccole e medie imprese colpite dal sisma vendendo tipicità. Definiti “i pirati della Sibillin Valley” o i creatori dell’“Amazon de noantri”, dal quartier generale di via San Nicola, a Tolentino, ricevono gli ordini, impacchettano e smistano scatoloni pieni di ogni ben di Dio made in Marche. Dal ciauscolo ai gomitoli di lana, dalla vernaccia ai prodotti della parafarmacia, sono oltre 210 i prodotti locali che si possono acquistare. Per ora sono 160 le aziende della provincia di Macerata che hanno detto sì. Tra queste, sia attività che hanno subìto danni dal terremoto sia negozi senza crepe visibili, ma feriti dall’esodo e dallo spopolamento. L’esercito di volontari lavora notte e giorno, non conosce domenica, e lo fa a costo zero, essendo un’associazione no profit. Giovani digital copywriter, esperti in web marketing, programmatori e sviluppatori sono scesi in campo per aiutare le proprie terre. In cambio, hanno tanti, infiniti “grazie”. E piacciono anche per questo. Una pioggia di ordini, in vista del Natale, è scesa su “Daje Marche”: il boom è dell’enogastronomico, richiesto soprattutto dal Nord Italia.   Tutto è iniziato il 3 novembre scorso: quando capitan Paolo Isabettini (anche lui con la casa inagibile) alla riunione con le attività produttive organizzata dal Comune insieme ai funzionari della Regione, si alza in pieno stile “I have a dream” e lancia l’illuminazione. Un sogno diventato realtà in pochissimi giorni, con la messa online della settimana scorsa. E la favola continua, e dovrà continuare anche dopo la magia di Natale affinché quanto è stato perso venga recuperato.

Scritto il 12 Dicembre 2016 da Lucia Gentili

L'Occhio nascosto dei Sibillini diventa portale. Si spalanca una finestra sul territorio

C’erano una volta…quattro amici, una grande passione per la natura e la fotografia, e un “occhio nascosto” tra i Sibillini. Tutto è iniziato quasi per gioco, dopo l’ennesima escursione all’alba per catturare con l’obiettivo i tesori della fauna e del paesaggio. “Perché non compriamo una fototrappola e osserviamo gli animali da vicino in ogni loro abitudine, senza dare disturbo?”, si sono detti Stefano Ciocchetti, Giuseppe Del Balzo Ruiti, Lorenzo Lambertucci e Alessio Vita.   Il quartetto allora acquista una fototrappola, una speciale fotocamera mimetizzata e dotata di sensori notturni a infrarossi che scatta e registra video solo quando viene rilevato un movimento. Il tutto senza rumori né flash visibili agli animali. Ha un raggio d’azione di 20 metri e un angolo di campo di 40-50°. La piazzano su un terreno privato, a poche centinaia di metri da un centro abitato. E’ l’aprile 2014.     Il nuovo acquisto regala grandi emozioni, che non possono restare un segreto tra i quattro compagni di avventure fotografiche (e non solo). Vanno condivise con altri amici, che a loro volta, sono sempre più curiosi di sapere cosa succede giorno e notte nei boschi vicino casa. Il passaparola diventa virtuale con l’apertura di una pagina Facebook, l’“Occhio nascosto dei Sibillini”. Inaspettatamente anche per gli stessi Stefano, Giuseppe, Lorenzo e Alessio scoppia un caso sul web: in un anno 10mila like, decine di migliaia di visualizzazioni su YouTube, Instagram e Twitter. Notati da Rai Radio 2, diventano protagonisti di una puntata di Pascal, nella rubrica “Il Meteo” di Matteo Caccia. Anche il fotografo naturalista Maurizio Biancarelli di National Geographic Italia vuole conoscerli.   Scatto dopo scatto, l’Occhio si mette in luce e arriva la richiesta, da parte di appassionati, seguaci e followers, di trasformarsi in un portale, un punto di riferimento che raccolga tutto il materiale fotografico dei quattro ragazzi, ma anche una finestra sui Sibillini per promuovere le bellezze che il territorio nasconde. Siano essi animali selvatici, sentieri, associazioni culturali, strutture, enti o persone speciali. E qui entro in scena io - non perché rientri tra le persone speciali - ma per dare voce a questa nuova realtà. Oggi più di ieri, perchè ci sono luci che il terremoto non può spegnere, soprattutto se sono targate Madre Natura.   Per Stefano, Giuseppe, Lorenzo e Alessio il sabato resta sempre il giorno della sorpresa, quando vanno a scoprire com’è andata la caccia fotografica. Sapere che i bambini (e pure i genitori) aspettano trepidanti i loro video, li riempie di gioia. E’ come godersi insieme l’orda di cinghialini striati che seguono la mamma, la ghiandaia che si specchia sulla pozza d’acqua, il cerbiatto che annusa la fototrappola o vedere per la prima volta animali elusivi come il gatto selvatico e il lupo, la “preda” più ambita.     L’Occhio è pronto a cominciare un’altra pagina della sua favola. Insieme a voi.

Scritto il 04 Novembre 2016 da Lucia Gentili
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