Blog - Escursioni

Ai piedi del monte Bove

Continua a fare visita ai Sibillini l’escursionista Gianluca Carradorini. C’è stata la catastrofe, il terremoto. Lui ha vissuto il prima e vuole vivere anche il dopo. Per questo ogni mese torna sui monti (questa volta ad accompagnarlo c’è il fratello Andrea) e immortala i cambiamenti effettuati dalla Natura. “Il 16 ottobre abbiano finalmente raggiunto in auto la frazione di Casali di Ussita, abbandonata: ci hanno accolto “solo” ben 9 cani da pastore”, inizia così il suo racconto-testimonianza.   “Da Casali siamo saliti per il Fosso di San Simone per andare a vedere gli effetti post-sisma – continua - in quanto il canale è formato nel lato sinistro da Scaglia Rossa frantumata in appoggio per faglia diretta sulla Maiolica e sul Calcare Massiccio de “Le Cute”, che, da notizie ricevute, si era mossa a seguito del terremoto del 26 ottobre 2016. Il Fosso di San Simone è completamente stravolto dall’ultima volta che lo avevo visto, nel 2015. Quindi siamo saliti ai Campi di Casali per osservare più da vicino le ferite della parete nord del Monte Bove.  Qui, nel bosco, alla base delle pareti e precisamente sotto allo spigolo nord-est, abbiamo notato un grande e ben visibile intaglio. Lasciava presumere che qualche grossa frana era arrivata fino allo stradone che sale da Calcara di Ussita per Poggio Paradiso e si era aperta un varco nel bosco. Abbiamo deciso di dirigerci alla base dello spigolo nord-est da dove parte la via di roccia Alletto-Consiglio per osservare cosa fosse successo. Dalla strada che sale verso la Val di Panico, prima della fonte omonima, abbiamo seguito il sentiero che scende verso Poggio Paradiso – Calcara; dopo circa 500 metri degli enormi massi bianchissimi, grandi come un’auto, giunti fino alla strada posta 250 metri di dislivello più in basso dello spigolo, ci hanno indicato la posizione dell’intaglio che avevamo visto. L’immagine dell’intaglio nel bosco è ben visibile anche su Google Earth. Poi siamo giunti fino all’attacco della via Alletto-Consiglio alla base dello spigolo nord-est del Monte Bove Nord, e la distruzione che abbiamo visto è impressionante”. Le immagini parlano da sole.              

Scritto il 24 Novembre 2017 da Lucia Gentili

Ripristinato il sentiero delle gole dell'infernaccio. Inaugurazione il 2 dicembre

Una passeggiata all'interno delle Gole dell'Infernaccio il 2 dicembre alle 10: è l'iniziativa, aperta a tutti, per inaugurare la fine dei lavori del sentiero che conduce all'Eremo di San Leonardo e alle Sorgenti del Tenna, passando per il Laghetto della Sibilla.Saranno presenti il presidente della Regione Marche Luca Ceriscioli, il sindaco di Montefortino Domenico Ciaffaroni e il direttore del Consorzio Tennacola spa Sergio Paolucci. E' stata liberata la via d'accesso alle gole dai massi del sisma e sono stati ripristinati 3 ponticelli (uno prima della gola, e gli altri due prima e dentro la galleria) ed una passerella. L'investimento finanziario complessivo è stato di circa 150 mila euro, il progetto gestito dalla Protezione Civile è stato affidato al Consorzio Idrico del Tennacola spa. (fonte: ansa.it) ATTENZIONE!!! Il 2 dicembre come scritto sopra sarà inaugurato il sentiero ma non riaperto ufficialmente, l'ordinanza di chiusura sarà revocata solo in primavera.

