Il Signore dei rifugi, la storia di Andrea Salvatori. Dal Fargno a Capanna Ghezzi, il progetto di un sognatore che sa fare

Scritto il 21 Novembre 2016 da Lucia Gentili

Vuole tenere la gente ad alta quota, per farle vedere il bello. Perché, se sotto c’è la chiesa distrutta, alzando gli occhi ci sono le vette, le persone che diventano amiche sul bancone di un rifugio, il cielo. Non molla Andrea Salvatori, che nasce come perito agrario, prosegue nel campo finanziario e approda in montagna. Dalle stalle alle stelle (letteralmente), dagli hotel di lusso in cui motivava i ragazzi svelando loro le strategie di vendita per la formazione al personale, è salito sul treno del Rifugio del Fargno. E non vuole scendere finché non ha completato l’anello dei rifugi alti, in barba al terremoto. Un giro che dovrà essere composto da sei strutture per altrettante notti da passare nel verde.

 

Il Rifugio del Fargno, situato sulla Forcella da cui prende il nome, nel comune di Ussita, è rimasto isolato; il casaletto sul Monte Argentella, a 2026 metri, si trova sopra la faglia;

Capanna Ghezzi si trova sui Colli Alti e Bassi, nel comune di Norcia, ed è stata distrutta. Ma, al di là di due baite che ancora sono top secret, per il casale di Fematre, nella frazione di Visso, già si pensa al futuro. “Dato che la viabilità è compromessa – spiega Andrea – ho pensato ad una mobilità diversa per far rivivere questi luoghi. La fioritura di Fematre è un tesoro che deve essere condiviso. Grazie a Stefano Marchegiani di Frontignano Bike Park e a Roberto Canali, pronti a mettere a disposizione rispettivamente 25 bici elettriche e 60 muli, si potranno creare nuovi circuiti. Se tutto fila liscio, questo casale a primavera torna in funzione”.

Il terremoto per lui e per chi ama la montagna d’altronde è una delle tante variabili della natura, va accettato. “E’ l’uomo che uccide, non il sisma”, dice. Andrea va avanti, riparerà quanto distrutto nei suoi angoli di paradiso, in quei rifugi in cui ha ritrovato se stesso. “Racchiudono quanto imparato dal passato - dice - sono in mezzo alla natura e posso organizzare il lavoro come piace a me”. Per questo, anche camminare per ore con quaranta chili sulle spalle pur di far sentire bene i propri ospiti, non è poi così pesante.

 

Basta salire per riempirsi gli occhi delle cime del Vettore, del Monte Rotondo e, nelle giornate di cielo limpido, ammirare la maestosità delle cime abruzzesi del Gran Sasso e della Majella, fino a perdersi nell’Adriatico. 

Lucia Gentili

Lucia Gentili, classe 1986, laureata in lettere all'università di Macerata. Collaboratrice del Resto del Carlino di Macerata. E' stata "catturata" dall'Occhio e dalla bellezza dei Sibillini. Scrive anche articoli su commissione per fotografi e artisti.