Il Camoscio Appenninico: la Carta d'Identità

Scritto il 07 Marzo 2017 da Lucia Gentili

Camoscio Appenninico: carta d'identità

- Nome scientifico
Rupicapra pyrenaica ornata

- Famiglia
Bovidae (Bovidi)


- Classe
Mammalia (Mammiferi)


- Dimensioni

Quello che viene definito “il più bel camoscio del mondo” misura fino a 130 cm di lunghezza per circa 80 cm di altezza al garrese (si tratta del punto più alto del dorso di un animale, tra collo e scapole). Il peso di un adulto non è mai superiore al mezzo quintale. Generalmente le femmine presentano una silhouette più slanciata e dimensioni minori. 


- Residenza

Segnatevi questa data, in apparenza insignificante ma – alla luce degli eventi che ne sono seguiti – a dir poco memorabile: mercoledì 10 settembre 2008. Una data che sarà incorniciata nella storia recente del Parco nazionale dei Monti Sibillini e resterà impressa tra i ricordi più belli di chi quel giorno può dire “io c’ero”. L’appuntamento, per una trentina di temerari (tra volontari, tecnici faunisti, funzionari del Parco e personale del Corpo Forestale dello Stato), è alle prime luci dell’alba a Frontignano di Ussita. Destinazione: una sella superpanoramica a quota 1900 metri, con l’occhio che spazia dal Pizzo Tre Vescovi alla Sibilla, dalla Priora al Berro, fino alla punta più alta del Monte Bove. La buona notizia arriva via radio ed è il dottor Fiorenzo Nicolini, all’epoca comandante del CTA della forestale con sede a Visso, ad annunciarla: “L’elicottero è decollato”. Trasporta un carico piccolo ma prezioso: due esemplari di Camoscio appenninico, il più bel camoscio del mondo, che poseranno i loro zoccoli sulle praterie dei Sibillini dopo qualche millennio di assenza forzata. Il progetto di reintroduzione di questo mammifero ungulato ricade nell’ambito della strategia nazionale di conservazione di una specie a rischio di estinzione, attuata dal Ministero dell’Ambiente d’intesa con regioni interessate, università e l’ex Istituto della Fauna Selvatica (ora ISPRA): ridotta a una quindicina di individui nel primo dopoguerra a causa di una spietata caccia e rifugiatasi nel massiccio centrale del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, solo negli ultimi anni la popolazione del Camoscio appenninico è tornata a crescere con continuità. Sono stati traslocati alcuni esemplari per formare nuovi nuclei riproduttivi in aree montuose dell’Appennino centrale abitate fino a qualche centinaio o migliaio di anni prima: il piano nazionale (si può consultare nel sito del Ministero dell’Ambiente) ha previsto la formazione nel giro una decina di anni di 5 neocolonie extra Parco nazionale d’Abruzzo, compresa quella dei Sibillini che ora conta un centinaio di esemplari a zonzo tra le rupi del Monte Bove e le cenge delle aree circostanti. Un magico ritorno, dunque, che arricchisce i Sibillini non soltanto dal punto di vista naturalistico (incremento della biodiversità), ma anche per quel che concerne l’appeal turistico-escursionistico dell’area protetta (attivazione di circuiti micro-economici locali).


- Professione

Il Camoscio appenninico nella nostra penisola vive in circoscritte aree montane, generalmente tra i 1200 e i 2200 metri di quota, tra praterie d’alta quota, pareti rocciose, rupi e foreste ricche di sottobosco. E’ un erbivoro la cui dieta comprende soprattutto piccole leguminose legate alla comunità vegetale del Festuco-Trifolietum. Le femmine e gli esemplari giovani vivono in branco, mentre i maschi si allontanano intorno ai 2 anni d’età, per poi tornare vicino ai branchi nel periodo riproduttivo. Il camoscio è abituato a vivere in luoghi impervi, soprattutto pareti rocciose molto ripide, dove vi si ripara per sfuggire agli attacchi dei predatori (lupo e aquila reale).