Scritto il 21 Novembre 2017 da #occhionascosto deisibillini

Reportage dall'INFERNO: Val di Bove – Monte Bicco – Passo Cattivo

Il 17 giugno 2017, ottenuto un pass per raggiungere Frontignano, abbiamo percorso l’anello classico: Parcheggio Hotel Felicita – Val di Bove – Canale est del Monte Bicco – Monte Bicco - Monte Bove Sud – Passo Cattivo e siamo scesi per la strada sterrata fino al canalone dei campi da sci di Frontignano quindi velocemente fino all’auto. A parte la desolazione dei paesi attraversati in auto dopo oltre 7 mesi dal sisma, Visso, Ussita, Frontignano dove regna il totale silenzio, tutto si è fermato alla sera del 26 ottobre 2016, le macerie ancora sono tutte lì, non si incontra nessuno, non c’è assoluto movimento, non c’è nessuno che lavora, eppure il da fare non manca con centinaia di case crollate o lesionate di lavoro ce n’è per anni eppure nessuno sta facendo qualcosa. Paesi nel più totale stato di abbandono, nelle macerie stanno crescendo le piante e forse presto saranno sommerse dal verde e nascoste dalla natura così saremo dimenticati ancora di più al nostro destino. Che qualcuno abbia il coraggio di dirci che lo Stato è totalmente impotente di fronte a questa catastrofe e almeno ci metteremo al lavoro con le nostre forze a ricostruire anziché aspettare che la disperazione forzata ci porti alla stessa conclusione. Al ritorno solo a Pievetorina abbiamo visto gente al lavoro forse nella nuova lottizzazione fuori del paese dove credo dovranno realizzare le prime casette di legno. A Visso invece c’era una sola ruspa al lavoro nella demolizione di una abitazione parzialmente crollata prospiciente la strada principale, almeno qui l’hanno demolita anziché spendere dei soldi per la messa in sicurezza (facendo anche degli ulteriori danni) per poi demolirla tra qualche mese o forse qualche anno come hanno fatto in altri paesi !!!! Tralasciando le mie considerazioni riporto di seguito le immagini in ordine cronologico dell’inferno che abbiamo visto, nonostante la pessima qualità delle foto a causa della giornata nebbiosa ed afosa, pensavamo di aver visto già molta distruzione nelle precedenti uscite ma il peggio non l’avevamo ancora visto.          

Scritto il 19 Giugno 2017 da Alessio Vita

Il viaggio di Carradorini alle "Pisciarelle". Com'è cambiato il paesaggio prima e dopo il sisma

Questo mese il dottor Gianluca Carradorini ci ha regalato una nuova scoperta: com’è diventata la zona delle “Pisciarelle”, all’imbocco della valle dell’Infernaccio, dopo il terremoto. “Sembra che vi sia scoppiata una bomba”, spiega. E le immagini parlano chiaro. Non tutti sanno che solo per una decina di giorni all’anno, i primi di aprile, il sole, tra le 16 e le 16.30, si insinua nel profondo della valle dell’Infernaccio riuscendo ad illuminare dal lato ovest le decine di cascatelle e rivoli d’acqua che, cadendo nel vuoto da un enorme tetto di roccia, formano le cosiddette “pisciarelle”. E’ come se qualcuno le accendesse la luce. Un fenomeno che permette agli appassionati di fotografia di poter realizzare bellissimi scatti. “Ma quest’anno, tra il terremoto e un’eccezionale nevicata, le forze della natura si sono scatenate con una potenza distruttiva enorme, come mai prima su questa valle – spiega l’escursionista -. Le scosse dell’ottobre 2016 hanno provocato distacchi di rocce dalle pareti sovrastanti del versante nord di Monte Zampa e frane che hanno stravolto la strada di accesso. La zona delle Pisciarelle è stata interessata da una valanga, stimata in circa 40.000 metri cubi di neve, che ha coperto perfino l’ingresso della galleria per superare le gole dell’Infernaccio e ha spazzato via il ponticello in cemento e legno che permetteva di attraversare l’impetuoso torrente Tenna (i suoi resti si trovano un centinaio di metri più a valle). Anche anni addietro ho visto grandi valanghe nella stessa zona ma mai così imponenti come quella di quest’anno. Piante di tutte le misure spezzate dalla furia della slavina e dalle frane, massi ovunque e una completa desolazione regnano in queste zone. Dallo slargo delle Pisciarelle si nota, nei torrioni dentro alla valle, anche la grande chiazza bianca della frana del Torrione destro de “Le Vene” che ha formato addirittura un laghetto nella valle del Tenna. Per motivi di sicurezza però non lo abbiamo raggiunto”. Carradorini tiene a fare una raccomandazione: “Premetto che attualmente la strada è sbarrata dopo circa un chilometro da Rubbiano, quindi il parcheggio di Valleria non è raggiungibile in auto e vige il divieto di accesso su tutta la valle a causa delle grosse frane presenti. Pertanto sconsiglio nel modo più assoluto di percorrere quest’anno tale itinerario, perché presenta ancora enormi pericoli oggettivi”.     Carradorini svolge la libera professione di chimico ed è disponibile per accompagnare gruppi di escursionisti nei vari sentieri, alla scoperta delle meraviglie del Parco. La sua conoscenza dei luoghi e della natura permettono di vivere a 360 gradi e in sicurezza l’avventura di un’escursione.   Per info su escursioni guidate: 0737.636355, 3337844353  

