Fonte del Lupo, Valle Orsara, Monte Corvo: tra memoria e cultura dei luoghi, un breve viaggio nelle geografia e nella storia dei Sibillini con l’aiuto della “zootoponomastica”

Scritto il 26 Agosto 2026 da David Fiacchini

Avete mai fatto caso a quanti nomi di montagne, valli o sorgenti nascondano il nome di un animale o di una pianta? Anche nel cuore della dorsale appenninica umbro-marchigiana la toponomastica non è mai stata un mero esercizio di fantasia né puramente casuale: dietro ogni nome si cela una fotografia precisa del territorio, un modo per orientarsi, definire, sopravvivere e tramandare informazioni ritenute importanti, o almeno così è stato fino alla metà del secolo scorso, quando le “radici” socio-culturali nelle valli montane dell’Appennino erano ancora ben ancorate alla economia agro-silvo-pastorale e hanno “influenzato” finanche i topografi rilevatori.

Se un fontanile, una grotta, un picco roccioso o una gola porta quel determinato nome è perché quello strettissimo legame, quel particolare abbinamento geografico-culturale aveva un significato profondo per le comunità locali: in questa breve nota, dedicata come sempre ai Sibillini, ci soffermeremo sulla zootoponomastica (lo studio dei nomi di luogo derivati dagli animali), una vera e propria “macchina del tempo” che racconta la storia di un territorio dove la presenza dell'uomo e quella della fauna, sia selvatica che domestica, erano (e sono, seppur oggi in maniera molto diversa) indissolubilmente intrecciate.

Per avere una prima fotografia di questa particolare geografia antropica è sufficiente leggere con maggior attenzione le mappe e le carte escursionistiche dei Monti Azzurri e chiedersi il perché vi si possa nascondere, tra i vari toponimi, un curioso e affascinante “bestiario”. In modo abbastanza arbitrario in questo lavoro abbiamo diviso i toponimi legati agli animali in tre categorie principali: i luoghi dei “grandi predatori”, veri e propri spauracchi del passato; la “memoria della pastorizia”, che racconta la presenza umana nell’area; “tra mitologia e natura”, categoria forse meno rappresentata ma ugualmente interessante.

[alcuni degli zootoponimi dei Sibillini trattati in questa nota]

Non resta che iniziare assieme questo breve percorso tra le pieghe della storia e della cultura locale, dalla quale chi ha rilevato e disegnato la cartografia ufficiale (monumentali e ineguagliabili le “tavolette” dell’Istituto Geografico Militare) tra ’800 e ‘900 ha attinto a piene mani. La premessa, doverosa, è che per quanto abbiamo cercato di trattare gran parte degli zootoponimi dei Sibillini qualcosa sarà sfuggito: ringraziamo fin d’ora i lettori più attenti per correzioni e suggerimenti.

I luoghi dei grandi predatori
Tra i grandi predatori spiccano, su tutti, i toponimi come Valle Orsara e Grotta dell'Orso che testimoniano la presenza del grande plantigrado nei secoli passati, ben prima della sua estinzione locale. Sull’ipotetico ritorno dell’Orso bruno marsicano ne abbiamo scritto qui: https://occhiodeisibillini.com/blog/natura-et-ratio/l-orso-nei-sibillini.


[estratto della mappa escursionistica del Parco nazionale dei Monti Sibillini, zona di Montegallo, con gli zootoponimi Astorara e Valle Orsara]

Troviamo poi Fonte del Lupo, Fosso del Lupo, Colle del Lupo e Lupaia, toponimi che tradiscono la presenza storica di questa specie nei Sibillini, ritenuta fino ai primi anni ’70 del secolo scorso “nociva” e ridotta a poche decine di esemplari dalla sistematica e pervicace azione dei lupari. Un tema ancestrale, quello del rapporto conflittuale tra uomo e lupo, oggi quanto mai attuale vista la plasticità ecologica e comportamentale di questa specie che è tornata a farsi vedere con qualche esemplare errabondo anche in collina, fino a raggiungere le zone pericostiere.
Senza dilungarsi troppo, vi rimandiamo a questo articolo per alcuni utili spunti di approfondimento: https://davinciviralscience.weebly.com/blog/attenti-al-lupo-o-attenti-alle-fake-news-sul-lupo