Scritto il 21 Marzo 2022 da Chiara Mennichelli

Torniamo a parlare di una storia che ci sta particolarmente a cuore e di cui siamo contenti di poter raccontare il seguito. Ci stiamo riferendo a Treppiedi, ex maschio alpha di una famiglia di lupi composta da otto individui, i cui avvistamenti sono cominciati nel gennaio del 2019.

Per chi si fosse perso la prima parte di questo racconto, ecco il link per recuperare:
https://occhiodeisibillini.com/blog/parco-nazionale-dei-monti-sibillini/la-storia-di-treppiedi-lupo-vittima-di-bracconaggio

Ci eravamo lasciati chiedendoci quale fosse la possibilità di sopravvivenza di Treppiedi in seguito alle lesioni riportate, interrogandoci sull'eventuale facoltà di scendere in campo e mettere in atto operazioni di intervento; domande su cui Federico Morandi, veterinario del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, aveva provato a fare chiarezza.

Come previsto, di questo lupo solitario si è persa qualsiasi traccia per diverso tempo, la sua assenza ha impedito ogni sorta di approfondimento sui suoi spostamenti e le sue condizioni di salute. Ed è qui che comincia la parte seconda di questa storia di resilienza…

Nei giorni scorsi riceviamo la chiamata di Alessandro Rossetti, funzionario tecnico e biologo del Parco Nazionale dei Monti Sibillini, il quale ci comunica di aver catturato un lupo con tre zampe durante una delle operazioni di monitoraggio di questa specie, eseguita attraverso apposito radiocollare satellitare (dotazione strumentale dell’Ente Parco per lo studio e il monitoraggio della fauna sia dal punto di vista etologico sia per quanto concerne le dinamiche di interazione con le attività antropiche). 

Non abbiamo lasciato l’identificazione al caso, ma abbiamo avuto conferma che si trattasse proprio di Treppiedi quando, a qualche giorno di distanza, le nostre fototrappole hanno ripreso il lupo col collare addosso, togliendo qualsiasi tipo di dubbio che si trattasse di un altro individuo. 

La testimonianza del suo essere ancora vivo, nonostante le lesioni e la storpiatura che lo accompagnano, e nonostante le perplessità sulla sua capacità di sopravvivenza in natura in tali condizioni, non ci ha lasciato affatto indifferenti, ed è per questo che vogliamo fornire un resoconto dettagliato di quelle che sono state le operazioni di cattura e di monitoraggio di Treppiedi. 

Cattura e manipolazione Treppiedi (1)

Quali sono state le circostanze del ritrovamento di Treppiedi e i dettagli della cattura?

Alessandro Rossetti:
Erano le 23.33 della notte tra l’11 e il 12 ottobre 2021, quando il meccanismo di allerta collegato alla trappola ci inviava il segnale che era scattata la trappola posizionata qualche centinaia di metri a nord della località Collemese di Fiastra, in un incrocio di vie e sentieri nel bosco dove i lupi si soffermano spesso a marcare il territorio. Poteva aver catturato un animale, un lupo. Con Federico raggiungemmo il sito in breve tempo - il protocollo prevede infatti che per garantire la sicurezza e il benessere dell’animale il sito sia raggiungibile entro 30min dallo scatto – e sul luogo, dove giunsero anche Davide Pagliaroli e Marco Bonanni, i tecnici faunisti incaricati dal Parco, il veterinario Andrea Di Pascasio e una pattuglia dei Carabinieri Forestali di Fiastra, ci trovammo di fronte ad un individuo maschio adulto di lupo appenninico. Come da protocollo di cattura, dopo una rapida valutazione del peso e dello stato di nutrizione dell’animale, Andrea aveva provveduto immediatamente a somministrare i farmaci sedativi e i tranquillanti che permettono di manipolare in sicurezza (per il lupo e per gli operatori) l’animale. E proprio davanti all’animale addormentato, illuminato solo dalla luce delle lampade frontali, rilevammo l’assenza del piede posteriore sinistro. La parte terminale del piede, tutte le falangi, erano mancanti, e al loro posto c’era una cicatrice completamente glabra e ispessita. 

In che condizioni vi è sembrato l’animale quella sera? Avete subito individuato che si potesse trattare di Treppiedi?