Scritto il 29 Aprile 2017 da Alessio Vita

I sentieri dei Sibillini dopo il terremoto. Il punto della situazione dell'esperto Gianluca Carradorini

Dopo un mese di distanza dalle terribili scosse di fine ottobre, Gianluca Corradini ha fatto una prima timida uscita in montagna fino al Pizzo Tre Vescovi immortalando il prima e il dopo terremoto.      Dopo il 26 ottobre si è aperta una nuova scarpata 200 metri più a valle della prima, che corre sotto al cosiddetto “cordone del Vettore” alla base dello Scoglio dell’Aquila. Grandi frane si sono formate ovunque, come sulla strada che collega la Pintura di Bolognola al Rifugio del Fargno, in corrispondenza dell’ultima faggeta. La Croce di Pizzo Tre Vescovi è precipitata.  “E’ una riflessione di come 60 secondi possono cambiare la vita di noi abitanti delle zone montane e l’aspetto dei nostri monti”, spiega l’escursionista. “Sapevo ormai da 40 anni la pericolosità delle montagne – continua - sono passato più volte vicino a luoghi di morte come nella strada del Fargno dove sono presenti due lapidi di sventurati che hanno trovato lassù la fine dei loro giorni, nell’alta Val di Panico nel luogo dove è morto Giancarlo Grassi, uno degli alpinisti più famosi d’Italia, ma mai avrei pensato un giorno di vivere un’esperienza di distruzione di popoli e paesi così ampia. Personalmente ho pagato anche io il prezzo di vivere vicino alle montagne: il mio ufficio e il laboratorio chimico sono stati distrutti e la mia casa, seppure ancora integra per fortuna, si trova tra una desolazione di palazzi distrutti e disabitati. Nonostante le mie oltre 900 uscite sui Sibillini, avevo ancora in serbo tanti altri itinerari da inventare, scoprire e far scoprire agli appassionati. Ma ora sarà difficile anche solo immaginarli. Lassù tutto è cambiato e non sarà più come prima”.      

