E' ora di andare a pranzo. Il DNA è sul fornello

Scritto il 04 Marzo 2019 da Margherita Buresta

Studi recenti  condotti sulle proteine e sugli acidi nucleici hanno dimostrato che scimpanzè e gorilla assomigliano molto più all’uomo che all’ orangutan o al gibbone.

Come si fa a sapere ciò? Attraverso  gli studi dell’antropologia molecolare che si sono concentrati  sulle strutture del DNA. Ogni specie vivente ha un proprio DNA che lo caratterizza ,quindi 2 specie diverse hanno DNA diversi e sono sempre più diversi quanto più le  2 specie sono lontane nella scala evolutiva. Un cavallo e un asino sono molto simili anche nell’aspetto esteriore e ed hanno i rispettivi DNA molto simili ;questo significa che si sono differenziati da un antenato comune in tempi recenti, invece quegli animali che hanno un codice genetico molto diverso, è perché si sono differenziati dall’ antenato comune in tempi molto lontani.

Oggi la tecnica usata per confrontare i DNA di due specie diverse si chiama IBRIDAZIONE: es, nell’ uomo e nel gorilla viene riscaldata la doppia elica di DNA di tutti e due e vengono separati i filamenti. Successivamente un filamento di DNA dell’ uomo viene unito ad un filamento di DNA di gorilla, così da questa operazione si ottiene una doppia elica ibrida, ossia per metà umana e per metà scimmiesca. Ora  i due filamenti ,a freddo, si riavvolgono abbastanza bene, ma non in modo perfetto perché vi sono alcuni nucleotidi che non combaciano e quindi non si legano. Riscaldando questo DNA ibrido si nota che la temperatura necessaria alla separazione dei 2 filamenti ibridi è minore a quella che era servita a separare i 2 DNA puri. Perché ? Poiché ora è minore il numero di legami che tengono unite le due catene nucleotidiche, così si ottengono una serie di temperature di rottura dei legami di DNA ibridi che ci informano di quanto le due specie sono imparentate. Da queste ricerche appare evidente che uomo, scimpanzè e gorilla sono differenti solo per l’ aspetto esteriore ma la differenza è minima nel DNA. Un esempio  di differenza  è la  brachiazione, che comporta una clavicola molto lunga la quale permette alla spalla di compiere ogni tipo di movimento ,come appunto star appesi ad un ramo con le braccia ed oscillare. Le scimmie non antropomorfe non ne sono capaci.

Questa tecnica di ibridazione è la stessa che ci permette ovviamente di capire le differenze tra i nostri amati cani ed i nostri affascinanti lupi ed è certo che la differenza tra i rispettivi DNA è minima come appunto è molto recente la loro divergenza evolutiva.

 

Margherita Buresta

La mia passione per la natura è nata fin da quand’ero piccolina. I colori del bosco, i suoi profumi ed i suoi abitanti selvatici hanno sempre suscitato in me quel senso di magia che poi si è trasformato anche in curiosità di conoscerne i meccanismi dal punto di vista scientifico. Questi ingredienti hanno contribuito alla stesura del mio libro di zooantropologia didattica “Il mio cuore di orso”, che ha un duplice scopo: uno educativo, poiché attraverso la parte narrativa vorrei sensibilizzare la nuova generazione verso queste tematiche ancora poco trattate stimolandone la sfera cognitiva, emozionale, sociale e dell’immaginazione, e uno scientifico perché getta le basi della conoscenza della fauna selvatica e flora boschiva. Questo libro racchiude il mio percorso di studi, a partire da quelli socio-psico-pedagogici, che mi hanno portato ad intraprendere la strada dell’insegnamento, fino a quelli scientifici durante i quali subii talmente tanto il fascino dell’etologia da decidere di virare drasticamente verso la cinofilia e lo studio del comportamento del cane al fine di educare i proprietari al raggiungimento di una corretta interazione con un essere diverso da noi e che ha un proprio linguaggio(metalinguistica), utilizzando il metodo cognitivo-zooantropologico. “Non puoi conoscere il cane se non conosci il lupo”, mi disse la mia insegnante, così dal domestico iniziai ad interessarmi al selvatico, sia facendo osservazioni dirette in natura, che formandomi ulteriormente in “Basi di Etologia, Comportamento e Benessere Animale”, successivamente in “Etologia Etica” e “Comunicazione e divulgazione scientifica”, certificati direttamente dal prestigioso comitato scientifico di Eticoscienza. Presso l’Università di Scienze Fisiche e Geologiche di Perugia ho Frequentato la Scuola di Paleoantropologia perché il mio studio del comportamento animale non può non riguardare anche noi in quanto Homo Sapiens, visto che siamo animali e coinquilini della terra esattamente come tutte le altre specie, e non i padroni. Quello che vorrei comunicare attraverso i miei progetti è proprio questa visione biocentrica del mondo, che si contrappone a quella antropocentrica e specista in cui tutto viene “umanizzato”. Ci tengo a specificare, in quanto Guardia eco-zoofila dell’Organizzazione Internazionale della Protezione Animali, che essi sono tutelati dal punto di vista giuridico e questo fatto fa ben sperare perché significa che, se pur lentamente, la sensibilità verso gli animali aumenta.