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Il recupero delle fototrappole sommerse dalla neve

La neve non li ha fermati. Stefano Ciocchetti e Giuseppe Del Balzo Ruiti, muniti di ciaspole e torce, hanno affrontato un percorso mai battuto addentrandosi nel bosco, ammantato di bianco, per recuperare le fototrappole e scoprire cosa hanno fatto gli animali in questi giorni. Ieri pomeriggio i due ragazzi del team dell’Occhio nascosto dei Sibillini, come ogni sabato, sono partiti all’avventura. Il terremoto dei giorni scorsi e un metro e mezzo di neve non sono stati un ostacolo per loro. Stefano e Giuseppe, dopo un tratto percorso in auto, hanno proseguito il tragitto a piedi, attrezzati, fino ad arrivare alle due postazioni (ovviamente top secret: possiamo solo svelare che si trovano nella parte maceratese del Parco dei Sibillini).  “Abbiamo trovato molte orme – raccontano – da quelle più marcate dei cinghiali alle impronte dei lupi. Abbiamo visto alberi e rami fiaccati dal peso della neve. Una fototrappola, installata a due metri d’altezza, era stata raggiunta dalla coltre. L’altra macchina, messa sotto un cespuglio di ginepro, ad altezza animale, era stata completamente sommersa dalla neve. Abbiamo dovuto scavare più di un metro per iniziare ad intravedere la pianta. Nonostante ciò, la fototrappola era ancora perfettamente funzionante, con la batteria carica, pronta a scattare. Per cui, prima di essere “coperta”, ha fatto il suo lavoro”.     E questo lavoro, composto da foto e video, sarà svelato nei prossimi giorni. Perché i nostri “cacciatori di bellezze”, pur con non poche difficoltà, sono riusciti a recuperare le meraviglie che la natura continua a regalarci, malgrado in questo periodo sia ingiustamente additata come rea dall’uomo colpevole.       

Scritto il 22 Gennaio 2017 da Lucia Gentili
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