Scritto il 22 Febbraio 2017 da Lucia Gentili

Il Giro del Vettore per il “canale del terremoto” secondo Carradorini

“Il 3 settembre 2016 è stato risalito il monte Vettoretto per il canale che si trova nel suo versante sud, ribattezzato “Canale del terremoto”. Dalla strada che scende da Forca di Presta verso Pretare, sale verso la cima del monte e rappresenta la proiezione sulla superficie terrestre della faglia, che prosegue poi nel “cordone del Vettore” sul versante ovest della Cima del Redentore, il cui movimento ha scatenato il violento sisma del 24 agosto 2016. A seguito del terremoto, in tutta la faglia e in particolare nel canale di salita, si è aperta una continua e spaventosa fenditura nel terreno che, dalla strada, giunge fino al sentiero per il Monte Vettore in corrispondenza della Croce di Tito Zilioli per continuare visibile a tratti per altri chilometri lungo il “Cordone del Vettore” praticamente fino a Forca Viola. Questo itinerario ora non è consigliato percorrerlo, anche se comunque non ci sono espliciti divieti nella zona e il canale è privo da pericoli oggettivi nel tratto dalla strada Forca di Presta-Pretare fino alla Croce di Zilioli e alla cima del Monte Vettoretto. E’ assolutamente da evitare invece nel tratto dallo Scoglio dell’Aquila fino a tutto il Cordone del Vettore per il pericolo evidente di caduta di massi in caso di scosse. Durante la salita, il mio pensiero non è potuto che andare agli oltre 290 morti e a tutte le persone che hanno perso affetti, abitazioni, attività e suppellettili, sparsi nei vari paesi che si vedono, ai piedi del Monte Vettore, salendo nel canale. Tra qualche tempo, con la neve e la pioggia, la frattura nel terreno prodotta dal sisma si ricoprirà ma la più profonda frattura prodotta nelle vite delle moltissime persone che abitano la zona colpita rimarrà per sempre. L’itinerario proposto dovrà essere un ricordo nel tempo di queste tristi giornate per chiunque lo percorrerà, nella speranza che tali disastrosi eventi non si verifichino mai più”. Accesso:  L’itinerario prevede come base di partenza una piazzola di parcheggio raggiungibile in auto dalla strada che da Forca di Presta scende verso Pretare-Montegallo. La piazzola si trova a sinistra scendendo a circa un chilometro da Forca di Presta, ricavata su un tratto ghiaioso del versante del monte (358092,3 E – 4739649,8 N; 1480 m.). Duecento metri più a valle si nota l’inizio del canalone di salita.   Descrizione salita percorso fino alla cima del M. Vettoretto:  Dalla piazzola di parcheggio si sale il pendio per ampio evidente tratturo deviando al primo tornante verso il canale ghiaioso che sale a destra. (foto n.1; 358197,7 E- 4739800 N; 1490 m). Oppure si scende a piedi per un centinaio di metri sulla carrozzabile (auto bianca nella foto n.1) dove si nota la fenditura che ha inciso la strada asfaltata e la si segue in salita verso il canale sovrastante (foto n.2). Raggiunto il canale ci si innalza, senza itinerario tracciato, tenendosi nella sponda di sinistra più sicura da eventuali cadute di massi in quanto il pendio sovrastante è completamente erboso. Già in questo tratto è visibile nel terreno erboso nella sponda di destra la profonda fenditura. Risalendo il canale la fenditura si fa più netta nel terreno ghiaioso dove è presente pochissima vegetazione. A tratti è possibile scendere all’interno del canale in particolare nei pressi di alcune placche rocciose dove la fenditura si fa molto più evidente e profonda. Quindi si risale completamente il canale ed un successivo tratto erboso dove la fenditura scompare, in circa 1,5 ore dall’auto si raggiunge quindi una vecchia fontana apparentemente secca (aprire la valvola nel tombino a terra per avere acqua e farla scorrere per alcuni minuti) posta in un ripiano erboso (358085 E – 4740591 N; 1825 m). Dalla fontana per tracce di sentiero che sale in verticale nel sovrastante pendio erboso, in altri 15 minuti si raggiunge la sella e si intercetta il sentiero che sale da Forca di Presta verso il M. Vettore in corrispondenza della “Croce di Tito Zilioli” (357990,2 E – 4740941 N; 1960 m). Risalendo il sentiero per il M. Vettore, dopo circa 30 metri dalla croce metallica si ritrova di nuovo, nella sua spaventosa spettacolarità, la fenditura nel terreno dove, in questo tratto, rende ancora più evidente lo spostamento di circa 20 centimetri in altezza delle due placche poste ai lati della faglia (foto n. 9-10). Dalla croce di Zilioli per ampio sentiero si prosegue per altri 15 minuti fino alla cima del M. Vettoretto e volendo fino alla Forca delle Ciaole e Monte Vettore. Qui termina il tratto di itinerario più sicuro e facile, per il ritorno all’auto si ripercorre lo stesso itinerario di salita.       Descrizione  salita  percorso  integrale  (ASSOLUTAMENTE  DA  NON  EFFETTUARE  IN  QUESTO PERIODO con sciame sismico in atto) :   Dal ripiano del Monte Vettoretto anziché proseguire il sentiero per il Monte Vettore ci si sposta in lieve discesa sulla sinistra verso un canalino erboso fino a raggiungere la base della rocciosa cresta sud della Punta di Prato Pulito (357988,8 E – 4741212,3 N; 2010 m.). Qui si ritrova la faglia che rappresenta la prima parte del cosiddetto “Cordone del Vettore” e che si fa sempre più evidente man mano che ci si avvicina allo Scoglio dell’Aquila che si nota molto più in avanti. La traversata di questo tratto risulta impegnativa per la pendenza del terreno e la presenza di tratti erbosi alternati a ghiaioni, questo percorso è consigliato ad escursionisti esperti. Costeggiando sempre la base del cambio di pendio, in circa 40 minuti si arriva alla base dell’imponente scoglio dell’Aquila, con le sue alte pareti di calcare massiccio punteggiate da diverse vie di roccia (visibili spit). A quanto ci hanno riferito dei geologi UNICAM la fenditura alla base del Cordone del Vettore è visibile a tratti e percorre praticamente tutto il lungo versante ovest del massiccio fino all’altezza di Forca Viola. Quindi sempre in piano costeggiando il “Cordone del Vettore” si superano i vari canali che scendono dal versante ovest della Cima del Redentore. Successivamente il cordone si innalza fino a raggiungere un inciso canale denominato “La virgola” per il suo andamento sinuoso, questo tratto risulta faticoso ed impegnativo per la presenza di ghiaioni e roccette. Quindi superato il canale la faglia si innalza e la si segue fino alla cresta tra il M. Quarto S. Lorenzo e la Cima dell’Osservatorio. Dalla cresta si risale alla Cima del Redentore e quindi, sempre per cresta, si raggiunge la Cima del Lago, la Punta di Prato Pulito e quindi si scende al Rifugio Zilioli ed al M. Vettoretto per il classico sentiero chiudendo l’anello di salita. Discesa: Dalla cima del Monte Vettoretto per il sentiero si raggiunge la croce di Tito Zilioli e alla sella sottostante nel versante sud ci si immette nel pendio erboso dove è presente la fonte e quindi al canale sud di salita, in circa un’ora e mezza si raggiunge l’auto. Variante: Per evitare invece tutto il pericoloso Cordone del Vettore, in caso di scosse, è possibile traversare il pendio sud del massiccio montuoso 200 metri più in basso per il cosiddetto “sentiero delle fate” ormai in stato di totale abbandono e praticamente sconosciuto dalla bibliografia ufficiale dei Monti Sibillini. Solo il primo tratto di tale sentiero è visibile ed è possibile prenderlo dall’inizio quando si è giunti alla sella poco prima della Croce di Tito Zilioli dove si nota, nel pendio sottostante, la traccia che attraversa la Valle Santa e prosegue nel pendio opposto tra la Punta di Prato Pulito e la Cima del Lago dopodiché più avanti si perde tra l’erba per poi ritrovarsi a tratti oltre la verticale della Cima del Redentore. Il sentiero corre pressoché in quota attraversando tutti i vari canali che scendono dalle cime soprastanti ed arriva a congiungersi con il sentiero che da Forca Viola sale al Quarto S. Lorenzo. Quindi giunti alla cresta la si segue in direzione opposta raggiungendo la Cima del Redentore e scendendo per le classiche creste fino al Rifugio Zilioli ed al M. Vettoretto per “comodo” sentiero. Infine si riprende l’itinerario di discesa (canale di salita) per raggiungere l’auto.   GIANLUCA CARRADORINI - ANTONIO GALDI    3 SETTEMBRE 2016   CARTA SATELLITARE DEL PERCORSO CON: GIALLO: Percorso di avvicinamento in auto   ROSSO: Percorsi proposti VERDE: Percorso di discesa