 

 

-Stato
In generale si registra un aumento costante delle popolazioni nell’areale di distribuzione (con un trend non sempre positivo, negli anni, nel Parco nazionale d’Abruzzo), ma – considerate le piccole dimensioni delle neocolonie di recente costituzione – la specie non è ancora considerata “fuori pericolo”, soprattutto per la ridotta variabilità genetica. C’è poi da valutare l’interazione, sia competitiva che sanitaria, con il bestiame domestico (pecore e capre in primis) e con il cervo. 
Dai dati più recenti (2015) viene stimata una consistenza complessiva di circa 2600-2700 animali, di cui un centinaio nei Sibillini (censimento effettuato nella primavera del 2016). Trattandosi, dunque, di popolazioni ancora numericamente piccole, bisogna seguire alla lettera le indicazioni fornite dagli esperti che, spesso, possono sembrare troppo “restrittive” per i fruitori della montagna (come, ad esempio, il divieto di accedere con cani al seguito nei pochi sentieri di alta quota frequentati anche dal camoscio). Ogni forma di potenziale disturbo – anche lieve – che si assomma a quelle quotidianamente sperimentate dal camoscio è un ulteriore fattore di rischio che, allo stato attuale delle cose, non ci possiamo permettere di correre.

-Carattere
Come tutte le specie erbivore, anche il camoscio risulta avere un carattere decisamente tranquillo. Gregarie e solidali tra loro le femmine, più solitari e schivi (eccezion fatta per il periodo riproduttivo) i maschi. I piccoli mostrano, come in altri mammiferi, grande predilezione per il gioco. 
Quando è allarmato (per la presenza di un predatore o di cani al seguito di escursionisti, ad esempio), il camoscio emette un tipico fischio “di avvertimento” che mette in guardia i suoi consimili.

-La stagione degli amori (accoppiamento)

Alla fine dell'estate i maschi adulti, di norma oltre i 4-6 anni, si aggregano ai branchi costituiti dalle femmine e dai giovani: da questo periodo, gradualmente, iniziano sia il corteggiamento delle femmine che la competizione tra i potenziali padri, con intensità via via crescenti fino a raggiungere l'apice attorno alla metà di novembre, quando le femmine entrano in estro per essere fecondate. I combattimenti, gli inseguimenti e le altre attività di competizione tra i maschi – altamente dispendiose in termini di riserve energetiche – dipendono dall'età e dal vigore degli individui: si formano spesso gruppi di femmine che vengono difesi da un solo maschio che ne controlla di continuo lo stato ricettivo, tenendole quasi costantemente in branco e scacciando eventuali altri maschi competitori. I giovani rivali vengono normalmente inseguiti e scacciati per pochi metri, mentre i maschi adulti vengono rincorsi per distanze ben più lunghe: durante questa fase delicata e nel pieno periodo invernale i camosci sono più vulnerabili ai predatori abituali. Con l'arrivo delle prime pesanti nevicate termina il periodo riproduttivo e i camosci si dirigono verso le zone di svernamento. I piccoli nascono tra la prima decade di maggio e l'ultima di giugno; in questo periodo si assiste alla formazione di gruppi (di femmine e di kids) chiamati “asili nido”. I giovani camosci imparano presto a seguire la madre e a rifugiarsi sulle pareti più scoscese e irraggiungibili, dove sono più al sicuro dall'attacco di lupi e aquile. 

 

 

- Curiosità (1) – Malattie

Il bestiame allo stato brado (pecore, capre, bovini ed equini) possono essere portatori di malattie trasmissibili al camoscio in grado di influenzare negativamente soprattutto i nuclei in fase di colonizzazione di nuovi territori. A ciò si aggiunga la ridotta variabilità genetica presente nella sottospecie che rende gli esemplari estremamente simili tra loro, con la conseguente impossibilità di dare una risposta differenziata nei confronti di queste malattie.

- Curiosità (2) – Protezione e… protezione!