Federico Morandi:
La ferita del moncone era ormai completamente rimarginata! Concentrati nelle attività di manipolazione e di applicazione del collare, che avrebbe permesso di seguire il soggetto per i prossimi mesi, non ci tornò subito in mente il lupo in difficoltà, con i segni di un laccio proprio al piede sinistro, che ci aveva segnalato Stefano Ciocchetti già nel gennaio 2019 e poi nel dicembre 2020. Solo dopo la conclusione delle operazioni, mentre eravamo a distanza dall’animale in attesa del suo risveglio, e mentre iniziavamo a rilassarci dalla tensione che accompagna sempre questi momenti delle attività di cattura degli animali selvatici, ci tornò in mente la storia di quel lupo, a cui era stato dato il nome di “Treppiedi”. Prendo il cellulare, cerco un po’ freneticamente le immagini - “dovrei averle!” pensai - per avere almeno la conferma di quale arto fosse coinvolto nell’individuo segnalato dall’Occhio nascosto dei Sibillini; non lo ricordavamo! Anche se questo tipo di lesioni possono essere riscontrate in più animali, un insieme di circostanze analoghe, come il fatto di riscontrarle sullo stesso arto di un animale dello stesso sesso e nella stessa area geografica, possono ragionevolmente far ipotizzare che si tratti dello stesso individuo. “Trovate!” L’arto del lupo delle immagini che avevo nel telefono era lo stesso! C’erano altissime probabilità che si trattasse dello stesso animale: maschio, arto sinistro, lesione localizzata nella stessa regione (piede sinistro), stessa area geografica! Il lupo era Treppiedi! Incredibile, non solo era sopravvissuto alla lesione indubbiamente dolorosissima, che aveva avuto una evoluzione molto lenta (mesi!) con caduta del moncone per necrosi distale causata dallo stretto laccio metallico, ma anche alle conseguenze di una forte limitazione al movimento, al mantenimento di un nuovo equilibrio da apprendere dovuto alla perdita della parte terminale del piede. Per ben tre anni era riuscito a mantenere uno stato di nutrizione più che buono (il peso rilevato quella sera era di 28kg). 

Cattura e manipolazione Treppiedi (2)

Una volta ritrovato e verificate le sue condizioni, avete provveduto alla radiocollarazione del lupo. Quali sono stati i riscontri ottenuti da questa operazione?

Alessandro Rossetti:
Il radiocollare satellitare ci avrebbe fornito importanti informazioni sui suoi movimenti, ipotizzando comunque che Treppiedi fosse in grado di compiere solo brevi spostamenti date le sue precarie condizioni. Ma al contrario, dopo quasi cinque mesi di monitoraggio, oggi possiamo affermare che, tra i lupi che abbiamo potuto seguire tramite localizzazioni satellitari, Treppiedi è sorprendentemente tra quelli che hanno compiuto gli spostamenti maggiori. Il collare, durante questo periodo, ci ha restituito informazioni per un numero totale di 770 localizzazioni a cui ha corrisposto uno spostamento complessivo di 750Km lineari all’interno di una superficie minima di 178Km2. È importante osservare, fra l’altro, che i dati sono assolutamente approssimati per difetto sia perché le posizioni vengono rilevate a distanza di alcune ore l’una dall’altra in funzione dell’impostazione data dai ricercatori, sia perché viene misurata solo la distanza, in linea d’aria, da un punto di rilevamento al successivo. Treppiedi in questo periodo di monitoraggio si è spostato più volte dall’area di cattura (Cessapalombo) fino ad Amandola, Riserva dell’Abbadia di Fiastra, Petriolo, Tolentino, San Severino Marche. 

Le capacità dimostrate da Treppiedi sono a dir poco notevoli e di certo confermano l’elevata adattabilità di questa specie…

Federico Morandi:
I risultati, quasi incredibili, ci confermano quanto già conosciuto della elevata vagilità di alcuni individui di lupo e al contempo sulla loro capacità di adattamento anche a condizioni, come una grave menomazione, che li potrebbero rendere particolarmente vulnerabili. Certamente in questa loro capacità adattativa molto viene in soccorso anche l’uomo: molte delle localizzazioni sono infatti in prossimità di attività antropiche dove, senza fatica, Treppiedi è in grado di trovare fonti alimentari come discariche e stalle (dove è noto che le letamaie possono essere siti di smaltimento di materiale “edibile” per un lupo). Il lupo può trarre vantaggio dalla gestione che l’uomo fa del proprio territorio e molto spesso è l’uomo stesso che lo tiene vicino a sé: è stato questo il primo passo che ca. 15.000 anni fa ha permesso all’uomo di addomesticare qualche individuo del genere Canis.

Radiocollarazione Treppiedi (3)

Per chi si fosse perso la prima parte di questo racconto, ecco il link per recuperare:
https://occhiodeisibillini.com/blog/parco-nazionale-dei-monti-sibillini/la-storia-di-treppiedi-lupo-vittima-di-bracconaggio

Chiara Mennichelli

Marchigiana dal 1990 e Laureata in Mediazione Linguistica, appassionata da sempre di viaggi, lingue, natura, fotografia, avventura, il mio habitat ideale sono gli spazi aperti, il verde, e possibilmente la compagnia di quanti più animali possibili. Per queste ragioni, i...
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