Scritto il 21 Febbraio 2017 da Lucia Gentili

"Una vita in avanscoperta", Gianluca Carradorini apre la strada e ci consiglia i Sibillini da percorrere ed evitare

Gianluca Carradorini fin dall’età di 10 anni, grazie al nonno nativo di Acquacanina con cui passa gran parte delle vacanze, inizia a frequentare i Monti Sibillini. Dapprima da semplice escursionista estivo, inizia poi le sue prime arrampicate e le uscite invernali. La passione diventa piano piano anche bisogno di scoprire nuovi panorami, nuove emozioni. Inizia così un lungo praticantato verso l’alpinismo su roccia e su ghiaccio. Frequenta ormai da più di 40 anni questa catena montuosa, ha all’attivo numerose ripetizioni di vie alpinistiche su roccia (vie al Monte Bove tra cui la via della Pera, Croce di Monte Bove, Pizzo del Diavolo, Monte Vettore), su ghiaccio (vie al Monte Bove nord e sud, Croce di Monte Bove, Monte Bicco, Pizzo del Diavolo, Monte Vettore, Cima del Redentore) e vie nuove: Su roccia: Cengia (cornice rocciosa) della parete sud di Sasso di Palazzo Borghese (seconda via in assoluto della parete) Direttissima alla Croce di Monte Bove Cresta sud di Pizzo Berro Su ghiaccio: Parete nord di Monte Acuto (anche estiva su ripidi pendii) Parete nord di Punta Bambucerta (anche estiva su roccia) Canali nord di Monte Porche Vanta anche moltissime altre nuove esplorazioni di luoghi nascosti, lontano dai normali sentieri, sia escursionistiche che alpinistiche su roccia e ghiaccio, riportate nelle due sue pubblicazioni “I MIEI MONTI SIBILLINI” del 2011 e “IL FASCINO DEI MONTI SIBILLINI” del 2014, edite con il contributo della Banca dei Sibillini – Credito Cooperativo di Casavecchia. Ha percorso tutti i sentieri riportati e non sulle carte o sulle guide e conta più di 900 escursioni e salite sul gruppo dei Sibillini, tutte documentate da tantissime immagini. Il grande tempo trascorso nel Parco gli ha permesso una profonda conoscenza del territorio e soprattutto di osservare e documentare una vasta quantità di momenti unici e irripetibili prodotti dalle condizioni del tempo, dalla neve, dalla luce, dalla fortuna. Ottimo conoscitore anche della flora alpina ed artica e della fauna presente sui Sibillini, ha contribuito anche alla segnalazione di una specie floristica molto rara (gentiana pumila sul versante nord del Pizzo Regina e della Cima del Redentore) e di una specie di un piccolo crostaceo (tanymastix stagnalis) nelle acque dei Laghetti dei Pantani. Da anni effettua proiezioni di immagini nei paesi dentro e fuori i confini del Parco al fine di ampliare la conoscenza dei Sibillini agli appassionati ottenendo notevoli consensi. Svolge la libera professione di chimico ed è disponibile per accompagnare gruppi di escursionisti nei vari sentieri, alla scoperta delle meraviglie del Parco. La sua conoscenza dei luoghi e della natura permettono di vivere a 360 gradi e in sicurezza l’avventura di un’escursione.   Per info su escursioni guidate: 0737.636355, 3337844353  