Il camoscio appenninico costituisce una delle entità faunistiche più rare in Italia, tanto da farlo inserire come specie prioritaria nell’Allegato II e IV della Direttiva Habitat 92/43/CEE e in altri regolamenti comunitari. E’ classificato come “vulnerabile” nella lista rossa dei mammiferi redatta nel 2008 dall’IUCN e dall’IUCN/SSC Caprinae Specialist Group (Shackleton et al.,1997). Inoltre è “particolarmente protetta” dalla legislazione italiana (legge 157/92). Un animale così “raro” attira curiosi (fotografi, naturalisti, turisti), e genera un microcircuito economico non di poco conto. E così è accaduto che alcuni cittadini residenti nel Parco d’Abruzzo abbiano protestato per il progetto di cattura, e successiva traslocazione fuori dal confine del Parco, di alcuni esemplari di camoscio: la “protezione”, in questo caso, era legata alla comprensibile preoccupazione di perdere l’esclusività di una simile attrattiva. Nella realtà dei fatti, poi, la bellezza dei territori – tanto abruzzesi quanto marchigiani – arricchita dalla diversità dei luoghi (per cultura. tradizioni, ecc) e dalla presenza dal camoscio, risulta un mix vincente per qualsiasi area si prenda in considerazione. E’ la gestione complessiva delle attività legate alla natura e al turismo (accoglienza, pacchetti turistici, ecc.) che fa poi la differenza.

 

 

- Curiosità (3) - Asili nido sui precipizi

In primavera le femmine gravide si isolano su zone scoscese e boscose che rappresentano le aree di parto. All'incirca alla fine di maggio nascono i piccoli, in genere 1 o più raramente 2. I camosci formano i cosiddetti "asili nido", cioè gruppi formati da una o poche femmine adulte che si alternano con le altre madri nella custodia di numerosi piccoli in modo da potersi più facilmente nutrire, senza impegni di allattamento e di sorveglianza.

 - Filmografia o biblio-sitografia

(parlano di lui…ovvero film, libri mostre ecc. sull’animale che consiglieresti)
http://www.camoscioappenninico.it/

Il piano di conservazione del Camoscio appenninico (Ministero dell’Ambiente)

http://www.minambiente.it/biblioteca/quaderni-di-conservazione-della-natura-n-10-piano-dazione-nazionale-il-camoscio

Articolo sul ritorno del camoscio come  esempio di “best practices” in Italia

http://www.adnkronos.com/sostenibilita/best-practices/2016/07/28/ritorno-del-camoscio-appenninico-popolazione-aumento-del-nel_12iqrbNKv7Cbzwlb6auUXP.html

Il ritorno del Camoscio appenninico nel Monti Sibillini

https://www.youtube.com/watch?v=zqv7bHHFvT0

Sibilla, il primo camoscio che torna a muovere gli zoccoli nei Sibillini

https://www.youtube.com/watch?v=yjBmdquKt0E                          

Il progetto di reintroduzione del Camoscio appenninico nel Parco nazionale dei Monti Sibillini

https://www.youtube.com/watch?v=nnvE6ynuSy4

Progetto “Life Coornata” nel Parco nazionale dei Monti Sibillini

https://www.youtube.com/watch?v=G99zzkBVXfY

Progetto “Life Praterie” – L’habitat del Camoscio appenninico

https://www.youtube.com/watch?v=a1keRjogOU8

Alla scoperta del camoscio degli Appennini (breve video TGR Rai)

http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/media/Marche-alla-scoperta-del-camoscio-degli-Appennini-e5aff5ff-6621-4bff-a65b-dd1ad8296d9f.html

 

David Fiacchini

 

 

Sportivo (pallavolista sin dal 1991), montanaro (nato alle sorgenti dell’Esino, all’ombra del Monte Corsegno), cultore del commercio equo & solidale, biologo per formazione (esperto in ambito zoologico) e docente liceale di Scienze naturali per… vocazione professionale. Amante della natura, rifugge dal caos e dallo stress (…o almeno ci prova). Attualmente cittadino inurbato per… cause di forza maggiore (leggasi terremoto). Le sue conoscenze sulla fauna (e non solo) dei Sibillini sono preziose per l’Occhio, che ha deciso di instaurare con lui una collaborazione mediante un appuntamento periodico sul popolo del bosco. Partiamo con il camoscio appenninico, l’“ultimo arrivato” nelle Marche, reintrodotto nella nostra regione dopo oltre un secolo. Un indizio per il prossimo animale protagonista…cra cra.

Lucia Gentili

Lucia Gentili, classe 1986, laureata in lettere all'università di Macerata. Collaboratrice del Resto del Carlino di Macerata. E' stata "catturata" dall'Occhio e dalla bellezza dei Sibillini. Scrive anche articoli su commissione per fotografi e artisti.