Scritto il 15 Febbraio 2017 da Lucia Gentili

IL turismo non deve fermarsi: Risorse Active Tourism mette il fiocco ai Sibillini

Bisogna tornarci, sui Sibillini. E’ una promessa che ciascuno dovrebbe fare a se stesso. Per questo Active Tourism, progetto della società cooperativa Risorse, ha lanciato “Regalati i Sibillini”: un buono valido per escursioni e ciaspolate, da regalare o regalarsi per far ripartire il turismo. Aiutare le zone colpite dal sisma vuol dire sì acquistare ciauscolo, Varnelli e prodotti tipici degli “artigiani del gusto”, ma anche tornare o andare per la prima volta sulle montagne e quindi su rifugi, agriturismi e strutture ricettive, conoscere guide turistiche e albergatori, ammirando panorami, creste e animali unici. Dopo il 24 agosto lo staff di Risorse Active Tourism, re del turismo attivo e sostenibile, è stato costretto a modificare tutti i calendari delle attività cercando però di non fermarsi. Lo scorso week end ha portato tra Bolognola e Sassotetto 150 persone, dando respiro anche alle strutture ancora aperte e sicure. Se infatti il territorio su cui operare si è notevolmente ristretto e diminuisce l’angolo di campo della ricettività, le bellezze naturalistiche restano e Active Tourism ha selezionato zone non a rischio, senza gole, come Ragnolo e Pintura di Bolognola. Basti pensare all’emozione inaspettata regalata dalla natura domenica, con lo spettacolo del “parelio”, quando nel cielo hanno brillato i “cani solari”, ovvero tre soli all’orizzonte per il fenomeno ottico atmosferico dovuto alla rifrazione della luce solare per mezzo di piccoli cristalli di ghiaccio sospesi nell’atmosfera. “Quello che sta arrivando non sarà per noi un inverno come tutti gli altri – spiega lo staff -. Nonostante tutto cercheremo di farvi vivere al meglio le nostre montagne coperte di neve. Ciaspolate e sci di fondo sui Sibillini per guardare avanti, oltre il sisma e verso la rinascita del territorio”.  “Si deve continuare a parlare di turismo”, aggiunge Mauro Viale, guida escursionistica ambientale e cicloturistica, educatore ambientale e istruttore mountain bike. Per sabato 14 gennaio è stata organizzata la ciaspolata notturna con l’osservazione delle stelle, passeggiando sul balcone del Monte Valvasseto che si affaccia sulla maestosa Valle del Fiastrone. Man mano che il giorno si andrà spegnendo, la luce delle Pleiadi darà l'avvio alla scoperta della volta celeste e di Sirio, la stella più luminosa. Il ritrovo è alle 16 all’Hotel Hermitage di Sassotetto. Mentre il sabato successivo, il 21, il ritrovo è alla stessa ora alle Baite del Fondo di Ragnolo.   Active Tourism organizza comunque anche ciaspolate e sci di fondo infrasettimanali su richiesta. Basta contattare lo 0733.280035 o scrivere una mail a activetourism@risorsecoop.it.   Link utili: https://www.facebook.com/RisorseCooperativa/?fref=ts http://www.activetourism.it/  

Scritto il 13 Gennaio 2017 da Lucia Gentili